IL MITO DI ORFEO
ED
I MISTERI ORFICI.
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Molti
artisti, musicisti, poeti e uomini di lettere hanno parlato di Orfeo e trattato
il suo mito. Nella nostra memoria egli è il cantore per eccellenza, colui che
col suo canto melodioso arrivò a commuovere Persefone e Ade, Dei
dell'oltretomba. Ma questo mito così commovente e se vogliamo così tragico,
così sublime eppure così umano e triste, che parla dell'uomo che anche dopo la
morte continuò a ripetere cantando il dolce nome della sua amata Euridice, ci
narra solo una storia d'amore mesta e triste? Questo mito ci dice solo ciò? Ma Platone
stesso non usa il mito per trasmettere i suoi insegnamenti? Il grande filosofo
ci parla di come il mito riveli all'uomo, più della filosofia stessa, le verità
ultime, i cosiddetti misteri nel mondo antico. Mi sento sospinta su questa
strada: leggere il mito, capire il suo significato, il mito è simbolo ed il
simbolo evoca, dal profondo delle nostre anime, verità che già conosciamo ma
che, come il sommo Platone ci dice, abbiamo dimenticato. Cosa quindi il mito di
Orfeo evoca in me?
Umilmente
ho provato a dare una risposta, in base agli studi classici fatti e soprattutto
in base al mio sentire, alla mia anima. Spero che il percorso che insieme
seguiremo non vi risulti spiacevole, quindi "partiamo".
Figlio
della Musa Calliope e del sovrano tracio Eagro, o, secondo altre versioni del
mito, figlio dello stesso Apollo e di una sua sacerdotessa, Orfeo, oltre a
comparire ne "Le Argonautiche" di Apollonio Rodio come il
cantore di miti cosmologici e come colui che riuscì a placare col suo canto il
potere incantatore delle Sirene, il mito di Orfeo narra del suo amore per
Euridice, morta mentre fuggiva da Aristeo, innamorato da lei respinto, per il
morso di un serpente velenoso, e della sua discesa agli Inferi per riavere la
vita dell'amata. Egli scende quindi nell'Ade ed incanta col suo canto melodioso
Caronte, il traghettatore delle anime, e Cerbero, il custode del Regno dei
morti. Dopo aver commosso la regina degli Inferi, Orfeo ottiene da Persefone,
che a sua volta ha persuaso lo sposo Ade,
il permesso di riportare alla luce Euridice ad una sola condizione: egli
non dovrà mai voltarsi per guardare l'amata, solo quando entrambi saranno sotto
la luce del sole, solamente allora egli potrà voltarsi e rivedere il suo dolce
volto. Per assicurarsi che tutto proceda come stabilito Persefone chiede ad
Hermes, il dio messaggero degli dei (come non pensare quindi ora al grande
Ermete Trismegisto) di accompagnare Euridice sino alla luce affinchè gli
accordi non siano violati. Giunti proprio al termine dell'Ade Orfeo torna alla
terra ed ai caldi raggi del sole, impaziente e felice si volta per vedere
finalmente l'amata Euridice, ma, ahimè, si volta repentinamente: la sua amata
ancora cammina nel Regno dei morti, così ella non potrà tornare alla vita e
sarà morta due volte in quanto stava ora tornando di nuovo a vivere. Per la
disperazione Orfeo vaga per tutta la terra piangendo il suo triste fato e
declamando continuamente il suo triste amore per Euridice, offende con i suoi
lamenti le Baccanti, che si vedono completamente ignorate, le quali lo
dilaniano, la sua testa vaga sulle acque continuando ad invocare il nome
dell'amata fino ad approdare all'isola di Lesbo, patria dei grandi poeti Alceo
e Saffo, sacerdotessa cara ad Afrodite, dea dell'amore dove sarà custodita nel
tempio di Apollo. Il suo corpo verrà seppellito dalle Muse ai piedi del monde
Olimpo e la sua lira a sette corde (sette come le note musicali, sette come le
virtù cardinali e quelle teologali e i sette raggi di cui parlano il Conte di
San Germain ed Alice Bailey) verrà posta in cielo tra le costellazioni.
