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Una giornata al

 Villaggio Verde

 

 

 

Miei cari ieri a Cavallirio presso il Villaggio Verde (NO) è stata proprio una giornata fatata inerentissima al titolo della festa: Continuo Infinito-Presente, divido la descrizione dell'evento in diverse e-mail per regalarVi il meglio delle mie esperienze vivissime ed intense, mi riempie di gioia condividere soprattutto con Voi questa magica e meravigliosa giornata partendo dal primo evento.

La giornata è cominciata con un "Concerto di arpa celtica" di Enrico Euron.

Innanzi tutto parliamo dell'ambientazione: seduti su delle panche all'aperto, sotto un antico salice in un angolo di bosco, come un'antro di un bosco fatato, incontaminato pervaso dal fresco e semplice odore dell'erba bagnata e nel silenzio sacro della natura, in un piccolo e meraviglioso tempio di Madre Natura stessa. Dopo la precisazione che la terminologia "musica celtica" in sè non vuol dir nulla, ma è più corretto parlare di "Musica tradizionale Irlandese" Enrico, come un bardo, prima di suonare ciascun brano ci racconta la sua storia e ci porta sempre in Irlanda, ricreando così una magica atmosfera con la sua voce pacata e dolce e col suo sguardo che va lontano.

Il primo brano serviva ai bardi per allineare lo spirito di tutti, per introdurli nella magia della musica-racconto. E'un'Aria Lenta che riuniva gli animi e conduceva alla meditazione: nell'ascoltarla ecco sembra che acquieti gli animi per prepararli all'avvento dei Fears, gli esseri del mondo incantato, e, unita ai profumi ed al silenzio, ci portava indietro nel tempo, nel ricordo di un'armonia perduta con la Natura, in tempi remoti e più remoti di quella stessa musica: stiamo per viaggiare ai primordi del senso umano, ai primordi di tutti i tempi.

Il secondo brano è una Marcia, la Marcia si suonava o per la guerra o per le riunioni di donne e uomini per danzare, è quindi chiamata anche Giga solitamente suonata da arpa, flauto e violino. Nell'ascoltarla, sempre ad occhi chiusi, ecco scorrere immagini di Dame e Cavalieri, donne fiere e dolci allo stesso tempo in tutta la loro femminilità, uomini dal viso dolce e sicuro, che deposte le armi, mostravano la vera essenza maschile.

Il terzo brano è un Canto delle Fate. Enrico ci spiega che ancor oggi in Irlanda il legame col Piccolo Popolo è vivo: ci sono musicisti che vanno a suonare nei Pub (che lì sono luoghi di riunione familiare, centri della vita sociale) non per bisogno, ma perchè ne hanno voglia, con flauti e violini. Alle finestre molti lasciano un piattino con del latte come offerta alle Fate che fanno crescere e proteggono i boschi. Si dice che molti testi musicali siano stati composti dal Piccolo Popolo e per gli Irandesi questa non è solo tradizione, bensì storia vera e propria. Si dice che un arpista presso Cork, al tramonto (ora che segna l'unione tra il mondo degli uomini e quello dei Fears, gli esseri fatati) sentì nel sottobosco una musica: era una fesa del Piccolo Popolo, egli la ascoltò per un poco (si dice che se si ascolta troppo a lungo questa musica si sarà tristi per tutta la vita perchè si cercherà sempre qualcosa di troppo bello che non c'è nel nostro mondo) e compose i Canti delle Fate. Accompagnata dalle parole di Enrico in questa magica dimensione, l'odore dell'erba si faceva più forte, sentivo come la presenza di Gnomi, Elfi, Fate e di tutto il Piccolo Popolo intorno a noi, e chiudendo gli occhi al suono dolce della sua arpa ecco: sentivo la serenità e semplicità di un canto che veniva dalla natura stessa, era Madre Natura a cantare il suo eterno rito di morte e rinascita e gli Elfi e le Fate, e con loro tutto il popolo dei Fears, erano presenti col loro sorriso di serena gioiosità, rallentatore del nostro tempo, manifestatore dell'eternità del Rito Sacro della Natura. Enrico poi ci spiega che ci sono melodie del Popolo fatato per accaparrarsi l'amore degli uomini, essi sono fulminanti e repentini e ottengono sempre lo scopo prefissato.

