Alla scoperta della

Spiritualità dei Lakota

 

 

 

L’autrice, immobilizzata a letto da una terribile malattia, la SLA, viaggia nello spazio, dove incontra un Maestro Lakota che la porta a correre sulle praterie della fantasia.

 

Ho fantasticato da sempre che una volta arrivata qui avrei fatto una passeggiata a cavallo nei luoghi sacri e ora che ci sono è la prima cosa che voglio fare.

Alle mie spalle sento un fruscio che mi fa girare di scatto. 

È un uomo di mezza età dall’aspetto forte e massiccio; mi osserva con un sorriso dolcissimo, il suo viso è pieno di rughe, ma la pelle è liscia e levigata. Mi ricorda la morbidezza delle rocce del Canyon de Chelly che appaiono come onde del mare.

Nonostante la sua età, ha lunghi capelli neri e lucenti con qualche spruzzo bianco qua e là; scendono sulle spalle e sono fermati in fronte da un nastro colore del sole.

Indossa una strana camicia, sono disegnati in grande delle linee, dei punti e un sasso.

Sotto ci sono quattro rombi rossi e bianchi, su una spalla porta una striscia di stoffa con le stelle a otto punte.

Il collo della camicia è bianco, con disegnati dei triangoli rossi con la punta rivolta verso il basso.

Sulle spalle della camicia sono disegnati tre animali per parte: una libellula, un cane e una farfalla a sinistra, mentre a destra un tasso, un coyote e ancora una libellula.

Dal collo scendono tante collane, come se fossero fatte per lo più di denti di animali.

In vita porta una fusciacca di stoffa rossa.

I pantaloni sono lunghi con l’orlo arrotolato alle caviglie, e indossa dei mocassini con dei disegni geometrici che simboleggiano la tartaruga.

 

Sono attratta da lui come se fosse una visione. Continua a guardarmi dritto negli occhi e non parla, mi tende una mano e io ricambio afferrandole la sua.

La sua mano è grande e forte, emana uno strano calore e di colpo nella mia mente si fa strada il significato della camicia. 

I quattro rombi, sono le quattro direzioni, sono le quattro fasi della vita e della conoscenza; 4 è un numero sacro.

Il rombo rappresenta la forza protettiva dei venti, rappresenta l’uguaglianza eterna, l’unità e la libertà dalle paure.

Il rosso è il colore dell’est, “il messaggero del vento dell’est” si chiama Ka na ti, il suo simbolo è rappresentato dall’uccello di fuoco, il suo spirito benefico controlla il tempo e lo spazio.

Lui precede la nascita del sole ogni giorno e annuncia il nuovo giorno con la stella del mattino, è il simbolo della realizzazione.

Il bianco è il colore dello spirito del sud, simbolo di pace e di felicità interiore.

I nativi usavano dipingersi di bianco per sottolineare la loro serenità raggiunta.

 

Il sasso fa parte del linguaggio del popolo delle pietre. Chiunque fosse in cerca della verità cercava delle pietre, dove venivano incisi dei simboli comuni a tutte le popolazioni; se aveva la fortuna di trovarla doveva lasciarsi guidare dal loro significato.

Secondo la leggenda, gli uomini fulmine del terzo mondo incisero queste pietre allo scopo di aiutare gli uomini del quarto mondo, cioè il nostro, a ritrovare i loro percorsi e a raggiungere il compimento spirituale.

Le tre frecce (<<<) sono il simbolo dell’immortalità.

Le linee verticali indicano la vicinanza al Grande Spirito.

La fascia sulla spalla destra, vuol dire capacità nell’accettare i doni e apprendere la coscienza di essere individuo che con l’aiuto delle stelle verrà condotto alla realizzazione del sentiero.

Il triangolo rosso sul fazzoletto indica la forza dell’ispirazione e della spiritualità. Veniva usato da persone in grado di ispirare gli altri positivamente a compiere i loro intenti. Il colore rosso non fa altro che rafforzare nella pace del bianco questa strada da percorrere.

Per quanto riguarda gli animali totem, la libellula, creatura del vento, simboleggia l’illusione e il cambiamento. La realtà non è ciò che appare; qualche tempo fa mi veniva a trovare spesso una libellula, si posava sul vetro della mia stanza e rimaneva lì per ore incollata ad osservarmi.

 

Questo è accaduto per giorni; ero arrivata al punto di guardare l’orologio pensando che fosse in ritardo.