L'analogia,
ma non solo, mi porta ad associare Orfeo all'Orfismo, la grande e la prima
religione misterica della Grecia antica (i primi culti orfici si collocano
all'incirca al VI sec a.C). Innanzi tutto dobbiamo capire la religiosità
dell'uomo greco: la religione si divideva in essoterica ed esoterica (i
misteri), ecco quindi spiegate le varie mitologie e le forme differenti di
esse. Questa religione misterica ripercorre la letteratura, la filosofia e
l'arte greca come un possente e silenzioso fiume sotterraneo, e per chi sa
ritrovarla e riconoscerla essa regala immensi tesori. L'Orfismo si presenta
come una teologia dei misteri di Dioniso, il dio più vicino all'animo dell'uomo
poichè concepito da una mortale. Vediamo insieme il mito di questo dio, uno
degli ultimi fra i figli di Zeus. Dioniso è figlio di Zeus e della principessa
tracia Semele, quindi con le stesse origini trace di Orfeo. Durante la sua
gravidanza la giovane fu motteggiata dalle sue tre sorelle, aizzate da Era,
sposa legittima di Zeus, a far sì che il suo amato le si mostrasse in tutta la
sua interezza. Fu così che la sventurata Semele chiese a Zeus di manifestarsi
in tutta la sua grandezza, la donna non era certo preparata alle folgori,
massima manifestazione del re degli dei, e morì. Zeus allora prese Dioniso dal
grembo materno e lo inserì nella sua coscia sino alla sua nascita. Una volta
nato Era mandò i Titani ad ucciderlo, ma essi fecero di peggio: dopo averlo
smembrato ne mangiarono parte del corpo, Atena, dea della sapienza e della
giustizia, sorella di Dioniso, vide dove era finito il cuore del fratello e
invocò il padre che subito accorse e sterminò i Titani folgorandoli, ricompose
il rimanente del corpo del giovane dio insieme al cuore e gli ridiede la vita
(come questo dio Orfeo fu smembrato, inoltre non possiamo non pensare ad
Osiride fatto a pezzi dal fratello Seth e a Iside che ricompose il suo corpo
trovandone tutti i pezzi sparsi per il mondo). Il giovane dio crebbe con le
ninfe, le tre zie che espiarono così la loro colpa, e il suo maestro, il satiro
Sileno lontano dalla Tracia. Una volta cresciuto e conosciuta la sorte che
toccò alla madre, scese nell'Ade e la riportò alla vita (altro parallelismo con
Orfeo).
Alcune
domande mi si presentano: come mai il mito di Orfeo, così legato al mito di
Dioniso, è anche legato ad Apollo. L'analogia mi porta al dionisiaco e
all'apollineo in Nietzsche: il filosofo tedesco aveva forse trovato il loro
intrinseco legame? E ancora essa mi conduce ad un Inno Omerico in cui Apollo e
Dioniso si contendono l'oracolo di Delfi.......Continuiamo il nostro cammino.
Edouard
Shurè.
Ecco a
questo punto sovvienemi la meravigliosa trattazione dell'Orfismo e della figura
di Orfeo di Edouar Shurè ne "I grandi iniziati":
ripercorriamone i punti principali insieme alle mie prime considerazioni.
1) Innanzi
tutto Shurè parla della Grecia e dei Misteri: i Greci sapevano che la verità è
dentro di noi, per loro l'anima era la sola e divina realtà nonchè la chiave
dell'universo; concentrando nell'anima la loro volontà, sviluppandone le
facoltà latenti, raggiungevano il Dio vivente, la cui luce consentiva agli
uomini di comprendere tutti gli esseri viventi; il Progresso altro non era per
loro che l'evoluzione nello spazio e nel tempo di quella Causa centrale e di
quel Fine ultimo che è Dio.