Il terzo brano è un altro frammento di un Canto delle Fate, che accompagna il passaggio da una dimensione all'altra al momento della morte. Dove ha soggiornato Enrico in Irlanda si sconsigliava di seguire il guado di un fiume poichè si poteva incontrare una fanciulla che lavava dei panni insanguinati, e a chi poneva la domanda di chi fossero quei panni ella rispondeva: "Sono i tuoi panni" ed indicava che si era destinati a morire. Questa leggenda richiama una divinità irlandese di 2400 anni fa, Morigan la cui funzione era quella di psicopompo, colui che accompagna il passaggio da una vita all'altra. Nell'ascoltare questa arcana melodia sentivo la solennità e la semplicità di un processo naturale, come lo è la morte, per poi passare alla malinconia, fino poi arrivare a sentire la rinascita provocata dall'ingresso nell'altro mondo e l'accoglienza gioiosa che era riservata a chi entra nel mondo eterno. Ancora il Piccolo Popolo è custode di questo rito di passaggio.

Il più grande e ultimo degli arpisti irlandesi (Enrico ci ha spiegato che gli arpisti, come gli Aedi, anch'essi accompagnati dalla lira, erano i serbatoi della storia e della tradizione irlandese, oltre che veggenti, come gli aedi greci. Dagli invasori Inglesi per questo furono considerati molto pericolosi in quanto ricordavano al popolo la propria storia e le proprie tradizioni: la regina Elisabetta decretò nel 1596 che "Ogni Irlandese in possesso di un'arpa fosse ucciso e la sua arpa fosse bruciata") Arturo Carolan, ammiratore di Vivaldi che aveva in Corelli il suo ideale, compose circa duecento brani: un misto di folk irlandese e Barocco. Il quarto brano è suo e fu composto per il compleanno di Francis Powell (Funny), appartenente ad un prestigioso clan, che compiva 21 anni ed assunse la connotazione di un brano di buon augurio. Nel suo ascolto ecco la sensazione di una bimba, di una gioia puramente infantile in un crescendo che diviene malinconico con la dolcezza dell'adolescenza che si tramuta in positività, il Piccolo Popolo sembra accompagnare la gioia e la letizia di una vita che sboccia nell'età adulta, si sente l'equilibrio squisito dello spirito Barocco.

Il quinto brano è il Carolan's concert, composto dall'autore quando si trovava presso Lord Magiour, un anglo-irlandese, di cui era ospite anche un allievo di Corelli, Gimignani: ci fu una sfida musicale. Ora Enrico ci dice che Carolan era cieco (ricordiamoci di Omero e degli aedi greci, i più dei quali erano ciechi, e che le previsioni veggenti di Carolan si avverarono, oltre al fatto che bisognava ricordare che non vedeva in questo mondo vedeva perfettamente l'altra dimensione). Carolan immprovvisa in puro stile barocco e vince (questo brano fu copiato e trascritto dal suo segretario Offlin), la sua composizione sembra quasi un richiamo fatato alle Quattro Stagioni di Vivaldi.

Il sesto brano, sempre di Carolan, è un Lament, esso commemora qualcosa di triste (di solito sconfitte militari). Nel 1548 abbiamo la fase più dura della repressione inglese, Enrico ci ricorda il Generale Cronwell faceva scavare le fosse dagli abitanti di un villaggio che poi venivano uccisi e buttati nelle fosse da loro scavate e seppelliti. Questo Lament è per la morte di Owen Orwald (colui che per tre anni resistette agli inglesi, egli aveva studiato tecniche di guerra). Più che la commemorazione di un morto è un pianto per le condizioni del popolo irlandese. Nel suo ascolto l'odore dell'erba bagnata si fa pungente, la stessa natura è triste, sentivo mestizia e malinconia, in qualche modo il popolo irlandese era consolato dai Fears.

