"Racconto scientifico"

"Un universo di frequenze"

"L’Energia vista da un angolo di visione scientifico moderno"

 

 

Relatore:

Franco Ivaldi

Cell. 340.4704881

e-mail: fivald@yahoo.it

 

 

Consulenti scientifici:

Dott. Enrico Valbonesi

Cell.: 329.4167403

e-mail: enrico@antigravity.it

 

Dott. Massimo Pivano

Cell. 339.6114597

e-mail: sstto@tiscali.it

 

 

 

Indice:

Premessa

Prima parte: Concetti di fisica, e ruolo delle frequenze nell’universo

1A) Introduzione

2A) Fenomeni vibratori o sonici e origine dell’universo

3A) Fenomeni di risonanza ed armonici superiori, nella fisica e nella musica

4A) Concetto di Relatività ristretta di Albert Eistein

5A) La fisica quantistica

6A) Spin, Fermioni e Bosoni

7A) Le quattro forze

8A) Teoria del "Tutto e/o del campo di forza unificato

9A) Teoria delle corde o superstringhe

10A) Universo olografico

11A) Il tempo, libero arbitrio e Dio

12A) La scienza che studia il caos ed il caso

13A) Un possibile universo visto da: "Rhysmonic Cosmology"

14A) Interrogativi ancora aperti in fisica, forse gli antichi già sapevano.....

15A) Fenomeni ancora senza spiegazioni dalla nostra scienza

16A) Matematica e geometria cosmica

17A) Un modo innovativo di vedere l’universo

Seconda parte: le frequenze nella natura, nella salute, e nella tecnologia

1B) Campi morfici

2B) La Radionica

3B) La piezoelettricità

4B) La sonoluminiscenza

Terza parte: concetti di energia, ed energia dai cristalli

1C) Osserviamo la natura

2C) Concetto di energia

3C) Diversi metodi per ricavare energia

4C) Energia dai cristalli tramite il fenomeno della criticità controllata

5C) Perché le basse frequenze

6C) Quali basse frequenze

7C) Perché le strutture cristalline come scelta per gli elementi risonatori

8C) Alcune forme applicative dell’energia dai cristalli

Conclusioni

Dice il Saggio

 

Premessa

Viviamo in un mondo sempre più "sordo" verso la nostra natura di esseri "coscienti", il che fa emergere in tutti noi un grande bisogno di "etica" ed "autenticità"; valori che dovrebbero spingerci anche a guardare sotto un "altro angolo di visione" la nostra enorme macchina tecnologica attuale, la quale per poter funzionare, tra le altre cose deve produrre enormi quantità di Energia, consumando in modo inesorabile le risorse naturali del mondo nel quale noi tutti ci troviamo a vivere.

L’ "altro angolo di visione" che in questo racconto scientifico si vuole approfondire scientificamente e filosoficamente, è il ruolo che le frequenze hanno nell’ universo; convinti come siamo che il "Tutto" è basato sulle frequenze, ed in particolare sui rapporti armonici che le regolano.

Guardando ed ascoltando l’universo in tale ottica, ci accorgeremo che è come se per millenni avessimo osservato il cielo soltanto in "bianco e nero", non curanti di quanta altra energia e/o informazione ci arrivava sotto altre frequenze e/o lunghezze d'onda a noi non percepibili con l’ausilio dei soli nostri sensi ed apparecchiature della nostra attuale tecnologia; infatti la radiazione visibile con i nostri occhi rappresenta solo una piccolissima parte rispetto a tutto l'intero spettro elettromagnetico, in quanto la parte ottica dello spettro è incredibilmente limitata, e se volessimo prendere come unità di misura la dinamica spettrale del nostro occhio, tale parte ottica è estesa tra il 30% in meno e il 30% in più delle lunghezze d'onda a cui sono sensibili i nostri occhi; mentre le altre finestre di frequenza, abbracciano lunghezze d'onda che sono anche milioni di volte più corte di quelle del visibile come nel caso delle radiazioni gamma cortissime, fino a centinaia di milioni di volte più lunghe come nel caso delle onde radio lunghe; e probabilmente oltre allo spettro di onde elettromagnetiche già da noi conosciuto c’è ancora dell’altro che non abbiamo ancora scoperto…..

I radio-astronomi sono stati gli uomini di scienza che per primi hanno iniziato ad indagare l’universo sotto forma di frequenze, e quindi non solo più in forma ottico visiva; classificando le onde in base alla loro energia, frequenza, oltre che alla quantità di informazioni che esse trasportano.

In questo Racconto scientifico si vuole andare oltre al lavoro già svolto dai radio-astronomi e dagli astro-fisici, affrontando nella loro profonda essenza i vari perché dei rapporti armonici che regolano le frequenze, le quali di volta in volta vengono citate con diversi appellativi come: particelle, fermioni, bosoni, corde, stringhe, super-stringhe, stringhe armoniche, stringhe energetiche, stringhe informatiche, etere stabile, etere instabile ecc. tanti nomi diversi per esprimere il concetto di "essenze" uguali nella sostanza ma diverse nelle funzioni, che vanno a comporre quell’ enorme e magnifico mosaico che è l’universo pieno di sensazioni che noi traduciamo in suoni e colori, nel quale tutto ciò che è da scoprire è già scritto da sempre dappertutto; dice il saggio: "affacciati alla finestra credevamo di scoprire un nuovo universo, abbiamo impiegato anni per capire che sul davanzale c'era un gatto; il nuovo universo eravamo noi riflessi capovolti nel suo occhio".

Questa breve citazione vuole semplicemente farci intendere che molte volte, quello che cerchiamo ci sta già davanti da sempre, serve solo di trovare la giusta chiave per capirlo; ma il nostro guaio di sempre è che osserviamo poco e ascoltiamo ancora meno.

Il testo che segue è scritto in modo da stimolare la ricerca di una verità anche tramite il ricorso al paradosso ed alla provocazione; esso prima traccia una panoramica su alcuni aspetti della nostra scienza contemporanea e ne fa evincere alcuni limiti e lacune, per poi passare ad esporre un’ipotesi di modo innovativo di vedere l’universo, ed infine arriva a proporre un metodo nuovo per estrarre energia da strutture cristalline.

Buona lettura e buona ricerca

 

Prima parte:

Concetti di fisica e ruolo delle frequenze nell’universo

 

1A) Introduzione

Siccome in questo racconto scientifico ci si prefigge di andare ad esplorare alcuni temi di carattere scientifico e filosofico, come il ruolo delle frequenze nell’universo, con un angolo di visione di tipo "moderno"; è d’obbligo prima di affrontare l’argomento specifico, compiere una breve panoramica generale su come oggi a grandi linee progredisce la scienza. A tal proposito il grande fisico e pensatore Feyman disse:

"La nostra responsabilità sta nel fare ciò che possiamo, imparare ciò che possiamo, migliorare le soluzioni e trasmetterle. Nostra responsabilità è lasciare la libertà agli uomini del futuro… In qualità di scienziati, che conoscono gli enormi progressi dovuti ad una giusta filosofia dell’ignoranza, gli enormi progressi che sono frutto della libertà di pensiero, è nostro compito proclamare il valore di questa libertà, insegnare come si debba non temere il dubbio, bensì accoglierlo e discuterlo; esigere questa libertà è nostro dovere di fronte a tutte le generazioni che verranno".

Ogni nuova dottrina scientifica al suo interno ha un nocciolo duro di nozioni in arrivo dalla dottrina precedente che utilizza come base per progredire; ed è in questo modo che anche la nostra attuale scienza moderna va avanti, sostituendo vecchie con nuove teorie.

In un’epoca dominata dalla scienza come la nostra, ci sarebbe enorme bisogno di un coraggio innovativo che possa portare ad una visione scientifica di maggiori prospettive sulle quali potenziare l’analisi delle tesi scientifiche già accreditate (alle quali si presta così tanta fede…).

L’osservazione e la sperimentazione devono porre un limite alle ipotesi scientifiche ammissibili, ma esse da sole non sono in grado di determinare i limiti della scienza, poiché gli elementi apparentemente arbitrari che vi si possono inserire, come: avvenimenti storici e personali, dubbi, dibattiti ecc. diventano a volte le pietre angolari che possono determinare in seguito le grandi svolte nella scienza.

Ogni tanto eminenti uomini di scienza proclamano facili sentenze sul tutto e sul contrario di tutto, personalmente oserei dire: "andiamo avanti tutti, con spirito di vera umiltà, e vero senso critico sulle cose in cui crediamo di credere".

Per meglio comunicare e quindi dibattere tra di noi uomini, i nuovi concetti scientifici che stanno affiorando qua e là nel mondo, probabilmente si renderà anche necessario aggiornare e/o creare un vocabolario più adatto a tale scopo.

 

 

 

2A) Fenomeni vibratori o sonici e origine dell’universo

Nel Cosmo, come avremo modo di vedere meglio nel dettaglio più avanti, ogni fenomeno ed ogni entità è di carattere "vibratoria" e quindi "sonica" (non acustica), per cui il concetto di Energia si potrebbe spiegare anche in "musica", intesa come rapporto "Armonico" tra le cose. Ma soltanto alcuni uomini dotati di grande "sensibilità", come: Mozart, Bach, Planck, Einstein, Bohr, Pauli, de Broglie, Schrodinger, Heisemberg, Dirac, Aspect, Bohm, e tanti altri, sono davvero riusciti a sintonizzarsi su questo mondo "Sonico" e/o "Armonico", i cui brani sono eseguiti su ottave purtroppo inaccessibili a molti degli esseri viventi e coscienti su questa Terra.