2) Più che
in altre civiltà in Grecia il pensiero esoterico è più visibile e più celato:
più visibile in quanto si esplica attraverso una mitologia umana ed
affascinante che scorre "come nettare o sangue nelle vene di quella
civiltà e zampilla da ogni poro dei suoi Dèi come profumo o rugiada
celeste". Il profondo pensiero scientifico che presiedette al
concepimento di quei miti grandiosi è molto difficile da penetrare a causa
della loro seduzione e degli abbellimenti aggiunti dai poeti, ma i principi
della sapienza misterica sono iscritti a lettere d'oro sia nei frammenti orfici
e nel pitagorismo che nella volgarizzazione fantasiosa che fece Platone.
3) Anche
E' bene ora
ricordare che per Fabre d'Oliviet il nome Trakia (Tracia) deriva dal
fenicio Rakhiwa: lo spazio etereo, il firmamento. Per gli iniziati Greci
come Pindaro, Eschilo o Platone, il nome Tracia assumeva il significato
simbolico di terra della dottrina pura e della poesia ieratica che da
essa deriva. Sul piano filosofico esso indicava uno spazio intellettuale,
l'insieme delle dottrine e delle tradizioni che facevano derivare il mondo da
un Intelletto divino. Sul piano storico quel nome evocava il territorio, il
ceppo da cui la dottrina e la poesia dorica era in un primo tempo spuntato per
poi fiorire in Grecia, nel Santuario di Apollo. A Delfi esisteva una classe di
Sacerdoti Traci, custodi della somma dottrina; anticamente il tribunale degli
anfizioni era difeso dalle guardie trace, vale a dire da guerrieri iniziati;
più tardi il verbo tracizzare fu applicato ai seguaci delle antiche
dottrine.
4) Orfeo
apparve in Tracia in questo periodo di scontro fra le due religioni. Shurè ce
lo presenta come un giovane di stirpe reale ed affascinante, la cui voce
melodiosa aveva uno strano richiamo in quanto parlava degli dei con una nuova
cadenza, come se fosse ispirato. Dai lunghi capelli dorati e fluenti, la musica
che sgorgava dall'animo suo produceva in lui un sorriso soave e triste allo stesso
tempo; i suoi occhi, di un intenso azzurro,
avevano una luce di comando, di dolcezza e di magia: i Traci ne
sfuggivano lo sguardo, ma le donne affermavano con convinzione che nel ceruleo
dei suoi occhi i raggi del sole si mescolavano alle carezze della luna. Le
stesse Baccanti, incuriosite da questa sua bellezza, gli giravano intorno "come
pantere in amore". Questo giovane d'un tratto scomparve, si diceva che
fosse morto, disceso negli Inferi, ma in realtà si era recato a Samotracia per
poi passare in Egitto dove aveva chiesto asilo ai sacerdoti di Menfi di cui
apprese i misteri e tornò dopo anni col nome iniziatico di Orfeo o Arpha (Aur,
luce e rophae, guarigione, quindi colui che guarisce con la luce): colui che
guarisce con la luce. Fu accolto sul monte Kaukaion presso l'antico santuario
di Zeus come un Sacerdote, con il suo entusiasmo e la sua sapienza egli
conquistò i Traci, trasformò il culto di Dioniso ed ammansì le Baccanti,
consacrò Zeus in Tracia ed Apollo a Delfi e lui, che istituì i Misteri,fuse, al
culmine dell'iniziazione, il culto di Zeus con quello di Dioniso in un unico
concetto universale. Dal suo insegnamento gli iniziati ricevevano la pura luce
della somma verità e quella stessa luce, attenuata sotto il velo della poesia e
delle cerimonie egli diffondeva su tutti lui, il Sommo sacerdote di Zeus
Olimpio e manifestatore della divinità di Dioniso per gli iniziati.
Percorso
misterico.
Ora il
discorso procede secondo le parole di Eraclito:"Il dio che ha il suo
oracolo a Delfi non dice nè nasconde: da un segno (ovvero accenna)" (Fr.
93 Diels-Kranz). A tutti noi il compito di penetrare il mistero celato
nelle seguenti parole.
