Il Santo Graal
![]()
L’ultima rivelazione del libro dell’autrice, suggerisce
Il Graal rappresenta il femminino sacro, il calice della
rigenerazione, la dèa. Esso ha avuto molti simboli oltre al vaso sacro: una
pietra, un gioiello, una vite, uno scrigno, un piatto.
Un tempo, il disporre della facoltà di generare era considerato
sacro, ma quest’antico rispetto pagano costituiva una seria minaccia per
l’ascesa di una Chiesa ad egemonia maschile e per lo sviluppo della cultura
dell’epoca. In seguito alla costituzione della prima Inquisizione cattolica nel
1231, la tradizione del Graal fu condannata e il materiale relativo a esso fu
eliminato, proprio per i suoi forti legami femminili e soprattutto, per il
timore della discendenza messianica della Famiglia del Graal.
Come scrive Laurent Gardner nel libro La linea di sangue del Santo
Graal: « I romani fecero bruciare tutti i pubblici archivi a Gerusalemme per
impedire che in futuro si potesse accedere a qualsiasi valida prova
documentaria di tipo messianico». Il cronista Giulio Africano (che tradusse in
latino una serie di opere scritte nel I secolo dal discepolo Abdia, il vescovo
nazareno di Babilonia e che contenevano dieci volumi di storia apostolica di
prima mano. Tuttavia, come tanti altri resoconti dell’epoca, vennero esclusi
dal Nuovo Testamento), scrivendo intorno al 200 d.C. affermò: «Alcune persone
prudenti, che avevano imparato a memoria i nomi o li avevano ricavati da copie
di documenti, possedevano i loro archivi privati». Egli definì questi eredi
regali Desposyni (eredi o appartenenti del Signore), un titolo consacrato e
riservato esclusivamente a coloro che appartenevano alla stessa stirpe di Gesù
(Come menzionato anche in Hugh Schonfield in The Passover Plot, Shaftesbury,
Element Books,1985, cap.5, pag.245). Durante i primi secoli d.C. essi furono
perseguitati per ordine di Roma: prima dall’imperatore, poi dalla Chiesa. Erano
loro i detentori della sacra eredità della casa reale di Giuda: una stirpe
dinastica che esiste ancora oggi.
Nella letteratura medioevale il Graal veniva identificato con una
dinastia:
La tradizione esoterica del Graal fu costretta a indirizzarsi verso
simbolismi segreti, per tramandare la trasmissione di memorie. Le stesse carte
dei tarocchi, apparse a Marsiglia nel 1300, si rifacevano a questa antica
tradizione, strettamente connessa a Maddalena. Alcune carte erano associate a
lei, come
Le leggende dei Cavalieri di Re Artù alla ricerca del Graal, le
canzoni dei Troubadours nel Medioevo, il mito dell’Unicorno tanto caro ai
Catari e associato alla fertilità, erano in realtà vicende che riavvicinavano
alla sacralità smarrita della dèa e ponevano la femminilità in primo piano.
Il mito di Sophia (saggezza) racconta la storia della caduta
dell’anima con l’incarnazione e del suo riscatto per merito dell’amante e
fratello, simbolo della coscienza. Il pentimento e l’espiazione rappresentano
le fasi attraverso cui l’iniziato passa per raggiungere la gnosi, la conoscenza
di sé.
Come asserisce la scrittrice Margaret Starbird, il femminino sacro
è quell’altro volto di Dio che in 2000 anni non è stato onorato, né tanto meno
riconosciuto.
Ricordiamo che l’immagine maschile che viene storicamente
attribuita a Dio sta gradatamente assumendo
Il termine Graal cela l’origine Essena, poiché nei rotoli del Mar
Morto si fa menzione della loro appartenenza al “gwrl” e la devozione al Re del
mondo Melchisedek che vive eternamente, oltre il graduale decadimento del mondo
umano, portando con sé i misteri della conoscenza occulta, trasmettibili solo
per via iniziatica. Melchisedek rappresenta quindi la tradizione primordiale,
l’energia Cristica, l’Intelligenza suprema, il vero Maestro di tutti i grandi
Maestri..