In tale prospettiva di visione scientifica, la materia e/o massa viene vista come un’enorme intreccio di fili e/o stringhe energetiche, le quali vibrano e risuonano tra di loro ininterrottamente, come se l’universo fosse una grandissima orchestra a più dimensioni.

Tale orchestra ha avuto origine, secondo la teoria del "Big-bang", da un’enorme espansione anche denominata come periodo inflazionistico, che ha generato onde sonore, le quali in alternanza comprimevano ed espandevano le regioni del plasma primordiale.

Dopo che l’universo si fu raffreddato abbastanza da consentire la formazione di atomi equilibrati, l’andamento delle variazioni di densità causate dalle onde sonore venne "congelato" nella radiazione cosmica di fondo che si è propagata sino ai giorni nostri.

Studiando tale radiazione cosmica gli astrofisici hanno potuto stimare composizione, geometria ed i tempi delle principali ere evolutive dell’universo, che possiamo a grandi linee così definire:

1) A 10-36 secondi, apparizione di un plasma caldissimo composto da elettroni, protoni, neutroni e fotoni.

2) A 380.000 dei nostri anni solari, creazione dei primi atomi di Elio ed Idrogeno primordiali.

3) A 300.000.000 dei nostri anni solari, inizio formazione delle Galassie ed accensione delle prime stelle.

4) A 13.700.000.000 dei nostri anni solari, ci troviamo ad oggi.

Con la inquietante sorpresa per gli astrofisici, che da tali osservazioni si evince il fatto che il principale componente costitutivo del cosmo attuale risulta essere un entità misteriosa denominata con il termine di "energia oscura". Quando l’uomo non "capisce", da sempre conia strani termini come: mistero, oscuro, occulto ecc.

Molto più semplicemente invece potrebbe essere che la nostra fisica e la nostra matematica, così come sono concepite oggi, non sono ancora in grado di contenere certe realtà, attualmente non ancora ben identificate e definite, che nel tempo potrebbero apparire più semplici di quanto oggi possiamo immaginare.

Quella che noi definiamo come "energia o materia oscura" potrebbe anche rappresentare un plasma di energia primordiale senza tensioni, la quale non è entrata a far parte del "Big-Bang" che ha generato la parte di Universo da noi conosciuto.

Da ciò potrebbero nascere tutta una serie di nuove ipotesi sulla formazione del nostro universo attualmente indagate da una folta schiera di scienziati in tutto il mondo.

Passando dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, immaginando con i nostri sensi di calarci dentro la materia sino a poter osservare l’atomo, vedremo con nostro grande stupore delle enormi voragini di vuoto, con qua e là delle stringhe o corde vibranti che colloquiano tra di loro mediante i loro armonici.

Per dare un’idea delle dimensioni riferite ai nostri sensi sull’argomento citato, potremmo rilevare innanzitutto che un atomo in media è grande 1 miliardesimo di metro, ed il nucleo ha dimensioni di circa centomila volte più piccole dell’orbita esterna degli elettroni, tanto che se ipotizziamo un nucleo di diametro 1 mm, gli elettroni ruoterebbero a circa 100 metri di distanza. Tali elettroni a loro volta ruotano attorno al nucleo ad una velocità di centomila bilioni di rotazioni al secondo, ed hanno una massa di circa 2000 volte inferiore al nucleo.

Va inoltre considerato che il nucleo è formato da protoni e neutroni, i quali sono composti da tre quark (vedi punto 6A), i quali a loro volta, si pensa siano divisibili ancora in altre particelle elementari (non ancora scoperte), delle quali una branchia della fisica moderna ipotizza che non siano altro che cariche o "stringhe energetiche vibranti".

3A) Fenomeni di risonanza ed armonici superiori, nella fisica e nella musica.

A supporto della fisica inerente l’oggetto di questa Nota tecnica, e quindi interessanti da osservare ed analizzare, sono i due fenomeni fisici di carattere oscillatorio, definiti con i termini di "risonanza" e "armonici superiori"; i quali si possono manifestare in diversi campi, tipo : sonoro, meccanico, elettrico, ottico, magnetico, nucleare, ecc.

Nel campo dell’ acustica ad esempio, possiamo fisicamente osservare il fenomeno della risonanza quando una corda "X" che vibra ad una sua frequenza fondamentale "A", viene investita da un’onda di frequenza diversa "B", in tal caso essa si comporta come un sistema rigido; ma se le due frequenze "A" e "B" sono uguali, la corda "X" aumenterà il suo stato oscillatorio in base all’energia dello stato oscillatorio "B".

Nell’atomo gli elettroni occupano nicchie energetiche o zone dello spazio chiamate orbite, e ogni orbita possiede certe frequenze e caratteristiche energetiche dipendenti dal tipo e dal peso molecolare dell’atomo.

Per eccitare e spostare un elettrone nell’orbita superiore è necessario dargli energia ad una specifica frequenza; solo un quantum dell’esatto bisogno energetico farà saltare l’elettrone sull’orbita superiore.

Tale fenomeno fisico è appunto conosciuto come il principio di risonanza secondo il quale gli oscillatori accettano soltanto energia di una certa banda di frequenza. Da notare che tale fenomeno fu già indagato da Pauling negli anni 30.

L’altro fenomeno fisico, che come sopra accennato si può manifestare in acustica come in altri campi di origine ondulatoria della fisica, è quello degli "armonici superiori"; i quali si manifestano espandendosi dal primo suono base chiamato "fondamentale".

I "suoni" non sono quindi mai "puri", ma risultano sempre essere frutto di una combinazione di un "suono base", con l’aggiunta dei suoi "armonici superiori"; i quali non sono altro che dei multipli interi della frequenza di base fondamentale.

Le differenze di intensità tra suono base ed armonici superiori sono indispensabili, in quanto è proprio grazie a tale proprietà di decrescita di intensità verso l’alto, che noi riusciamo a definire il "timbro" di uno strumento musicale.

Da quando esiste la musica, ogni cultura ha creato una sua teoria musicale, adatta a rappresentare le proprie esigenze culturali; creando, con l’utilizzo dei rapporti matematici esistenti nei suoni "Armonici superiori", ambiti sonori e/o scale musicali.

In particolare il suono "armonico" d’ottava, sentito come equivalente al suono generatore fondamentale, è stato il mattone base, dal quale sono poi partite le formazioni di ambiti sonori e/o scale musicali, in civiltà lontane e distanti nel tempo: dalla divisione in dodici semitoni nel sistema temperato, alla divisione pentafonica dei Cinesi, alla divisione Indù in ventidue parti proporzionali, sino a quella in diciassette parti degli Arabi, Persiani ecc. L’altro mattone base importante per la formazione di tutti i sistemi musicali esistenti in tutti i tempi, è anche il terzo armonico, che è quello responsabile della formazione dell’intervallo di "quinta".

In conclusione risulta importante notare che la cultura musicale, sin dalle antiche civiltà Egiziana e Greca, è sempre stata considerata al pari dell’ astronomia, della geometria e della matematica.

 

 

4A) Concetto di Relatività ristretta di Albert Eistein

 

Nel sottostante schema è rappresenta la teoria sulla Relatività ristretta, pubblicata nel 1905 da Albert Einstein che ha prodotto la famosa equazione: E = m c2 , e che si basa su due postulati fondamentali:

1) Le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali, per cui non esiste un sistema inerziale privilegiato (Principio di Relatività).

2) Principio della costanza della velocità della luce, il quale stabilisce che la velocità della luce nel vuoto per tutti i sistemi inerziali ha lo stesso valore "C" = 300.000 Km / sec.

Con i due coni del "Passato assoluto" e del "Futuro assoluto", nella condizione Massa / Energia / Tempo, ponendo come presupposto che l’inizio dell’universo a noi conosciuto è avvenuto tramite il "Big-Bang"; viene evidenziata la freccia del tempo, la quale in questa ipotesi scientifica, può avere un senso solo.

Viene inoltre evidenziato il fatto che le "Stringhe armoniche pesanti" della dimensione Massa / Energia / Tempo, che noi percepiamo con i nostri sensi nella dimensione di vita in questo universo, hanno come limite massimo di velocità ammessa, la velocità della luce.

Mentre l’Altrove probabilmente rappresenta le "Stringhe armoniche superiori", quelle più "leggere", che noi in questa vita difficilmente riusciamo a percepire con i nostri sensi, le quali possono essere presenti sia dentro che fuori dai coni del Passato e Futuro assoluti.

 

5A) La fisica quantistica

La Fisica quantistica moderna, ci dice che la natura dell’universo è un’insieme unico ed indivisibile in cui tutto è connesso; e quindi nella realtà le cose solide e fluide che noi percepiamo con i nostri sensi, non sono altro che "fluttuazioni quantistiche di campo", che continuamente interagiscono tra di loro, e dove l’osservatore e l’osservato fanno parte dello stesso "Tutto" interconnesso a più livelli.

In tale prospettiva una particella non esiste di per se stessa, ma esiste unicamente attraverso gli effetti che essa stessa crea. Questo insieme di effetti è quello che viene definito comunemente come "l’effetto di campo", di tipo gravitazionale, elettromagnetico, nucleare, protonico, elettronico ecc.

In pratica più scendiamo ad osservare nell’intimo ciò che usiamo definire "materia"; e più il reale, il tangibile, almeno come lo intendiamo noi, ci sfugge di mano, e ci accorgiamo che possiamo solo osservare delle "probabilità di effetti quantistici".

Possiamo di qui dedurre che la meccanica classica o Newtoniana, funziona molto bene quando viene applicata per spiegare fenomeni fisici come il moto di sistemi solari, pianeti, ed oggetti vari, sino ad arrivare al funzionamento delle molecole; ma se ci addentriamo nei macro e micro sistemi come l’universo e l’atomo, la meccanica classica non è più valida.