Orfeo,
sempre seguendo Shurè, salva Euridice dai culti di Ecate e dalle Baccanti,
spinto da un vero amore mai provato prima nato dal "cielo sopito nel
suo sguardo", la giovane sposa muore avvelenata e lui scende sempre
più nei misteri viaggiando per il mondo conosciuto per capire dove fosse andata
l'anima della sposa defunta, fino a tornare in Tracia come Sacerdote (lo divenne
per amore della sua Euridice) a presentarsi alle Baccanti durante i loro riti
sacri sapendo di morire massacrato affinchè la sua missione si convalidasse con
la sua morte: discendere di nuovo agli Inferi per ascendere al cielo di modo
che Apollo fosse la luce sulla Grecia e Dioniso (il Dioniso celeste che secondo
la teogonia orfica era figlio di Zeus e Persefone) il sole degli iniziati.
Ancora dopo che morì Euridice risuonava dalle sue labbra.
Ecco allora
l'intuizione di quanto grande, oltre al pensiero sulla tragedia Greca, sia
stata l'opera di Nietzsche La nascita della Tragedia con i suoi
"Apollineo" e "Dionisiaco", ecco l'arcano significato
dell'Inno omerico che descrive la lotta tra Dioniso ed Apollo per il santuario
di Delfi, ecco l'iniziatico senso della tragedia greca stessa, il cui nome
significa canto del tragos, capro, animale sacro a Dioniso, ecco ancora
dipanarsi le nubi sui versi di Eraclito, dagli antichi definito l'oscuro.
Altre
considerazioni affiorano dalla mia anima e si esplicano nella mia mente:
Euridice, il cui nome significa "grande,
vasta giustizia", fu colei che fece scorgere in Orfeo (colui che
guarisce con la luce) il frammento di cielo, la luce divina, sopito in
ognuno di noi ed accese in lui il ricordo divino di Eros.
Mi soffermo
su questa divinità: secondo Esiodo (Teogonia) nacquero da Caos (il tutto
mescolato) Terra, Tartaro ed Eros
"il più bello degli immortali, che scioglie le membra e doma la mente ed
il saggio volere di tutti gli dei e di tutti gli uomini" (Teogonia
vv.120-122) e fu grazie a lui che i successivi dèi nacquero
anche per unione di due divinità. Questo dio potente ed immanente, superiore
allo stesso Zeus, spinse Orfeo a scendere negli Inferi per sapere che fine
aveva fatto l'anima dell'amata Euridice, sempre questo dio fece sì che Orfeo
diventasse istitutore dei misteri e portatore di luce, ancora sempre questo Dio
spinse il nostro Orfeo alla realizzazione del proprio sparagmos
(smembramento), il cui parallelo ci riporta a Dioniso, nell'univoco canto
ad Euridice. In sintesi questo Dio è la motivazione iniziatica dello stesso
Orfeo.
Passiamo
ora al mito dei suoi resti: il suo corpo sepolto ai piedi del monte Olimpo è
un'omaggio alle divinità, la sua testa conservata nel tempio di Apollo a Lesbo
sancisce e consacra la poesia Greca Arcaica che in Saffo ed Alceo aveva due fra
i suoi massimi rappresentanti, e la sua lira posta tra le costellazioni in
cielo sancisce la matrice divina del suo canto iniziatico: mentre i poeti
lirici cantavano Apollo, i grandi iniziati invocavano l'anima di Orfeo,
portatore di luce e divinatore.
Spero che
dopo questo percorso l'analogia e lo spirito ci portino a leggere i seguenti
frammenti orfici e di filosofie orfiche con sguardo animico sveglio e non
dormiente.
"E
io non mi meraviglierei se Euripide affermasse il vero là dove dice:
Chi può sapere se il
vivere non sia morire
e se il morire non sia
vivere?"
(Platone,
Gorgiia, 492e-493a).
