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I Templari in Terra d'Otranto |
Nella
Puglia meridionale, sulla base di documenti della
presenza dei Templari in Terra d’Otranto, sin dalla seconda metà del XII
secolo, nelle seguenti località:
Manduria e Otranto;
Brindisi: Chiesa di San Giorgio; Chiesa di San Giovanni al
Sepolcro;
Galatina: Chiesa di Santa Maria
del Tempio;
Lecce:
Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Maruggio: Chiesa di Santa Maria
del Tempio;
Oria:
Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Tricase: Chiesa di Santa Maria
del Tempio;
Brindisi:
Una fondazione templare era operativa a Brindisi dal
1196, quando, nel febbraio di quell’anno, era
amministrata da Ambrogio. Secondo lo storico locale P. Coco
i Templari si sarebbero insediati a Brindisi in epoca normanna, forse intorno
al 1169. In una cartula di papa Onorio III datata 24
luglio 1217 viene fatto cenno al Maestro e ai frati
Templari di Brindisi.
Galatina: Uno storico locale (Michele Montanari) nel
libro "Storia di Galatina" a pag. 212
ricorda l’esistenza nella piazza Vecchia di Galatina si una chiesa consacrata a Santa Maria del Tempio.
Lecce:
L’Ordine dei Templari in questa città ebbe la Chiesa di Santa Maria del Tempio, nota anche come Santa Maria
della Sanità. Essa sorgeva nella via che da piazza Sant’Oronzo porta alla chiesa di Santa Croce: tale via è
ancora oggi chiamata via dei Templari. Con l’avvio delle inquisizioni ai danni
dei Templari il 25 marzo 1308 Letizio de Inorocato,
giudice di Lecce, e Goffredo de Ysaya, notaio, in
esecuzione degli ordini ricevuti da Roberto d’Angiò,
redigevano l'inventario dei beni che la domus
templare di Lecce possedeva oltre che nel territorio della città anche nella
pertinenza di Otranto. Dopo il 1312 la cappella di
Santa Maria del Tempio passò ai Gerosolimitani. Successivamente fu assegnata prima ai Minori Osservanti e
poi ai Minori Riformati. (v.r.)
Manduria: Della fondazione templare di Manduria non conosciamo né il titolo né tanto meno
l’ubicazione. Essa viene ricordata in un documento,
datato 19 maggio 1309, nel quale è riportato che, il giudice Pietro Porcario di Aversa, al quale
erano stati affidati i possedimenti templari in Terra d’Otranto, nominava dei
procuratori affinché redigessero l’inventario delle proprietà dell’Ordine a Casalnuovo, nome con il quale era nota nel Medioevo Manduria.
Maruggio: L’unico riferimento alla presenza di un
insediamento templare a Maruggio ci
è fornito da un atto datato 9 ottobre 1320 che faceva parte dei registri
della Cancelleria Angioina andata distrutta e giunto
a noi in una trascrizione del secolo XIX ad opera della storico napoletano
Camillo Minieri Riccio. In tale documento è riportato: "Casale Marigii, quod fuit
q. m. Templarium" ossia che il che il casale di Mareggio un tempo fu proprietà dei cavalieri del Tempio. Di altre notizie non disponiamo. La studiosa Bianca Capone in "Sulle tracce dei Templari" si occupa
ampliamente di Maruggio e fa una ricostruzione
storica molto dettagliata. Nei registri di Carlo I d’Angiò
viene riportato che la famiglia De Marresio
era feudataria di Mareggio, ove si trovava un commenda gerosolimitana, senza
ulteriore specificazione. La denominazione gerosolimitano,
trattando di ordini monastico-cavallereschi, viene di
solito attribuita ai Giovanniti. La Capone sostiene che nel caso di Mareggio si sia fatta
confusione fra Giovanniti e Templari, anch’essi di
fatto gerosolimitani, poiché il loro ordine venne
fondato a Gerusalemme (Ordine del Tempio di Gerusalemme). I De Marresio ottennero il feudo di Mareggio in epoca normanna,
probabilmente dopo il 1130, quando Ruggero II unificò il ducato di Puglia e di
Calabria dando vita al Regno di Sicilia. Era questo il periodo di ascesa dell’Ordine del Tempio e, secondo la Capone, i De Marresio
consentirono ai Templari di fondare una mansione nel proprio feudo, o,
addirittura, concedettero loro in affitto il casale con l’annesso castello. Tra
le attività svolte dai cavalieri a Maruggio sono da
ricordare i lavori di bonifica e di prosciugamento dei terreni paludosi che
circondavano la zona, nonché l’estrazione del sale
dalle acque degli stagni costieri. Nel marzo 1308 anche i Templari di Maruggio furono arrestati e approfittando di ciò Giovanna Caballaro si sarebbe impossessata della mansione templari e
dei loro beni o quanto meno li ebbe in custodia dal giudice Pietro Porcario di Aversa,
responsabile dei beni templari in Terra d’Otranto. Nel maggio 1312 papa
Clemente V decretò l’assegnazione dei beni dei Templari ai Giovanniti
e probabilmente la Caballaro si rifiutò di consegnare
il feudo ai nuovi legittimi proprietari: la consegna avvenne solo nel 1317,
forse dietro intimidazione di Roberto d’Angiò, e in
cambio dell’ingresso nell’Ordine Giovannita del
figlio di Giovanna Caballaro,
Nicola de Pandis.
