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SATURNIA
TELLUS |
SATURNIA
TELLUS(1)
PRIMA PARTE
IL
SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA
«Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due
corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa
esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la
terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era
guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla
terra davanti agli uomini.»
(Apocalisse di Giovanni 13, 11-13)
INTRODUZIONE
Giuliano Kremmerz, maestro di
ermetismo, raccomanda di tener sempre da conto dei “ragionamenti analogici”,
giusto il secondo detto dei dodici della tavola smeraldina, risalente al grande
Ermete Trismegisto, che accomuna, unendoli indissolubilmente, le cose del
“Cielo” e della “Terra”.
Oggi, col progresso della scienza, che
spiega molti fenomeni della realtà fisica e biofisica della terra, nonché
l’intimo bio-psichico dell’uomo in particolare, abbiamo un modo avanzato di
esaminare, e così prendere coscienza, di cose del “Cielo”, proprio in virtù dei
raccomandati ragionamenti analogici”.
Ecco, io mi sono cimentato, per quel
poco di senno che la sorte mi ha permesso di possedere e non far corrompere, a
concepire idee sulle cose “celesti”, forse molto ardite e per questo non è
escluso che siano addirittura balzane, ma chi lo potrà mai dire con assoluta
certezza?
Io sono di avviso che se sono
germinate in me, come tante altre, proprio per il detto smeraldino attribuito
al maestro dei maestri, Ermete Trismegisto, vi ha dovuto partecipare anche
qualcosa di indefinibile da parte del “Cielo”. Dunque a che potranno servire le
mie idee in questione, buone e/o cattive che siano, se non sono esposte al
vaglio di coloro che continuamente si nutrono dei «frutti dell’albero», molti
dei quali credono che questi siano della «vita eterna» e non quelli della
«scienza del bene e del male»?
Proprio a causa di una possibile
aberrazione dei sensi, cui l’uomo è soggetto ad incorrere inevitabilmente, la
mia intromissione con lo scritto che sto per presentare, cui ho dato il titolo
«Saturnia Tellus», potrebbe essere inteso come un certo «controllo non
invasivo» per un immaginario «giudizio universale» cui deriverebbe il famoso
«sigillo» apocalittico sulla fronte dei «servi di Dio» (Ap 7,3). Naturalmente
la prova che vi potrebbe derivare, paradossalmente, risulta «invasiva» proprio
là dove si riscontra convalidata la legge analogica in questione, tale da dar
vita all’evangelico rientro del «figliuol prodigo» nella casa paterna.
L’autore
UNA SCOMMESSA
MEDIATICA SUL FUTURO
«LA TRADIZIONE
OCCIDENTALE SARÀ DISTRUTTA. E IL MONDO SARÀ GOVERNATO DA UNA TECNICA SENZA
ETICA», così titola il suo articolo, riportato da Newton RCS Periodici
con il servizio «Scommetti sul futuro» su Internet (2), il filosofo
bresciano Emanuele Severino, docente di ontologia fondamentale all’università
vita-salute del San Raffaele. E prosegue spiegando questa sua catastrofica
tesi, cui faranno seguito le mie considerazioni.
«La tendenza
in atto - egli sostiene - fa
intravedere sempre più radicalmente la distruzione della tradizione occidentale
e siccome l'Occidente è alla testa del Pianeta, assisteremo alla
disintegrazione dei valori che hanno dominato la Terra. Questa distruzione è
operata dal pensiero filosofico degli ultimi due secoli, che mostra ciò che
comunemente viene chiamata la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità
assoluta, di ogni fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e
cioè nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo,
allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della
filosofia del nostro tempo l'autorizzazione a procedere al dominio totale delle
cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che tendono ad avere sempre
più come scopo l'incremento della capacità di produrre scopi.
Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come autoreferente,
ma con questa essenziale precisazione: non sarà la scienza degli scienziati che
intende in modo ingenuo la tecnica come strumento. Fino a quando c'è
un'ideologia, che in laboratorio dice al tecnico fermati, perché oltre un certo
limite tu non puoi andare, altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano
o islamico, oppure umanistico, questa tecnica è debole. L’etica non è più ciò
che era un tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin
qui e non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell’etica, per aumentare la sua
stessa potenza.».
E queste sono
le mie considerazioni:
La concezione
della «morte di Dio», data quasi per scontata dal Prof. Severino, senza
farmi riflettere tanto sui possibili retroscena occulti che possono aver
suggerito una simile sentenza, mi hanno indotto ipso facto a contestarla con il
seguente commento con cui pongo in evidenza una chiara contraddizione alla sua
base.
«Contraddizioni.
Non mi cimento ad arginare un torrente immaginario così impetuoso e disastroso
ai danni della tradizione occidentale, come quello descritto dal prof.
Severino, nel ritenerlo un fatto quasi scontato. Egli nemmeno si rende conto
che implicitamente ha fatto morire egli stesso Dio con l’esprimere dei dubbi
ideologici sul suo potere. Se il prof. Severino ritiene basilare l’esistenza di
Dio, l’unica sicurezza per un vivere etico, non ha senso la negazione col
ritenere quasi scontato che egli muoia. Altrimenti che Dio è? Non si tratta di
avere fede o no, ma di una convinzione che proviene dalla ragione: è un fatto
matematico. Sono perplesso per tutto ciò che ha detto il prof. Severino su Dio
quando penso a quel che aveva affermato in un articolo di fondo, sul Corriere
della Sera di lunedì 4 aprile 2005, sul conto del defunto Papa Giovanni Paolo
II. Il titolo dell’articolo era «La forza che manca al mondo laico». Si
trattava di una forza straordinaria che il filosofo bresciano riconosceva nel
Papa e quindi anche nella sua Chiesa - secondo la mia visione - ma che non
ravvisava nel mondo laico. «Nessuno ha saputo fare per il tempo che viene
quello che il Papa ha fatto per il tempo che se ne va», egli affermò. Dunque in
virtù di che cosa Iddio viene glorificato e si carica di potenza al cospetto di
coloro che lo rinnegano, se non con la forza e il coraggio dimostrato da questo
Papa, e chissà quanti come lui? E se il prof. Severino intravede che «Il mondo
laico, si limita a galleggiare: non vede più la potenza che all’inizio del
nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio» e «Forse
intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma evita di guardarla
in faccia e di assumersi la responsabilità del presente» (parole dell’autore,
il prof. Severino), ebbene sarà anche la stessa cosa per la «scienza e la
tecnica», nelle mani del mondo laico in balia delle onde. Resterà ciò
che deve salvarsi, quel mondo che ha saputo tenere salda la fede di Dio, quello
del Papa «venuto da lontano» tanto coraggioso e intrepido. Gaetano Barbella.»
In seguito,
non sentendomi pago della suddetta spiegazione, sono stato portato a fare un
successivo commento, col quale dimostro che la concezione della «morte di
Dio» non poteva che disporsi esclusivamente nella mente del sfiduciato
filosofo Severino e chi come lui. Egli sottovalutava la portata della Scienza
che mai avrebbe causato la «morte di Dio» poiché ciò comportava la
propria morte che non può essere. Ed ecco quel che ho argomentato.
<Un Dio
concepitore e creatore dell’uomo che vien fatto addirittura morire! Un
Architetto e un Padre che pur si è avvalso della stessa scienza per erigere
l’universo alitando la vita nell’uomo e in tutte le altre creature. Ora
paradossalmente la stessa scienza, in anteprima a lui «fedele e verace», sembra
che si ribelli per fare che cosa? Portare alla rovina se stessa, ma è mai
possibile?
O forse è
l’umanista in Severino che è rimasto impaurito come quel Giovanni
dell’Apocalisse al cospetto della «grande prostituta»? Ma viene anche spiegato
dall’angelo, all’intimorito Giovanni onde assicurarlo, cosa occorre possedere
per capire la “necessità” di ciò che ha veduto di abominevole. «Qui ci vuole
una mente che abbia saggezza» disse l’angelo.
Però come si
fa ad attuarsi una cosa del genere impossibile agli uomini, giacché l’attività
mentale, perennemente mobile, quando è «piatta», per stare alla pari con la
saggezza, che predispone alle certezze della vita, quindi alla fissità, è il
segno della morte cerebrale. E non cambiano in meglio le cose invertendole
perché subentra lo stato di pazzia e di demenza, non sussistendo alcuna logica
di vita, quindi è ancora la morte a fare da padrone.
Ecco un
paradosso che assomiglia molto all’altro evangelico, a proposito del giovane
ricco che chiedeva al Signore come perfezionarsi per «avere la vita eterna». Si
conosce la conclusione di Gesù sulla impossibilità degli uomini «ricchi» di
risolvere la propria perfezione per giungere a Dio: «è più facile a un cammello
entrare per la cruna di un ago che a un ricco nel regno dei cieli».