La scienza si spostò per la prima volta dalla meccanica Newtoniana, quando il 14 Dicembre del 1.900, parlando ad una riunione della Società di Fisica, Max Planck affermò che ci si poteva fare a meno dei paradossi della meccanica classica sull’emissione ed assorbimento della luce da parte di corpi materiali, se si ammetteva che l’energia raggiante poteva esistere solamente sotto forma di pacchetti discreti, battezzati come "quanti di luce".

Cinque anni dopo Albert Einsten applicò con successo l’idea dei quanti di luce per spiegare le leggi sull’effetto fotoelettrico; e più tardi Arthur Compton eseguì il suo esperimento che mostrava come la diffusione di raggi X da parte di elettroni liberi seguisse lo stesso principio che regola la collisione tra due sfere elastiche.

Nel 1913 un fisico danese, Niels Bohr, estese l’idea di Planck di quantizzazione dell’energia raggiante alla descrizione dell’energia degli elettroni all’interno dell’atomo, e con i suoi studi fatti in collaborazione con altri Fisici teorici e sperimentali nel giro do pochi anni si arrivò a sviluppi sconvolgenti sulla conoscenza di molti particolari sulle proprietà ottiche magnetiche e chimiche dei vari atomi.

Un altro fisico nato nel 1900 a Vienna Wolfgang Pauli, con la collaborazione di altri due fisici olandesi, Goudsmit e Uhlenbeck, apportò un notevole contributo alla teoria dei quanti, mediante l’enunciazione del "principio di esclusione", il quale dice che solo un elettrone con una certa energia e/o frequenza può occupare un’orbita attorno al nucleo di un atomo. In seguito si scoprì che sulla stessa orbita può starci ancora un altro elettrone, ma solo se di segno opposto e/o positivo, anche definito come anti-elettrone.

Nel 1925 un fisico francese, Luois de Broglie, pubblicò uno studio in cui dava un’interpretazione affatto inaspettata delle orbite quantiche di Bohr. Secondo de Broglie il moto di ogni elettrone è governato da certe misteriose "onde pilota" la cui velocità di propagazione e la cui lunghezza d’onda dipendono dalla velocità dell’elettrone in questione. Partendo dall’assunto che la lunghezza di queste onde fosse inversamente proporzionale alla velocità dell’elettrone, de Broglie poté dimostrare che nel modello di atomo di Idrogeno di Bohr le diverse orbite quantiche erano quelle che potevano fornire un numero intero di "onde pilota".

Così il modello di un atomo cominciò a sembrare simile a certi tipi di strumenti musicali, la cui nota fondamentale rappresenta l’orbita interna dell’elettrone con energia più bassa, e le varie armoniche superiori rappresentano le orbite esterne degli elettroni con energia più alta.

Un anno dopo la loro pubblicazione, le idee di de Broglie vennero sviluppate e messe in forma matematica più precisa dal fisico austriaco Erwin Schrodinger, la cui teoria divenne nota con il nome di "meccanica ondulatoria", che spiegava tutti i fenomeni atomici a cui già si applicava la teoria di Bohr, ed al tempo stesso anche quelli che la teoria di Bohr non riusciva a spiegare, come ad esempio le intensità delle righe dello spettro luminoso. Prediceva inoltre alcuni nuovi fenomeni come la diffrazione di un fascio di elettroni. Insomma a questo punto la meccanica ondulatoria poteva spiegare coerentemente tutti i fenomeni atomici inclusi quelli sulla disintegrazione radioattiva e quindi delle trasformazioni nucleari artificiali.

Mentre il modello di atomo di de Broglie, che visto come un insieme di anelli vibranti concentrici assomigliava più ad uno strumento musicale a corde; l’Atomo di Schrodinger mostrava più analogia invece verso gli strumenti musicali a fiato, dove le vibrazioni si manifestano in ogni punto dello spazio che circonda il nucleo atomico.

Contemporaneamente alla pubblicazione del lavoro di Schrodinger sulla meccanica ondulatoria apparve lo scritto di un giovane fisico tedesco,W. Heisemberg, il quale elaborò un metodo per affrontare i problemi quantici servendosi della cosiddetta "algebra non commutativa", che è una disciplina matematica in cui A x B non necessariamente è uguale a B x A. In base a tali studi Heisemberg elaborò "il principio di indeterminazione", il quale enuncia che non è possibile determinare la posizione di una particella elementare tipo l’elettrone; da cui si evince che esso quando non è osservato, compie tutto ciò che può fare tranne ciò che gli è proibito.

Da tale principio ne deriva il fatto che se noi osserviamo gli effetti comportamentali di pochi elettroni vediamo solo del non senso, ma se osserviamo gli effetti comportamentali di tanti elettroni, vediamo sorgere come effetto quantistico delle "tendenze d’onda" e/o di forma; se noi invece osserviamo direttamente la posizione di un elettrone fermiamo con la nostra osservazione una sola situazione energetica dell’elettrone (quella da noi osservata), impedendo di fatto il formarsi dell’effetto quantistico sopra citato di "tendenza d’onda". Di qui a dedurre che tramite la nostra mente possiamo interferire sui processi della materia.

La contemporanea comparsa dei due lavori di Schrodinger e di Heisenberg, sorprese il mondo della fisica teorica; in quanto che questi due lavori giungevano esattamente allo stesso risultato, utilizzando come metodo di calcolo due forme matematiche completamente diverse.

C’era comunque ancora una spina sul fianco della teoria dei quanti, che si faceva sentire ogni qual volta che si cercava di quantizzare sistemi meccanici con velocità vicine a quelle della luce, ove si richiedeva che si tenesse conto anche della teoria sulla relatività di Eistein.

Molti furono i tentativi infruttuosi per tentare di collegare in modo coerente le due teorie, sino quando finalmente nel 1929, un fisico britannico P.A.M. Dirac scrisse la sua famosa "equazione d’onda relativistica". Le soluzioni di tale equazione descrivevano perfettamente il moto degli elettroni atomici a velocità vicine a quelle della luce, ed automaticamente ne spiegavano anche la quantità di moto, il momento della quantità di moto ed il momento magnetico.

Alcune difficoltà formali connesse all’applicazione pratica di questa equazione, spinsero Dirac a supporre che insieme ai normali elettroni carichi negativamente, dovessero esistere anche anti-elettroni carichi positivamente.

Tale previsione ebbe poi conferma qualche anno dopo quando si scoprirono gli anti-elettroni nei raggi cosmici; che diede il via alla teoria più generale delle "anti-particelle".

A grandi linee queste sono le tappe fondamentali con cui la teoria dei quanti in soli 30 anni si affermò sulla scena mondiale della fisica; dando inizio ad una nuova era sui concetti base che reggono il nostro sapere sul micro e macro cosmo.

 

6A) Spin, Fermioni e Bosoni

L’universo risulta composto, per la parte che noi riusciamo a "sentire", da una bella famigliola di "cariche e/o stringhe energetiche" che costituiscono il "Tutto", e si comportano come delle "trottole", ed a seconda della funzione che hanno da svolgere, sono catalogate dai fisici con delle proprietà definite con il termine di "Spin", di cui se ne conoscono 4 tipi:

1) Particella di Spin 0, essa appare come un punto e quindi ci appare sempre uguale da qualsiasi parte che la osserviamo.

2) Particella di Spin 1; essa appare come una freccia, ci appare diversa a seconda da dove la osserviamo, e tornerà ad assumere lo stesso aspetto solo dopo una rivoluzione di 360°.

3) Particella di Spin 2, essa appare come una freccia a due punte, una a ciascuna estremità, essa tornerà ad avere lo stesso aspetto solo dopo una semi rivoluzione di 180°.

4) Particella di Spin 3, e/o maggiore di 3, esse torneranno ad avere lo stesso aspetto solamente dopo una semi rivoluzione ancora più parziale di 180°.

5) Particella di Spin ½, o semi intero, esse torneranno ad avere lo stesso aspetto solo dopo due rivoluzioni complete di 360°.

La Fisica moderna individua tutte le particelle costituenti l’Universo, da noi conosciuto ad oggi (Massa e/o Energia e Forze), con le proprietà Spin, e le raggruppa, secondo dei diversi modi di interagire tra di loro, in due grandi famiglie di vibrazioni e/o energia cosmica:

A) Particelle di Spin ½, rappresentanti di tutta la Massa, chiamate anche "Fermioni"

B) Particelle di Spin 0,1,2,3, rappresentanti di tutte le Forze, chiamate anche "Bosoni"

I Fermioni, sono le particelle chiamate Quark e Leptoni, la cui caratteristica fondamentale stabilisce che ogni particella occupa un posto ben preciso nello spazio e non può sovrapporsi ad altre particelle dello stesso tipo.

I Fermioni sono piuttosto individualisti, e quindi cercano delle situazioni stabili nel cosmo; essi possiedono una loro carica energetica che tende a durare nel tempo, e possono interagire con l’universo attraverso una o più delle quattro forze fondamentali che sono: gravità, elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole.

Tali interazioni avvengono attraverso lo scambio di un tipo di particelle diverse dalle fermioniche, dette particelle bosoniche.

I Bosoni al contrario dei Fermioni hanno una carica energetica che tende a non durare nel tempo, e la loro caratteristica principale consiste nel fatto che amano agire in compagnia, onde per cui un Bosone può occupare lo spazio, e/o sovrapporsi ad un altro Bosone, accumulandosi nello stesso punto, come ad esempio avviene nel Laser.

