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Vita di Simon Mago |
Chi era Simon Mago?
Le prime notizie su Simon Mago le
troviamo negli Atti degli Apostoli:
«Or vi era un
tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche,
e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande.
Tutti, dal più
piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la “potenza di
Dio”, quella che è chiamata “la Grande”» (Atti degli Apostoli, 8, 9-10).
Da questo
passo si traggono le seguenti conclusioni:
1)
Simone, ancora prima di essere battezzato da Filippo, annunciava un
insegnamento dal carattere esoterico, secondo cui l’uomo iniziato ai misteri è
“potenza di Dio”; il termine “potenza di Dio” attribuito a Simone e a quanti
seguivano i suoi insegnamenti denota il carattere antropoteistico della sua
dottrina: l’uomo, che partecipa della natura di Dio, diventa “potenza di Dio”
quando viene iniziato ai sacri misteri.
2) Simone
dava un certo credito alle arti magiche.
Queste due caratteristiche, cioè il carattere esoterico della
dottrina di Simone e l’uso delle arti magiche, ci fanno pensare che Simone
fosse un “mago” nel senso più arcaico del termine, cioè uno degli ultimi
sacerdoti dell’antico zoroastrismo ebraico.
Filippo, autore di un Vangelo gnostico recentemente ritrovato a
Nag Hammadi, è giunto in Samaria a diffondere l’insegnamento esoterico di Gesù
Barabba, un insegnamento molto simile a quello di Simon Mago anche se più
maturo, proprio nello stesso periodo in cui Simone aveva iniziato a diffondere
i propri insegnamenti. Simone si è reso conto immediatamente della continuità esistente tra la tradizione
di cui egli era portatore e gli insegnamenti di Gesù e ha deciso di abbracciare
l’insegnamento salvifico proposta dalla Gnosi cristiana:
«Simone
credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo»
(Atti degli Apostoli).
La restante parte di questo passo degli Atti è costituito
esclusivamente da una collezione di calunnie rivolte a Simon Mago e,
indirettamente, a Filippo.
Queste calunnie sono espressione della lotta tra la comunità
essena di Giacomo (la “Chiesa di Gerusalemme”), di cui Filippo - uno dei
“superapostoli” di cui parla in maniera sprezzante Paolo - era uno dei
principali eponenti, da un lato e Pietro e Paolo dall’altro.
Simon Mago a Roma
Gli Atti di Pietro ci riferiscono che non molto tempo dopo questi
fatti Simone si è recato a Roma, probabilmente mandato da Filippo e da Giacomo
nel tentativo di allontanare l’eresia paolina dalla comunità cristiana di
quella città.
I principali esponenti della comunità cristiana di Roma, in
particolare il senatore Marcello, gli hanno prestato ascolto e, per un certo
periodo di tempo, egli ha potuto tranquillamente diffondere l’insegnamento
esoterico che aveva ricevuto dall’apostolo Filippo e che egli stesso aveva
ulteriormente arricchito.
Nerone e la gnosi simoniana
Nerone è venuto a conoscenza degli insegnamenti di Simone, come di
quelli di Paolo e Pietro, dal senatore Marcello e - come ci rivelano gli Atti
di Pietro - finchè nella comunità cristiana è rimasto egemone l’insegnamento
gnostico di Simone ha deciso di non intervenire.
Negli Atti di Pietro e Paolo è riportata una tradizione antichissima
secondo cui Nerone, venuto a contatto con Simon Mago, avrebbe accolto il suo
insegnamento gnostico. Naturalmente gli Atti, scritti più di cento anni dopo i
fatti, riportano una tradizione che per lungo tempo è stata trasmessa solo per
via orale all’interno della comunità cristiana di Roma e che quindi ha subìto
notevoli deformazioni soprattutto legate all’intento di demonizzare Simone, i
suoi seguaci e lo stesso Nerone. Questa tradizione, come tutte le tradizioni di
questo genere, però, ha comunque un fondamento storico reale.
Ecco come gli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo attribuiti dalla
tradizione al senatore Marcello ci descrivono l’incontro tra Nerone e Simon
Mago:
«E così la parola giunse al Cesare
Nerone il quale ordinò di condurre da lui Simone Mago.
[35] Entrato si pose davanti a lui
e, essendogli complice il diavolo, cominciò a cambiare forma tanto che divenne
improvvisamente un bambino, poi, dopo un poco un vecchio, e quindi un giovane.
A tal vista Nerone ritenne che fosse davvero figlio di Dio» (Atti dei beati
apostoli Pietro e Paolo, 34-35).