La farfalla è il simbolo della trasformazione che porta verso le cose di ordine superiore. 

Ogni nuova idea va realizzata e poi divisa con gli altri, questo ci permette di creare i nostri desideri più profondi.

La farfalla ha 4 fasi di trasformazione; anche l’uomo ha 4 fasi importanti nella vita e sono essenziali per la nostra evoluzione interiore.  
Il cane, nella tradizione dei nativi, oltre ad essere l’amico leale e fedele, è il guardiano dei luoghi segreti e il custode della conoscenza ancestrale.

Il tasso è l’animale totem dei guaritori.

Un uomo con la forza del tasso può fare uso con successo della propria tenacia per guarire gli altri: non si rassegnerà nemmeno nei casi più difficili, ma insisterà fino allo scomparire della malattia.

Il messaggio del tasso è di fare uso della propria forza, per riuscire a cambiare situazioni di vita negative o problematiche; è necessario mantenere il proprio sangue freddo e la mente lucida.

Il coyote è un animale sacro. È lo spirito burlone che cade sempre nelle sue stesse trappole, perché non riesce ad imparare dai suoi errori e fa buon umorismo su se stesso.

 

Messaggi che giungono dritti al mio cuore, ognuno di questi simboli li posso collocare in un angolo della mia vita; questa persona ha quello di cui ho bisogno, mi può dare un insegnamento, mi può aiutare a capire. 

Non riesco a lasciare la sua mano e a distogliere lo sguardo dai suoi occhi neri, profondi; è come se non potessi fare a meno di lui.

Mi rendo conto che la sua camicia non è un indumento comune a quella di un uomo Sacro.

Nella mano sinistra ha un paio di mocassini decorati con aculei di porcospino, me li porge e mi dice di indossarli. Per dove dobbiamo andare, devo essere più comoda possibile.

Non mi viene da fargli nessun tipo di domanda, mi sembra tutto così naturale, terribilmente semplice, e mi fido di lui come se lo conoscessi da sempre.

I mocassini mi calzano alla perfezione e inizio a sentirmi a mio agio come fossi nel mio ambiente.

Mi chiede se sono in grado di cavalcare, io annuisco barando clamorosamente. L’ultima volta che sono salita su di un cavallo ero ventenne; ma non posso perderlo, mi farà da guida e mi aiuterà a comprendere.

Immagino che lui abbia capito, perché sorride in modo strano e mi fa salire su un mustang ormai non più giovane. 

Ci devo essere nata su un cavallo perché mi sembra di essere un tutt’uno con lui. 

 

Ho sempre amato i cavalli, ricordo che da bambina quando vedevo mia sorella andare al maneggio, non so cosa avrei pagato per poterci salire un solo istante, per poter accarezzare quel pelo ruvido, per non smettere di sentire quel profumo; ma ero troppo piccola, in Italia non si usa mettere su di un cavallo i bambini piccoli.

Per i nativi, il cavallo simboleggia la forza terrena e il potere ultraterreno.

L’insegnamento che ci dà il cavallo, è che non si può ottenere il potere o la forza solo volendoli, ma che essi verranno automaticamente a chi si mostra rispettoso ed è pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

La forza simboleggiata dal cavallo è la saggezza, la capacità di ricordare i passi compiuti durante la vita e di capirne il significato.
Questo può valere anche riferendoci al significato di esperienze compiute in vite precedenti.

Il vero potere consiste nell’applicare la forza con saggezza, la chiave per raggiungere ciò, sono l’amore, la compassione e la capacità di dividere con altri le proprie conoscenze e le proprie conquiste.

Ancora più importante è evitare di sbarrarsi da soli la strada con il proprio ego.

Mi unisco allo spirito del cavallo per raggiungere, tramite il ricordo, le esperienze della mia vita, e capire il significato di ciò che mi sta accadendo. 

 

Mentre cavalchiamo nella prateria, mi rendo conto di averlo seguito senza sapere nulla di lui e senza sapere dove stiamo andando.

Mi sono detta che tutto ciò che avrei incontrato sarebbe stato ben accetto e quest’uomo così enigmatico e carismatico, deve essere qualcosa di buono per me, altrimenti avrei avvertito stringendogli la mano della negatività.

L’istinto mi porta a fidarmi di lui senza timore alcuno.

Da quando ci siamo incontrati, nell’aria sento un profumo di erbe bruciate, ricorda vagamente la vaniglia, ma non capisco da dove arriva; non ci sono fuochi, nessuno sta bruciando nulla, e a dire il vero non c’è anima viva attorno a noi. Solo noi due e i nostri cavalli.

