QUANDO
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TROIA,
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Nell’accampamento
dove i valorosi Achei si sono riuniti in assemblea, trapela un clima gelido, alquanto
teso e nervoso. I condottieri sono riuniti in cerchio e parlano delle ultime
formalità prima di congedarsi, l’Atride Agamennone è nervoso e conserva un’aria
pensosa mentre scruta lontano, verso le colline, e il fuoco acceso al centro
dell’accampamento gli illumina il viso mettendo in risalto i lineamenti
induriti dalle tracce di una collera scoppiata in precedenza ma che minaccia di
riesplodere.
Dopo un po’ di tempo Ulisse annuncia agli uomini che sono liberi di
andare, e torna a discutere con gli altri comandanti. Finalmente riusciamo ad
avvicinare l’Atride Agamennone, e osservandolo da vicino notiamo che ha un’aria
particolarmente irata, che denota sia successo qualcosa.
Ulisse preferisce non turbare ulteriormente il re degli Achei e
decide di rilasciarci un’intervista come suo portavoce.
Notiamo che ha anch’egli l’aria nervosa.
«Il popolo acheo è arrivato alla conclusione che non si ritirerà
dalla guerra per non dare al popolo dello stretto (troiani N.d.R.) l’impressione di essere i migliori, così il
conflitto proseguirà finche una delle parti non avrà la meglio», dichiara
solenne.
Dalle sue parole trapelano un’astuzia e un’intelligenza non da
tutti, in sua presenza ci si sente nettamente inferiori.
D: «Ma
ci dica Ulisse re di Itaca, cosa ha turbato voi condottieri nonostante abbiate
preso una decisione?».
R: «Oh,
il nostro disgusto non ha a che fare con le tattiche di battaglia o la guerra
ma oggi un uomo ha osato offendere il re degli Achei in assemblea, violando il
diritto e il dovere di parola».
D: «E
chi è costui?».
R: «Colui
che ha osato insultare l’Atride è Tersite, che apre bocca solo per far volare
insulti, offese e nonsensi, un uomo dall’aspetto orribile e che perdi più parla
a vanvera».
D: «In
che modo Tersite ha osato oltraggiare il grande Agamennone?».
R: «Egli
ha osato insultare Agamennone, i suoi comportamenti, le sue decisioni, e in
qualche modo anche le nostre, ha osato offendere senza rispettare il proprio
dovere».
L’astuto Ulisse ha un’espressione quasi orripilata mentre ci parla
di Tersite, quest’uomo che ha osato offendere il re degli achei in assemblea, e
i suoi modi di fare scostumati e impertinenti.
«Per noi achei» continua Ulisse «prendere parte alle assemblee ed
esprimere agli altri le proprie opinioni, è un dovere, non solo un diritto. Noi
riteniamo che per essere davvero definita di tutti, una decisione debba essere
di tutti, e che ognuno debba prendere lo scettro ed esprimere la propria
opinione, dichiarare se è d’accordo con gli altri o meno e proporre nuove idee
finché non si arriva ad una conclusione ideale. Anche se il permesso di
prendere parola deve essere concesso da uno di noi, e senza il nostro consenso
una decisione non potrà mai essere approvata, un condottiero saggio sa
ascoltare le parole dei suoi uguali così come quelle dei semplici militi,
perché ogni affermazione ha la sua importanza se enunciata con correttezza nel
bene di tutti», ci spiega.
D: «Ma
allora Tersite in cosa ha sbagliato? Non ha espresso la propria opinione?».
R: «Certo
esprimere un’opinione non vuol dire parlare a vanvera, buttare giù un fiume di
parole sconnesse, insultare, non lasciare il tempo agli altri per replicare,
parlare solo per fare baccano. Un greco deve sapere usare la “parola alata”, parlare senza
impertinenza, sapendo ciò che si vuole, altrimenti non si mantiene l’ordine e
non si arriva mai alla conclusione».