Le particelle bosoniche interagendo con le altre particelle fermioniche, sono le artefici di tutti i processi fisici, chimici e/o biologici che plasmano poi tutte le forme dell’universo.

 

 

 

7A) Le quattro forze

Tra le quattro forze, la gravità è per noi la più familiare, essendo quella che ci tiene con i piedi per terra; ma benché l’uomo sia sempre stato consapevole della sua esistenza, il suo ruolo come forza della natura non è stato riconosciuto fino alla pubblicazione della teoria sulla gravitazione di Newton avvenuta alla fine del seicento.

La forza elettromagnetica è la seconda delle quattro in familiarità, in quanto essa è la forza che governa tutte le comodità della nostra vita moderna: luce, tv, telefono, computer, ecc.

Le forze nucleari forte e debole, sono a noi meno familiari, per il motivo che a differenza dell’ elettromagnetismo e della gravità la cui influenza si estende all’infinito, il loro raggio d’azione è limitato all’interno dei nuclei atomici, e quindi al di fuori di questi esse non sono da noi percepibili.

Sino al 1930 si pensava che l’atomo fosse composto da un nucleo centrale avente carica positiva, e da elettroni che gli ruotavano attorno aventi carica negativa; tale credenza portava a supporre che la reciproca attrazione elettromagnetica bastasse a spiegare la stabilità del nucleo.

Fu con il modello di atomo ispirato da Rutherford e Bohr, dove si evinceva che il nucleo era formato da protoni con carica positiva, e da neutroni senza carica elettrica, con attorno una quantità di elettroni con carica negativa pari al numero di protoni presenti nel nucleo. Ma non si era ancora in grado di capire quale era la forza che teneva insieme il nucleo, per il semplice fatto che i protoni presenti e vicini nel nucleo, aventi la stessa carica positiva, avrebbero dovuto respingersi tra loro.

Poiché l’interazione di campo gravitazionale ed elettromagnetica erano troppo deboli onde poter avere degli effetti su scala atomica, si concluse che doveva esistere un’interazione di campo a livello nucleare ancora sconosciuta, ma molto intensa, che per questo fu battezzata "forza nucleare forte".

La forza nucleare forte non bastava però a spiegare tutti i modi in cui i nuclei a volte si scindono, come ad esempio in alcuni casi di decadimento radioattivo che si può riscontrare in un fenomeno definito "decadimento beta". Doveva quindi esserci un’ulteriore forza che, all’occasione, riusciva a trasformare un protone in un neutrone e viceversa; quindi, senza questa forza, le reazioni nucleari non avrebbero potuto avvenire.

Il primo scienziato che nel 1934 descrisse tale forza, che per contrasto con la "forza nucleare forte" la si chiamò "forza nucleare debole", fu l’Italiano Enrico Fermi.

Grazie alla teoria dei quanti (vedi punto 5A), subentrò un altro modo di considerare l’interazione tra le forze, che a livello microscopico venne immaginata come lo scambio virtuale di una terza particella. Per cui ogni volta che la particella "A"emette una particella di scambio rincula come se avesse sparato un proiettile, e ogni volta che la particella "B" riceve una particella di scambio viene spinta all' indietro dall' urto; così facendo, le particelle "A" e "B" si allontanano l' una dall' altra. proprio come se si respingessero a vicenda. Poi c'è il caso opposto nel quale la particella di scambio si comporta come un boomerang spostandosi da dietro la particella "A" a dietro la particella "B", in modo tale che l' effetto diventa quello di avvicinare le due particelle, proprio come se si fossero attirate reciprocamente.

Nel caso della forza elettromagnetica, la particella portatrice è il "Fotone". Per la forza nucleare debole sono i cosiddetti "bosoni W e Z". Per la forza nucleare forte sono i "Gluoni" dall’inglese glue (che significa colla); un nome particolarmente adatto per rappresentare qualcosa che deve tenere tenacemente uniti i componenti di un nucleo atomico.

A proposito di unificazione delle forze, già tanto desiderata da Einstein, verso la fine degli anni ‘60 gli Americani Steven Weinberg, Sheldon L. Glashow ed il Pakistano Abdus Salam, idearono un modello matematico che descriveva la forza elettromagnetica e la forza nucleare debole come aspetti di un’unica "forza elettrodebole".

8A) Teoria del "Tutto" e/o del campo di forza unificato

La teoria del "Tutto" è una questione tuttora aperta nella fisica, che appassiona oggi come ieri grandi uomini di scienza; a cominciare dal grande scienziato e filosofo Einstein, il quale trovava già insopportabile ai suoi tempi l’idea dell’esistenza di forze distinte, e fu per questo motivo che egli dedicò senza successo gli ultimi 20 anni della sua vita allo studio per la ricerca della "teoria di campo di forza unificato".

Lo sforzo attuale dell’astrofisica è elaborare una teoria unificata che includa la meccanica quantistica, la forza di gravità e le altre relazioni della nostra fisica contemporanea; da cui ne deriva che la frazione di secondo più indagata, è sicuramente quella che ha seguito il "Big Bang" circa 13,7 miliardi di anni fa; definita anche dai fisici come l'era della speculazione, dove si ipotizza che il nostro universo fosse racchiuso in un minuscolo punto con valori di temperatura e densità prossimi all’ infinito; e dove tutte le forze fondamentali della natura erano fuse in un'unica e medesima forza che rispondeva a una sola e semplice Legge detta appunto del "Tutto".

Per cercare dì penetrare nell’era della speculazione, i fisici teorici oggi dispongono di due strumenti concettuali fondamentali: la relatività generale e la meccanica quantistica.

La relatività generale descrive con un approccio classico e causale, l'interazione gravitazionale e quindi il comportamento dell'universo su scala macroscopica.

La meccanica quantistica descrive invece su scala microscopica, con un approccio non deterministico, il comportamento dell'universo riferito alle altre tre forze fondamentali: la elettromagnetica, la nucleare debole e la forte.

Entrambe queste due teorie sono estremamente precise e dotate di una intima coerenza; sono però sfuggite a settant'anni di sforzi per tentare una loro unificazione, e pertanto i fisici pensano che la "Teoria del Tutto" nascerà solo quando si riuscirà a "quantizzare" la gravità.

Negli ultimi ottant'anni i fisici hanno lavorato sulla base di questa premessa, per tentare di cogliere la più intima unità della natura; tutti tranne uno, Albert Einstein, l’uomo che dal 1917 al 1955 ha cercato la "Teoria del Tutto", pensando che entrambe le teorie fondamentali della fisica: la relatività generale e la meccanica quantistica fossero incomplete, in quanto che la relatività generale non riesce a superare la realtà discontinua delle particelle, e la meccanica quantistica propone la fine della causalità.

Alla Teoria del "Tutto", vista in tale prospettiva innovativa, attualmente stanno lavorando anche i due fisici Stephen Hawking e Gerard't Hooft, i quali con i loro studi stanno apportando un profondo ripensamento alla fisica dell'ultimo mezzo secolo.

In particolare Il fisico olandese Gerald’t Hooft indica anche il luogo dove potrebbero celarsi quelle variabili nascoste di tipo classico, destinate a ripristinare il determinismo in fisica, ed il vuoto con la sua ben definita energia.

La speculazione di Gerard't Hooft è così autorevole, che potrebbe ridare slancio al dibattito sui fondamenti della fisica contemporanea; senza però ancora arrivare a dirci i perché dei contenuti energetici del vuoto, e perché la meccanica quantistica dovrebbe trovare la sua fine onde far rinascere la causalità.

Personalmente sono fermamente convinto, che per arrivare a contenere nella nostra mente il concetto di teoria del "Tutto" dovremo prima modificare l’approccio attuale nostro alla fisica ed alla matematica, ancora troppo "rigide, complesse e frazionate"; mediante l’approfondimento degli studi inerenti: la fisica quantistica, la scienza che studia il "caos", ed alla matematica e geometria riferite al concetto di "infinito".

Tali studi ci condurranno a nuovi metodi di approccio alla fisica ed alla matematica più "flessibili ed olistici"; quindi molto più adatti per capire i perché dell’universo, attualmente conosciuti solamente sulla base dell’esame e della misura degli effetti che arrivano ai nostri sensi.

 

9A) Teoria delle corde o superstringhe

A schiarire l’orizzonte verso la "teoria di campo di forza unificato", nel 1984 ci pensarono Edward Witten, Michael Green e John Schwarz, i quali proposero una nuova teoria fisica, la cui potenza risiede nel concetto di "corda"; secondo la quale se noi potessimo osservare quello che chiamiamo "particelle elementari", come quark ed elettroni, scopriremmo che esse nella realtà non sono particelle, ma bensì sono delle minuscole linee e/o sottilissime chiocciole vibranti.

La teoria afferma che le proprietà delle particelle osservate, comprese quelle che veicolano le forze, sono il riflesso dei vari modi in cui queste microscopiche stringhe possono vibrare come corde di uno strumento musicale; così che l’elettrone rappresenta una corda che vibra con una certa frequenza, il quark down rappresenta una corda che vibra con un’altra frequenza, il fotone rappresenta un’altra corda che vibra con un’altra frequenza, e così via. In questa ottica le interazioni di campo tra particelle, diventano delle fusioni e/o scissioni tra corde che vibrano a frequenze diverse.

Tutto troppo poetico e pittoresco? Forse…, ma la sostituzione del concetto di particelle puntiformi, con il concetto di corde o superstringhe risulta essere l’unico mezzo che ci potrà "probabilmente" portare, un domani, a scoprire che i vari campi di forza nella realtà sono un’ unica forza che tende a tenere insieme il tutto, che agisce in modo diverso a seconda dell’ambiente in cui è chiamata ad operare; e che al mio carissimo amico Enrico piace anche definirla in una visione più filosofica, bella e poetica, come la forza dell’Amore.