Il settimo brano è di Tomas Welsh nei primi decenni del '900. Questo autore che suonava la fisarmonica era considerato un ubriacone, un fallito, uno degli ultimi della società. Enrico ci dice che questo brano è un omaggio agli ultimi della società che hanno da dire più degli altri. Nell'ascolto di questo brano sentivo come la vita che scorre come un fiume, nel bene e nel male, sentivo dolere e malinconia ma la vita è fatta anche di questo e sentivo il Piccolo Popolo custode e testimone di questa legge cosmica.

L'ultimo brano è un Gentle Giga, una Giga Gentile, è più lenta delle altre ed è più da ascoltare che da ballare, il vento si alza come a chiudere questo meraviglioso concerto ed accompagnare l'arpa di Enrico, ecco che sento un crescendo di malinconia e tristezza sereni ed immutabili: la vita è gioia e dolore, sorriso e malinconia, Sole e Luna, luce ed anima ed ecco che l'incantesimo, col concerto finisce ed il Piccolo Popolo, piano piano, si allontana da noi.

 

Sabato 29 Settembre 14,30 Conferenza tenuta dal Dott. Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana su "Bernardino del Boca teosofo".

Una semplice luminosa sala, silenzio all'interno, siamo già concentrati sul Dott. Girardi che si guarda intorno con un' aria che sembra criptica ma è preparatoria, dall'esterno le voci armoniose e le risate dei tanti bambini presenti alla festa, esse non disturbavano l'atmosfera all'interno, al contrario fanno come da contrappeso al silenzio attento, silenzio vivo, pregno di spirito pulsante dell'intera sala (eccetto qualche signore assonnato poichè il pranzo è appena terminato). Il Dott. Girardi inizia con un minuto di silenzio dedicato ai fratelli birmani:"Dalla Birmania si alza la forza della  non-violenza: ciascuno preghi il suo Dio o Sfere luminose pensando ai nostri fratelli" non solo ai monaci deve andare il nostro pensiero ma anche ai militari costretti ad eseguire ordini tali e vittime anch'essi. Sembra in quel minuto che un fluido animico benefico e potente unisca Villaggio Verde e la Birmania, tempio del buddhismo Telavada (spero che sia giusta la trascrizione) tra i più fedeli alle dottrine del Buddha.

Per Bernardino Del Boca la Teosofia è una metafora del percorso spirituale dell'uomo.

 

 Nel suo libro "Birmania, un paese d'amare" ci parla della matrice culturale di questo paese, appunto il Buddhismo Telavada, forse il più fedele ai testi dei primi seguaci di Buddha, secondo cui vivere è "Anade" ovvero "a beneficio dell'altro" e questa è la soddisfazione personale più grande e lo si vede nella dolcezza della maggior parte dei birmani. Ricordiamo il Secondo Principio della Teosofia:"Incoraggiare lo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze". Oggi in questo paese assistiamo alla rivolta morale e non politica, come molti pensano invece, questa è la vera forza di tale avvenimento. Il Premio Nobel per la Pace, Samsukì, vive da molti anni in questo paese agli arresti domiciliari e resiste tranquillamente, portando avanti la sua rivolta non violenta. Bernardino ha fatto molto in Birmania: ricordiamo la sua opera meritoria per la costruzione di un Seminario per i Cattolici birmani, i più poveri di questa popolazione. Il Primo Principio della Teosofia è: "Formare un nucleo della Fratellanza universale dell'umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta e colore", esso fu vissuto da Bernardino Del Boca nella sua pienezza. La Teosofia incoraggia lo studio della saggezza antica e perenne che, se praticata quotidianamente nella nostra vita, contribuisce alla fluidità spirituale; essa promuove una concezione religiosa della vita e del mondo: il Teosofo è un uomo d'amore. Bernardino Del Boca amava la Birmania e lo spirito birmano fatto di animismo, che se vissuto puramente è vicino alla Divinità e alla Natura, il Buddhismo Telavada è semplice in quanto la forma tiene a bada la mente.

