![]()
|
Preghiere ed
Invocazioni: motivazioni
ed effetti. |
Nella Bhagavad Gita, Krishna
elenca quattro categorie d’uomini che si accostano al Divino con devozione:
-
gli afflitti;
-
quelli che ricercano la
ricchezza;
-
quelli che ricercano la
conoscenza;
-
i Saggi.
Si possono
paragonare alle quattro caste dell’India.
Nella
prima casta, quella dei servitori, sprovvisti di beni e privi di conoscenza
spirituale, è naturale che gli uomini si rivolgano al Divino come ad un supremo
protettore: per loro la preghiera, indirizzata ad un Dio paterno, è una
richiesta di consolazione ed assistenza.
Per la
seconda casta, quella dei produttori di beni (agricoltori, artigiani, ecc.), la
ricerca del benessere materiale è legittima: essi si rivolgono ad un Dio o Dei,
potenti, capaci di impedire le avversità e procurare fortuna. La loro preghiera
è accompagnata da offerte materiali, per meritare onestamente l’intervento
divino. Essa assume il carattere di un baratto o di una transazione
commerciale.
Tutte
queste forme sono di natura emozionale, psichica e riducono il Divino a rango
di persona, che è immaginata intenta a soddisfare i desideri umani. Si capisce
bene che la Teosofia prende le distanze dalla preghiera-petizione, poiché
egoistica e distruttrice della fiducia in se stessi.
I ricercatori
della conoscenza spirituale, che devono essere dei Veri Cavalieri, non possono
più cercare il loro sostentamento in un Dio esterno. Capaci di sacrificare
persino la loro vita nella lotta che ingaggiano, non sanno che farsene
dell’opulenza, dei beni di questo mondo:scoprono che il Divino non è un essere,
per quanto potente, ma l’essere Infinito che abbraccia tutti gli esseri.
Come
dice il Vangelo: “Il Regno di Dio è davanti a voi” (Luca 17,21) E’ lì dunque
che bisogna cercare il Divino, perché “ Dio è Spirito (Pneuma), ed è in Spirito
ed in Verità che bisogna adorarlo” (Giovanni 4,24)
Ben
inteso, non si tratta di pregare l’Assoluto – irraggiungibile da qualsiasi
pensiero – ma cercare di fare risplendere in se stessi la Luce Divina o,
secondo le parole de “La Voce del Silenzio” (pag.39): “La Luce del Maestro
Unico, l’unica, perenne, Aurea Luce dello Spirito, diffonde fin da principio i
suoi fulgidi raggi sul Discepolo”.
A questo
livello d’ardente ricerca, la preghiera tenderà a spogliarsi della sua colorazione
psichica e ad esprimersi in un moto d’elevazione del sé verso il Sé, come un
appello al Sé Divino, per lanciare un ponte di coscienza (Antahkarana) verso di
Lui, camminare con Lui ed, infine, al termine d’ogni ricerca spirituale,
realizzare la comunione del sé purificato e metamorfizzato con il Sé Eterno, il
Principio Universale.
Nella
Chiave della Teosofia, H.P.Blavatsky insiste sul ruolo della Volontà in questo
percorso, Volontà che opera nell’uomo un effetto alchemico. Perché la vera
preghiera non è una richiesta egoista, ma piuttosto un “Mistero” , un
procedimento occulto tramite il quale i pensieri ed i desideri, compiuti e
condizionati, sono convertiti in volizioni spirituali. Un tale processo è
chiamato “Trasmutazione Spirituale”.
E’
l’intensità delle nostre ardenti aspirazioni che converte la preghiera in
“preghiera Filosofale”, quella preghiera che trasmuta il piombo in oro puro.
La sola
essenza omogenea, la nostra “preghiera-volontà”, diventa la forza attiva o
creativa che produce quegli effetti che desideriamo.
La
misteriosa trasformazione che porta così l’uomo a mettersi all’unisono col suo
Sé profondo, mette alla sua portata una sorgente insospettata di potere
spirituale. La preghiera che accede ad un grado di comunione con il Divino,
diventa una Potente Benedizione data agli altri esseri, per illuminarli, e
persino un ordine alle Forze della Natura, per realizzare un azione benefica.