Partendo dunque dal principio per il quale il Tutto non è che una combinazione di corde vibranti, potremmo giungere ad ipotizzare che le particelle sono rappresentate dalle note prodotte dalle vibrazioni delle corde (o superstringhe), e che l’universo è rappresentato dalla musica che con queste note è stata composta.

A suffragio di tale ipotesi, sulla Rivista scientifica "Le scienze" di Marzo 2004, vi è riportato un interessantissimo articolo con il titolo di "Sinfonia cosmica", scritto da Wayne Hu e Martin White.

Per le ragioni sopra citate la teoria delle "supercorde" è stata definita la migliore candidata al titolo di "Teoria del tutto", che significa descrizione definitiva delle proprietà fondamentali dell’universo.

La teoria delle "supercorde" tuttavia ha una struttura concettuale così profonda che siamo ancora ben lontani dall’averne piena padronanza. La sua matematica è così complicata che finora non se ne conoscono neppure le esatte equazioni ma solo delle approssimazioni risolte parzialmente.

La teoria potrà richiedere ancora molto tempo per essere completamente sviluppata e compresa, basti dire che uno dei suoi requisiti è che l’universo abbia un numero di dimensioni a seconda delle formulazioni che va da 10 a 26, ben maggiori delle 4, di cui 3 cartesiane + il tempo, che conosciamo.

Dove sono allora queste dimensioni extra? Secondo gli scienziati sarebbero rimaste intrappolate nel finissimo tessuto spazio-temporale dell’universo e non si sono potute espandere, cosicché la loro i esistenza è per noi non percettibile.

Se la teoria delle supercorde è corretta, il tessuto del nostro universo dovrebbe essere composto da un labirinto multidimensionale intrecciato come una "ragnatela di linee dell’universo", all’interno della quale le corde o "superstringhe" vibrano e comunicano in continuazione tra di loro per mezzo dei loro "Armonici superiori".

 

 

10A) Universo olografico

Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi diretta dal Fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del 20° secolo. Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come ad esempio degli Elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa.

Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einsten che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che comunichino oltrepassando la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata è che l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale.

Su tale fenomeno quantistico, ci lavorarono diversi scienziati come John Bell, morto nel 1990, ed il Professor David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, anche lui purtroppo recentemente scomparso, il quale sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva non esiste.

Nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi.

Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser; per creare un ologramma l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica; quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure, ma illuminata da un altro raggio laser: ecco apparire il soggetto originale.

La tridimensionalità di tali immagini non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine; diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro. Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera totalmente nuova per comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

Per quasi tutto il suo corso la Scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti.

Gli ologrammi ci insegnano invece che alcuni fenomeni del Creato possono esulare da questo tipo di approccio; questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere la scoperta del Professor Aspect.

Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa, risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione.

Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso "organismo fondamentale".

Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio: immaginate un acquario contenente un pesce; ed immaginate anche che l'acquario non sia visibile direttamente, ma che noi lo si veda solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario.

Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che i due pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente posizione delle due telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente.

Se restiamo completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro, istantaneamente e misteriosamente.

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.

Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è solo perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate, bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa; e poiché ogni cosa nella realtà Fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'Universo stesso potrebbe essere solamente una proiezione, un ologramma.

 

 

11A) Tempo, libero arbitrio e Dio

In tutta questa avvincente passeggiata fatta sino a qui insieme nei meandri del creato, troppo poco ci siamo occupati a capire ciò che noi usiamo chiamare con il termine di "tempo".

Per la nostra realtà nulla ci è più misterioso e sfuggente del tempo; esso ci appare come la forza più grande ed inarrestabile dell'universo, che ci accompagna inesorabilmente dalla culla alla tomba.

Che cos'è dunque il tempo? Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell'uomo.

Nel VII secolo Sant'Agostino nelle Sue Confessioni diceva: "Se nessuno me lo chiede, so cos'è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non so cosa dire". Il noto filosofo esistenzialista contemporaneo Martin Heidegger, allorché si accinse a scrivere un saggio sul tempo, affermò che gli mancavano le parole per poter parlare di questo argomento.

La maggior parte di noi uomini coscienti tende ad associare il tempo ai fenomeni di cambiamento e/o evoluzione, ma sotto c'è forse dell'altro, che nella nostra fretta di vivere ci sfugge!

Le domande non mancano. Il tempo si muove in una sola direzione, dando vita a un presente in costante cambiamento? Il passato esiste ancora? Se si, dov'è finito? Il futuro è già determinato, e ci aspetta, anche se non lo conosciamo? Ecc.

Può sembrare strano, ma la fisica ha sempre cercato di evitare questa domanda, lasciando piuttosto l’arduo compito ai filosofi. Il motivo è probabilmente dato dalla schiacciante autorevolezza di Newton ed Einstein per il modo con cui hanno plasmato lo spazio, il tempo ed il moto.

Entrambi hanno costruito modelli dell'universo di straordinaria chiarezza, ma poi, una volta fatta la struttura, non si sono preoccupati eccessivamente delle fondamenta; e questo lascia spazio a potenziali confusioni.

Senza alcun dubbio, le loro teorie sono piene di grandi verità, ma tutt'e due danno il tempo come qualcosa di scontato: è un mattone al pari dello spazio, un elemento primario. Einstein lo ha addirittura fuso con lo spazio per creare uno "spazio-tempo" a quattro dimensioni; infatti una delle grandi rivoluzioni della fisica moderna:"la relatività", è completamente imperniata sul "Tempo".

Nella "relatività" Einstein aveva eliminato il concetto più Newtoniano di spazio e tempo assoluti, infatti gran parte della difficoltà nostra a comprendere la teoria della "relatività", proviene dalla riluttanza umana a riconoscere che il senso del tempo, come ad esempio quello del colore, è solo una nostra forma di percepire alcune cose che ci succedono attorno.

Come non esiste in realtà ciò che noi definiamo "colore" senza il nostro occhio per recepirlo, così un istante, un’ora un giorno, sono indistinguibili senza gli avvenimenti che li caratterizzano; quindi come lo spazio possiamo identificarlo come un possibile ordine di oggetti materiali, così il tempo è identificabile come un possibile ordine di avvenimenti.

Eistein spiegava la soggettività del tempo con queste parole: "le esperienze di un individuo ci appaiono ordinate in una serie di singoli avvenimenti, che Noi ricordiamo apparire ordinati secondo il criterio di anteriore e posteriore. Esiste quindi per l’individuo un tempo suo proprio soggettivo che in se stesso non è misurabile".

Noi possiamo associare numeri ed eventi in modo tale che un numero maggiore sia associato ad un avvenimento posteriore, piuttosto che anteriore, e questa continuità possiamo quantificarla per mezzo di un orologio, che è uno strumento nostro utilizzato per contare lo scorrere di una serie di avvenimenti; per cui, mentre noi svolgiamo il nostro lavoro quotidiano, l'orologio atomico di Bonn tiene il tempo terrestre.

Ma comunque sia, che il tempo sia segnato dall'orologio di Bonn, dal vostro, dal mio, o quello di un abitante di un pianeta della galassia di Andromeda, sono sempre solamente tutti tempi soggettivi che gli esseri coscienti avvertono in relazione all’ambiente in cui si trovano a vivere; ad esempio un paziente seduto sulla poltrona di un dentista avverte sicuramente in modo diverso il tempo scandito dall’orologio atomico di Bonn, rispetto ad un ascoltatore seduto in poltrona mentre ascolta una sinfonia di Mozart.

Sin dai tempi più antichi due concezioni diverse del "tempo" si sono scontrate, per esempio tra i Filosofi Greci, Eraclito sosteneva la necessità dell’eterno scorrere di tutto, e Parmenide sosteneva invece che il tempo ed il moto non esistessero.

Ben pochi pensatori nelle epoche successive presero sul serio le idee di Parmenide, per trovarne uno bisogna arrivare sino ai tempi nostri; l’Inglese Julian Barbour teorico di astrofisica e del tempo, il quale sostiene nella sua tesi, che l’eterno fluire di Eraclito non è che una Nostra radicata illusione.

La sua teoria è che l’universo "quantico" sia statico, esistente come una serie di stati indipendenti dal tempo, governati solo dalla loro probabilità di esistere.

Dice Barbour: "la nostra nozione di tempo deriva dall’osservazione di questi stati, il tempo è una nostra pura illusione, in quanto che i fenomeni dai quali deduciamo la sua esistenza sono reali, ma Noi li interpretiamo in modo sbagliato per il motivo che le radici del nostro sapere affondano essenzialmente ad oggi in due teorie di fisica definite come: meccanica classica, e meccanica quantistica, che danno una visione non olistica del Tutto, e quindi a volte possono anche risultare fuorvianti".

Comunque la teoria più vicina al concetto del tempo di Barbour sicuramente è la meccanica quantistica, in quanto essa presume che non ci sia una singola successione di stati, ma ogni possibile successione di stati, e che quindi tutti i possibili avvenimenti siano presenti nello stesso tempo; siamo noi con la nostra mente che decidiamo che stato seguire e/o vivere, mentre per la meccanica classica il tempo è qualcosa come un invisibile filo sul quale vengono appesi in successione gli avvenimenti.