Da questo passo risulta evidente che Nerone riteneva che Simon Mago
fosse portatore di un insegnamento divino rivolto a pochi uomini dotati di un
cuore divino, i cosiddetti “eletti”.
Egli stesso probabilmente sentiva
di essere uno di questi uomini di cui parlava Simone portati per natura alla
conoscenza del proprio cuore divino. In questo senso, Nerone riteneva che
Simone, in quanto portatore di una nuova via alla conoscenza, “fosse davvero
figlio di Dio”.
L’aristocrazia senatoria, però, ha visto in questa simpatia di Nerone
per l’insegnamento esoterico di Simon Mago un tentativo dell’imperatore di
affermare il carattere divino della propria natura spirituale. In effetti, una
dottrina come quella di Simone, secondo cui certi uomini depositari di un
insegnamento segreto - gli gnostici - partecipavano della natura divina, poteva
apparire funzionale al rafforzamento del potere dell’imperatore.
La calunnia rivolta dalla aristocrazia senatoria a Nerone, secondo cui
egli si considerava un Dio, affondava le proprie radici nello sgomento che
aveva colpito i senatori, quando hanno preso coscienza che l’imperatore aveva
abbracciato un insegnamento segreto, la gnosi simoniana, che affermava la
natura divina dell’essere umano. Per gli aristocratici, dunque, Nerone vedeva
nella dottrina di Simone secondo cui gli uomini pneumatici partecipano della
natura divina un modo per affermare la natura divina dell’imperatore, l’”uomo
pneumatico” per eccellenza, e una giustificazione teologica del carattere
divino del proprio genio. In conclusione, i senatori temevano che Nerone
abbracciando la dottrina di Simone giungesse ad affermare che il proprio potere
era strettamente legato al carattere divino della propria natura.
In realtà si trattava solo di calunnie: Nerone, un imperatore
estremamente moderno per i suoi tempi, si dimostrava semplicemente molto
attento ai cambiamenti culturali in atto nella società romana, in cui si
stavano diffondendo numerosi culti misterici di origine orientale, diffusi
soprattutto tra i militari (si pensi al culto di Mitra) e le classi sociali
subalterne. Gli aristocratici vedevano in questi culti un pericolo per i valori
tradizionali della società romana e per la propria stessa esistenza in quanto
classe sociale dominante.
La morte di Simon Mago
Simon Mago nel periodo in cui stava a Roma risiedeva nella casa del
senatore Marcello, che in un primo momento era entrato a far parte della
comunità cristiana e con ogni probabilità teneva informato Nerone su quanto
avveniva all’interno di quella setta, mentre in un secondo momento, sotto la
spinta dell’ammirazione dell’imperatore per le idee della Gnosi Simoniana, era
entrato a far parte del gruppo gnostico che faceva capo a Simon Mago.
Ora, Marcello, in un momento di alta tensione politica tra
l’aristocrazia senatoria, di cui egli era un importante esponente, e
l’imperatore, il cui potere era sempre più vacillante, con l’intento di colpire
l’uomo che aveva permesso, a giudizio degli aristocratici, a Nerone di
affermare l’origine divina del proprio spirito e del proprio potere, ha fatto
bastonare Simon Mago e lo ha consegnato ai cristiani che facevano capo a Pietro
e Paolo, che per ordine di Pietro lo hanno buttato giù da una torre:
«E cadde dall'aria spezzandosi una
gamba in tre punti. Allora gli tirarono addosso delle pietre e ciascuno se ne
ritornò a casa sua; e tutti ormai credettero in Dio.
[3] Uno degli amici di
Simone, il cui nome era Gemello, che aveva una moglie greca e dal quale Simone
aveva ricevuto molto, sopraggiunse poco dopo da un viaggio e, vedendolo con una
gamba spezzata, gli disse: “Simone, se la forza di Dio è spezzata, lo stesso
Dio del quale tu sei la forza non sarà forse un'illusione?”.
Ed anche Gemello corse al
seguito di Pietro, dicendogli: “Anch'io ti supplico di essere tra coloro che
credono in Cristo”. Pietro rispose: “E chi sarà contrario, fratello mio? Vieni
e prendi posto tra noi”.
[4] Simone, nella sua
sciagura, trovò uomini che lo portarono, su di una lettiga, da Roma ad Ariccia,
ove soggiornò e donde fu poi condotto a Terracina presso un certo Castore, che
era stato bandito da Roma sotto accusa di magia: qui fu amputato, e qui trovò
la sua fine Simone, angelo del diavolo» (Atti di Pietro – Ms. di Vercelli).