 

Lettura dell'introduzione alla nuova edizione de "La dimensione umana" del 1971:

"...Noi non studiamo i fenomeni fisici ma queste idee univrsali poichè per comprendere i primi dobbiamo innanzi tutto capire queste ultime. Esse si riferiscono alla reale posizione dell'uomo nell'universo in relazione alle sue precedenti nascite ed a quelle future; alle sue origini ed al suo destino finale; alla relazione esistente fra il mortale e l'immortale; fra il temporaneo e l'eterno; fra il finito e l'infinito; idee profonde, grandiose, più comprensive, che riconoscono il regno universale della Legge Immutabile, costante ed inalterabile rispetto alla quale vi è solo un eterno presente..." Da "The Mahatma Letters to A. P. Sinnet. Lettera sesta, dicembre 1880.

Sul piano mentale il tempo è un'illusione, noi lo vediamo come viaggio da un punto all'altro, ora Bernardino Del Boca scardina questa concezione in quanto entra in gioco con lui la Quarta Dimensione: è l'Infinito stesso a farsi partecipe, la spiritualità non si raggiunge attraverso schemi preconcetti, egli dava importanza alla realtà eterica oltre alla mente inferiore, dobbiamo superarli per entrare nel mondo dello spirito. Le emozioni sono legate alla memoria, allora coltiviamo emozioni positive: Bernardino Del Boca infatti tendeva alla destrutturalizzazione per l'espressione del buono che è contagioso. La mente astratta è contagiata dall'intuizione ed ha a che fare con gli archetipi, la contaminazione spirituale riguarda l'intero creato, ricordiamoci che tutti i regni sono amati anche da coloro che non sono nati. Bernardino Del Boca usa un modo impersonale per definire chi non appartiene a questa dimensione (l'Altra Realtà chiama lui la Quarta Dimensione).

 

Punti essenziali del pensiero di Bernardino del Boca.

1) "Noi non siamo soli". Quando ci sentiamo soli noi infatti soffriamo, e non siamo mai soli. Legge dei fili: se con diverse spagnolette di fili ci leghiamo uno all'altro noteremo che tutti siamo legati a vicenda secondo leggi che non capiamo razionalmente. Non sempre si può amare gli altri su un onda spontanea: ragioniamo prima di agire per capire se la nostra azione è dettata da spontaneità o è causa karmica. Si dosino quindi azione ed inazione.

2) "Il messaggio è più importante del personaggio".

3) "Possiamo farcela!". Se pensiamo di non farcela non agiamo per il cambiamento. La vita ci chiede di essere noi stessi nella quotidianità del mondo nel modo più vicino al Bello, al Buono e al Vero (non posso ora non pensare al sommo Platone). Tutto l'entourage della nostra vita è karmico: dire "Ti amo" ai propri predecessori (nonni, bisnonni, trisavoli ed avi) è bene in quanto loro sono stati causa di ciò che siamo. "Questo momento è unico ed irripetibile" diceva il nostro Teosofo: la vita infatti non ritorna mai su un momento. Dobbiamo capire le cause del punto di vista spirituale nostro e degli altri, perchè siamo tutti sulla stessa barca e non si può quindi pensare solo a se stessi.

4) "Eterna bontà di tutte le cose". Noi siamo degli essere viventi ed il Creato allo stesso tempo e siamo in continua evoluzione attraverso la Luce e la nostra consapevolezza. Ottimismo e accettazione di tutte le cose s'incarnano nell'utopia dei Teosofi e Bernardino Del Boca era un Utopista Pragmatico, ecco quindi il suo progetto di Villaggio Verde.

 

VILLAGGIO VERDE.

Nato non come Ashram (Bernardino Del Boca non si è mai posto come maestro ma ha sempre testimoniato enorme apertura) ma come Sashram, luogo di lavoro globale, terra nuova, di sperimentazione, topos buono. In questo luogo si applica un altro suo principio:

5) La Natura e la Vita sono viste come un libro vivente. Il mistico vede la realtà anche dal punto di vista simbolico vicino al mondo degli archetipi, quindi al mondo spirituale.