"Difatti
alcuni dicono che il corpo è la tomba dell'anima, quasi che essa vi sia
presentemente sepolta: e poichè d'altro canto con esso l'anima esprime
(semaìnei) tutto ciò che esprime, anche per questo è stato giustamente chiamato
"segno" (sema). Tuttavia mi sembra che siano stati soprattutto i seguaci
di Orfeo ad aver stabilito questo nome, quasi che l'anima espii le colpe che
appunto deve espiare, e abbia intorno a sè, per essere custodita (sòzetai),
questo recinto, sembianza di una prigione. Tale carcere dunque, come dice il
suo nome, è "custodia" (soma) dell'anima, sinchè essa non abbia
finito di pagare i suoi debiti, e non c'è nulla da cambiare, neppure una sola
lettera"
(Platone,
Cratilo, 400c).
"Vengo
dai puri pura, o regina degli inferi,
Eucle ed
Eubuleo e voi altri dèi immortali,
poichè io
mi vanto di appartenere alla vostra stirpe felice;
ma
(...) e
la folgore scagliata dalle stelle.
Volai
via dal cerchio che dà affanno e pesante dolore,
e salii
a raggiungere l'anelata corona con i piedi veloci,
poi
m'immersi nel grembo della Signora, regina di sotto terra,
e
discesi dall'anelata corona con i piedi veloci.
"Felice
e beatissimo, sarai dio anzichè mortale".
Agnello
caddi nel latte"
(Laminetta
orfica di Turi 1)
"Ma
non appena l'anima abbandona la luce del sole,
a destra
(...) racchiudendo, lei che conosce tutto assieme.
Rallegrati,
tu che hai patito la passione: questo prima non l'avevi ancora patito.
Da uomo
sei nato dio: agnello cadesti nel latte.
Rallegrati,
rallegrati, prendendo la strada a destra
verso le
praterie sacri e i boschi sacri di Persefone"
(Laminetta
orfica di Turi 4).
"Immortali
mortali, mortali immortali: vivendo la morte di quelli, morendo la vita di
quelli"
(Eraclito
Fr.62 Diels-Kranz).
"I
confini dell'anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie
così profondo è il suo logos"
(Eraclito
Fr.45 Diels-Kranz).
"Difficile
è la lotta contro il desiderio, poichè ciò che esso vuole lo compra a prezzo
dell'anima".
(Eraclito
Fr.83 Diels-Kranz)
"Per
le anime è morte diventare acqua, per l'acqua è morte diventare terra; ma dalla
terra nasce l'acqua e dall'acqua l'anima"
(Eraclito
Fr. 36 Diels-Kranz).
"Io
invoco il grande, il puro, l'amabile, il dolce Eros, impetuoso nell'assalto, che
scherza con gli dei e gli uomini mortali, industrioso dalla doppia natura, che
di tutto possiede le chiavi, dell'etere celeste, del mare, della terra e di
quante immortali aure feconde rea fruttifera nutre e di quanto l'ampio Tartaro
e il risonante mare egli serra, che tu solo queste cose governi. Discendi o
beato, agli iniziati con puri pensieri e i turpi e i rei desideri da loro
allontana"
(Inno
orfico ad Eros).
Come dice
un grande Maestro: "Ponderiamo su questo", cioè su queste parole.
Dioniso non
è mai nominato ma sottende ciascuna parola, sentiamo dunque il Dioniso orfico
che pulsa nelle nostre anime, incamminiamoci e torniamo là da dove siamo venuti
grazie all'anelito che Eros in noi fa scaturire per Dioniso. Dioniso: il più
grande dei misteri.
Ricordiamoci
il significato orfico dell'Ade: luogo di purificazione ed applichiamo il sacro
principio ermetico dell'analogia per conseguire superiori consapevolezze
seguendo il Dio che in noi accenna: il mistero va penetrato.
Vi saluto
con il comandamento principale per l'uomo che aspira alle alte iniziazioni:
"Il dio ci comanda di obbedire a colui che ci ammonisce: uomo conosci te
stesso".
Articolo
pubblicato sulla rivista “ Le Chat Noir”
Giovanna
Migliorini