La notizia della morte di Simon Mago ha sconvolto Nerone, che ha fatto
conservare per alcuni giorni il corpo del grande maestro gnostico in modo tale
da potergli rendere le dovute onoranze funebri:
«Nerone […] ordinò di conservare
con cura per tre giorni il corpo di Simone» (Atti dei beati apostoli Pietro e
Paolo).
La
morte di Pietro
La cosa più
importante, però, è che dagli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo traspare
il motivo della condanna a morte di Pietro.
Nerone ha riconosciuto
in Pietro il mandante dell’omicidio di Simon Mago:
«Nerone gli domandò: "Chi ti
ha permesso di compiere un tale misfatto?". Pietro rispose: "La sua
contenzione, la sua mentalità malvagia e le sue bestemmie lo hanno condotto
alla rovina". Nerone disse: "Mi siete persone sospette, perciò vi
farò perire malamente". Pietro rispose: "Ciò che avviene non è quanto
tu desideri, bensì è necessario che si adempia quanto ci ha promesso
Cristo."» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).
La conferma finale del fatto che
Pietro è stato condannato per omicidio ci viene dalle parole del prefetto
Agrippa:
«Il prefetto Agrippa rispose:
"A quanto mi pare, ritengo giusto che a Paolo sia recisa la testa come
irreligioso, mentre Pietro, che è anche reo di omicidio, sia innalzato in
croce". Nerone rispose: "Hai giudicato egregiamente"» (Atti dei
beati apostoli Pietro e Paolo).
Da un punto di vista
politico, per l’aristocrazia senatoria, che aveva consegnato Simon Mago in mano
ai cristiani, il linciaggio di Simone rappresentava un attacco all’idea stessa
che un uomo, in questo caso l’imperatore, potesse partecipare della natura
divina.
Per Nerone il linciaggio di Simone, per i motivi che lo hanno indotto, rappresentava una rivolta contro lo Stato,
che doveva essere repressa con la massima durezza. L’importanza che Nerone dava
all’insegnamento di Simon Mago e degli Gnostici sul piano religioso, ma anche
sul piano politico, è descritta in maniera esemplare nel primo libro delle
Memorie Apostoliche di Abdia nel passo in cui si parla della reazione
dell’Imperatore alla notizia della morte del Maestro Gnostico:
«Quando venne riferito ciò a
Nerone, mentre si rammaricava di essere stato ingannato e deluso, indignato
perché era stato tolto un uomo utile e necessario allo Stato, cominciò a
ricercare dei motivi per uccidere Pietro» (Memorie Apostoliche di Abdia – I,18)
Nerone si è
sentito «ingannato e
deluso» da Simon Mago…
Ci troviamo di fronte ad una frase che rivela l’atteggiamento psicologico di
Nerone nei confronti di Simone e della sua Gnosi: l’imperatore credeva
nell’insegnamento gnostico di Simon Mago, ma per la sua mentalità tipicamente
romana e scarsamente incline al misticismo chi sta nella verità non può
perdere!
La delusione di Nerone per la morte ingloriosa del maestro gnostico non lenisce
la sua rabbia nei confronti di Pietro, perché in ogni caso “era stato tolto
di mezzo un uomo utile e necessario allo Stato”.
Lo studio attento delle
tradizioni cristiane più antiche riportate negli Atti apocrifi però ci fa
trarre la conclusione che la cosiddetta persecuzione dei cristiani realizzata
da Nerone sia consistita solo nell’esecuzione di quanti hanno partecipato al
linciaggio di Simon Mago, come attestato anche dal seguente passo:
«[2] Ma nella notte vide un uomo
che lo fustigava dicendo: "Nerone, tu non puoi ora perseguitare o fare
perire i servi di Cristo! Astieniti dunque dallo stendere la mano contro di
essi". Spaventato da una tale visione, Nerone lasciò stare i fratelli
anche nel tempo in cui Pietro aveva abbandonato la vita» (dal Martirio di
Pietro).
La crocifissione a testa in giù di
Pietro, ci fa pensare che Nerone lo abbia condannato ad un supplizio degno di
uno che capovolge la verità, cioè di un eretico. In effetti, per gli esseni di
Giacomo come per gli gnostici di Simon Mago, Pietro era nulla più che un
eretico.
Dott. Massimo Cogliandro
e-mail: maxnun@libero.it
sito web: http://digilander.libero.it/maximusmagnus