Un amico
matematico, rinomato docente universitario di questa materia, col quale mi sono
intrattenuto molto spesso a ragionare su simili cose astruse, convinto che io
nutrissi dei dubbi su simili argomentazioni dei cammelli e crune d’ago (in
realtà non li avevo) mi disse cosi:
«Perché ti
fai prendere dai dubbi? Immagina d’essere il cammelliere dei due cammelli (il
dialogo riguardava due cammelli) e il costruttore della cruna d’ago. La
topologia è scienza esatta! Potremmo far passare, volendo, qualsiasi coppia di
cammelli attraverso qualsiasi cruna d’ago, agendo in topo-logia, invece che in
geo-metria. Cosi l’amicizia cresce, afflato comune, sforzo che unisce. O no?».
Ecco senza
volerlo, proprio per bocca di un matematico non da poco, quindi di una Scienza
cui affidarsi, ci vengono delle rassicurazioni, non tanto sulla buona volontà
degli uomini, bensì sulla stessa Scienza che ha in sé quanto basta per non
lasciarsi mettere il cappio al collo dai suoi presunti padroni umani.
Ho colto il
professor Severino in una contraddizione nel commento fatto in precedenza. Egli
prima riconosce in Dio, nei panni di un suo sacerdote esemplare, Papa Giovanni
Paolo II, una speciale «forza» misconosciuta, che però manca ai laici che vede
alla deriva; ma poi “uccide” Dio ed è come se desse «forza» all’«Anticristo»
che è poi la «bestia» apocalittica, quella dei «numeri» e della «sapienza»,
quindi della scienza e della tecnica visti in auge.
Ma non viene
detto sempre nell’Apocalisse che l’«Agnello» trionferà mostrando un’«ira»
imprevista? Come può essere, allora, che un mite essere, emblematizzato nelle
sembianze di un agnello, dotato solo di una «forza», che forza non è in verità,
sia ad un tratto portato ad irarsi e spaventare gli umani anarcoidi? Non sarà
probabilmente grazie a quel «po’» di «Anticristo» «lasciato libero», appunto
«per un po’ di tempo» al «compimento dei mille anni»?
Se fosse
giusta la mia interpretazione, ogni cosa argomentata sugli inconcepibili due
per vederci chiaro sulle cose ingarbugliate di questo mondo, la «mente» e la
«saggezza» della contraddizione, non ha tutta l’aria di presentare una intesa
inverosimile fra Dio e Mammona, nota solo a Loro e non al figlio Gesù (Figlio
di Dio e dell’uomo)?
Mi sovviene
un parallelo che tanto vi aderisce, quello di qualcosa di speciale, che nella
scienza dell’intimo della materia nucleare si studia con molto interesse. Si
tratta di una particolare forza chiamata appunto «forza elettrodebole» e gli
scienziati dicono che questa cosa è alla base degli equilibri termonucleari.
Essa è presente nelle stelle ed è così preziosa che se venisse meno nel nostro
Sole si determinerebbe una catastrofica esplosione termonucleare.
Ecco è ora
finalmente si rilevare che i «due» in questione, onnipresenti un «po’» ovunque,
confermano che Dio è in tutte le cose, oltre che nel cuore degli uomini. Senza
contare la cosa che più ci preme sapere con convinzione solenne, che LA SCIENZA
È CON DIO e non contro. Gaetano Barbella – Brescia>.
Ho detto in
precedenza: <Egli sottovalutava la portata della Scienza che mai avrebbe
causato la «morte di Dio» poiché ciò comportava la propria morte che non può
essere>. Perciò mi si chiederà dove e come intravedere la Scienza per
concepire l’idea della sua immortalità?
È una domanda
che se posta dall’uomo sul piano esistenziale del vivere materiale assai
dominante, e che mal si dispone a riconoscere una ragionevole supremazia del
piano spirituale-animico, trova l’imbarazzo, per esempio, di un Emanuele
Severino valente filosofo, come lo dimostra il suo articolo di Newton. Questo
è comprensibile ed umano soprattutto, semmai non è concepibile che si verifichi
il contrario, ossia che una parte dell’umanità, presa dal vivere esclusivamente
secondo canoni spirituali-animici (i religiosi in genere, esoterici,
occultisti, spiritualisti e via dicendo), sottovalutino o ignorino del tutto
il piano materiale dell’esistenza, pur dovendo avere consapevolezza che il padre-madre
dell’uomo-mente-anima risiede nella «Saturnia Tellus»
(3), il cui unico appiglio non è altro che il miserevole mortale corpo
biologico. Sto parlando della «Terra» di Saturno
che secondo il mito è il «padre di tutte le divinità, e le falcia con
inesorabile coraggio quando, vecchie, non sono più buone a nulla, neanche a
farci ridere. Saturno è il tempo, qualche cosa o qualche animale che nacque
camminando, che continua a camminare, che non si arresterà mai. Per lui la
morte non esiste.» (4).
Molto più
eloquente e condiviso da tutti è il sommo poeta Dante che monumentalizza Saturno
quale “segno” e “porta”
che tutti sono obbligati a varcare, quella del suo Inferno, Canto III:
«PER ME SI VA
NELLA CITTÀ DOLENTE, / PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE, / PER ME SI VA TRA LA
PERDUTA GENTE. / GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE; / FECEMI LA DIVINA
PODESTATE, / LA SOMMA SAPIENZA E ‘L PRIMO AMORE.»
Ma come può
definirsi il tempo saturniano?
«Il Tempo
- dice Giuliano Kremmerz, studioso dell’Ermetismo - è una divinità saturniana; vi si agita
dentro lo stesso Saturno. A mezzanotte, la falce dell’inesorabile e
famelico Dio si solleva e cade sulle cose compiute che non hanno più ritorno:
L’onnipotenza di qualunque Nume non può distruggere né cancellare le cose che
sono passate realmente nella vita. L’uomo può dimenticarle, ma nessun Dio
distruttore può fare che non siano state. Saturno solo può
troncarle, falciarle, farle spegnere, ma non può decretare che non siano
esistite. È lui stesso che vi si oppone - ...» (5)
E l’uomo in
relazione a Saturno, sempre secondo Kremmerz?
«L’uomo è
composto di carne, ossa, sangue, organi complessi e funzionanti con liquidi e
essudati particolari (corpo saturniano) cioè corpo materiale visibile, che si
rinnova consumando sé stessi e riproducendosi, come Saturno. ...è proprio il
Dio della inquietante necessità della vita e della trasformazione. Man mano
che nel corpo saturniano umano si addensano esalazioni e nubi della materia elementare
costituente saturno, la vaporosa nuvolaglia si condensa in materia cerebrale e
in tutta la rete nervosa, ed è sensibile a tutte le impressioni e alle reazioni
dei contatti. È mutevole come la luna, cangiante di aspetto, nascondente
ora un lato, ora tutta sé stessa come la luna; riapparendo ora in chiarezza ora
in ombra poco scrutabile, come la luna, forma il corpo della coscienza e della
mutabilità o “corpo lunare”. La Maria che posa il suo piede sul
crescente lunare è il simbolo cristiano cattolico, e dei più significativi! La
purità, la semplicità la piena concezione dell’aspirazione a un commosso stato
di passione della terra, formano la mobilità della luna, che è “l’astro
della notte”.» (6)
I NEURONI DI
GAIA SATURNIA
Si è capito
che in merito a Saturno e al suo Tempo ho cercato
di parlare da “esoterico”, poiché è in questo ambito che cercherò di
trovarne le probabili contraddizioni potendo essere sottovalutato, se non
mistificato, il piano fisico dell’esistenza umana, come già posto in evidenza.
Ma la provvidenza cosmica è tale da far tesoro di questa rilevata
contraddizione per mescolare il «sacro e profano» proprio in virtù della
natura di Saturno in relazione ,«alle cose passate
realmente nella vita». Ripeto ciò che ho detto poco fa in proposito: «L’uomo può dimenticarle, ma nessun Dio
distruttore può fare che non siano state. Saturno solo può
troncarle, falciarle, farle spegnere, ma non può decretare che non siano
esistite. È lui stesso che vi si oppone - ...». Ciò premesso, dalle
ultime battute sulla «materia cerebrale», ecco che si chiarisce
un fatto che lascia intravedere la forza saturnia, quello della
formazione della materia cerebrale, appunto, e del sistema
nervoso dell’uomo, e questo porta a trovare una certa relazione con
gli ultimi avamposti della scienza in materia di ecologia. Si tratta della
premessa di una concezione che ho diffuso in più parti del web perché se ne
prendesse coscienza.
Negli anni
settanta lo scienziato della Nasa James Lovelock formula la teoria della Terra
come essere vivente e la chiama Gaia. Ma più peculiarmente gli studiosi cercano
la Gaia strettamente legata all’uomo, nelle aree del cervello, per scovarvi le
basi biologiche della consapevolezza, della morale e dell’identità personale.
