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La Grande Legge della Reincarnazione |
All’inizio del terzo millennio, la reincarnazione è all’ordine del giorno, mentre soltanto 40 o 50 anni fa i Teosofi erano ancora gli unici a parlarne pubblicamente, davanti ad un pubblico ristretto.
Ma, sebbene oggi si tratti frequentemente tale argomento con i mass-media, in letteratura e anche nell’arte, questo non basta per farla capire bene.
Infatti, in Occidente, la mente è permeata dall’idea di un'unica breve vita terrena per l’uomo, seguita da un esistenza, più o meno piacevole (paradiso, purgatorio, inferno), che sbocca nell’eternità, ma che conserva all’Anima i tratti caratteristici della sua personalità terrena.
Nell’accogliere ora la reincarnazione come un idea nuova, ci prepariamo ad ammettere che ci sono diverse vite terrene invece di una sola – e ci mettiamo ad interrogarci sulle nostre vite passate, ma all’infuori di questo, profondamente non cambia nulla. Riconosciamo alla reincarnazione il vantaggio apparente di rimandare la scadenza di un problematico giudizio finale – che dà il cielo o l’inferno eterno – e di concedere alla personalità una lunga dilazione con la possibilità di ritornare a ritrovare parenti e amici sulla terra. Essa ci garantisce di primo acchito la sopravvivenza dopo la morte – e questo è rassicurante.
Così, l’idea che se ne fa il pubblico è spesso ingannevole, facile e lusinghiera, ma è generalmente falsa e priva di filosofia.
Dire la mia Anima sottintende: io posseggo un Anima, oppure che potrei perdere o rendere l’Anima come un prestito che restituiamo, un fragile possesso che rischia addirittura di morire, e , di conseguenza, ecco frasi come “salvate le vostre Anime”.
Noi non abbiamo un Anima. Essenzialmente noi SIAMO l’Anima immortale dalla quale viene il senso dell’io individuale che abbiamo nella nostra personalità incarnata, dalla nascita fino alla morte.
Bisogna liberarsi dall’angoscia della “salvezza dell’Anima”; L’Anima non muore con il corpo. Non bisogna temere un inferno per il dopo, ma vivere qui e ora cercando di migliorarci.
Cerchiamo di chiarire alcuni concetti rispondendo a qualche domanda.
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Alla nascita di un
bambino, i genitori sono portati a credersi i creatori esclusivi del nuovo
essere.
Cosa avviene in
realtà?
I genitori forniscono all’anima che si incarna nella loro casa il corpo e l’ambiente per lo sviluppo del bambino. L’ereditarietà fisica è importante, ma l’Anima ha la sua ereditarietà (tutta l’acquisizione delle sue esperienze passate, con tutte le promesse di perfezione ed espressione che l’Anima porta in sé), e il suo grado reale di evoluzione può essere molto diverso da quello dell’Anima dei suoi genitori.
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Possiamo sperare di
rinascere un giorno con la stessa personalità, lo stesso carattere, gli stessi
tratti fisici?
Reincarnazione non significa eterno ritorno degli stessi avvenimenti, delle stesse forme.
L’essere fisico, psichico e spirituale che siamo attualmente, è assolutamente unico e non potrà mai riprodursi in maniera identica: ciò implicherebbe la ripetizione rigorosa di tutti gli avvenimenti che hanno contribuito a darci nascita sulla terra – stessi genitori, stesso ambiente, stessa educazione, ecc…e, per di più, occorrerebbe che nessuna esperienza ci avesse modificati interiormente, perché l’Anima che noi siamo ritorni un giorno sulla terra esattamente identica, senza aver fatto il minimo progresso nell’intervallo.
Tutti gli esseri dell’universo interagiscono senza tregua gli uni su gli altri: si trasformano continuamente e non possono mai ripassare attraverso il medesimo stato.
“Che cosa ho fatto io nelle mie vite passate? Che cosa mi capiterà in futuro?”
La Teosofia invita ciascuno a porre il problema della reincarnazione al di fuori di queste vedute egocentriche, per considerarlo essenzialmente nella sua ampiezza, come un aspetto della legge cosmica e dei cicli.