In
merito all’ubicazione dell’insediamento ci sono due ipotesi: in un edificio nei
pressi del luogo in cui, nel XV secolo, i cavalieri di
Malta edificarono il proprio castello, oppure, tenendo conto che le domus dei Templari sorgevano lontano dai centri abitati, si
può ipotizzare che fosse ubicata presso la Madonna del Verde, cappella del
cimitero, e possesso dei Cavalieri di Malta. La chiesa anticamente era
intitolata a Santa Maria del Tempio, come si può
anche evincere da una lapide del 1585, quando la chiesa venne
ricostruita: "Templum D. Marie
Virgini dicatum vetustate collapsum", ove D.
starebbe per Domini e con l’espressione Templum Domini di solito ci si riferiva ai Templari. Non è
da escludere che entrambi gli edifici fossero dei
Templari e come riscontrato a Vulci, nella Maremma
laziale, il precettore e i cavalieri presidiavano il castello, mentre dei
sergenti erano insediati presso la Chiesa della Madonna del Verde. I Giovanniti, divenuti poi cavalieri di Rodi e poi di Malta,
ebbero una Commenda a Mareggio sino al 1819.
Oria:
Come sottolineato da Bramato la presenza templare in Oria
non è suffragata da alcuna testimonianza diretta. Esiste tuttora una chiesa
denominata Santa Maria al Tempio, in passato Santa Maria del Tempio, il cui nome, con l’indicazione "del
Tempio", lascia supporre una fondazione della chiesa da parte dei Templari.
Di tale avviso sono gli autori Capone, Imperio e Valentini nel testo "Guida all’Italia dei
Templari" (pagina 252 e seguenti). Tali autori giustificano la presenza
templare ad Oria con la sua posizione strategica: è ubicata
su una collina che domina la pianura di Lecce, inoltre il centro era dotato
anche di un imponente castello voluto da Federico II. La mansione oretana doveva avere la funzione di difendere il territorio
e le popolazioni dei casali circostanti dal pericolo di incursione
saracene provenienti dalla costa ionica che dista una ventina di chilometri.
Si
ha notizia della chiesa di Santa Maria del Tempio nel
1542 in occasione di un matrimonio in essa celebrato.
Altre informazioni risalgono agli inizi del XVII secolo, quando viene ricordata con il titolo di "Ecclesia
Sanctae Mariae del
Tempio" nel libro delle visite pastorali. Il 10 maggio del 1602 il vescovo
di Oria monsignor Lucio Fornari
si recò alla chiesetta di Santa Maria del Tempio e la
trovò "decenter ornata", tuttavia era priva
di altare e il vescovo ordinò un altare portatile ed una croce per potervi
celebrare la messa. Sempre dai documenti relativi alla
visita pastorale sappiamo che la chiesa non forniva alcun reddito (nullus habet redditus).
Da tale circostanza può arguirsi che la domus
templare di Oria, sempre che sia esistita, con
l’abolizione dell’Ordine, non passò ai Giovanniti
come spesso avvenne con i beni del Tempio, ma ne venne in possesso la Curia,
che ne è a tutt’oggi proprietaria. Dell’insediamento
templare resta solo la chiesetta, ristrutturata nel Settecento.