L’idea che la biosfera del nostro pianeta potesse essere vivente, in cui i
singoli sistemi biologici collaborano per il bene comune, piacque molto ai
movimenti ecologisti degli anni Settanta e Ottanta. Poi prevalse la teoria
contraria all’esistenza di Gaia vivente che, invece, si sosteneva fosse animata
da una concezione evoluzionista non «altruista». Tutto ciò sulla base
che «gli individui (i singoli organismi) non pensano al bene della
specie: il loro scopo è diffondere i loro geni con la riproduzione». Ora,
però, il concetto di Gaia è stato rispolverato, aderendovi persino chi
l’aveva osteggiato, lo zoologo William Hamilton, sostenitore della teoria,
cosiddetta, dei «geni egoisti». Sorvolando sulle concezioni che hanno
portato, poi, gli scienziati alla rivalutazione di Gaia, più recentemente, si è
fatta strada l’ipotesi che questa nostra Terra funzioni a sistemi gerarchici
paralleli. Secondo Nile Eldredge, paleontologo dell’American Museum, «Su un
piano ci sono i geni, le popolazioni e le specie, che formano gli ordini, poi
le famiglie e le classi di animali vegetali, Sull’altro piano troviamo gli
«avatara», neologismo per indicare gli organismi di una specie
considerandoli non in base alla loro forma ed ai loro geni, ma per il ruolo che
hanno come “produttori” e “consumatori” di un ecosistema locale inserito in uno
regionale, che a sua volta fa parte di quell’ecosistema globale che a molti
piace chiamare Gaia». I sistemi garantiscono la stabilità di Gaia ed
il suo funzionamento. Insomma, sulla Terra i grandi giochi verrebbero svolti da
sistemi superiori, anziché da singole specie e geni. A questo punto ci si
domanda, che ruolo svolgono gli uomini? Essendo la specie dominante, possono
essere considerati i neuroni di Gaia? Risponde l’etologo Danilo Mainardi, che
molti conoscono attraverso le sue apparizioni alla televisione: «Mi pare
che la distruzione della biodiversità che stiamo operando lo escluda. Prima di
ambire alla parte dei neuroni, dovremo come minimo renderci conto, con
modestia, che i grandi sistemi governano il globo e che noi li conosciamo
ancora poco» (7).
A questo
punto ci sembra di trovare, attraverso i «neuroni di Gaia»,
la possibile relazione con il condensato saturnio intravisto dal
maestro Giuliano Kremmerz (vedi note) quando descrive il corpo umano in stretta
relazione del corpo saturnio. Ma resta ancora da chiarire la
funzione globale dell’analoga Gaia fatta fatta di rocce, terra acqua ed
atmosfera, che sembra assomigliare tanto ad una grande macchina in azione. Ma
prima di presentare una mia visione personale su questo tema occorre chiarire
alcune cose che ci permettono di legare tutte le concezioni appartenenti a «insiemi»
diversi ricorrendo alle analogie. In questo modo potremo legare la precedente
concezione degli ecologisti, dei «neuroni di Gaia», a Saturno
e questi a certi meccanismi della terra funzionante come un meraviglioso
orologio, quasi a intravederne gli intimi elementi del Tempo Saturnio.
Giuliano
Kremmerz così si esprime sull’analogia in questione:
«Il libro
divino, il libro eterno dove Saturno segna i destini delle razze, degli
uomini, delle cose, è un libro aperto agli occhi di tutti coloro che sanno di
questo purissimo amare. Se tu hai un’anima semplice come la natura, tu avrai la
forza di compenetrazione e compenetrerai quelle analogie che per la loro
semplicità sfuggono agli occhi dei dottori: leggerai nel linguaggio semplice,
maestosamente e regalmente semplice della natura, che è indecifrabile per i
sofistigatori dell’idealità semplice della natura. ...tutto è analogico...;
e solo col serbare presente a sé la legge di questa UNITÀ, si rende la
propria azione efficace e perpetua su di sé e sugli altri. L’UNITÀ della
sintesi universale fa che non un segno, non un atto, non un pensiero, di
qualunque ordine e specie, che si faccia come espressione della propria
volontà, resti sempre la sua proiezione nella maestà infinita dell’utero
invisibile della natura. In questa occulta legge fondasi ogni magia di rapporto
e di simpatia.» (8)
UN'IPOTESI
SUL SURRISCALDAMENTO DELLA TERRA
Credo che a
questo punto non vi meravigliate più del fatto che passo continuamente dal
«sacro al profano», nel senso che parlo da esoterico e poi essoterico,
entrambi però “laici”, a mo’ di continua altalena. Ora è l’essoterico
laico in me che si cimenta con una proposta allo sbaraglio su un tema
scientifico epocale che veramente “scotta”, il surriscaldamento
della terra.
Quel che ora
dirò è il seguito della premessa, sulla concezione in materia ecologica,
precedentemente esposta e che ho diffuso sul web.
«Vi propongo
di esaminare una certa mia idea che sembra portare a delle interessanti
conclusioni, tali da costituire un'ipotesi che spiegherebbe il surriscaldamento
della terra accentuatosi progressivamente in quest'ultimo secolo. Per
cominciare mi aggancio ad un articolo recente di Franco Foresta Martin, vedi
Corriere della Sera.it del 23 gennaio 2006.
“Mai tanto
caldo dalla nascita di Cristo” è il titolo relativo e nella sintesi rileva che
in 2000 anni si sono verificati diversi alti e bassi della temperatura per
cause vulcaniche e solari. Ma il record attuale è causato dall'uomo.
Da nessuna
parte ho letto quel che mi è sorto nella mente in proposito, che all'apparenza
può sembrare un'idea balzana, tuttavia potrebbe anche risultare importante al
punto di permettere l'avvio e concezioni interessanti estensibili persino al
tema che ci preme eviscerare, la possibile causa alla base del surriscaldamento
della terra.
Parto dal
fatto che la sfera terrestre sia stata ipotizzata come un'ideale «geodinamo» in
virtù del suo campo magnetico prevalentemente dipolare e del suo generarsi di
correnti elettriche facenti capo al nucleo interno emettitore di radioattività
residua. Questa è un'ipotesi accreditata insieme ad altre, ma se così fosse, se
non altro per la ragione certa del geomagnetismo, devono evidenziarsi in modo
chiaro le connotazioni all'insegna di una moderna macchina elettromagnetica.
Perciò la Terra geo-magneto-elettrica, così inquadrata, deve assolutamente
obbedire alle stessi leggi su cui si basa la macchina elettromagnetica di
paragone suddetta, visto anche che la Terra, nel contesto del sistema solare,
ha sempre funzionato come un meraviglioso orologio. Allora ecco la mia ipotesi.
Nel campo
delle macchine elettromagnetiche (per esempio un motore a corrente elettrica)
la struttura del nucleo, intorno al quale è applicato l'avvolgimento di spire
di filo di rame attraverso cui passa la corrente elettrica, va incontro a
dannosi effetti dovuti ai fenomeni «d'isteresi» e delle «correnti parassite» o
«di Foucault», che si traducono in dissipazione di calore.
Nel campo delle macchine
elettromagnetiche (per esempio un motore a corrente elettrica) la struttura del
nucleo, intorno al quale è applicato l'avvolgimento di spire di filo di rame
attraverso cui passa la corrente elettrica, va incontro a dannosi effetti
dovuti ai fenomeni «d'isteresi» e delle «correnti parassite» o «di Foucault»,
che si traducono in dissipazione di calore. L'inconveniente dell'«isteresi» è
affrontato con l'adozione di materiali al silicio e meglio ancora di materiali
a cristalli orientati. Mentre l'inconveniente delle «correnti di Foucault» si
risolve con la realizzazione del nucleo riunendo lamierini sottili dei suddetti
materiali. La disposizione relativa è secondo le linee di forza del campo
magnetico e, poi, per evitare le continuità metallica i lamierini sono trattati
con vernici appropriate.
Ritornando
alla sfera terrestre, la si può immaginare allora come un certo rotore di un
motore elettrico, immerso in un plasma elettromagnetico circostante generato dal
sistema satellitare solare, che funge da statore. Ma questo meccanismo può
anche essere considerato inverso, visto che è il tutto è costretto a ruotare
intorno al sole. Di qui sorge la necessità di «lamellare» la crosta terrestre
secondo linee di forza del campo magnetico locale, attraverso la
stratificazione, la tettonica a placche e la successiva scomposizione locale
delle rocce tra faglia e faglia. Si potrebbe arguire che le dorsali e faglie si
siano determinate come innesco, dagli effetti delle citate «correnti di
Foucault», secondo certe linee preferenziali riferite alle analoghe di
declinazione magnetiche (isogone) preistoriche ora scomparse, e a quelle
attuali di cui si dispongono le relative carte.