In un mondo in evoluzione – dalla galassia al più piccolo atomo – lo Spirito e la Materia sono in perpetua interazione.
Tutte le forme viventi o apparentemente inanimate rivestono coscienza in evoluzione. Incorporandosi periodicamente in corpi organizzati in maniera più o meno complessa, queste coscienze fanno innumerevoli esperienze, accedono progressivamente a gradi di espressione sempre più diversificati e liberi – dai regni inferiori fino allo stadio umano, e oltre.
E la memoria di queste esperienze è conservata indelebilmente nella sfera astrale di ogni mondo, e si inserisce nel cuore di ognuna di queste coscienze.
Come abbiamo già visto, nessuna forma dura in eterno: quando la coscienza centrale che la manteneva in coesione la abbandona, la materia che la costituiva è riciclata e serve ad elaborare nuove forme. Così la materia stessa è reincorporata in strutture sempre più raffinate, capaci di permettere espressioni di coscienza, o di forme psichiche sempre più complesse.
E la natura conserva la memoria in tutte le forme elaborate nel corso del tempo, e se ne serve di nuovo periodicamente – le reincorpora – per produrre altre forme.
Come spiega molto bene W.Q.Judge ne “L’Oceano della Teosofia”, la reincarnazione è la Legge Universale che si applica in innumerevoli e differenti modi alla totalità del Cosmo.
La Gita suggerisce (vedi cap.VIII) che tutti i mondi, fino a quello di Brahma, sono sottomessi alla legge del ritorno – manifestandosi dal seno dell’Assoluto e reinserendosi alternativamente, al ritmo dei Giorni e delle Notti di Brahma.
Sulla scala umana, la reincarnazione traduce il fatto del ritorno periodico dell’Anima, in un corpo di carne.
Ma questo fenomeno spettacolare che trattiene la nostra attenzione, a causa dell’interesse che abbiamo verso l’Anima, si accompagna anche alla reincorporazione, nel nuovo essere, di un infinità di elementi materiali o sottili, che hanno partecipato alla costruzione e alla vita fisica e psichica dell’essere incarnato precedentemente, facendo così ritornare, nell’incarnazione nuova, ciò che potremmo chiamare il “profumo”, i segni o le tendenze dell’incarnazione precedente e persino di altre vite.
Ad immagine della natura, l’Anima registra, vita dopo vita, la memoria integrata di tutte le esperienze fatte in ogni incarnazione.
Il risultato è il progresso dell’uomo.
Così, in un mondo ordinato da leggi e guidato da intelligenze altamente spirituali, la reincarnazione assume un posto logico nel Cosmo e contribuisce, a livello umano, all’innalzamento della coscienza e della materia di tutto questo Cosmo.
Contrariamente ad un opinione corrente, priva di ogni filosofia, non è quindi un processo meccanico di ritorno automatico sulla terra, limitato al più evoluto dei mammiferi, l’uomo.
Ad ogni grande divisione
dell’universo corrisponde un aspetto dell’uomo , che ne trae sostanza ed
energia.
1: al Piano Spirituale corrisponde l’essere permanente, l’Ego Immortale, l’individualità che si
esprime di incarnazione in incarnazione, sotto forma di personalità umane
differenti. Paragoniamo l’Ego Immortale ad un attore, e le sue successive
personalità terrene ai ruoli recitati dall’attore sulla scena del teatro (la
terra). L’Ego Immortale è paragonabile anche al sole che illumina sia la luna
che la Terra.
2: al Piano Intermedio Astrale corrisponde l’uomo psichico, la personalità umana transitoria, con tutti
gli elementi che la caratterizzano (pensiero, memoria, volizioni, desideri,
emozioni, affetti, ecc…). Questa personalità utilizza naturalmente il corpo
fisico – in particolare il cervello – ma opera con l’aiuto di un corpo sottile
o Astrale, che è legato al Piano Astrale Cosmico. Questo corpo astrale, dalle
molteplici funzioni, ha un aspetto importante, chiamato a volte corpo modello
(in sanscrito Linga Sarira )che serve da trama sulla quale si costruisce il
corpo fisico.
Questa parte sensibile e mobile dell’uomo, sebbene invisibile ad occhio
umano ma percepibile da “occhio” sensitivo, è estremamente dinamica: accoglie
tutta la memoria dei fatti vissuti dall’uomo, fatti che egli può riportate alla
propria coscienza o che rimangono confinati nel gran serbatoio del suo
inconscio.
3: al Piano Fisico corrisponde l’uomo fisico, legato alla Terra. In tutti i suoi aspetti, il
corpo fisico è intimamente legato alle diverse forme del corpo astrale, e
l’insieme è mantenuto in coesione dalla presenza dell’Ego Immortale, durante
l’intera esistenza dell’essere incarnato. In particolare, la coscienza riflessa
dell’uomo risulta dalla presenza dell’Ego Immortale – che è essenzialmente una
fonte di Coscienza Universale – ma è attiva solo quando l’Ego Immortale dispone
di uno strumento psichico appropriato : allo stadio attuale della nostra
evoluzione, l’incarnazione è indispensabile – in un corpo fisico ed in un corpo
astrale – per poter pensare e volere come delle entità responsabili ed
indipendenti.
Dopo la morte fisica, l’Ego Immortale, spogliato gradualmente dei suoi
strumenti terrestri e lunari, si inoltra in una fase di esperienze subite e non
guidate: la morte è per lui un mondo di effetti.
Per cui, l’assoluta necessità della reincarnazione, fino a che l’Ego
Immortale, si emancipi completamente da questa limitazione.
Per rinascere sulla terra, l’Ego Immortale deve disporre di nuovi veicoli
(mentale, astrale e fisico). L’incarnazione è un processo molto complesso di
crescita, dall’interno verso l’esterno, in cui il lavoro, iniziato sul piano
astrale, diventa progressivamente visibile sul piano fisico.
La costruzione del nuovo essere psico-fisico si svolge seguendo programmi
naturali elaborati dall’evoluzione, che integra però tutti gli elementi che
appartengono al karma particolare dell’Ego Immortale per la sua incarnazione in
un particolare quadro.
Dopo la nascita, con lo sviluppo progressivo del corpo e dello psichismo,
l’Ego Immortale prenderà pienamente possesso del corpo fisico soltanto verso
l’età di sette anni.( l’Età della ragione)
Domanda:
Con un corpo fisico ed un corpo astrale nuovi ad
ogni nascita, è strano che abbiamo generalmente perduta la memoria delle nostre
vite passate. Perché?
Risposta:
La memoria dettagliata degli avvenimenti della nostra esistenza è scritta
nel corpo astrale per mezzo del cervello fisico che serve da “ripetitore”. Dopo
la morte del cervello e con la disgregazione del corpo astrale della vita
trascorsa, l’uomo ha perduto il mezzo naturale, di ritrovare questa memoria.
Così il bambino, che possiede un cervello ed un corpo astrale nuovi (nei
casi comuni) non può avere un accesso diretto ai ricordi delle sue vite
passate.
Bisogna però notare che l’Ego Immortale conserva perpetuamente il succo
di tutte le esperienze delle sue incarnazioni: la memoria integrale di tutti i
fatti vissuti precedentemente. D’altro canto, la Luce Astrale della Terra
conserva, nei suoi diversi registri, la memoria dettagliata di tutti gli eventi
– in particolare di quelli delle nostre incarnazioni precedenti che potranno
così essere ritrovate, utilizzando i mezzi appropriati.
Domanda:
Alcune persone sostengono di
ricordarsi di una, o di diverse esistenze anteriori. Ma a quali condizioni un
simile ricordo sarebbe possibile?
Nel caso di ricordi autentici di vite passate, le spiegazioni
possibili sono le seguenti:
Domanda:
L’effetto
combinato dell’ereditarietà e dell’ambiente nel quale cresce il bambino, lo
condizionano notevolmente, se non totalmente (almeno in apparenza). Come
conciliare con questa osservazione l’idea della reincarnazione di un Ego
Immortale che rinasce sulla Terra per proseguire le sue esperienze,
raccogliendo i frutti particolari delle proprie azioni passate (Karma) ?