La nuova fisica vivifica ed apre nuovi orizzonti verso una miglior comprensione circa l'antico enigma esistente tra i concetti di tempo, libero arbitrio e determinismo; infatti la teoria della relatività di Eistein ci apre una visione di un universo esteso nel tempo oltre che nello spazio, senza toglierci una certa qual libertà d'azione; e la teoria dei quanti, che attribuisce alla nostra mente un ruolo così importante, ci aiuta a capire più a fondo la questione del libero arbitrio poichè, in effetti, il fattore quantico ha spazzato via la vecchia concezione deterministica dell'universo, secondo cui tutto ciò che facciamo è stato prestabilito dai meccanismi universali prima ancora della nostra nascita.

Il modo moderno sopra esposto di concepire il tempo, messo in relazione con il "libero arbitrio", porta anche ad aprire tra diversi scienziati e filosofi contemporanei un acceso dibattito su Dio.

Quando l’uomo non capisce, troppo spesso per sua comodità chiama in causa Dio. Dio è Armonia ed Amore puro, ed ognuno di noi, tramite la propria fede, ha un suo rapporto personale con Dio.

Per capire l’universo dovremmo con semplicità ed umiltà far più affidamento al nostro pensiero "speriamo" intelligente, utilizzando le attuali conoscenze che abbiamo sulla fisica, matematica e filosofia; le quali comunque non sono ancora sufficienti per aiutarci ad arrivare a concepire il "Tutto".

Per incamminarci verso la conoscenza del "Tutto", dovremmo imparare prima di tutto conoscere noi stessi; poi porci semplici domande sui perché, come ad esempio: "perché il canto di una allodola è così bello, armonico e sempre intonato con il canto di una balena?"

Evidentemente abbiamo ancora molto da imparare, sicuramente potremmo migliorare ponendo maggiore attenzione ed ascolto alle leggi della natura.

Come diceva Paracelso, grande filosofo, chimico, medico, alchimista; visto da molti come il pensatore del Rinascimento. La sua figura è stata evocata da Goethe nel Dottor Faust. Paracelso ha cercato d'incarnare in se la figura del medico perfetto, esperto in ogni ramo dello scibile, in quanto iniziato al segreto ultimo dell'uomo e della natura. Paracelso dice: "Di ciascuna cosa si deve fare l'uso a cui è destinata e non dobbiamo averne timore; Dio infatti è il vero medico e la medicina stessa".

Penso che al fine di percepire il senso del creato, che ci porta a percepire "Dio", sia molto più vicino il contadino della Patagonia!.

Dio ci insegna, con la Sua creazione, posta sotto gli occhi di Tutti, l’Amore disinteressato specie per gli umili ed i semplici.

Tutto questo armonico universo, che continuiamo a considerare "complesso", tramite la nostra fisica e matematica, nella realtà è cominciato da semplici "tre note": quark, elettroni, fotoni….

 

 

 

12A) La scienza che studia il caos ed il caso

Sino al 1980 circa la scienza era convinta che un sistema semplice si comportasse in modo semplice, e che quindi la previsione del suo comportamento fosse alquanto semplice; e che invece un sistema complesso si comportasse in un modo complesso e che quindi la previsione sul suo comportamento fosse alquanto complessa.

Oggi tutto questo è cambiato, in questi ultimi venti anni, quindi matematici, fisici, biologi, chimici, astronomi ecc. stanno sempre più prendendo consapevolezza che sistemi semplici danno origine a comportamenti complessi, e, fatto ancora più importante, è che le Leggi della complessità hanno una validità universale, sulla quale non incidono minimamente la struttura degli atomi che compongono un sistema qualsiasi.

Le varie scienze che studiavano e cercavano di ingabbiare in regole matematiche i comportamenti e quindi le predizioni dei vari sistemi, usavano definire come "fluttuazioni" del sistema le variabili che sempre si presentavano ai loro vecchi schemi di lavoro; era chiaramente un modo spicciolo per dare un termine ed una spiegazione a dei fenomeni che in realtà rappresentavano la vera parte importante di come si regola il sistema del "Tutto".

Solo ultimamente le varie discipline scientifiche hanno imparato a lavorare insieme su questo importante aspetto comportamentale dell’Universo; scoprendo che in realtà ogni sistema ordinato tende al Caos, e ogni sistema caotico ha un suo ordine intrinseco delle cose.

Tale riflessione ci porta a pensare che quando ragioniamo entro una dimensione univoca lineare del tempo, inteso come misura della durata dei fenomeni osservati da un osservatore esterno, tutto l’ universo appare essere caotico, in quanto organizzato come un sistema disperso in un mare di entità materiali differenti, tenute assieme dal sistema gravitazionale, il quale oltretutto risulta ancora mancante di una "massa oscura" invisibile.

Se invece aggiungiamo come variabile cognitiva, "il sistema di informazione interattiva", l’ universo ci appare come un sistema perfettamente ordinato nelle sue componenti di materia, energia ed informazione.

Verrebbe allora da pensare e quindi dedurre, che all’interno di questo immenso e bellissimo gioco di vibrazioni armoniche, che è l’universo a noi conosciuto e sconosciuto, l’evoluzione è Caos più retroazione, e l’Universo è caos più dissipazione ed ancora che il Caos ha una freccia che lo porta a produrre complessità di una bellezza ed un’armonia stupefacenti; e quindi giungere a definire che la dissipazione dell’Energia o Entropia, nella realtà è un agente di un ordine, che non può matematicamente arrivare solo dalla legge del "caso", come tenta di definire il grande biologo Monod nel suo celebre libro " Il caso e la necessità".

Il calcolo delle probabilità matematiche a suffragio della tesi che l’universo sia stato generato dal caso è praticamente nulla; tale calcolo invece depone decisamente a favore di un universo governato da un perfetto progetto e quindi ordine intrinseco e profondo di grado infinitamente elevato , che è quello che ha definito sin dai primi micro secondi di vita le costanti cosmologiche che regolano da sempre l’evoluzione dell’universo, tipo la costante gravitazionale, la velocità della luce, lo zero assoluto, la costante di Planck ecc.

Se una sola di dette costanti fosse stata modificata anche di pochissimo, l’universo non avrebbe potuto esistere; invece la scienza moderna ci insegna che a 10-36 secondi dopo il "Big Bang" l’universo aveva già trovato il suo equilibrio intrinseco, che poi nella sua espansione ha permesso sempre con precisione infinitesimale alla nascita della vita che noi conosciamo.

Caso mai…, invece il "caso", insieme alle costanti cosmologiche, può essere complice della nascita ed evoluzione della vita, come noi la conosciamo.

La scienza, per meglio addentrarsi in questi enormi meandri, lasciandosi aiutare anche alla filosofia, dovrebbe indagare più a fondo sui perché, e sulle cause che hanno generato gli effetti nei quali, come insegna la fisica quantistica, "probabilmente" siamo tutti immersi.

Dal giorno in cui nasciamo ci insegnano che dobbiamo avere un senso comune nel percepire le cose del mondo in cui siamo immersi; nella realtà ciò che vediamo, udiamo, tocchiamo, gustiamo ecc. non sono niente altro che dei segnali elettrici trasdotti che arrivano al nostro cervello dai nostri sensori.

Ancora una volta la realtà oggettiva ci sfugge, e torniamo al concetto che ci dice che "probabilmente" noi siamo immersi in campi energetici composti da onde di tutti i tipi, le quali interagendo tra di loro a vari livelli, ci portano la "sensazione" di massa, informazione e coscienza.

Potremo anche tentare di asserire che noi non siamo altro che dei "lampi eterni" di energia che vanno ad alimentare "il paradosso dell’eterna ghirlanda brillante" enunciata da: Godel, Escher e Bach, il quale in una sua "Fuga" dopo aver cambiato 6 tonalità, torna al punto di partenza un’ottava sopra, senza che l’ascoltatore abbia potuto avvertire il cambio di tonalità.

13A) Un possibile universo visto da: "Rhysmonic Cosmology"

Una ipotesi scientifica che rappresenta l’universo in cui viviamo, potrebbe essere quella proposta negli anni 80 dall'elettrotecnico Gregory Hodowanec, il quale ha sviluppato una sua teoria che si occupa degli aspetti dinamici della materia nell’universo, definita "Rhysmonic Cosmology".

Hodowanec riscopre le teorie sull'etere che erano cadute in disuso con l’avvento della teoria sulla relatività di Einstein, ed ha pubblicato il suo primo rapporto di "SETI con i segnali gravitazionali" nell’ Aprile del 1986; ed inoltre ha sperimentato un suo nuovo rivelatore dell'onda di gravità (GWD).

Il suo "Cosmology di Rhysmonic" invece rilancia la tesi sulla possibile esistenza di un etere formato da "rhysmons", che sono a suo parere le particelle fondamentali della natura che pervadono l'universo, e che sono organizzate nello spazio, che noi definiamo vuoto, in una struttura tipo plasma senza tensioni, in cui la densità varia a seconda della loro posizione nell'universo.

L’universo visto come "Rhysmonic Cosmology", ha come caratteristiche principali il fatto che è limitato in una geometria euclidea sferica, ed il suo bordo esterno risulta essere un riflettore perfetto di energia, dentro il quale la materia si forma soltanto nella parte centrale più densa. In "Rhysmonic Cosmology", la massa, l'inerzia e l'energia sono trattate come nella fisica meccanica classica, e la massa si presenta solo quando le particelle "rhysmonic" risentono del cambiamento della densità della struttura rhysmonic; la quale in certe condizioni auto-produce una perturbazione d’onda con una componente torsionale in un mare calmo di "rhysmons".

Secondo la teoria Rhysmonic, in una zona "densa" dell'universo, quale può essere il nucleo di una particella, un certo numero di rhysmons sono lì dentro compressi; questo sta a significare che ogni particella ha una sua anti-particella di correlazione, o meglio una zona corrispondente di bassa densità.