L'operazione
di sconnessione vera e propria è da attribuirsi ai moti convettivi interni del
calore originati dalla radioattività del nucleo centrale. Nulla da eccepire
sulla coincidenza della costituzione del materiale al silicio della crosta
terrestre per fronteggiare il fenomeno elettrofisico «isteresi»,
precedentemente accennato.
Di altro c'è
da ipotizzare che i deserti sabbiosi costituiscano un ulteriore evolversi
incredibile, per fronteggiare la necessità di dissipare il calore delle
eccessive «correnti di Foucault» locali, tali da innescare moti eolici e
sfaldare così la roccia originale fino alla minima granulazione. Di qui un
ipotizzabile ulteriore perfezionismo, perché si tratta di piccoli cristalli di
quarzo per un meraviglioso guadagno dissipativo. Se così non fosse in generale,
i terremoti ed altre calamità naturali sarebbero all'ordine di tempi molto
ristretti, cosa che avveniva con frequenza nei tempi preistorici a causa di
un'infelice rigidità e compattezza della crosta terrestre.
Intanto c'è
oggi addirittura l'incubo dei deserti che avanzano inesorabilmente, e perciò è
sotto il mirino degli scienziati il comportamento dell'ecosistema, come se
fosse qui il nocciolo della questione. Nulla da obiettare su questa causa che è
più che fondata: e se ce fosse anche un'altra, di ordine chiaramente elettrofisica
e perciò "imparentata" con la crosta terrestre? Per esempio, se
avesse sostegno la mia ipotesi "elettrofisica", da cui dipenderebbe
il supposto ideale magnete terra, per dar corpo al fenomeno delle correnti
parassite di
Focault, alla
base della formazione dei deserti (perché si perfezioni la capacità del nucleo
terrestre attraverso la granulazione delle rocce silicee), potrebbe dire che si
sta verificando un forte incremento di corrente in circolo intorno alla terra. Dunque
non resta che attribuirlo, prima d'altro alla grandissima diffusione sulla
terra di elettrodotti di corrente elettrica, e poi alla considerevole massa di
spire via etere delle comunicazioni radio e satellitari che aumentano di giorno
in giorno, quasi a costituire come un mortale cappio che sta soffocando la
terra, non tanto dissimile, per gli effetti, al reclamato <effetto
serra>. A questo punto non c'è da aggiungere altro per capire che potrebbe
essere in questa sede la causa dell'intensificarsi delle corrispondenti correnti
parassite di Foucault che comporta il surriscaldamento della terra. ...» (9)
NOTE
1 - La Saturnia
Tellus, identificati dagli antichi greci col nome di Gea,
è anche la Regione italiana del Lazio, come risulta chiaramente da Ovidio: «dicta quoque est Latium terra, latente deo»
Ovidio, Fasti, I – 245.
Secondo il
mito esiodeo narrato nella Teogonia, Gea o Gaia
nacque per seconda, dopo Caos, subito prima di Eros (l'Amore).
Senza l'aiuto di alcuna figura maschile generò il Cielo (Urano), le
Montagne e anche il Ponto, personificazione dell'elemento marino.
Messo alla luce il Cielo, si unì a questo e dalla loro unione nacquero
molte divinità: da prima i sei Titani, poi le sei Titanidi e
infine i Ciclopi, divinità legate al fulmine, ai lampi e al tuono. Dagli
amori di Urano nacquero anche degli esseri giganteschi e violenti: gli Ecatonchiri.
A tutti questi figli non fu permesso di vedere la luce e furono costretti a
restare sepolti nelle profondità della loro madre, la Terra, poiché il
padre li disprezzava. Gea, allora, decise di liberarli e chiese loro di
vendicarla contro Urano. Solo Crono, il più giovane tra i Titani
e le Titanidi, accettò la proposta dal momento che odiava il padre.
Durante la notte, mentre Urano si avvicinava a Gaia, Crono
con un colpo di falcetto, che gli era stato dato dalla madre, tagliò i
testicoli del padre. Con il sangue della ferita caduto sulla Terra che
venne fecondata, si ebbero nuove nascite: le Erinni, i Giganti e
le Ninfe. Dopo la mutilazione di Urano, Gaia si unì
all'altro figlio che aveva avuto alle origini, Ponto, e generò con lui
cinque divinità marine. Crono, regnando sul mondo, si mostrò crudele
quanto il padre e imprigionò anche lui i fratelli, figli di Gaia, nel Tartaro
così che la Terra preparò una seconda rivolta. Quando Rea, figlia
di Gaia e di Urano, fu incinta di Zeus, poiché aveva visto
tutti i suoi figli divorati da Crono, andò dai genitori per chieder loro
come poter salvare il figlio che stava per avere. Gaia e Urano le
insegnarono a ingannare Crono, così Zeus poté crescere e sfuggire
al padre. Gaia, infatti, al posto del bambino dette a Crono una
pietra avvolta in panni. Più tardi, quando Zeus e Crono entrarono
in lotta, Gaia disse che l'unico modo per avere il potere era quello di
liberare i Titani, che consegnarono il fulmine, il tuono e il lampo a Zeus;
con questi il dio cacciò Crono. Gaia, dal momento che era delusa
della disfatta dei Ecatonchiri, suoi figli, si unì a Tartaro, dio
dell'Inferno, e da lui ebbe due figli: Tifone, mostro di forza
prodigiosa, che dichiarò guerra agli dei e Echidna, anche questo un
mostro. Altre teogonie la riconoscono come madre di Trittolemo avuto
dall'Oceano, uno dei suoi figli. E così pure si dice che avesse generato
Anteo dall'unione con Poseidone. I mitografi attribuiscono a Gaia
la maternità di tutti i mostri come Cariddi, le Arpie e Pitone.
Con il passare del tempo la Terra, simbolo della fecondità, divenne la Madre
Universale e la Madre degli dei. Man mano che il pensiero ellenico
personificava i suoi dei, la Terra acquistò aspetto umano divenendo Demetra
o Cibele, i cui miti, più umani, stimolavano l'immaginazione mentre le
considerazioni sulla Terra come elemento venivano affrontate dalla
filosofia. Questo mito è molto significativo poiché Gaia, con le sue
tragiche avventure, le sue rivoluzioni e le sue unioni illecite e innaturali
con i figli, dimostra come già al tempo di Esiodo fosse concepita come
una creatura afflitta da mille dolori, sempre in lotta con i suoi figli, esseri
mostruosi, fonti di calamità naturali.
http://www.anisn.it/scuola/percorsi/brana/ara%20pacis.htm
2 -
http://newton.corriere.it/tools/newton-futuro07/newton-futuro07.shtml
3 - Dal
punto di vista dei religiosi non si può contestare che Dio creatore,
secondo la Bibbia ha avuto a che fare con la terra in qualche modo, giacché se
ne è servita per plasmare le sembianze di Adamo, creandolo per altro a sua
immagine e somiglianza. Non solo, ma ha voluto puntualizzare il Suo rapporto
ben preciso con l’uomo, la Sua creatura, attraverso la terra, quasi che
intendesse la Terra stessa come pianeta. E le «Tavole della Legge»,
non possono identificarsi ai primi «piani di memoria»
intellettivi di natura divina, rifacendomi alla mia teoria su una Terra di un
meraviglioso apparato “para-intelligente”, come una sorta di posa della
prima pietra del costruendo Adamo primordiale? Ma per convincercene in modo
creativo efficace è opportuno dare una scorsa veloce alle prime tappe in merito
al procedere divino nell’atto creativo adamitico, così come risulta dalla
Bibbia canonica del cattolicesimo:
Gn
1,25 - La Terra e il Cielo creazione di Dio.
Gn
1,26 - Iddio fece l’uomo a sua somiglianza.
Es 20,22
- Il Signore sottolinea di aver
parlato dal Cielo.
Es 20,24-26 -
Il signore ordina di fare l’altare di terra. Se sarà di pietra non dovrà
essere fatto con una certa «lama».
Es 31,18
- Le prime due tavole della
Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio.
Es 32,19
- L’ira di Mosè fece frantumare le
tavole della testimonianza.
Es 34,1
- Mosè prepara le tavole.
Es
34,1 - Il Signore, in presenza di Mosè scrisse sulle
nuove tavole le parole dell’Alleanza, le dieci parole.
Mt
16,17 - Gesù replicò: tu sei beato, Simone figlio di Giona,
perché non da carne e sangue ti hanno rivelato ciò, ma il Padre mio che è nei
Cieli.
Mt
16,18 - Ebbene, anch’io ti dico: tu sei Pietro e su
questa pietra edificherò la mia Chiesa...
Pochi
commenti. Ma se la Terra è veramente ben più di un cervello meccanico, l’unica
possibile spiegazione razionale in prospettiva del cristianesimo, è che la «pietra»
della Chiesa di Cristo risulterebbe l’intera umanità cristianizzata, avente la
Terra stessa come corpo unitario. Di qui la considerazione che la Terra è la
sede mentale cosmica. Il fatto che Dio «parla dal Cielo» (Es
20,22) starebbe a significare che si tratta della testa dell’uomo, da cui
sgorga la parola, e del plasma mentale attivo intorno al pianeta
Terra in virtù dell’uomo stesso predestinatario della parola di Dio: di qui la
concezione del Dio vivente.
4 -
«La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 81- Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
5 -
«La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 56 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
6 -
«La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 17 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
7 -
Ampi approfondimenti, sulla teoria di «Gaia la terra che vive» e
sull’etologo Danilo Mainardi, si trovano su Internet.
8 -
«La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz. Pag. 669 - Vol. III. Ediz.
Mediterranee.
9 -
http://pesanervi.diodati.org/pn/index.asp?y=16 – 26.06.2006
SATURNIA
TELLUS
SECONDA PARTE
PRÂNA
Ed ora mi
viene da pensare perché, nonostante io mi sia predisposto a far pubblicare su Internet
il suddetto articolo su diversi siti blog, mi sono meravigliato a non trovare
riscontro alcuno di parte scientifica disposto a commentarlo, considerato
l’enorme portata della mia ipotesi in relazione al surriscaldamento della
terra. Che sia veramente un’idea balzana, come anticipato, da far
sorridere gli scienziati, può anche essere. Tuttavia io credo che gli
scienziati in questione, per prudenza se non di più, certamente hanno dovuto
analizzare anche i miei stessi appunti avendo a cuore la necessità di arrivare
a qualche buona conclusione sulla questione del surriscaldamento della
terra, e forse ci stanno riflettendo, non riuscendo ad accettarla per
il fatto che è davvero molto arcana e per giunta fantascientifica. Dal canto mio,
sempre fiducioso in qualche lusinghiero riscontro alle mie ipotesi, mi è sorta
un’altra idea che porterebbe, questa volta, a dare concretezza alla concezione
delle «correnti parassite» surriscaldanti in seno
alla crosta terrestre, così come sopra argomentato. Con una precisazione
interessante, ossia che i riscontrati campi elettromagnetici derivati dalle
comunicazioni via etere, in particolare del mondo Internet, potrebbero
stimarsi una replica del vecchio «mondo astrale» ove l’attività
saturnia vi spazia in lungo e largo. Ma così facendo usciamo dai
moderni canoni della scienza ortodossa, in compenso, però, si ha modo di
entrare in relazione col mondo della parapsicologia che la scienza
ortodossa è costretta a trascurare (per non citare quello dell’occultismo).
È una realtà, se pur parascientifica, che agisce e interagisce nel mondo
sensibile anche se ignorata, sulla quale si potrebbe incidere, perché si viene
a scoprire che ha bisogno di “esaminarsi”.
Non può
essere che il riscontrato surriscaldamento della terra abbia la
sua causa primaria – diremo soft – in una possibile iperattività del suo
supposto mondo astrale
dovuto alle comunicazioni via Internet che prima non
c’erano? Se così è, anzi ho ragione di credere che questa è la via giusta per
arrivare a delle conclusioni sorprendenti, conta addentrarci in questo mondo
delle occulte “telecomunicazioni” facendo capo, tanto per cominciare, là dove
queste cose sono diffuse in modo molto specifico attraverso una ricca
letteratura, ossia dalla cultura yoga. Infatti procedendo su
questa strada, se si parla di elettricità, in relazione a quella delle supposte
occulte “telecomunicazioni” in circolo intorno alla terra, dicono
gli esperti dello yoga che la nostra civiltà sta all’elettricità
come lo yoga sta al prâna (10).
Ma cosa è il prâna?
Una forza occulta, misteriosa, fonte di miracolosi poteri?
Per gli yogi
è la somma di tutte le energie nell’universo. Si tratta di Energia Cosmica
presa nel suo assieme ed è il Prâna
con l’iniziale maiuscola), mentre prâna con l’iniziale minuscola ce ne
indica le sue manifestazioni. Il magnetismo è una manifestazione di prâna,
esattamente come l’elettricità e la gravitazione. Tutto quel che si muove nel
nostro universo manifesta Prâna: grazie al prâna, il vento
soffia, la terra trema, l’ascia si abbatte, l’aereo decolla, la stella esplode
e il filosofo pensa. Il prâna è
universale. Noi esistiamo in un oceano di
prâna del quale ogni essere vivente è un vortice.
Per gli yogi
il pensiero stesso è una forma più sottile di
prâna che non trova aderenza nel mondo occidentale se lo si
voglia identificare nella comune dizione di energia.
Il termine prâna, in sanscrito, significa letteralmente soffio vitale, respiro o energia cosmica (11)
e secondo la fisiologia, tutti gli esseri viventi
attraverso la respirazione creano un interscambio tra il mondo esterno e quello
interno, individuale. Tale comunicazione, che avviene attraverso il Prâna, è una comunione tra un essere e
l'ambiente che lo circonda: grazie alla respirazione si assimila energia
vitale.
Per alcune culture asiatiche il respiro assume un
ruolo fondamentale: respirare in modo adeguato, potenzia gli effetti
terapeutici e armonizzanti dell'energia cosmica contenuta nell'aria. Il Prâna raccolto all'atto del respiro,
viene assimilato dai Chakra, attraverso i canali di scorrimento delle
energie detti Nadi. Il termine Cakra, solitamente translitterato
in Chakra, proviene dal sanscrito e significa «ruota», ma ha
molte accezioni tra le quali quella di «plesso» o vortice. È un termine utilizzato nella filosofia e nella fisiologia
tradizionali indiane.
CHAKRA
I
chakra sono centri simbolici del corpo umano, a volte associati a gangli
(granthi) o organi fisici, tra i
quali si muoverebbe un' energia variamente definita (prâna o in casi
particolari kundalini o avadhuti) e la loro conoscenza è
trasmessa da molti sistemi di yoga nelle diverse tradizioni induiste, buddiste
e janiste con mappature diverse.
Molte tradizioni concordano sul fatto che i chakra agiscano come valvole
energetiche.
Uno
squilibrio a livello di un chakra determinerebbe uno squilibrio
d'energia nei determinati organi associati. Molte moderne terapie naturali,
soprattutto la Cristalloterapia ed il Reiki, si basano
sull'analisi dei chakra; la Riflessologia e l'Aromaterapia
lavorano sugli stessi meridiani e la meditazione e visualizzazione basate sui
colori, sarebbero strumenti importanti per bilanciare i chakra.
Secondo
il Vedanta, il corpo fisico e il corpo sottile (Sukṣma Śarira: le emozioni, pensieri, percezioni,
stati di coscienza) formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a
livello dei chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un
effetto su quello sottile e viceversa.
I chakra vengono assimilati al Loto,
questo perché benché esso nasca da acque stagnanti e putrescenti,
dà origine ad un fiore bellissimo e candido. Proprio per tale peculiarità è
considerato un simbolo di purezza: nato dal fango ma non macchiato da
esso. Nella simbologia indiana le acque stagnanti rappresentano
l'indistinzione primordiale del caos e il loto che da esse sorge rappresenta
l'elevazione spirituale. Ogni «loto», ha un numero
particolare di petali, un particolare Yantra (mandala o forma
geometrica), un mantra ed è associato ad un elemento (tattva), ad un
senso e ad un colore.
Gli esseri umani, la maggior parte degli animali ed alcune piante
avrebbero sette chakra principali o primari. Secondo alcune tradizioni,
ogni chakra assomiglierebbe ad un piccolo vortice con la parte più
stretta dell'imbuto orientata verso il corpo ed ogni chakra (con
l'eccezione di due) avrebbe due metà o poli, una rivolta verso la parte
anteriore e l'altra verso la parte posteriore del corpo.
Il
secondo gruppo per importanza è composto da chakra minori che si troverebbero
nei polpastrelli, al centro del palmo delle mani, in alcune aree dei piedi,
nella lingua o altrove. Il terzo gruppo è composto da un numero praticamente
incalcolabile di chakra di dimensioni piccole e minuscole; infatti, in
ogni punto in cui si incontrano almeno due linee energetiche, anche
infinitesimali, si troverebbe un chakra.
L'essere
umano è un essere molto complesso. Il concetto base che dobbiamo sempre tenere
presente alla mente è che l'essere umano è un aggregato di energie di vario
livello vibratorio. L'uomo non
ha soltanto un corpo materiale, solido, visibile, ma anche altri corpi
sottili che sono invisibili all'occhio fisico, simili a campi di forza. L'uso
errato delle energie può verificasi in uno qualsiasi dei corpi, nel corpo
eterico, nel corpo astrale (sede delle emozioni e dei sentimenti) o nel corpo
mentale (aspetto intellettivo della psiche) (12).
IL CORPO ASTRALE
L'umanità in genere è mossa dal
desiderio e dalle emozioni, per tale ragioni il corpo delle emozioni (astrale)
è sempre agitato e congestionato. Le cause più frequenti delle malattie si
trovano proprio nel corpo astrale perché nell'umanità di medio livello è il
più sviluppato ed il più usato ed in esso si generano i problemi e gli errori
più frequenti. Ansia, paura, passioni, desideri disordinati: questi stati
d'animo si trasmettono al corpo fisico denso attraverso il corpo eterico,
tramite il plesso solare. Generalmente non siamo capaci di essere aperti,
ricettivi e di identificarci con gli altri perché abbiamo costruito un muro
intorno a noi, ma dentro l'energia preme e vorrebbe esplicare la sua funzione.
Noi interpretiamo questa pressione come desiderio di qualche cosa che ci manca.
Ci sentiamo privi, svuotati, separati, ma non sappiamo da che cosa. Alla
radice di tutto ciò c'è la nostalgia dell'unità che abbiamo perduto.
IL CORPO ETERICO
E’ la controparte bioelettrica
del corpo fisico denso, costituisce l'aura di una persona, di qualità e
vibrazione diversa a seconda del suo grado di purezza e di realizzazione
interiore. E' composto di materia fisica molto sottile e pertanto invisibile
all'occhio comune, che gli scienziati chiamano etere (e gli orientali
prana), e che pervade tutto, non
solo tutti i corpi, ma anche tutto lo spazio (il vuoto non esiste). Il corpo
eterico ha la stessa forma del corpo fisico, lo compenetra e fuoriesce da esso
di qualche centimetro, intersecato da canali di energie (nadis) che sono
la controparte del sistema nervoso. In questa rete di «nadis» si trovano
7 punti focali, o plessi, chiamati in sanscrito chakra (ruote, centri di
forza) corrispondenti alle sette ghiandole endocrine principali.
SUL
MAGNETISMO
Dice il
maestro Giuliano Kremmerz (13) - «...Datevi una mano, formate il circolo,
eseguite i vostri riti e la catena di volontà diventa rapidamente catena
magnetica... Un circolo di volontà, quando le persone che lo compongono sono
preparate con regole che comprenderete poi e che io praticamente vi faccio
eseguire, determina un circolo magnetico che, se avete bisogno di modernizzare
il nome, potete chiamare un circuito elettrico animale. Le parole servono a
niente in questi esperimenti: o si sentono stati di vibrazione nuove o non si
sentono, le spiegazioni più o meno attendibili di filosofia le farete dopo.
Voi avrete
certamente letto molte opere di magnetizzatori e conoscete gli esperimenti che
i magnetizzatori compiono, ma la filosofia della nostra scuola si allontana non
poco dai criteri fondamentali di tutto ciò che è stato scritto in proposito.
Voi
apprenderete che il magnetismo terrestre è una espressione dell’Energia
universale., vale a dire che è esso stesso maniera di essere dell’Energia
universale, come l’elettricità, la luce, il calore, il suono. La varietà delle
espressioni della Unica energia che regola tutto il grande cosmo o macrocosmo,
deve essere omologa all’espressione di quell’energia unica vitale che determina
l’esistenza dell’uomo vivente, che in sostanza è il piccolo universo o piccolo
cosmo o microcosmo, ricapitolante in sé le manifestazioni analogiche alla
natura del grande universo.
Ora il
magnetismo animale aspetta che voi lo sentiate nella fonte più profonda del
vostro organismo umano per costatarne gli effetti fuor di voi ed in voi. Dovete
essere voi a scoprire i rapporti nella sua adattazione fuor di voi.». (13)
«LE CORRENTI
PARASSITE», I RIFIUTI SEMIOTICI
CROCE DEL
NORD DI INTERNET
Rifacendoci
all’ammasso stellare NGC 7000 prossimo all’alfa Cygni o Deneb della costellazione
del Cigno, e stando ai fatti epocali, Internet può essere considerata
come una certa “Nuova America” oggetto di conquiste di attuali poteri
politici, economici, commerciali ed altro non troppo diversi, per intenti, da
quelli del passato dei colonialisti europei, fra inglesi, francesi, spagnoli,
portoghesi e quant’altro.
Infatti
quelle stelle del Cigno, ammassate in un considerevole spazio celeste, sono
tante e per questo e la forma assunta diedero lo spunto, a chi se occupò per
primo, di chiamarla Nord America. È un emblema e anche un simbolo, che ho
assunto per Internet, ritenendolo un certo nuovo mondo delle «comunicazioni»
umane non dissimile, secondo il relativismo epocale, a quelle dei primordi
dell’uomo. Ad esempio quello in cui imperava
il micidiale ritornello ad opera di forze umane ancora troppo “barbare”
sotto l’egida della mostruosa «Sfinge» dell’antico Egitto il cui potere
sembrò di averlo messo fuori causa dalla intraprendenza di «Edipo», resa
da questi «pazza», come due facce di una «icona»: di qui
l’insorgere, per ritorsione, di una tragedia ai suoi danni e la sua progenie,
immortalata dal greco Sofocle. Calza il simbolo dell’emblematico Cigno
stellare, quasi in atteggiamento di covare con la sua stella maggiore, Deneb,
che vuol dire appunto, «coda di gallina», un misterioso uovo cosmico.
Dal mito
sappiamo anche che Cigno stellare (in precedenza Cicno) riguarda diverse
figliolanze, poco raccomandabili di dei in particolare, che Ercole ed Achille
uccisero. Viene da dire preoccupati, per tale prospettiva, ma che razza di
volatile è mai questo Internet che si è profilato facendosi largo fra le
scaglie dell’uovo in questione, se il mio paragone è azzeccato?
Alla luce dei
fatti di Internet, visto nella sua «globosfera», nulla sembra
cambiato dai tempi mitici di «Sfinge» in realtà: «Edipo» è
sempre il «burattinaio» dell’umana specie, ma ahimè! è pur sempre anche
lui un «burattino» presso il suo occulto apice faraonico nella sub
specie di inconscio collettivo. È lui infine l’«uomo nero» che
spaventa i bambini, non diverso dagli animali cui la filosofia indù attribuisce
un anima, ma di gruppo.
E così lo si
immagina di scorgere oggi come fantasma dell’opera del mondo di Internet.
È una realtà a lui congeniale perché trova aderenza al vecchio mondo astrale,
una sorta di sacro e temuto tempio degli oracoli, caro ai vecchi operatori
dell’occulto, fra alchimisti, maghi, streghe, fattucchiere, astrologhi,
negromanti e quant’altro.
Oggi essi
sono ricomparsi con vestiti nuovi sotto l’egida di una seducente New Age. E
così «Edipo Re» si è voluto disporre con la «terza zampa» della
vecchiaia - pardon bastone - del mitico enigma risolto da «Edipo», in
fatti della psiche conturbati dalle serpi del sesso, oggi non più in modo occulto ma alla luce del giorno,
grazie alla psicanalisi delle teorie freudiane.
Serpi che, a
dire il vero, non si lasciano vedere ma sono capaci di agire indisturbate
particolarmente attraverso “messaggi”, “testi” e “codici”
degradati e via dicendo: una sorta di «rifiuti semiotici»,
così definibili in seno alla mia supposta «America 7000» astrale,
Internet.
Ma nonostante
ciò l’attività vitale che la pervade è tale da farla crescere - dice chi vi è
dentro - che essa si evolve di 1 Terabyte al giorno, equivalente a 50.000 videoclip,
250 milioni di articoli di periodico o 500 milioni di blog entries; le
informazioni su scienza e tecnologia raddoppiano ogni cinque anni; secondo il
progetto My Life Bits della Microsoft, in un terabyte trovano posto tutte le
informazioni che una persona usa nella sua intera esistenza, per esempio tutti
i suoni che ascolta nell’arco della vita, mentre tutto ciò che leggiamo
dall’infanzia alla vecchiaia sta tranquillamente in qualche Gigabyte di
memoria; 100.000 fotocopie occupano circa 10 Gigabyte; 250.000 fax stanno in un
Gigabyte; qualche centinaio di cd musicali non occupano più di 20 Gigabyte...
Inquietante?».
Così espone,
e poi prosegue a ruota libera in un saggio, «Il sé digitale», Andrea Granelli (fondatore della società di
consulenza Kanso e responsabile del settore comunicazione e cultura
dell’innovazione della fondazione Cotec) che lo sintetizza in un articolo del
Giornale di Brescia di oggi 25 aprile, mentre inizio a scrivere queste cose.
Di qui una
ravvisata necessità, suggerita dal Granelli, di non essere travolti
dall’evoluzione della tecnologia, riuscendo a «navigare in rete tra unità di
senso e “rifiuti semiotici”.» che «stanno modificando
strutturalmente l’uomo, sia offrendogli sempre nuove possibilità per conoscere,
divertirsi e raccontarsi, sia generando nuovi disagi e paure».
I RIFIUTI
SEMIOTICI E LA SEMIOLOGIA
Continuando sul filo dell’articolo
del giornale bresciano suddetto, viene focalizzata la questione dei citati «rifiuti
semiotici». Si rileva che «questa esplosione informativa non crea
solo opportunità, ma anche nuove patologie dell’apprendimento. Poiché le
tecnologie digitali tendono a conservare ciò che creano e diffondono, aumentano
le informazioni non più utili, i cosiddetti <rifiuti semiotici>,
messaggi, testi e codici degradati che continuano a girare nel sistema».
Quale il rimedio?
A conclusione Granelli, dice che «Il
lato “oscuro” della tecnologia non va rimosso: dev’essere compreso e gestito.
Per fare ciò bisogna unire alle conoscenze della tecnologia i saperi delle
scienze umane: psicanalisi, scienze cognitive, antropologia culturale,
semiotica...». Ed infine la domanda fatidica che fa dire sempre al
Granelli: «cosa rischiamo, se non lo faremo?». «Che l’evoluzione tumultuosa delle
tecnologie si trasformi da opportunità in problema».
Dal canto
mio, mi viene da dire qualcosa di nuovo su ciò che nessun accademico si sogna
di dire sulla rilevata questione dei «rifiuti semiotici», presi
nel novero delle suddette scienze umane. Per cominciare è già buona cosa capire
che non si suggerisce di stare alla larga da questa sorta di discarica
culturale che dopo si vedrà in redditizia proliferazione in determinati orti
botanici di blog, una sorta di «murales»
olografici. Ma già intravedo alcuni lettori che ammiccano non riuscendo a
capire di che rifiuti si parla, e si domandano cosa significa «semiotico».
Si tratta di
cose che vengono studiate dalla semiologia. In senso proprio e generico,
vuol indicare lo studio dei segni. Con accezioni specifiche il termine è usato
in economia e in linguistica, e in medicina come sinonimo comune di semeiotica.
In economia, la semiologia (o sintomatologia) economica è
l’applicazione sistematica di dati statistici relativi a fenomeni economici al
fine di formulare previsioni (formazione di barometri economici) o di
conoscere la situazione economica di un determinato paese o il movimento degli
affari svolgentesi in un intervallo di tempo in corso o del recente passato.
In
linguistica, che è ciò che più ci interessa, la semiologia nasce nel
1901 come scienza molto generale il cui oggetto sarebbe dato dalle leggi della
creazione e trasformazione dei segni e dei loro sensi. Secondo S.
Pierce (1839- 1914) che se ne occupò compiutamente, si fa distinzione tra
modello e realizzazione di un segno, cioè tra «tipo» di segno e sua
concreta «occorrenza», e tripartisce i segni nelle grandi famiglie di
icone (termine usato per indicare i segni il cui significante mostra
la stessa qualità o configurazione di ciò che significa) e simboli
(il cui significante si collega alla cosa significata in virtù di
una regola).
Ad un altro
studioso, il glottologo F. Saussure (1857-1913), si devono, poi, distinzioni
capitali per tutte le scienze semiologiche. In particolare, il segno
è concepito da lui come un’entità a due
facce, il significante e il significato, che sono due classi di
atti fonatori e di sensi; atti fonatori e sensi si raccolgono in
una certa classe non sulla base di loro intrinseche affinità materiali, ma
sulla base delle partizioni, dei limiti, dei meccanismi di identificazione e
differenziazione che il sistema introduce, in modo arbitrario, entro la massa
delle cose da dire e dei mezzi fonici o grafici utilizzabili per segnalare le
cose da dire.
Durante gli
anni sessanta, si è sviluppata in Francia, sotto l’etichetta della semiologia,
una tendenza a studiare forme di attività sociale significative, ma non
specificatamente destinate alla comunicazione, le quali, più che linguaggi e
codici di comunicazione sono rappresentabili «come» linguaggi e codici
(miti, mode vestiarie, sistemi di parentela, modi di cucinare i cibi, ecc,).
Nello stesso tempo, si è sviluppata una semiologia descrittiva e teorica, che
congiunge analisi dei codici di comunicazione e linguistici con ispirazione
teorica marxiana, costruttiva e materialistica. In Italia, sono stati coltivati
con successo i tentativi di servirsi della semiologia per analizzare la
complessa stratificazione dei testi letterari (C. Segre, M. corti, D’A. S.
Avalle). E le trasposizioni delle teorie e tecniche di analisi della semiologia
al campo dei fenomeni artistici (visivi, filmici, architettonici) hanno trovato
con i lavori di U. Eco ed E. Garroni basi più salde.
Ecco è quanto può servire per non
sentirsi imbarazzati di fronte alla semiologia.
Intanto osserviamo che il genere
umano è a caccia disperata di nuove fonti energetiche in alternativa a quelle
derivanti dal petrolio in via di esaurimento sulla terra. Per esempio, si fa
strada una tecnologia innovativa messa a punto in Norvegia che arricchisce il
parco delle opportunità, quella che trae energia calorica dalle acque di
scarico delle abitazioni e delle industrie. Per non parlare dei
termo-utilizzatori in grado di trarre energia dai rifiuti urbani.
Perché quest’accenno fuori dai
confini del tema delle «comunicazioni» Internet e particolarmente
dei «rifiuti semiotici»? Sembra ovvio se solo ci si dispone a dar
peso ai ragionamenti analogici. In modo traslato sembra convincente che alcuni «rifiuti
semiotici» possono costituire quale fonte psichica di valori
umani oggi in caduta libera, di certo la causa epocale della disgregazione del senso
vitale perché impoverito di impulsi risorgenti per vie interiori. Ecco che
si fa strada la via dei percorsi spirituali, del misticismo, un tempo forgia di
uomini che univamo il temperamento ardimentoso all’amore per il prossimo per
presentarsi smaglianti cavalieri intrepidi. Non che sia fautore di un simile
indirizzo: è solo un aggancio storico di continuità per avvalersene in qualche
modo.
E poi, non è più quel tempo e ci si
rende conto che le radici di quell’essenza, che servirono a questi antichi
cavalieri, alcuni detti del Graal, si è estinta da tempo, non si trova più, ma
i «frutti dell’albero» che vi riguarda no. Uno di questi ci potrebbe
interessare, per esempio la suddetta scienza semiologica posta sul
moggio dall’accademico Granelli.
Ecco allora
che il mio ricorso alla metafora sulle fonti alternative energetiche ci accosta
ai “netturbini” di Internet, quelli degli argomentati «murales»,
per esempio ai blog ove girano e rigirano fatti culturali, molto
spesso chiaramente di degrado. Ed avendo tirato in ballo il misticismo e perciò
la religione, tanto per cominciare ad inquadrare la questione sui «rifiuti
semiotici», vale tutto ciò che ho ritenuto di dover dire, attraverso
più di un commento di blog, su un tema, oggi molto ricorrente, quello
del «Vangelo di Giuda», per esempio nel blog di Luciano Giustini blog
IL VANGELO DI
GIUDA
Questo
di seguito è parte di un mio commento al tema proposto da Luciano Giustini nel
suo blog:
«Delle cose di questo mondo sono note sempre due facce di cui una
di essa è quella che domina e l’altra è come se fosse in un profondo abisso.
Tuttavia quest’altra faccia, al pari di una cometa, immancabilmente dopo un
lungo tempo ricompare.
Di solito accade che, per quanto vi si faccia clamore, non sembra
che avvengano fatti ad alterare la fisionomia della faccia nota e così l’altra
faccia si sbiadisce rapidamente ritornando nella sua vecchia lontananza. Ma,
come nel caso del Vangelo di Giuda, oggi alla ribalta della cronaca, in
particolare attraverso il web, può essere che qualcosa avvenga nel mondo
odierno come preso dalle doglie, non solo a confermare la religione del Cristo
diffusa in poco più di due millenni di storia, ma a perfezionarla conformandola
ad un concetto globale, non solo spirituale.
Ecco che la realtà terrena dell’umano vivere, presa in uno stallo
dei valori sul punto da corrompersi del tutto, è come rinverdisse per dar luogo
alla nascita al “figlio della vecchiaia”, come fu con Isacco biblico per
Abramo. Però sulla scorta di questo paragone sappiamo che per arrivare a tanto
ci fu bisogno della nascita del precedente figlio, Ismaele nato dalla sua
schiava egizia Agar e non dalla sua giusta sposa Sarai che era sterile. Ecco
una cometa del passato che parla sulla saggezza e necessità là dove tutto si
dimostra buono e rassicurante, ma sterile e bisognoso di un briciolo di vita
che solo dalla parte del “male” è possibile rintracciarlo.».
E
qui si fa strada la parabola evangelica della centesima pecora
che il buon pastore si dispone a trovare lasciando al sicuro il
resto del gregge che sembra rischiarare qualche barlume di luce sulla questione
ingarbugliata intorno al Vangelo di Giuda.
Un breve e doveroso imput
a riguardo, a scanso di erronee interpretazioni della figura di «Giuda,
il traditore».
Immaginate
che in questo discusso personaggio covavano manie depressive che, innescate
dalle incisive parole di un maestro, di enormi capacità penetrative della
psiche, della statura di Gesù, si trasformano in schizofreniche concezioni
appena sorrette da tenui supporti razionali. Ecco che ad un tratto, nel momento
cruciale dell’arresto del suo ideale maestro e dio, Gesù Cristo, cadono del
tutto le sue laceri “vesti terrene” e così decide per la liberazione
finale con il rituale suggerito dagli ossessi padroni della sua mente
sconvolta. Per lui, ritenendosi un iniziato nella sua testa da sballo, la croce
non poteva che essere quella nota con la carta 23 dei Tarocchi, «l’appeso»,
«lo spirito delle acque possenti».
In
magia «l’appeso rappresenta l’Adepto, che pende per un calcagno da una forca
la cui forma è quella della lettera Daleth, la lettera dell’Imperatrice, la
Venere celeste dei Tarocchi. Le sue gambe, formano una croce, come se per mezzo
del suo equilibrio e del sacrificio di sé, facesse scendere la luce persino
nell’abisso.» .
Sono
nozioni che traggo dal libro «Magick» di Aleister Crowley che così
prosegue: «Per quanto sia molto elementare, (l’appeso) è un
geroglifico del tutto soddisfacente della Grande Opera, anche se lo studente
deve ricordare che l’ovvia interpretazione sentimentale deve venire abbandonata
non appena è stata compresa. È un’illusione nobilissima, e perciò molto
pericolosa, immaginare se stesso come Redentore.
Infatti, le illusioni in questa
Coppa più sono pure e sottili, e più
sono difficili da scoprire.». Ecco che si fa luce considerando il
parallelo con l’altro «tradimento», quello del primo apostolo di Gesù
del «canto del gallo», Pietro che diceva di amarlo tanto. Chiuso
l’imput.
L’ASINO NEL
POZZO E I BLOG
Intanto
mettiamo a fuoco le cose dei blog ove con frequenza si “pettegola”
e si fanno “chiacchiericci” a non posso, se non “schiamazzi” e
tutto questo ci dice che veramente si ha che fare con i ventilati «rifiuti
semiotici» al limite della sopportazione non di rado. Ma è vero anche che i
blog sono una “santa” cosa (se appena si pende dalla parte
dell’emblematico «appeso» di prima) che funziona come valvola di
scarico di tossine animiche-mentali, meglio ancora come una vera e
propria messa a terra, dalle analoghe funzioni di quelle degli impianti
elettrici. Un paragone azzeccato è il ricorso allo scarabocchiare in
particolari circostanze che ci svincolano da situazioni difficili da sopportare
in toto.
Vedasi un mio commento a riguardo in kingrichard blog: gli
scarabocchi dell'inconscio.
Per
i blog vale, come al solito, il ricorso alle metafore per
capire le cose relative in discussione. I blog possono paragonarsi
a quel pozzo della favola dell’asino che ha la sventura di cadervi
dentro. Guarda caso, non pochi blog, bene hanno creduto di fare
nell’attivare “commenti” usando questa storiella dell’asino, questa
volta non più d’oro come quello di Apuleio che si studia nelle scuole
superiori.
Chi
è «l’asino» e chi è il «padrone»? quest’ultimo un
contadino disamorato che decide di farla finita con la sua stupida bestia
riversando terra su di lui per seppellirlo, poiché lo infastidisce con il suo
ragliare, e poi, tanto il pozzo non dava nemmeno più acqua. Dal canto mio mi
sono incuriosito a leggere i tanti commenti di blog su questo
tema e molti erano ben impostati, ma non come io la penso a riguardo e perciò
sono stato portato a dire la mia di rimando. Ecco un mio commento da anonimo
sull’«asino nel pozzo» nel blog di heliS Blog.
«L'asino è la
bestia in noi che, al suo limite è in fondo la materia inanimata, ma non lo è
per virtù di un provvidenziale dinamismo: l'amore in tanti svariati moti
peculiari. Ecco per l'asino, il modo meraviglioso di costituirsi quale
"macchina vivente".
La testa del
suo di sopra (del «pozzo»: l'abisso apocalittico) che decide ogni cosa (il
contadino) e il corpo del di sotto (l'asino, la "macchina"). E se si scomoda
il sommo Poeta Dante ci farà capire che, prima d'altro, il pozzo è il
«pertugio» da superare ma in salita, però impropriamente.
Perché
impropriamente? L'uomo, per quanto si evolva, resta sempre nel buio in
relazione al mistero della vita e prevalendo in lui il misticismo, il surrogato
per accettare questa condizione, finisce per credere che la "terra"
che piove su di lui (quella del racconto dell'asino) sia la provvidenza divina
per ascendere a lui (Adamo ed Eva non furono fatti in questo modo?).
Ma la
provvidenza divina, per modo di dire, è anche quella del sistema in cui viviamo
che ci sovrasta in tanti modi. Dante, alla fine della sua opera, che vuol
essere «divina» ma che è anche una «commedia», ci addita finalmente «l'amor che
move 'l sole e l'altre stelle». Astri metafisici o ancora quelli dei nostri
giorni diurni e notturni? Verrebbe da dire: astri da commedia? Buoni o
cattivi che siano questi, fatto sta che si finisce, giorno dopo giorno, per
essere rimandati in continuazione «Nel mezzo del cammin di nostra vita». Il
nostro io è come quel contadino che è capace anche di decidere ai danni di sé
stesso, nel suo asino finito nel pozzo. Non è così che tanti decidono di farla
finita al punto di ricorrere al limite al suicidio? L'epilogo del racconto in
discussione porta alla consapevolezza di una certa emersioni in noi del nostro
"asino" che a questo punto può anche meravigliare perché è
«parlante», ovvero è istruito. Infatti vediamo le moderne generazioni sono di
gran lunga evolute rispetto al passato in fatto di capacità intellettiva, per
esempio. Non senza certi rovesci da far arrossire se non vergognare o al
contrario inorridire: è «l'asino» e nessuno se ne dolga perché è in lui «L'ALTO
FATTORE» della «CITTÀ DOLENTE», ci direbbe per concludere l'amico
Dante. Era scritto, ma non si capiva: «Dopo questi (la bestia, il
diavolo, satana) dovrà essere sciolto per un po' di tempo» (Ap 20,3).
Ora resta da
capire - così la vedo io - in che modo si intrecciano le cose della citata semiologia
– mettiamo dei blog – tali da essere recepite e comprese in seno
ai suoi “abitanti murales”, prima d’altro dai loro conduttori (i bloggers),
giusto la raccomandazione assunta dallo specialista in materia, accademico di
riguardo, di non rimuovere i «rifiuti semiotici» semmai comprenderne la
funzione. Semiologicamente parlando, nulla di tanto difficile, partendo
dalla metafora dell’«asino nel pozzo» suddetta. La visione di un blog
in questa ottica vede un «pozzo-blog» in cui si riversa tanta «terra-commenti»
su un determinato «asino-velina», un certo «pesce-remora»
che i bloggers devono continuamente “pescare” (Sul “pescare” rimando il
lettore al mio commento sul libro «Pescatori di uomini»: Leonardo / medioevo / Blog -
Associazione Culturale Italia Medievale).
NOTE
10 - «Pranayama la dinamica del respiro» di Andre
Van Lysebeth – Edizione Astrolabio.
11 - http://it.wikipedia.org/wiki/Prana
12 - http://www.fiorigialli.it/dossier/rivista.php?id=6&articolo=157
13 - «La scienza dei Magi» di Giuliano Kremmerz.
Pag. 205 - Vol. III. Ediz. Mediterranee.
SATURNIA
TELLUS
TERZA PARTE
UN CASO DI
«POZZO-BLOG»
Un caso calzante di un «pozzo-blog» assai coinvolgente,
dalle apparenze culturali di considerevole prestigio ma, come farò vedere,
chiaramente contraddittorio in sé, riguarda l’iniziativa di «Newton RCS»
di istituire un «long bets», una scommessa sul futuro (detto in
americano) che ha chiamato appunto «SCOMMETTI SUL FUTURO».
Riporto di seguito il fac simile della pagina web su cui sono
riepilogate 10 scommesse fatte da altrettante personalità di grande prestigio
nazionale cui fanno seguito per ognuno di esse i commenti rintracciabili sul
web, che in alcuni casi si sono dimostrati davvero numerosi.
SCOMMETTI SUL
FUTURO
http://newton.corriere.it/index.shtml
|
Gli americani le chiamano «long bets», scommesse sul futuro:
grandi scienziati formulano |
|
«Tra 50 anni i trapianti
d'organo saranno scomparsi. |
|
«Tra 30 anni lo stato europeo avrà un solo governo, un
parlamento e una moneta. |