Non vi è incompatibilità tra il Karma dell’Ego Immortale (che lo conduce ad incarnarsi per sostenere gli effetti delle sue azioni passate) e le condizioni imposte dall’incarnazione (ereditarietà familiare e razziale, ambiente sociale, ecc…). L’economia della Natura vieta che l’Ego Immortale si incarni a caso: è il suo Karma che lo pone nelle condizioni particolari della sua nascita, nella quale subirà diverse costrizioni che dovrà accettare per proseguire la propria evoluzione individuale, contribuendo, nello stesso tempo, al progresso degli altri esseri che lo accompagnano nelle sue esperienze. (A tal proposito, bisogna ricordare, che la Legge Karmica non punisce o premia l’individuo. Siamo noi stessi con le nostre scelte a determinare il nostro futuro così come oggi stiamo raccogliendo la semina del passato. La semina è libera, ma il raccolto è obbligato. Approfondiremo questo tema più avanti, dopo aver finito di esporre quello attuale)
Per affinità magnetica, l’Ego immortale è portato verso il punto della Terra dove ritrova generalmente degli esseri conosciuti con i quali ha già creato dei legami nel passato, oppure un terreno di esperienze nel quale si era fortemente impegnato anteriormente.
Prendiamo ora nota di alcuni punti essenziali:
- L’anima umana appartiene ad una collettività: l’umanità, la quale appartiene ad una collettività più grande: l’immensa famiglia di Ego Immortali in evoluzione; tutto l’insieme dovrebbe progredire in armonia.
- Tutti gli esseri manifestati giocano un ruolo passeggero sulla scena del mondo: il tempo accordato loro per quel ruolo è sempre limitato ma, anche se breve, tutto ciò che di positivo è stato creato, come tentativo, verrà conservato e sosterrà un nuovo impulso per la prossima prova (Karma)
- Il tempo programmato per l’evoluzione completa sulla Terra è immenso, si calcola in miliardi di anni. E’ però limitato. Limitato è anche il numero possibile delle reincarnazioni di un Anima umana. Limitati sono pure i mezzi dei quali disponiamo attualmente.
Tuttavia, durante tutto questo tempo, l’Ego – l’Essere che noi siamo realmente – rimane immortale. Non dobbiamo temere la “perdita dell’anima”, anche se sappiamo che il nostro corpo e la personalità terrena che vi abita sono destinati a sparire, senza possibilità di ritorno. Spesso non abbiamo la minima idea delle risorse inesauribili di forza, di amore e di conoscenza che sono celate, latenti nell’Ego Immortale. Quando la personalità, il ruolo passeggere che recitiamo durante l’incarnazione, si sforza di agire in armonia con i bisogni profondi dell’Attore Interiore, la vita prende un senso diverso, alla luce della reincarnazione che permette la continuità di sforzi da un esistenza all’altra.
Tutte queste considerazioni ci invitano, secondo la Teosofia, a considerare la nostra vita come una partecipazione alla grande avventura dell’emancipazione progressiva dell’umanità, attraverso gli sforzi individuali di tutti i suoi membri, avvalendoci delle occasioni e dei mezzi limitati che abbiamo per risvegliare le risorse potenziali illimitate del nostro essere profondo.
Domanda:
In che cosa, se ben compresa, l’idea di
reincarnazione può cambiare i rapporti tra gli esseri umani?
L’idea della reincarnazione, inseparabile da quella del Karma, da alla
vita un significato: quello dell’evoluzione di tutta la famiglia umana verso un
grado sconosciuto di perfezione.
Qui e ora, raccogliamo il frutto del Karma passato, individuale e
collettivo: gli altri sono, come noi, dei pellegrini, legati a noi da tutto un
passato – del quale bisogna decifrare le conseguenze – ed impegnati con noi
nella preparazione di un futuro che vivremo tutti insieme, nel bene e nel male.
La reincarnazione cambia obbligatoriamente i rapporti tra gli esseri. Per
esempio:
-
I
genitori non “producono” bambini; accolgono delle Anime in corpi nuovi, e
devono aiutarle a far sbocciare le loro capacità perché si mettano ancora una
volta di fronte alle loro responsabilità, al fine di prendere in mano il loro
destino.
-
Le
differenze sociali non esistono perché dei gruppi abbiano il predominio su
altri gruppi e abusino continuamente della loro situazione : le ingiustizie,
sebbene siano Karmiche, devono essere corrette volontariamente da coloro che le
hanno imposte o ne hanno tratto profitto, e devono essere comprese da coloro
che le subiscono. Per effetto del karma, le ingiustizie tra individui e nazioni
si perpetuano, e devono essere risolte incarnazione dopo incarnazione. (Pure i
popoli si reincarnano per regolare i loro conti, ciecamente, nel corso del
tempo)
-
Per gli
individui, la reincarnazione elimina ogni timore della morte: l’atteggiamento
dei membri di una famiglia all’approssimarsi della morte di un parente dovrebbe
essere diverso – fatto di fiducia e serenità, per aiutare con amore colui che
deve morire e prepararsi a lasciare, provvisoriamente, la scena della sua
incarnazione.
-
Gli
esseri umani sono come pellegrini che camminano insieme, ma con andature
diverse, su una stessa grande strada, dove periodicamente si incontrano, si
perdono di vista, si ritrovano ancora, e progrediscono senza tregua. La legge
del loro essere proibisce loro di fermarsi per strada, ed essi sono incapaci di
fare strada con i soli mezzi propri: hanno assolutamente bisogno gli uni degli
altri. L’ideale sarebbe quindi che essi comprendessero il più presto possibile
che la Fratellanza Universale, vissuta giorno per giorno, è il più grande
viatico che permetterebbe loro di avanzare il più velocemente possibile, e con
la maggiore economia di mezzi.
Domanda:
“Nella nostra vita è mai troppo
tardi per cominciare a cambiare le nostre abitudini?”
Il navigatore che vuole lasciare il porto per
guadagnare il largo sa che occorre aspettare l’ora della marea per partire:
aspettando, approfitta di ogni momento per preparare il suo viaggio. Se lascia
passare l’ora favorevole, o se la nave non è in condizione di partire, è un
fallimento - provvisorio. Bisognerà
quindi aspettare la prossima marea ma, questa volta, mettendo tutto in opera
per la riuscita.
La reincarnazione ci apre la porta
dell’avvenire: se scopriamo, troppo tardi, che abbiamo perduto molte occasioni
per “guadagnare” il largo – cioè di cambiare la nostra esistenza, e di vivere
una vita autentica – vi è sempre tempo per prepararci. Anche quando siamo
raggiunti dalla vecchiaia, non dovremmo mai rassegnarci al fallimento, ma
mantenere un atteggiamento positivo.
Evitiamo però i pii auguri: “nella mia
prossima incarnazione non farò più questo, cercherò quello…”, perché fin da ora
qualche cosa può già essere fatta, degli ostacoli scoperti e sormontati – se
non altro per perdere l’abitudine di giudicare gli altri dalle apparenze…
Anche negli ultimi anni di vita, gli sforzi
tentati per sgomberare la via porteranno i loro frutti nell’incarnazione
successiva, che inizierà così in condizioni
più favorevoli.
Domanda:
Possiamo considerare la
reincarnazione come il ritorno collettivo degli Ego Immortali che una volta
sono appartenuti ad una nazione , negli uomini che costituiscono una nuova
nazione?
Gli individui che compongono una nazione sono
legati tra loro da una potente rete di affinità e somiglianza e contribuiscono ad
emanare un carattere nazionale, con le sue virtù ed i suoi difetti.