Sulla misteriosa natura del Graal esistono numerose ipotesi, tra le
quali, alcune citano che essa possa essere la coppa che avrebbe contenuto il
sangue di Cristo, o il calice usato da Gesù nell’ultima cena, o il catino
contenente il pane nella stessa occasione. Il calice rappresenta simbolicamente
il recipiente femminile; lo confermano dipinti preistorici ritrovati in alcune
grotte, in cui la lettera V è associata al pube femminile. Lo si associa
al sesso femminile in contrapposizione
alla spada dal simbolo maschile o a un motivo archetipico dove si raccolgono le
energie in grado di produrre una trasmutazione alchemica o, ancora, lo si
converte a livello fonetico: Santo
Graal…Sang Real...Sangue Reale.
Seguendo questa ipotesi il Graal, il sacro contenitore, non sarebbe
quindi un oggetto ma, come ha interpretato Dan Brown ne Il Codice da Vinci, una
persona, e nella fattispecie Maria Maddalena, colei che avrebbe lasciato una
discendenza Divina di Cristo in Terra: i Merovingi. Questa leggenda è nata in
Europa occidentale ed è largamente diffusa nell’arte, nei manufatti e nel
folklore del periodo medievale.
Il “grande segreto” del Sang Real, portato da Maddalena in Gallia,
sembra sia stato occultato per 2000 anni dal Priorato di nostra Signora di Sion,
una società segreta antica e potente di cui, alcuni sostenitori, avrebbero
disseminato tracce a Rennes le Château, nella regione di Linguadoca in Francia
meridionale. Pare inoltre che, per i Templari, il titolo di Nostra Signora di
Sion non sia da attribuire a Maria, la madre di Gesù, bensì a Maria Maddalena,
principessa della tribù di Beniamino.
Baigent, Leigh e Lincoln, i tre autori del best seller del 1982 Il
Santo Graal, durante ricerche presso
Le tradizioni di quel tempo raccontano che i discendenti di Sara (principessa,
in ebraico), figlia di Gesù e Maddalena, si unirono in matrimonio con i
componenti delle famiglie visigote dell’epoca, dando origine alla dinastia
Merovingia. I visigoti reclamano di discendere dal re Davide e dal re Salomone
e di essere scappati nella regione dell’Arcadia, in Grecia, prima di occupare
il nord della Francia.
I re Merovingi furono considerati “Re sacri”, poiché regnarono
secondo l’antica tradizione dei Re Pescatori che, rifacendosi agli insegnamenti
di Gesù, servivano anziché dominare. (Laurence Gardner, La linea di sangue del
Santo Graal). Il titolo di Re Pescatore è di origine antichissima, infatti
emerge già nelle tavole Sumere, in cui si menzionava il rango di
scienziato-sacerdote (dotto nel sacro sapere) Ea-Enki, il nefilim con il titolo
“Signore della Terra”, perché arrivato per primo “dal cielo sulla Terra”. È qui
chiara l’origine extraterrestre.
Il misterioso villaggio francese di Rennes Le Chatêau, presenta,
oltre all’ossessiva presenza di Maddalena, una tra le tante particolarità
associate al Graal. Collegando le statue di alcuni santi presenti nella Chiesa
ed escludendo intenzionalmente quella di Maddalena, si ottiene il seguente
risultato:
S. Germana
S. Rocco
S. Antonio Abate
S. Antonio da Padova
S. Luca
La parola che ne deriva dalla sequenza delle statue è: Graal.
Collegando poi queste statue nello stesso ordine con cui compaiono nella parola
Graal, si legge la lettera M, che si suppone possa indicare proprio Maddalena.
Nella torre di Magdala, fatta costruire dall’abate Saunière, si
legge una M rovesciata, e questo dettaglio va collegato ai Templari che usavano
indicare in questo modo i personaggi che la storia aveva tramandato in modo
sfavorevole.