Otranto:
In una lettera del 23 giugno 1198 indirizzata dal papa (Celestino III o
Innocenzo III) all’arcivescovo di Trani e
all’arcidiacono di Brindisi, vi è un riferimento a 270 malachinos
che un vescovo di Otranto aveva legato domui Ierosolimitani et militiae Templi. La domus di Otranto dipendeva da
quella di Lecce: infatti nel 1308 tali proprietà sono comprese nell’inventario
dei beni dei Templari leccesi.
Tricase: Non si hanno notizie o testimonianze sulla
presenza dei Templari in questo luogo, tuttavia l’esistenza a tutt’oggi
di una chiesa denominata Santa Maria del Tempio lo
lascia supporre.
Con
l'avvento della casa di Svevia sul trono di Sicilia,
le case templari subirono confische e sequestri. Un notevole ridimensionamento
fu subito anche dalla mansione brindisina. Federico II, infatti, al fine di contenere l'ingerenza della Chiesa
nei suoi stati, aveva promulgato nel 1228 la costituzione "Predecessorum Nostrorum",
con la quale tutti i beni acquistati dagli Ordini durante la sua minore età,
eccettuati quelli posseduti dagli stessi prima della morte del re Guglielmo II
(1189), dovevano essere restituiti alla corona. Le limitazioni ed i
condizionamenti imposti alla domus di S. Giorgio del
Tempio in Brindisi sono determinati, fra l'altro, dalla successione di prelati
nella cattedra vescovile vicini agli interessi dello Svevo
quali Pellegrino (1216-1222), Giovanni da Traietto
(1224), Pietro Paparone (1231-1248), dalla crescente
importanza del porto di Barletta nella politica estera e commerciale
dell'epoca. Un documento del 1244 riporta il nome di frate
Bonesigna (o Bonasenga)
quale precettore della domus brindisina.
In
virtù di una nuova politica filopapale e delle
rinnovate attenzioni mostrate da Carlo d'Angiò per le
città costiere di Puglia in un'ottica espansionistica d'Oltremare, tornò alla
ribalta la Sacra Militia Templi
in Brindisi. Reintegrata parzialmente nelle antiche proprietà, la casa di S.
Giorgio, grazie alle protezioni della Chiesa e all'accondiscendenza della
corona angioina, perseguì con tutti i mezzi il profitto orientando i suoi interessi economici
nell'imprenditoria marittima non disdegnando, frequentemente, l'illegalità. Nel
1269 e 1270, infatti, fra Ginardo, precettore
templare in Brindisi, aveva posto sotto sequestro nel
porto le navi mercantili di Matteo il veneziano, quelle di Fusco Campanino di Ravello e di altri
mercanti veneziani, di Fermo ed Ancona, derubandole del loro carico e
imprigionando alcuni marinai nel castello regio.
Nel
1275 Carlo I d’Angiò invitò l’Ordine Templare ad
inviare un frate per la sorveglianza, assieme agli ufficiali regi, della
ricostruzione di una torre-faro nel porto, allo scoglio detto del Cavallo,
lungo la costa meridionale brindisina. Tale richiesta
veniva motivata con il fatto che i Templari avevano un
intenso traffico in uomini e merci fra Brindisi e la Terra Santa. Nel porto di
Brindisi svernano le navi templari di Puglia e nei suoi cantieri venivano effettuate le riparazioni. Abbiamo testimonianza
che il 3 agosto 1278 Carlo I d'Angiò scriveva a
Giovanni Siginolfo e ad Angelo Sannello,
portolani di Puglia e Abruzzo, facendo loro sapere che per suo ordine Simone di
Belvedere, viceammiraglio del regno dal fiume Tronto a Crotone, aveva fatto
riparare la nave S. Maria dei Templari nel porto di
Brindisi. Tale nave presto avrebbe trasportato sino ad Acri Ruggero di Sanseverino, conte de' Marsi e vicario generale del
Regno di Gerusalemme, 35 cavalli, un carico di biscotti e altre vettovaglie.
Nel
1289 fu precettore di S. Giorgio in Brindisi fra Guglielmo da Nozeta (o Noset). Sono
documentati in questa domus, inoltre, il miles fra Guglielmo de Beriant e
i servienti fra Jacopo da Ancona, Vassilio
da Marsiglia, oltre che Ruggero da Flor (Flores).