Inoltre una particella possiede un eccesso di vettori diretti verso l’esterno di energia, ed invece una anti-particella ha un eccesso di vettori diretti verso l'interno di energia; tali vettori rappresentano per la fisica classica l’essenza solitamente denominata come carica elettrica.

La forza di gravità, in Rhysmonic, non è da vedere come una forza di attrazione fra oggetti dotati di massa, ma piuttosto va vista come vettori di energia che interagiscono tra di loro in tempo reale, tutti gli oggetti dotati di massa presenti in questo universo.

Da questo concetto possiamo dedurre che una eventuale tecnologia di comunicazione basata su onde gravitazionali (avendo questi segnali una velocità di propagazione istantanea), presenterebbe enormi vantaggi rispetto ai nostri attuali sistemi di comunicazione funzionanti ad onde elettromagnetiche, che viaggiano alla velocità elevatissima, ma pur sempre limitata della luce.

Tabella di alcune risonanze "Rhysmonic" naturali, riferite alla frequenza base:1,855 Hz -

1,855 x 1, 3,71 x 2, 5,565 x 3, 7,42 x 4, 9,275 x 5, 11,13 x 6, 12,985 x 7, 14,84 x 8, 16,695 x 9, 18,55 x 10, 20,405 x 11, 22,26 x 12, 24,115 x 13, 25,97 x 14, 27,825 x 15, 29,68 x 16, 31,535 x 17, 33,39 x 18, 35,245 x 19, 37,1 x 20, 38,955 x 21, 40,81 x 22, 42,665 x 23, 44,52 x 24, 46,375 x 25, 48,23 x 26, 50,85 x 27, 51,94 x 28, 53,795 x 29, 55,65 x 30, 57,505 x 31, 59,36 x 32, 61,215 x 33, 63,07 x 34, 64,925 x 35, 66,78 x 36, 68,635 x 37, 70,49 x 38, 72,345 x 39, 74,2 x 40, 76,55 x 41, 77,91 x 42, 79,55 x 43, 81,62 x 44, 83,475 x 45, 85,33 x 46, 87,185 x 47, 89,04 x 48, 90,895 x 49, 92,75 x 50…..sino a 1,855 x 1043 Hz

Nota: da ultime scoperte scientifiche risulta che il "suono" in arrivo a noi dai "Buchi neri" corrisponde ad una frequenza identificabile come un Bb sub- sonico della nostra scala musicale, che equivale anche alla frequenza base di Rhysmonic 1,855 Hz, o un suo multiplo e/o sottomultiplo.

14A) Interrogativi ancora aperti in fisica, forse gli antichi già sapevano.....

Nonostante sia molto dinamica, la nostra fisica contemporanea ha ancora molti interrogativi aperti sul suo tavolo:

1) "Dualità onda particella".

Grazie alla meccanica quantistica nata agli inizi del 900, la fisica moderna ha cominciato a guardare alla materia non più con quell’approccio "solido", tipico della meccanica classica Newtoniana. Ma nonostante questo l’uomo ancora non si è arreso completamente a concepire il "Tutto" come un insieme di "cariche energetiche" e/o " corde vibranti" con ognuna di esse i suoi compiti e le sue caratteristiche; infatti ancora costruiamo costosissimi acceleratori di particelle sperando che frazionando delle "stringhe" salti fuori il mattone base dell’universo da alcuni chiamato anche: "Particella di Dio".

2) "Unificazione del campo di forza".

Su questo argomento il grande scienziato e filosofo Albert Eistein, spese gli ultimi 20 anni della sua vita, senza raggiungere apprezzabili risultati. Credo che basti tale fatto, per asserire l’importanza, e la difficoltà che rappresenta la soluzione di questo grande enigma della fisica contemporanea ancora irrisolto.

3) "Cosa intendiamo fisicamente per carica elettrica".

Anche qui la Fisica su questo argomento è perfettamente in grado di descriverci tutto dal punto di vista degli effetti della carica elettrica; ma non è ancora in grado di spiegarci fisicamente cosa avviene, e quindi perché alcune particelle o corde vibranti noi le definiamo come aventi una carica elettrica "positiva", altre le definiamo come aventi una carica elettrica "negativa", ed altre ancora le definiamo "neutre".

4) "Materia oscura"

Le osservazioni astronomiche dal 1970 in poi hanno mostrato la presenza di un'entità chiamata "materia oscura", definita tale in quanto non ancora rilevabile dai nostri strumenti, e che rappresenta circa il 94% della massa totale dell’universo.

Essa "ingloba" la materia a noi rilevabile con un "alone" la cui natura e origine sono tuttora fra i problemi irrisolti della nostra fisica moderna.

La sua presenza è rilevabile solo mediante l’osservazione degli effetti gravitazionali che essa provoca, come ad esempio dal valore di velocità di rotazione delle galassie in funzione della distanza dal loro centro, che mantengono un valore grosso modo costante invece di decrescere verso valori inferiori man mano che ci si allontana dal loro centro; da cui dedurre che la sorgente di campo gravitazionale non può essere solo la materia da noi rilevabile, in quanto essa non risulta essere sufficiente per giustificare il comportamento dinamico e la stabilità delle galassie.

"Buchi neri"

Ma i buchi neri, saranno poi proprio così neri, oppure semplicemente non abbiamo ancora in mano abbastanza conoscenze per capire nella realtà cosa sono? Comunque la comprensione di questo probabile fenomeno sicuramente è strettamente interconnessa con il la comprensione di cos’è la "materia oscura".

Chissà perché questa nostra fisica moderna, diventa così "oscurantista", semplicemente quando ancora "non capisce".

"Big- Bang"

Ma siamo poi proprio così sicuri che l’universo ha avuto il suo inizio tramite questo grande "Bang"? Tale "Bang" potrebbe anche avere altre spiegazioni scientifiche e filosofiche. Se ad esempio consideriamo l’ipotesi che nella realtà il tempo non esiste come dimensione della fisica (vedi punto 11A); e l’universo primordiale è una struttura di plasma senza tensioni che racchiude una "coscienza" fatta di armonia ed amore. Tale "coscienza" potrebbe aver creato per motivi che a noi non è ancora dato di conoscere, un’oscillazione d’onda che ha generato in alcune zone dell’universo delle situazioni evolutive di tensione, atte a produrre la vita nell’universo, e quindi nuova esperienza.

Da questi, e da tanti altri quesiti ancora aperti ed irrisolti dalla nostra scienza, se messi in relazione all’ osservazione di monumenti che ci arrivano dal nostro passato, come ad esempio i massi di Stonehenge, ed ancora le costruzioni piramidali presenti in tutti i popoli antichi del mondo in epoche e zone completamente diverse, ci fanno sorgere una serie di interrogativi, tra cui la domanda:

"Perché circa 750.000 libri preziosissimi, provenienti da ogni angolo del mondo allora conosciuto, ospitati in edifici appositamente costruiti ad Alessandria d’Egitto, che ci tramandavano le conoscenze che ci arrivavano dalle più antiche civiltà della Terra, tra cui forse anche le spiegazioni delle Piramidi, furono deliberatamente distrutti da una serie di incendi comandati dall’Imperatore Romano regnante nel 389 d. C. ?"

Nel tentativo di ricostruire almeno in parte il sapere appartenente ad alcuni popoli antichi della Terra; in questi ultimi 25 anni, grazie anche all’evoluzione della biologia, della genetica, della paleontologia, della geologia, e dell’ archeologia, alcuni attenti osservatori ed ascoltatori, si sono messi al lavoro per studiare i perché delle scelte degli antichi progettisti di questi monumenti, scoprendo che essi, nella loro opera di progettazione, sapevano già molto sapientemente unire in modo perfetto ed armonico diverse discipline scientifiche particolari: come le forme geometriche, la tecnica delle risonanze, ecc.

Da queste osservazioni si evincono una grande quantità di contraddizioni in riferimento al nostro concetto tradizionale sulla storia ed evoluzione dell’uomo su questa Terra, per cui possiamo legittimamente chiederci: "come aveva fatto l’uomo antidiluviano ad arrivare a certi alti livelli di conoscenza scientifica?".Poi di conseguenza nasce anche la seconda domanda: " tale conoscenza scientifica era solo frutto dell’evoluzione della razza umana su questa Terra, o sono intervenuti fattori esterni?".

Due belle domande, a cui l’uomo ha diritto di avere risposte.....

A proposito di forme geometriche, sappiamo che per le Piramidi d’Egitto mentre vi è tutta una serie di archeologi e scienziati che data per esempio la costruzione della Piramide di Cheope tra il 2686, ed il 2181 a. C., ed asserisce che le Piramidi furono erette come monumenti funerari per i Faraoni; esiste tutta un’altra serie di uomini di scienza, che data la costruzione delle Piramidi di molti millenni prima, ed asserisce che il motivo della loro costruzione non è affatto riferibile a monumenti funerari; ma bensì ad un modo evidente per trasmetterci antiche sapienze di popoli della Terra che raggiunsero livelli di avanzatissima civiltà, cultura e scienza; e che per motivi a noi ancora sconosciuti poi scomparvero improvvisamente, lasciandoci però dei testimoni visibili da interpretare e comprendere.

Tale corrente di pensiero, tra le altre cose asserisce che con le sole conoscenze scientifiche e tecnologiche del popolo egizio all’epoca dei Faraoni, sarebbe stato impossibile lavorare e posizionare la pietra con le precisioni millimetriche con le quali furono costruite le Piramidi, le quali risulterebbero oggi difficilmente realizzabili nonostante la nostra evoluta tecnologia.

