Omraam Mikhaël Aïvanhov
Sacrifico come
atto creativo
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Il sacrificio è usualmente vissuto come rinuncia o privazione ed è
per questo motivo che solo al sentirne parlare, alcuni provano un moto di
rifiuto.
Sacrificio significa rendere sacro, ma anche la
parola sacro suscita un certo distacco, seppur reverenziale, perché
appare lontano dall’umano, dal reale, dal normale… Quanti equivoci!
Come avvicinarsi al concetto di sacrificio, senza sentirsi
“sacrificati” ma anzi stimolati e incuriositi?
Il Maestro Omraam Mikhaël
Aïvanhov ce lo propone quale
straordinario strumento di rinnovamento:
“Anche
questa sera, miei cari fratelli e sorelle, vi trovate di fronte ad uno dei più
grandi misteri della vita: il fuoco. Perché uno dei più grandi misteri?... Il fuoco ci mostra che senza il sacrificio la vita non
può continuare. Nel momento in cui accendete un fuoco, tutti quei rami neri e contorti
si trasformano in energia, in luce e in calore. Ecco perché occorre decidersi
ad accendere il fuoco in sé stessi, in modo da
bruciare tutti i rifiuti che consumandosi diventeranno anche luce e calore.
Fintanto che si considera il sacrificio come una privazione,un
impoverimento, significa che non si è capito niente. Il vero sacrificio è la
trasformazione di tutti gli elementi logori, vecchi e impuri in luce e calore, ossia in amore e in
saggezza. Il calore, infatti, non è altro che amore divino, e la luce saggezza divina.”
Estratto dal volume
“L’Acquario e l’arrivo dell’Età d’Oro” – ed. Prosveta
Quali sono questi elementi logori, vecchi e impuri? Le abitudini che bloccano nell’inerzia, un’alimentazione nociva,
una vita stressante… ?
Sono ben altro! Sono tutte quelle attitudini involontarie
e sottili, diventate impercettibilmente parte della nostra normalità, da essere
concepite, qualora ci si soffermasse a considerarle,
come semplici dati di fatto: la paura, il dolore, la tristezza, l’apatia, il
disinteresse, il risentimento, la rabbia, l’odio, il disprezzo, il sarcasmo, la
chiusura, la sfiducia, il dubbio… Il loro sacrificio – che nasce come atto
volontario! – può trasformarli in coraggio, benessere, gioia,
allegria, motivazione, serenità, apprezzamento, entusiasmo, partecipazione,
fiducia… Questo è rendere sacro!
Se pensiamo al sacrificio non come ad un gesto straordinario e
momentaneo collegato ad un avvenimento particolare, ma come ad un’attitudine
sacra da vivere in ogni momento della giornata, persino in situazioni che ci
sembrano banali (e le occasioni per sperimentare questa attitudine
si presentano continuamente – pensiamo a quanti pensieri, che ne attraggono a
loro volta altri, e a quanti stati d’animo perfino contraddittori, si alternano
e ci attraversano!) capiamo come questa riflessione può modificare tutto il
nostro comportamento. Ed è attraverso questa alchimia
del sacrificio che potenziamo la nostra capacita creativa.
Compiamo un sacrificio ogni volta che trasformiamo
uno stato d’animo negativo e distruttivo nel suo contrario positivo e
costruttivo.
Se per esempio, siamo vittime di un’ingiustizia, anziché reagire
istintivamente con rabbia, possiamo osservare e cercare di comprendere perché
sta accadendo, come evitare che persista o si ripeta.
In quel momento, quando riusciamo in questa trasformazione, sentiamo che stiamo
rendendo sacra la nostra energia, perché lo sforzo fatto (il sacrificio) di
controllarci, testa le nostre capacità: diventiamo pazienti, osservatori,
lungimiranti. Scopriamo che possiamo decidere come utilizzare l’energia, come
guidare gli impulsi, come sublimare gli istinti per trasformare la materia
grezza del nostro essere in materia più fine, rendendo
sacro ogni nostro gesto. Impieghiamo le nostre forze per vivere una vita
equilibrata, pacifica, piena e soprattutto semplice, nel senso più autentico
del termine.
Ma quale parte di noi decide cosa e come sacrificare e quale accetta?
Anche qui il Maestro ci viene in aiuto:
“Ma ritorniamo a questa idea di gerarchia che è estremamente utile per la
vita interiore. Anche solo considerando che tutto è gerarchizzato,
a partire dalle pietre fino a Dio, mantenendo
costantemente l’idea di una struttura, si è obbligati ad agire correttamente
perché tutto diventi ordinato, organizzato, sistematizzato.
La gerarchia è uno stato d’armonia perfetta in cui ogni cosa ritrova il proprio
posto… Ogni persona, ogni cosa è al suo posto. Questo
è vero in tutti i campi, nell’organismo (dove per esempio, l’acqua non deve
andare nei polmoni né l’aria nello stomaco) e ovunque, nelle città, nelle
amministrazioni, in un esercito, in un’orchestra… e occorre incominciare dall’inizio,
ossia dal posto che cuore e dell’intelletto devono rispettivamente occupare…
Avete riflettuto sul perché l’Intelligenza cosmica abbia posizionato la testa
in alto e il cuore in basso?...”
estratto
dal testo “L’Acquario e l’Età d’Oro” – Ed. Prosveta
E’ la testa che decide cosa e come sacrificare, il
cuore accetta di fare questo sforzo, perché ama, e la volontà esegue
(dove due sono uniti, io sarò con loro)… Il sacrificio si rivela autentico e
prodigioso strumento creativo!
Elisabetta Mastrocola
elisabetta.mastrocola@alice.it
Ufficio Stampa - Prosveta