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Interpretazione esoterica dei Simboli Natalizi del Maestro O. M. Aivanhov |
"Ora mentre essi si trovavano in quel luogo, venne per lei il momento del
parto e diede alla luce il suo figliuolo primogenito, Lo avvolse in fasce e
Lo pose in una mangiatoia, perché non vi era posto per loro nell'albergo"
(Luca, 2,6-7).
Quando Maria e Giuseppe cercarono rifugio nella locanda, non vi era posto
per loro; ciò significa che quando gli uomini sono occupati a mangiare,
bere e divertirsi, non hanno mai posto per il "Bambino Gesù", che può
essere, ad esempio, un grande ideale. Nessuno gli apre la porta, cioè
nessuno lo comprende.
Ma, ecco una stalla. Quella stalla, con la mangiatoia, è un simbolo: prima
di tutto è il simbolo della povertà, delle difficoltà delle condizioni
esteriori. Sì, per l'uomo nel quale dimora lo Spirito sarà sempre così: gli
uomini comuni difficilmente lo apprezzeranno e lo accetteranno. Ma grazie
alla luce che il Bambino proietta al di sopra della mangiatoia, altri lo
vedranno da lontano e verranno a rendergli omaggio ...
L'intelletto, cioè Giuseppe, anziché essere geloso e ripudiare Maria, come
farebbe un uomo rozzo che grida: "Il figlio che hai messo al mondo non è
mio, vattene!...", deve inchinarsi e dire: "E' Dio che ha sfiorato il cuore
e l'anima di Maria. Io non potevo farlo ". L'intelletto non deve dunque
ribellarsi e adirarsi, ma comprendere correttamente dicendo: "Qui vi è
qualcosa che mi supera", e proteggere Maria.
Ripudiare Maria sarebbe come ripudiare la metà del suo essere e diventare
come coloro che, puramente intellettuali e razionalisti, hanno eliminato
tutto il lato affettivo, ricettivo, tutte le qualità come la dolcezza,
l'umiltà e la bontà (...)
E che cos'è la stella? E' un fenomeno che avviene inevitabilmente nella
vita di un vero mistico, di un vero Iniziato. Sopra il suo capo appare una
stella, un pentagramma luminoso. Ciò che è in alto è come ciò che è in
basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto. Questo pentagramma
deve esistere in duplice forma.
Dapprima l'uomo stesso è un pentagramma vivente, mentre in alto, sui piani
sottili, quando ha sviluppato in pienezza le cinque virtù: amore, saggezza
e verità, giustizia, bontà, un altro pentagramma lo rappresenta sotto forma
di luce. Quella luce, quella stella che brillava sopra la stalla, significa
che da ogni individuo evoluto spiritualmente, che possiede in sé il Cristo
vivente, esce sempre una luce, una luce che rasserena, una luce che nutre,
conforta, guarisce, purifica e vivifica (...)
I tre Re Magi portarono oro, incenso e mirra, e ognuno di questi doni era
simbolico. L'oro significava che Gesù era re: il colore giallo è il colore
della saggezza, il cui splendore brilla sopra il capo degli Iniziati come
una corona di luce. L'incenso significava che era un sacerdote: l'incenso
rappresenta il campo religioso, ma anche del cuore e dell'amore. E la mirra
è il simbolo dell'immortalità: ci si serviva della mirra per imbalsamare i
corpi e per preservarli dalla decomposizione. I Re Magi hanno dunque
portato dei doni che hanno un legame con i tre mondi del pensiero, del
sentimento e del corpo fisico (...)
Occupiamoci ora della stalla. In quella stalla non vi erano né pastori, né
greggi, ma soltanto un bue e un asinello. Perché? Da secoli si ripete
questa storia senza capirla, perché il simbolismo universale è andato perso
per l'umanità. La stalla rappresenta il corpo fisico.
E il bue? Sapete che anticamente il bue, il toro, è sempre stato
considerato come il principio generativo. In Egitto, ad esempio, il bue
Apis era il simbolo della fertilità e della fecondità. Il bue è sotto
l'influsso di Venere e rappresenta la forza sessuale.
L'asino è sotto l'influsso di Saturno e rappresenta la personalità, vale a
dire la natura inferiore dell'uomo, quella che chiamiamo il vecchio Adamo,
testardo, ostinato, ma buon servitore. Infatti quei due animali erano là
per servire Gesù. Ma servirlo come?
Ora vi rivelerò un grande mistero. Quando l'uomo comincia a compiere su di
sé un lavoro per la sua evoluzione, entra in conflitto con la sua
personalità e con la sua sensualità. L'Iniziato è appunto colui che è
riuscito a dominare queste due energie e a metterle al suo servizio. Egli
non le reprime. Infatti non è stato detto che quei due animali siano stati
cacciati o soppressi; erano là, presenti, ma che cosa facevano? Soffiando
sul Bambino Gesù lo scaldavano con il loro fiato...
Quindi, quando un individuo è riuscito a trasformare in lui l'asino e il
bue e a metterli al suo servizio, essi vengono a riscaldare e ad alimentare
il neonato con il loro soffio. Queste energie non sono più presenti per
tormentarlo e per farlo soffrire, ma diventano energie vivificanti.
Il soffio già è vita. Vedete, il soffio dell'asino e del bue è una
reminiscenza del soffio mediante il quale Dio ha dato l'anima al primo
uomo. L'asino e il bue sono stati utili al Bambino Gesù; ciò significa che
tutti coloro che hanno il Cristo in sé, saranno appoggiati dalla loro
personalità e dalla loro sensualità, perchè si tratta di energie
straordinariamente utili se messe all'opera sotto il giusto controllo.
Poi apparve un angelo ai pastori proprietari di quella stalla. Essi
tenevano il loro gregge nei campi, e quando venne l'angelo ad annunciare la
notizia della nascita di Gesù, rimasero stupiti; presero degli agnelli e li
offrirono al Bambino. Ciò significa che tutti coloro che hanno qualcosa da
dare (ciò che possiedono è qui simbolicamente rappresentato dalle pecore,
dagli agnelli e dai cani), vengono avvertiti. Vengono avvertiti perchè
hanno partecipato alla formazione di quella stalla (il corpo fisico), e
arrivano tutti dicendo: "Non avremmo mai pensato che un tale onore toccasse
alla nostra stalla!".
) Tratto da: "Natale e Pasqua nella tradizione iniziatica", di Omraam
Mikhael Aivanhov, p. 22. Edizioni Prosveta.
Consultare il sito dedicato al Maestro Aivanhov: