ALLA RICERCA DELLE
PROPRIE RADICI
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1 - Parlare al giorno d'oggi
di Templari o di cavalleria militare e religiosa non è tanto astruso od
anacronistico come potrebbe sembrare.
della storia e del mondo dei
Templari, così come ci sono stati consegnati dalle cronache del passato, dopo
il grande trauma storico, politico e religioso della loro scomparsa in Europa.
Il Medioevo, con le sue atrocità
istituzionali e la sua naïveté, il culto della romanità perduta ed un
fervore religioso immanente, la dimestichezza con i simboli e l’estrema
difficoltà del vivere quotidiano, è sempre stato considerato alla stregua di un
mito fastidioso, oscuro e complesso, spesso mal spiegato nelle scuole e,
comunque, poco capito.
Eppure, il Medioevo è intorno a noi, nelle
strutture architettoniche che ci circondano, nelle scienze che trassero
faticosa origine dagli studi alchemici, nel ripetersi di certi contrasti
politici che sono oggi attuali come mille anni fa (islamismo, ebraismo,
cristianesimo), nella cultura classica, filtrata da Bisanzio e dalla sapienza
araba, nei simboli matematici ed astronomici, nel fiorire di certe
rivisitazioni intellettuali che, al passaggio del secondo millennio dell’era
cristiana, hanno prepotentemente riportato di moda il mondo del Medioevo e, con
esso, all'esplorazione, alla conoscenza, all'interpretazione, in chiave
moderna, della storia e del mondo dei Templari, così come ci sono stati
consegnati dalle cronache del passato, nel grande trauma politico e religioso
delle Crociate e della formazione del moderno Occidente cristiano.
Noi sappiamo, oggi, che l’impresa dei
Crociati, “un’antica festa crudele”, a suo tempo, fu ignara dei
territori e dei popoli dove andava ad esercitarsi, fu violenta e feroce nella
sua esecuzione, fu avida e rozza nella sua gestione; nulla di diverso, in
fondo, dall’approccio con il quale la nostra società moderna affronta l’inizio
del terzo millennio.
Una lunga catena di atti, dalla Charta di Larmenius agli editti di
Napoleone III, sembrerebbe confermare una ininterrotta sopravvivenza
dell’Ordine del Tempio.
Nel lungo silenzio di quei quattro secoli,
dal 1318 al 1705, infiniti miti e leggende, favoriti dalla tragica e singolare
vicenda templare, fiorirono al punto di una “eredità” templare, trasmessa
prima di morire da Jacques de Molay a Jean Larmenius (o de Larmenie o de
l’Arménie), e così via, dando vita alla famosa Charta Transmissionis e
ad una lunga, lista di Gran Maestri sino a Filippo d’Orléans.
Certo è che dal mondo e dalla storia
dei Templari sono derivate, praticamente, tutte le altre associazioni
cavalleresche.
Tutto ciò è derivato da una ricerca spesso
inconscia di valori e di idee, meglio ancora se collaudati dal tempo, dal
sacrificio, dalla storia, di cui sembra che la società civile abbia sempre
maggiore necessità.
I valori ed i miti civili ed istituzionali
della civiltà occidentale sono piuttosto alle corde e quelli religiosi, alla
base dei sistemi politico-sociali esistenti, stanno sfumando tra l'eclettismo e
l'integralismo. Forte è il dubbio che nella lunga fase di fermenti spirituali,
ideologici e sociali che stiamo vivendo essi non siano più adeguati o coerenti
con le necessità spirituali dell'uomo moderno e con l'irrompere, a tutti i
livelli, di una tecnologia sempre più complessa che, almeno nella generalità
dei casi, può liberare l'uomo dagli antichi spettri della fame, della malattia
e dell'oppressione ma che, tuttora, non sembra che abbia raggiunto questi
obbiettivi.
In realtà, e la nostra società civile,
oltre a trasformarsi in un villaggio globale, si sta atomizzando in un sistema
di sistemi individuali molto frammentario. Si cercano alternative
spirituali, in modo forse confuso e, per i più, spesso insoddisfacente, nella
fuga in improbabili meditazioni od ascesi di tipo orientale, nel paradiso delle
droghe, nello stordimento delle discoteche, nei movies cult, per finire
ai sassi sul cavalcavia, in un tristo war game nel quale automobili e
persone sono obbiettivi vuoti d'anima, oggetti formali da colpire a casaccio,
una Ruota della Fortuna od un Bingo, dove il caso amministra la
fortuna degli uomini ed alimenta le loro illusioni.
Non è per caso che questo periodo, tra la
fine del secondo millennio e l’inizio del terzo, abbia vissuto e tuttora viva
contraddizioni clamorose, passando dal materialismo dialettico
all'irrazionalismo, dall'esistenzialismo al pensiero debole ed alla New
Age così come il secolo dei lumi, iniziato rivendicando i diritti
dell'uomo, finì per essere quello della ghigliottina e dei massacri napoleonici.
Dalla fine del secondo millennio dell’era
cristiana, in uno scenario caratterizzato da mutazioni strutturali tanto rapide
quanto profonde, l’uomo della società occidentale è tuttora alla ricerca dei
perché fondamentali della propria esistenza.
Le macchine inventate dall’uomo e prodotte
dalla sua tecnologia hanno annullato le frontiere del tempo e dello spazio,
hanno stravolto la società industriale e post - industriale, introducendo un
nuovo tipo di società civile i cui contorni non sono ancora delineati ma che
non potranno che essere molto diversi da quanto ci ha preceduto.
Ma la dimensione spirituale dell’uomo è
rimasta sostanzialmente la stessa, anche se arricchita di problemi, di
tensioni, di barriere. All’esplosione tecnologica non ha corrisposto quella
dello spirito, del sentimento, dei principi morali. E quando si cerca una
risposta religiosa ai propri problemi, generalmente ci si rivolge alle
religioni monoteistiche tradizionali, le quali tutte affondano le loro radici
in una società ormai mitica, nomade od agricolo-pastorale, che non esiste più e
nella quale diventa sempre più difficile riconoscersi. Ebraismo, cristianesimo,
islamismo, per non parlare dei grandi movimenti spirituali o religiosi
dell’Oriente, risalgono a millenni addietro.
Si spiega così il ritorno ad alcuni miti
pseudo laici e pseudo religiosi che ancora oggi esercitano una grande forza di
attrazione, e l’inopinato sviluppo delle sette esoteriche, messianiche o
sataniche, che si sono affollate sulla scena, con i loro riti iniziatici,
misteriosi, spesso sanguinosi, spesso a sfondo sessuale, talvolta mortali, ma
sempre oscuri e certamente non liberatori.
2 - Il bisogno nell’uomo di un
ancoraggio intellettuale ed emotivo è profondo e resta sostanzialmente
insoddisfatto. Può assopirsi e scomparire del tutto o degenerare in forme di
fanatismo o d’integralismo intellettuale.
Più generalmente, esiste un vuoto, se ne
avverte il disagio, ma non sembra di potervi provvedere. E’ un po’ come per
l’inferno od il paradiso: ce ne hanno parlato, non ci crediamo molto, ma
evitiamo di approfondirne il significato, quasi fosse minorante affrontare tali
temi.
Anche il ricorso alla realizzazione di
alcuni miti personali come, appunto, quello dei Templari, si esaurisce spesso
in una lettura più o meno attenta della storia dell’Ordine, magari inserita
nello scenario delle Crociate e della società medievale. Questa lettura può
essere più o meno articolata, può anche dar luogo ad ulteriori curiosità ed
alla necessità di ulteriori apprendimenti, ma resta quasi sempre confinata nel
mondo della propria cultura personale. Non si tramuta in un modo di essere, in
una filosofia di vita, in quella che dovrebbe essere una vera e propria
templarità.
La ragione di tutto ciò risiede nel fatto
che la vita quotidiana ci porta a dedicare sempre più attenzione e tempo a
tutt’altri problemi che a quelli dello spirito. Non sempre alla curiosità ed
alla cultura storiche si associano quell’arricchimento dell’essere o quella
mutazione culturale che potenzialmente possono esprimere.
E’, invece, importante recuperare certi
valori, espressione del retaggio templare che, attualizzati, possono avere una
valenza per il mondo nel quale viviamo.
Per i Templari di oggi, in fondo, non è
particolarmente importante se i primi Cavalieri attorno a Hughes de Paynes
furono sette o nove od undici o molti di più, o se lo stesso Hughes sia
d’origine francese od italiana, o se Andrea de Montbard sia stato o no un
Maestro dell’antico Ordine. Certo, tutto ciò merita approfondimenti ed è opportuno
che il cultore della storia affini le proprie convinzioni con la ricerca e la
comparazione dei dati ma tutto ciò non gli cambia di certo la vita né la cambia
a coloro che sono interessati a questi temi.