Nei
Vangeli troviamo diversi esempi di questa “MAGIA BIANCA” esercitata “nel
nome del Padre”, cioè , facendo appello alle Forze dello Spirito.
Si capisce come, l’utilizzazione
di questa Sacra Alchimia per scopi criminali, costituisca il più imperdonabile
dei peccati.
Per la
quarta categoria di fedeli, i Veri Saggi, che hanno oltrepassato la “stretta
soglia dell’Iniziazione”, la preghiera che da “accesso al Regno dei Cieli”, non
si distingue più dalla meditazione. Essa porta alla beatitudine estatica, nella
stretta comunione dell’Anima Superiore con l’Essenza Universale.
Spesso
si contrappone la preghiera alla meditazione silenziosa, insistendo sul fatto
che colui che prega pronuncia o mormora (in maniera udibile oppure
interiormente) una preghiera fatta di parole. L’Invocazione è chiaramente
verbalizzata, il Divino è chiamato con un nome che lo designa, la sua benedizione
e la sua Luce sono invocate ed evocate dal Mentale e dal Cuore (uniti e fusi in
maniera inseparabile) dal fedele che prega – il che è inevitabile per aiutare
il mentale a fissarsi su delle immagini che hanno in lui una risonanza.
Senza
dubbio si tratta anche di utilizzare il Potere Magico delle Parole e del
Pensiero, per risvegliare i sensi interiori poiché il risultato dipende, come
per la meditazione, dalla purezza e dai motivi del soggetto.
Sappiamo
benissimo che la ripetizione del monosillabo OM ha un notevole ruolo nella
meditazione degli Yogi.
Tuttavia,
anche se in forma verbale, la vera preghiera non può essere una formula
stereotipata imparata a memoria. Come nella meditazione,
Volontà-Intelligenza-Cuore, sono mobilitati dalla preghiera.
Essa può
esprimersi come Invocazione, Contemplazione, Voto, Giuramento di fedeltà al
Divino, Riconoscimento della Verità Spirituale realizzata nell’approccio col
Divino, ecc…
Bisogna
anche annotare le condizioni indispensabili per pregare, esse sono del tutto
simili a quelle per la meditazione.
-
ISOLAMENTO: nessuna preghiera in pubblico, ma nel segreto (Gesù stesso
ha sempre pregato lontano dai suoi discepoli, foss’anche a “un tiro di sasso”
per non essere udito da alcuno)
-
RACCOGLIMENTO : (“non disperdetevi in parole vane”) Apertura di tutto
l’Essere Interiore alla presenza intima del Sé, per elevare a Lui il pensiero
ed il Cuore, con l’utilizzazione del Potere Magico della preghiera, che è, in
questo caso, come il Mantram di colui che prega.
Gesù metteva particolarmente in
guardia i suoi discepoli: “Non accostatevi al Divino col cuore pieno d’odio o
di risentimento. Prima di pregare, regolate le vostre diatribe con vostro
fratello.”
Il perdono delle offese deve essere effettivo
se non si vuole che il Potere Magico della preghiera ci si rivolga contro.
Come abbiamo visto, l’appello al
Sé superiore è un passo solenne che può essere gravido di conseguenze se il
fedele vi ricorre senza essersi purificato o, peggio ancora, se persegue uno
scopo egoistico.
Per concludere, possiamo asserire
che, ciò che conta è il cammino interiore, l’apertura del cuore e del mentale
nonché la loro fusione e l’aspirazione spirituale, non i gesti fatti o gli
strumenti di cui il fedele si circonda al fine di dare un quadro speciale e sacro
alla sua Invocazione (quantunque essi rivestano la loro importanza per colui
che è consapevole delle energie che incanalano).
Ma l’assenza di rituale nella
nostra dissacrata vita occidentale non significa che non dovremmo cercare di
accostarci al Divino, regolarmente e diversamente del solito!
Giuseppe Bufalo