Gli Ego Immortali, legati da queste affinità,
hanno così la tendenza a raggrupparsi naturalmente, per partecipare alla
costruzione di una civiltà in seno ad una nazione. Dopo il declino, e persino
dopo la sparizione totale della nazione, quegli Ego Immortali tendono ad
incarnarsi ancora una volta insieme per occupare una nuova scena di evoluzione
sulla terra, e per riaffermarvi le grandi tendenze del gruppo che animavano una
volta, in seno ad un popolo o ad una nazione apparentemente senza passato
storico. (E’ il caso della nazione Americana)
Oggi, essendo la reincarnazione un argomento
del quale si parla frequentemente, molta gente si appassiona alle prove
sperimentali che si raccolgono un po’ dappertutto: numerose testimonianze di
ricordi di vite passate, raccolte al di là di ogni possibilità di frode, e
verificabili nella loro autenticità.
Ma la dottrina della reincarnazione, unita a
quella del Karma, possiede una logica interna che costituisce una delle prove
maggiori della sua autenticità.
Inoltre, al di fuori di essa, non possiamo
trovare una spiegazione alle disuguaglianze evidenti tra tutti gli esseri che
vengono al mondo, all’apparizione di geni (nel bene e nel male), all’esistenza
stessa dei Maestri di Saggezza che illuminano la storia del nostro pianeta.
La reincarnazione era conosciuta anche
nell’ambiente del Maestro Gesù: la sua attuale assenza dalla dottrina Cristiana
obbliga gli uomini ad attribuire a Dio impenetrabili disegni per spiegare le
disuguaglianze di nascita. Eppure uno dei Padri più famosi della Chiesa,
Origene, ha insegnato la pre-esistenza delle Anime e la loro trasmigrazione;
spiegando così come Dio abbia potuto “amare Giacobbe ed odiare Esaù”, persino
prima della loro nascita, a causa della loro esistenza anteriore.
In un Universo dove tutto obbedisce a Leggi
che spingono all’evoluzione, la reincarnazione propone una prospettiva naturale
e logica di progresso per le Anime, conservando all’essere umano la sua dignità
e alla natura la sua armonia.
Essendo Dio in potenza, l’uomo non deve più
temere la morte,che è soltanto un passaggio dalla sostanza all’essenza, così
come la nascita è un passaggio dall’essenza alla sostanza. Non deve cercare,
con angoscia,una salvezza illusoria ed egoista, ma accettare con fiducia le
condizioni della sua nascita – prodotte dal suo Karma passato – per scrivere da
sé, nel Grande Libro della Vita, la storia della liberazione dagli impedimenti
personali e della partecipazione alla salvezza collettiva dell’umanità, di
incarnazione in incarnazione.
La reincarnazione (con il Karma, che
inizieremo a trattare dalla prossima lettera) significa evoluzione
nell’alternanza dell’attività e del riposo, della vita e della morte, della
veglia e del sonno: non bisogna, quindi, separare queste fasi opposte dei cicli
naturali, ma comprendere la necessità e l’utilità di ognuna di esse, sfruttare
le possibilità di ciascuna, non perdendo di vista la continuità della marcia
ascendente dell’Anima.
Certamente, bisogna sforzarsi di vivere qui e
ora, ma senza ignorare che la morte arriverà, e che ha una funzione benefica di
riposo e di assimilazione; accettare di morire, se è giunta l’ora di
abbandonare la vita, ma tenendo fermamente in mente che l’ideale rimane vivo e
che deve essere vissuto ad ogni costo.
Capire che l’esistenza terrena è come una
successione di reincarnazioni ritmate dalla vita di veglia e di riposo
notturno, implica anche che adattiamo i nostri sforzi alla durata del
giorno - sapendo che proseguiremo, in
eguale misura, il giorno dopo - e anche
che affrontiamo il sonno come un intervallo utile per l’anima,per riconquistare
le forze ed un nuovo entusiasmo, al fine di sostenere con costanza gli sforzi
nel proseguimento del pellegrinaggio ascendente che compiamo.
L’uomo è padrone del suo destino, e la
reincarnazione gli permette di andare fino in fondo nel suo tentativo.
Ma è un
avventura collettiva…
Giuseppe Bufalo