Quando ci si richiama alla Regola antica od
ai principi enunciati da Bernardo di Clairvaux si fa certamente un’operazione
di recupero culturale importante ma essenzialmente simbolica. Non si riflette
sul fatto che tutto ciò è largamente inapplicabile, al giorno d’oggi, nella
società nella quale viviamo..
La sfida è nella trasposizione di ciò
che viene dal passato nella vita di oggi. Se ciò non accade, la cultura non è
cultura ma solo informazione bibliografica. Il cosiddetto sapere enciclopedico
non è di per sé che un contenitore e la persona che sa tutto è solo un veicolo
di comunicazione. Lo sviluppo della templarità può rappresentare un’operazione
importante, risvegliando principi e valori assopiti. Ma per ottenere questo
risultato, perché nelle coscienze si trasfondano principi, occorre che siano leggibili,
condivisibili, accettabili, che parlino con parole di oggi all’uomo di oggi,
per la società di oggi.
Questa è la vera sfida templare, il banco
di prova di una storia di idee espresse da uomini riesumati da un lontano
passato ma che possono, tuttora, insegnarci qualcosa.
Il nocciolo fondamentale della questione
sta nei voti che coloro che intendevano essere Templari dovevano professare.
Questi voti erano e restano l’essenza dell’essere templare, perché su di essi
si fondava la stessa Regola ed in base a questi voti il Templare viveva,
combatteva e moriva.
Ecco perché è fondamentale chiedersi quale
sia l’attualità di questi voti o, per usare un termine più moderno, quale sia
la loro effettiva viabilità.
3 - Dal mondo e dalla tragica storia
dei Templari sono discese, praticamente, tutte le altre associazioni
cavalleresche, in un modo od in un altro, si riallacciano alla memoria
del Tempio, rivendicandone una continuità ideale.
Nel profondo vuoto di ideali e di spinte
emotive della nostra società, dove gli antichi valori o si sono dispersi o si
sono assopiti, il Templare di oggi può svolgere un ruolo importante,
riallacciandosi a quel retaggio storico, religioso, militare e cavalleresco che
ragionevolmente discende dagli antichi Cavalieri del Tempio.
La costituzione di una élite di
uomini di buona volontà, ispirata a principi né faziosi né integralisti né
alternativi, potrebbe essere una risposta a molte delle esigenze dell'uomo
d'oggi, così fortemente estraniato dalla sua realtà spirituale.
Per questi motivi è opportuno cercare
obbiettivi adeguati e rivisitare gli antichi voti templari, là dove è
possibile, reinterpretandoli e considerandoli più come auspicabili virtù che
voti da professare, al giorno d'oggi, per tenere conto della evoluzione della realtà
dopo quasi novecento anni di storia.
Occorre, dunque, ripensare in chiave
moderna e con spirito nuovo e competitivo gli antichi voti templari, alla luce
delle grandi mutazioni che si sono succedute nel tempo.
Il mondo nel quale viviamo e la società di
cui siamo parte possano meritare abitanti migliori ed aspirare a soluzioni più
eque, nell’interesse di tutti e non soltanto a vantaggio di pochi. In questo
senso ed a questi fini non sono molte le indicazioni che provengono dal
passato mentre infiniti sono gli stimoli che provengono dal presente.
Occorre, dunque, se si vuole essere
coerenti con il proprio tempo, porsi degli interrogativi e cercare di darsi o
di avere le necessarie risposte.
Dopo l’aristocrazia della spada, può farsi
strada un nuovo tipo d’aristocrazia dell’intelletto o dell’esempio,
quale portatrice di valori nuovi per una società in fase d’evoluzione
profonda.
Per questo i Templari d’oggi
hanno l’ambizione di guardare lontano e di porsi per obbiettivo l’eticità della
società di domani; elitari, ma aperti al confronto, con la tolleranza delle
idee ed il rigore dei principi volti alla difesa di quei valori che non hanno
bisogno di una ragione storica o sociale o giuridica che ne sia a fondamento ma
che sono durevoli quanto l'uomo perché proiezione della sua parte migliore.
NON NOBIS, DOMINE,
NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM
Oronzo Brai