Questi era figlio di Riccardo Blumen, falconiere di
Federico II, che aveva latinizzato il proprio cognome
in Flores e di una nobildonna brindisina,
probabilmente della famiglia dei Ripalta, nacque in Brindisi tra il 1266 ed il
1267. Rimasto orfano del padre, perito in battaglia, fu affidato dalla madre,
intorno al 1280, a Fra Vassayl
da Marsiglia, converso templare della Casa brindisina.
Ruggero, non fu mai un frate dell'Ordine, né un sergente, ma semplicemente uno
dei tanti maestranti che lavoravano per l'istituzione
monastico-cavalleresca. Cresciuto nella Casa del
Tempio, all’età di vent'anni, per le precoci e
notevoli capacità nella pratica marinara dimostrate,
gli fu affidato il comando di una nave che l'Ordine aveva acquistato dai
Genovesi e denominata "Il Falcone del Tempio". Per conto del Tempio,
nel 1291, accorse in aiuto della popolazione cristiana di Acri,
riuscendo a metterla in salvo a Mont-Pelerin.
Accusato dal Gran Maestro Jacques De Molay di essersi procurato illeciti profitti, aver
borseggiato ed estorto danaro ai profughi cristiani,
fu congedato dall'Ordine e lo stesso Falcone disarmato a Marsiglia. Successivamente offrì i propri servigi come mercenario e
capitano di ventura agli Angioini, agli Aragonesi e all’imperatore di Bisanzio.
La
domus brindisina, come già
accennato, era ubicata nella chiesa di San Giorgio de Templo, la quale nell’ottobre del 1260 pagava all’erario
ben quindici tarì d’oro annui. Erroneamente gli
studiosi (tra cui anche Caponio, Imperio e Valentini in "Guida all’Italia dei Templari") e
la tradizione hanno considerato il loggiato presente
in piazzo Duomo come un resto della domus templare,
tanto da chiamarlo portico dei Templari. Il portico, stando alla documentazione
locale, costituiva il piano terra del palazzo che appartenne alla nobile
famiglia De Cateniano, citata in alcuni documenti in
Brindisi fin dal XIII secolo. Lucio De Cateniano (la
famiglia si estingueva sui finire del XVI secolo),
sindaco di Brindisi tra il 1551 ed il 1556, donò all'ospedale civico o dei
poveri, all'epoca istituito con pubbliche donazioni, le sue proprietà in piazza
Duomo. Inoltre, un’attenta analisi dell’architettura, suggerisce uno stretto
legame con le costruzioni fortificate monastico-cavalleresche
del medio oriente. La sottostante insula dei
cavalieri gerosolimitani alla marina, non escluderebbe una originaria
appartenenza del portico al complesso dell'Ordine Ospedaliero, membro in
seguito accorpato nel palazzo De Cateniano (di veda
il sito http://digilander.libero.it/pavalon/, ove è sostenuta tale tesi).
Secondo
qualche studioso locale, i Templari ebbero anche una seconda sede presso la
chiesa di San Giovanni al Sepolcro, collegata da una strada ancor oggi chiamata
via dei Templari. Il Vacca in "Brindisi ignorata.
Saggio di topografia storica" a pag. 11 sostiene che la chiesa di
"San Giorgio de Templo" era
ubicata nei pressi della stazione ferroviaria, laddove esiste un
bastione denominato San Giorgio, ultimo residuo dell’antica domus
templare. Lo stesso autore, invece, rigetta l’ipotesi che la chiesa di San
Giovanni al Sepolcro appartenesse ai cavalieri rossocrociati.
Il
15 maggio del 1310 a Brindisi si inaugurò nella chiesa
di Santa Maria del Casale il processo ai Templari del
Regno di Sicilia delle cui vicende si rimanda alla parte dedicata nel paragrafo
intitolato "Il declino dell'Ordine. Le Inquisizioni e il processo di
Brindisi".
Nel
1312 tutti beni dei Templari di Brindisi passarono ai cavalieri di San Giovanni.
Non
nobis Domine,non nobis, sed
nomini Tuo da gloriam
Oronzo Brai
Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme
Gran Priorato Magistrale d'Italia
Membro del O.S.M.T.J Internazionale
Ordo
Supremus Militaris Templi Jérusalem
Commenda di San Giovanni Battista
Collepasso
(LE) addì 10 Marzo 2006, anno dell'Ordine 888
Articolo gentilmente concesso dall’autore e pubblicato sul
sito http://ilsitodelmistero.supereva.it