D: «Mi
potrebbe spiegare il significato della metafora “parola alata” tanto importante per voi greci?».
R: «Per
“parola alata” noi intendiamo il
saper parlare con retorica, usando termini appropriati e linguaggio forbito in
modo da indurre nelle menti degli ascoltatori ciò che si vuole esprimere».
Ringraziamo il re di Itaca e lo congediamo.
Ulisse ci ha parlato dell’organizzazione degli achei in assemblea.
Si può dire che non è ancora possibile parlare di un sistema
democratico in quanto solo i re devono dare il consenso per esprimere la parola.
Già da allora però si nota come la parola sia fondamentale ed è proprio qui,
nel cuore della Grecia, che nascerà a distanza di alcuni secoli
Ora ci chiediamo: ma Ulisse uomo saggio e astuto, che ha il dono
della “parola alata”, cinquantuno giorni
dopo l’assemblea non fu il “consigliere fraudolento” che escogitò con Diomede
l’imbroglio del cavallo di Troia e fu quindi collocato da Dante in un girone
infernale?
Non è venuto meno ai principi di onestà e giustizia enunciati nelle
sue parole?
La collocazione storica della nostra intervista è nel
Ulisse da noi intervistato fa riferimento alla “parola alata” simbolo indiscusso della
fulgida civiltà achea che tanto ha segnato la storia e la cultura.
Gli achei credevano fortemente in due principi, Kalòs e Aretè,
bellezza e valore, e se un guerriero presentava queste due virtù, era
considerato perfetto. Essi però avevano una “cultura della vergogna” secondo la
quale ci si doveva più che altro dimostrare belli e valorosi, essere stimati
come tali, ma esserlo era più che altro una questione di sfondo. I valori
espressi da Ulisse nella nostra intervista erano severamente seguiti dai greci
ma non sempre venivano rispettati, come possiamo leggere in alcuni passi dell’Iliade,
nella quale abbiamo grandiosi esempi di massima virtù e valori spirituali. In
uno di questi canti in cui la virtù tanto cantata dagli Achei viene meno,
Achille aveva ammazzato Ettore, e aveva fatto scempio del suo cadavere
legandolo al carro e percorrendo tre volte in lunghezza le porte Scee, in
quanto Ettore era stato l’assassino di Patroclo, figura guida di Achille.
Questo comportamento non si addice propriamente ad un valoroso guerriero Acheo.
Lo stratagemma stesso del cavallo di Troia non è stato altro che una frode, un
piano congetturato da Ulisse e Diomede. La pecca non sta nel fatto di aver
ideato un piano così strategico, che, effettivamente, sarebbe stato ingegnoso
se solo non fossero stati ingannati i Troiani, che pensavano di aver firmato la
pace e pensavano che il cavallo fosse un dono.
E così che valori di massima astrazione spirituale si trasformano
in mezzi di conquista del potere nel nome del quale ogni valore si offusca e si
dilegua. La figura mitica di Ulisse re saggio e potente che cede al potere
finisce, dopo una vita costellata di atti eroici, per essere relegata in un girone
infernale a scontare il peccato più grande: l’arroganza di chi, usando la “parola alata” e l’inganno della
menzogna, sottomette al giogo del potere e quindi del maligno il giusto,
l’ignaro, l’indifeso.
Atride: patronimico
significante “figlio di ATREO”
Parola alata: essa fu usata per
plasmare le menti e convincere le masse in una sorta di condizionamento anche
nella “fulgida” civiltà micenea (Hitler non fece la stessa cosa?).
Quindi anche nelle note mi chiedo….ma questa democrazia su cosa si
basa?
Già agli albori era inquinata, e ogni valore era distrutto dalla
rabbia (vedi lo scempio del corpo di Ettore) e la vittoria, che ogni buon acheo
avrebbe voluto pura e scevra da atti indegni, è una frode.
“La parola è un mezzo per enunciare la
verità che si testimonia”
Alessia ( 14 anni)