Ricordiamo che il Terzo Scopo della Teosofia è: "Investigare le leggi inesplicate della natua ed i poteri latenti dell'uomo".  Sono le facoltà attraverso cui possiamo vivere la nostra vita per gli altri. La Verità non è a pagamento e l'Iniziazione non ha segreti. Villaggio Verde esiste, vive, esso è il messaggio stesso di Bernardino del Boca. Quì non ci si sente mai soli, è il luogo della gioia e dell'armonia, è il luogo dello studio e del lavoro interiore (lo si respira nell'aria appena si arriva). Si è legati alla Terra, uomini che si tengono per mano con la testa che guarda in alto, fratellanza universale, slancio verso l'infinito nel vivere insieme in una comunità la propria spiritualità anche nel lavoro quotidiano: questo è Villaggio Verde, quello che conta è il messaggio ed il messaggio interiore e l'insegnamento teosofico è come la luce e l'aria che devono pervadere tutto. Rerik ci dice che quando qualcuno, alla domanda su quale movente lo spinge alla Teosofia, risponde: "Voglio perfezionare me stesso" e alla domanda su quale ricompensa si aspetta risponde:"Il bene degli altri",allora bisogna rallegrarsi . Per ascoltare la sacra parola occorre divenire materia vergine, aprire il cuore all'amore di sè (al "Dio c'è" in ognuno di noi) con mente libera nella gioia e nella pace.

Come un magico cerchio concludiamo con un minuto di silenzio, stavolta arricchiti dal messaggio di Bernardino Del Boca e dal respiro dell'atmosfera di Villaggio Verde, che emana il suo messaggio d'amore: ecco che il ponte tra noi ed i fratelli Birmani si realizza come uno splendido arcobaleno, segno dell'alleanza tra Dio e l'uomo, noi siamo in loro e loro in noi ....e stavolta non dura solo un minuto.

 

Ore 17.00 STAGE DI DANZE CELTICHE

Nella magica atmosfera della giornata lo stage è stato un successo. Sono arrivata poco dopo l'inizio: un ragazzo e venuto verso le panche e ha chiesto: "C'è una dama?". Che bello vedere finalmente un comportamento da uomo nella piena gentilezza del gesto, il tempo non esisteva più. Durante le danze la musica ci portava a ballare per la Natura, con la Natura come in una danza magica e rituale in cui la Madre Terra, la Grande Madre ci abbracciava nel suo materno seno.

Gioia e istinti umani primordiali, atavici e luminosi si risvegliavano durante il ballo, in uno splendido crescendo. Anche quando è terminato dentro di noi non eravamo più noi stessi, poichè nel profondo delle nostre anime sentivamo che con noi e la Natura aveva ballato anche il piccolo popolo a cui Villaggio Verde e la meravigliosa arpa di Enrico Euron ci avevano avvicinato.

 

ore 18,30 Spettacolo di Danze Mediorientali

Oriana Ferrante, che per molti anni ha vissuto a Villaggio Verde, a voluto regalarci un incantevole spettacolo con due sue alunne.

Seduti al bordo del laghetto con in acqua, vicina alla riva, delle candele, è cominciato al crepuscolo per accompagnarci nella notte. Quale fatato incantesimo! I costumi e la grazia, propria delle ballerine e dei movimenti tipici di questa danza, regalavano armonia gioiosa e semplice, nel sorriso di Oriana fulgida risplendeva la femminilità tipica della Dea, come per magia sembrava che Madre Natura ricambiasse la danza che prima avevamo fatto con lei e per lei. Il Femminino Sacro aleggiava per l'aria e nei nostri cuori: le nostre anime ricordavano in quel momento l'atavica gioia e meraviglia dell'uomo di fronte alla divinità, comprendendo contemporaneamente che quella divinità era in noi che potevamo manifestarla in qualsiasi momento. Il momento culminante dello spettacolo è stato quando le tre ballerine, con dei paramenti con attaccate delle stoffe alle braccia, hanno ballato ricordando le semplici e bellissime farfalle: Oriana si era cambiata ed indossava un abito blu cielo, colore delle vesti delle antiche druidesse, in questo volo d'anime la Dea, la Natura, ci ha elevato verso le stelle facendoci amare di più la vita, la natura, e la divinità in noi, ci ha fatto abbracciare il Creato e ci ha ricordato quanto il piccolo popolo ci sia vicino; le tre danzatrici infatti ricordavano, le ninfe della mitologia greca e le fate.

 

 

Giovanna Migliorini

tisifone7_75@yahoo.it