Secondo un’interpretazione,
quando Maddalena partì dalla Palestina per cercar rifugio in Francia, ove si
trovavano alcune comunità ebraiche, aveva in custodia il Santo Graal, in cui
Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo.
Giuseppe d’Arimatea, dalla terra transalpina, partì per
l’Inghilterra, dove avrebbe dato inizio alla dinastia dei Re Pescatori (col
compito di fornire pesci alla mensa del Graal), mentre Maddalena sarebbe
rimasta in Francia, dove ancora oggi riposano le sue spoglie.
In un’altra versione di Maddalena portatrice del Graal, s’ipotizza
portò con sé in Francia un vasetto di unguento, contenente forse mirra o aloe, con
cui sarebbe stato unto il Cristo.
Il Graal, in realtà, è senza tempo e senza luogo e rappresenta la
ricerca interiore, il calice della rigenerazione, il Regno di Dio in noi, la
nuova nascita che idealmente riunisce il fuoco fisico, animico e spirituale e,
cioè, i tre elementi dell’uomo: testa, cuore ed eros, come asserisce lo
studioso Adriano Forgione (il direttore della rivista Hera).
Al Graal è stato attribuito il potere di ringiovanire, istruire e
provvedere.
La testimonianza della sua universalità è palesata dalla presenza
di un Graal francese, atlantideo, sumero, Egizio, induista ecc.
La tradizione Graaliana è legata intimamente al sacerdozio e
all’Ordine di Melchisedek che, si è conservata eternamente, e ha avuto
interlocutori tra le elìtes responsabili di Oriente e Occidente, attraverso
l’Islam, i Templari e poi i Rosacroce.
Nel Medioevo, questa trasmissione di memorie, si estrinseca con tre
romanzi: il Percival di Gallois di Chretien de Troyes,
Nel Parsifal si descrivono le tentazioni che l’uomo deve affrontare
per far cadere la scelta tra l’anima carnale o l’anima superiore (sophia), tra
la materiale o la divina. L’iniziato non dovrebbe prestare attenzione alle
adulazioni dell’anima materiale (la prostituta), ma lasciarsi coinvolgere dal
richiamo dell’anima divina (la vergine-Melchisedek), per poter accedere alla sua
vera identità cosmica. Questo tema della trasmutazione della coscienza è molto
presente nella narrativa del Graal, dove il potere magico-virile dell’uomo è
attenuato da un’impura sessualità.
Nella leggenda Graaliana, nel momento in cui il cavaliere si libera
e sposa la “Donna”, inizia una seconda serie di prove, questa volta con
maggiore probabilità di successo, in quanto il Cavaliere ha acquisito forza,
esperienza e saggezza.
Sempre nella ricerca della redenzione spirituale il Graal viene a
volte sostituito da un anello, per esempio in alcune produzioni teatrali,
musicali e letterarie della serie del Signore degli anelli.
Nella favola della Bella Addormentata si rappresenta l’anima sopita
del mondo attraverso una Principessa, condannata a dormire per sempre a causa
di una maledizione, ma che poi viene risvegliata dal bacio del Principe Azzurro
che spezza l’incantesimo.
Secondo Dan Brown, Walt Disney pare fosse un fautore di Maddalena,
e volle rappresentarla attraverso l’incarnazione del femminino sacro. Egli
usava inserire messaggi e simboli criptati nella sua arte:
(tratto dal libro “Maddalena: l’altra metà di Cristo” di A. M. Bona,
ed. Melchisedek)
Clicca qui sotto per vedere l’anteprima del libro:
Maddalena:
l'altra metà di Cristo
Anna Maria Bona coltiva da anni interessi nel campo
delle filosofie orientali, della spiritualità, della meditazione e della
medicina alternativa. Vive in Toscana, nel proprio bed & breakfast olistico
“Villa delle Rose”, in cui tiene seminari suoi e di altri operatori che hanno
in comune la volontà di stimolare il risveglio della consapevolezza
umana e la sensibilizzazione delle coscienze.
Per contatti: www.associazione-omsairam@libero.it
; bona_anna@libero.it