Mi perdo a guardare quel paesaggio sconfinato. Sarà il cavallo o il fatto che il cielo sembra così vicino, ma ho l’impressione di essere libera ….è da tanto che non mi sento così, forse non lo sono mai stata.

Non so se volo o cavalco, non so se faccio parte del vento, se sono il profumo dell’erba, se sono la roccia che ho davanti; non so se non sono più parte del mondo o se solo ora finalmente lo sono.

Arriviamo alla fine di una radura, rimango sbigottita, in silenziosa adorazione.

Ecco, davanti a me il sogno di una vita, le Paha Sapa, le Black Hills.

 

Ho spezzato questo sogno per non spezzare l’amore, buono per la ragione, pessimo per la fantasia. Sarei stata più saggia a seguire il mio cuore, ma se ci penso è stato il sogno di una vita, un sogno prolungato che è durato per sempre, che ho potuto assaporare lentamente, che è cresciuto con me, che è cambiato come sono cambiata io.

Ora, che mi sono destata, lui è entrato fra le mie braccia e ora sono pronta a vivere il resto.

Scendiamo dal cavallo per riposarci. 

Negli occhi del mio accompagnatore, c’è una luce magica, è il bagliore di una candela che non si spegne. 

Mi è sembrato un angelo dal primo momento che l’ho visto; lui mi vede nel cuore, conosce i miei pensieri più di chiunque altro, anche più di me stessa. 

Questo spirito puro, forte, valoroso e saggio, ha interpretato e realizzato con uno sguardo il mio sogno e io non ho altro da chiedergli.

Hai acceso la mia rinascita e sognerò di nuovo la speranza di non morire.

 

“Mi aiuterai a vedere il mondo in un granello di sabbia, il Paradiso in un fiore di campo e trattenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora”.

(William Blake)

 

C’è stato un tempo in cui le parole avevano un significato magico, avevano peso, non volavano via nel vento.

Non c’era bisogno di parlare, la mente umana aveva dei poteri misteriosi ed era capace di tramandare i propri pensieri senza rumori; altre volte bastava una parola per farla vivere nei secoli.

Bastava pronunciare un desiderio e questo si avverava, nessuno può spiegare perché, ma era così.

Mi sembra di aver raggiunto quel tempo, di esserci sprofondata dentro, di aver pronunciato un suono e di aver avuto risposta.

Non mi sembra vero di essere qui, ai piedi delle Paha Sapa; queste colline hanno un posto speciale nel cuore e nello spirito dei Lakota, pensano a loro come al centro della loro Terra. 

Secondo uno dei miti della Creazione, al loro interno si trova la caverna, dalla quale il popolo dei Sette Fuochi emerse sulla faccia della Terra: Wakama Ognaka Icante (il Cuore di tutto cio’che è), per loro è l’ombelico del mondo.

Spesso dicono: “Le Black Hills sono la casa del nostro cuore, e il cuore della nostra casa”.

Sono un posto in cui pregare e cercare visioni, il loro cuore contiene la polvere dei loro antenati; proprio per questo hanno per i nativi un valore inestimabile.

Se si sorvolano, hanno la forma di un cuore, il cuore di Madre Terra, la madre di tutte le cose viventi. L’uomo appartiene alla terra da quando nasce; il minimo che l’uomo dovrebbe fare è rispettare ciò da cui è venuto.

La terra è una delle sei sacre direzioni che l’uomo Sacro prega, fumando la sacra pipa; e la pipa è fatta di terra rossa.

“Siediti su quella roccia, ascolta la sua forza e falla tua, la roccia è la cosa più antica che il creatore abbia creato, molto dobbiamo imparare dalle rocce.

 

Dalle pietre possiamo ricavare energia, ci sono pietre su cui inciampiamo, che usiamo per innalzare corazze attorno a noi, ma ci sono anche pietre speciali che lastricano la strada su cui camminiamo; ci sono pietre calde, ci offrono cibo per il corpo e se bagnate, il loro vapore ci offre la purificazione interiore ed esteriore.

Prima di affrontare qualsiasi cosa, confida nel potere della pietra”.

“Io ti ho seguito senza chiederti nulla, ho seguito l’istinto che mi diceva che potevo fidarmi di te, non ti ho fatto domande, sarebbero inutili.

Io so che tu leggi nel mio cuore e nella mia mente e sai quale sete di conoscere io abbia.

Raccontami del tuo popolo e tramite esso aiutami a proseguire il mio cammino”.

Il mio accompagnatore si sedette accanto a me e con voce pacata iniziò a raccontare.

“Di storie sul mio popolo ce ne sono un’infinità e non so se avrai la pazienza o il tempo per ascoltarle tutte, bisogna andare tanto indietro nel tempo a quando la terra era popolata solo dal mio popolo, quando ogni tribù parlava un dialetto diverso, e ognuno aveva le proprie usanze e le proprie credenze”.

“Vorrei avere il tempo per ascoltarti per ore, vorrei trarre il massimo da questo viaggio, vorrei trovare la soluzione a tutti i miei perché, a tutti i miei dolori, vorrei ritrovare il sorriso e la gioia di vivere”.

“Forse non l’hai notato, ma è da quando ci siamo incontrati che il tuo viso è cambiato, e una luce è entrata nei tuoi occhi”.

“L’ho notato, mi sento bene come non mi sentivo da tanto tempo, mi sento leggera come se mi fossi liberata da un peso che mi faceva mancare il respiro. 

Sono libera di spaziare e di muovermi, ti assicuro che era da troppo tempo che non provavo una sensazione come questa.

Devo già ringraziarti per quello che stai facendo”.

“Non mi devi ringraziare, io sono qui per te e ora inizierò a raccontare”.

“Hai di certo notato che ogni cosa è un cerchio, e noi nativi diamo molta importanza a questa forma. Per noi la realtà che ci circonda è di origine spirituale, in continua evoluzione e in continuo cambiamento; non c’è mai distruzione, ma solo trasformazione, e tutto è messo in relazione. 

Se ti senti circondata da forze metafisiche, e sei totalmente in simbiosi con la realtà, sei in equilibrio fra il mondo della realtà materiale e quello spirituale.

 

Il cerchio non ha inizio né fine: ha un centro, che rappresenta i poteri che creano tutte le forme di vita esistenti: il Cielo e la Terra.
Il
potere dell’universo agisce secondo dei cerchi: il cielo è tondo, la terra è tonda, le stelle sono tonde, il vento crea dei vortici, l’acqua dei mulinelli e gli uccelli costruiscono la loro casa in un cerchio.

Ogni parte del cerchio rappresenta un aspetto della natura, e ogni cosa vivente, persone, animali, alberi, piante, rocce, laghi, ruscelli, persino nazioni lontane, ognuno ha un suo posto nel cerchio.

Anche le case dei Lakota erano rotonde, con una grande apertura al centro, per essere sempre vicini al Grande Spirito.

Il sole sorge e tramonta disegnando un cerchio, anche la nostra vita è un cerchio e si torna sempre al punto di partenza”.

“Cosa vuoi dire, che devo tornare a quando sono nata, ripercorrere tutta la mia vita per avere risposte alle mie domande?”.

“Può essere. Non guardarmi così sbigottita, non mi dire che una come te ha paura di guardarsi indietro!”.

“Non ho paura, ma forse dovrei andare troppo indietro, magari in un’altra vita”.

“Non ti farà poi male!”.

“La verità è che voglio farla finita con questi cattivi pensieri, con i brutti sogni, i fantasmi del passato; basta con certe sciocche, parole dove solo uno spirito senz’anima era la bestia trionfante.

Parole dense di retorica da bar, basta con la rabbia che mi rode l’anima, i rancori verso chi non ha riconosciuto in me il profumo di un fiore e mi ha calpestata gettandomi nell’oblio della disperazione.

Ora che ho scoperto l’alba, ora che ti ho incontrato e mi hai ridato la luce, non lascerò che il passato si faccia di nuovo spazio tra i miei ricordi e getti di nuovo ombre nere sul mio viso.

Voglio assaporare il calore di un amore immortale, sopravvissuto all’invidia, ai rimorsi, alla disperazione, perché questa speranza di felicità sempre vissuta e mai abbandonata, finalmente è mia e con lei ho trovato il mio paradiso”.

 

(tratto da “Il grande sogno”, di M. Portalupi, ed. Melchisedek  www.melchisedek.it

 

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Il grande sogno

 

 

Manuela Portalupi, prima una donna con una vita normale, poi una donna viva dentro un corpo immobile, ci insegna che la vita è un dono da vivere in ogni condizione. Un invito alla speranza, scritto da una donna meravigliosa per coraggio e volontà.

Per contatti: manu@iable.it