Resta poi anche da spiegare come fecero gli Egiziani a posizionare perfettamente la Piramide di Cheope rispetto l’asse Nord Sud della Terra, e la sua posizione geografica perfettamente al centro dei continenti emersi dal mare; ed ancora, perché i rapporti tra le dimensioni della sua figura geometrica sono tutti riportabili a concetti matematici di alto livello scientifico.

Ancora una volta siamo messi di fronte al fatto che se vogliamo capire, più che guardare gli effetti, dobbiamo analizzare i perché?

Henry C. Monteith ad esempio analizzando la geometria della grande Piramide, deduce che il messaggio racchiuso in essa, potrebbe consistere nel concetto di un universo composto su due tipi fondamentali di geometria cosmica, così classificabili:

  1. Geometria statica
  2. Geometria dinamica

La geometria statica è quella che non richiede i numeri PI (3,14) e PHI (1,618) per determinare le sue dimensioni e gli elementi dei volumi.

La geometria dinamica è invece quella geometria che richiede sempre l’impiego dei valori di PI e PHI per determinare le sue dimensioni e gli elementi dei volumi.

Gli antichi filosofi credevano che l’universo fosse pieno di quella che essi chiamavano "Rete cosmica"; in cui ogni cella di tale rete era considerata fatta a forma di cubo.

La forma geometrica a cubo risulta quindi essere la forma più perfetta ed equilibrata che si possa ottenere dalla geometria statica; mentre la sfera è la forma più perfetta ed equilibrata che si possa ottenere dalla geometria dinamica; per cui si può dedurre che tutte le figure geometriche statiche sono modificazioni e/o comunque ascrivibili al cubo, e tutte le figure geometriche dinamiche sono modificazioni e/o comunque ascrivibili alla sfera.

Tale concetto ci porta anche a definire che ogni forma dinamica che appare nel mondo fisico ha una sua corrispondente forma statica che appare nello spazio cosmico; per cui ad ogni elettrone è associato un minuscolo cubo, ed a ogni stella è associato un enorme cubo ecc.

La geometria della Piramide di Cheope che è la più grande di tutte, costituita da circa 2.300.000 blocchi dal peso medio che varia dalle 2 alle 15 tonnellate, con una base di 230 metri di lato ed un'altezza di circa 142 metri contiene al suo interno i due principi di geometria statica e dinamica, in quanto che la sua base quadrata richiama il cubo e quindi la geometria statica, mentre essendo la sua altezza uguale al lato diviso per PHI rappresenta la geometria dinamica della sfera

Questo fatto potrebbe volerci indicare come nell’universo ogni sistema statico tende a diventare dinamico per poi ritornare statico, e così via….Concetto questo che si può anche collegare con i fenomeni che noi usiamo a definire come nascita e morte.

Sempre nell’osservazione delle geometrie della Piramide di Cheope, vediamo che la camera interna del Re, mediante la sua forma di un perfetto "rettangolo aureo", ci fornisce tutte le indicazioni per costruire la serie dei numeri di Fibonacci, con la conseguente formazione della spirale logaritmica che ci ritroviamo nella natura dell’universo: dagli spin, a certe conchiglie, sino alle galassie a spirale.

A proposito invece di risonanze acustiche, molto è stato detto e scritto su questo argomento; risulta comunque chiaro che in alcuni popoli antichi vi era già sicuramente una profonda conoscenza sulle relazioni armoniche delle frequenze, utilizzate al fine di spostare masse agendo direttamente sulla struttura nucleare della massa, per cui utilizzando una sub-frequenza esatta erano in grado di provocare la trasformazione di alcune stringhe energetiche da positive a negative (inteso come anti-materia), ottenendo come riequilibrio del sistema atomico interno, la liberazione di una carica energetica "pura e/o senza tensioni", utilizzata per far levitare la massa.

Testimoni oculari narrano di monaci Tibetani in grado di sollevare e frantumare enormi blocchi di pietra, utilizzando il suono prodotto dai tamburi e dalle loro caratteristiche trombe lunghe tre metri. Nel 1939 ad una conferenza tenuta da Linauer, un cineasta austriaco, affermava di aver assistito negli anni trenta in un monastero in Tibet, a fenomeni straordinari che rivoluzionavano le nostre conoscenze in fisica.

Linauer parlò di un gong di tre metri e mezzo, composto da tre metalli; con al centro l’oro, intorno un cerchio di ferro, entrambi racchiusi in un anello di ottone. Quando il gong veniva percosso, emetteva un suono sommesso e breve. Vi era poi anche un secondo strumento, simile ad una grossa cozza, anch’esso composto da tre metalli, largo un metro e alto due, che aveva sulla superficie delle corde in tensione. Esso non veniva suonato, ma, come gli riferirono i monaci, emetteva un onda di risonanza non udibile quando veniva percosso il gong. Davanti a questi strumenti venivano posizionati un paio di schermi, in modo da formare uno strano triangolo e contenere l’onda prodotta nello spazio circoscritto. Nel momento in cui veniva prodotto il suono, un monaco poteva sollevare, con una sola mano, un gigantesco blocco di pietra. I monaci dissero all’austriaco che con tale sistema avevano costruito la muraglia che delimitava il Tibet e con lo stesso sistema potevano disintegrare la materia fisica.

Questo era un segreto tramandato fra i monaci, che non potevano rivelarlo al mondo perché l’uomo lo avrebbe certamente impiegato anche contro se stesso.

Alcuni templi egizi producono sonorità di bassa frequenza; infatti gli antichi testi incisi sulle pareti ad "Edfu" parlano della sua costruzione avvenuta nel "Primo Tempo", e delle sacre cerimonie che vi si svolsero per "dare vita" al Tempio. Cosa intendevano dire con la frase "dare vita"? Forse intendevano il fatto di mettere in moto un certo meccanismo tramite l’emissione di una certo suono con una determinata frequenza?

L'egittologo Sir William Flinders Petrie, nel 1881, durante le sue ricerche in una camera segreta di una Piramide egiziana, decise di far sollevare un sarcofago di granito; quando il blocco fu sollevato di circa venti centimetri Petrie, lo percosse, e come lui stesso affermò: "produsse un suono profondo di una bellezza straordinaria e soprannaturale". Indubbiamente le sue dimensioni e il suo volume erano stati progettati apposta per produrre una particolare risonanza armonica, onde ottenere effetti a noi ancora sconosciuti.

Anche Cristopher Dunn fece qualcosa di simile: percosse un sarcofago per identificare il suono prodotto e più tardi riprodusse con la voce quella stessa nota, scoprendo che la risonanza aumentava quando raggiungeva la nota superiore di un’ottava. Si accorse poi che le parole pronunciate nell’anticamera avevano trapassato le spesse mura della costruzione, rimanendo registrate nell’apparecchio situato nella camera del Re, come fossero state proferite in quel punto.

Una tecnica simile a quella sopra narrata ed utilizzata per spostare le masse, la ritroviamo tra gli Indios di Tiahuanaco; dove si narra che circa ventimila anni fa, la città Inca fu eretta da uomini capaci di sollevare pietre e trasportarle dalle cave situate sulle montagne, con il suono di una tromba; infatti tra le rovine di Tihuanaco furono trovati monoliti con sezioni a più strati ad angolo retto e scavati nei fianchi, che si ipotizza potessero servire a definire l'esatta frequenza di risonanza dei blocchi di pietra.

Anche la storia della civiltà Maya presenta racconti simili, dove si dice che una razza di nani riuscivano a posizionare le pietre al posto voluto utilizzando un particolare suono. Dobbiamo considerare che i Maya conoscevano molto di più di quanto viene loro accreditato e la produzione di quei suoni di uguale intensità, da est ad ovest, di giorno e di notte, è uno dei tanti eccezionali risultati ingegneristici realizzati dalle antiche tecniche Maya migliaia d'anni fa.

Nel 1996 Paul Devereux e Robert Jahn, elencarono un numero di antiche strutture esistenti in Inghilterra e Irlanda, dove al loro interno si usava di cantare i Mantra, al fine di ottenere l’effetto di aumentare le basse frequenze dei toni di voce, perché?

Anche le pietre dell’Oseiron possiedono proprietà sonore; infatti è noto che i monoliti di Stonehenge amplificavano i suoni prodotti durante le cerimonie che si svolgevano fra le sue pietre.

A Palenque tre persone che si trovassero sulla vetta delle tre piramidi esistenti nel luogo, potrebbero parlare fra loro come se fossero una accanto all’altra.

Alcuni racconti Greci narrano di un figlio di Zeus, Anfione, gemello di Zete; il quale cinse le mura di Tebe utilizzando grandissime pietre che lui spostava e posizionava tramite il suono della sua lira.

Gli sciamani americani intagliavano ossa e legno per fabbricare flauti che producevano sempre la stessa nota: il Fa Diesis, perché?

Da queste citazioni, prese a caso come esempio, si evince il fatto che le frequenze sonore, ed in particolare le basse frequenze, da sempre sono presenti nella storia dell’uomo su questa Terra, perché?

Queste scoperte straordinarie sulle conquiste dell’uomo nel suo passato, oltre che stupirci dovrebbero farci anche riflettere sul fatto che ancora una volta la scienza si sta evolvendo verso lidi già conosciuti e sperimentati da altre civiltà, che poi scomparvero dalla faccia della Terra in modo repentino e sicuramente doloroso.

Attenzione quindi a non continuare a ripetere gli stessi errori!!!!!!!!!!!!

 

15A) Fenomeni ancora senza spiegazioni dalla nostra scienza

 

Numerosi e di diversa natura sono i fenomeni verso i quali la nostra scienza, non riuscendo ancora con il suo sapere ad offrire spiegazioni logiche e soddisfacenti, tende a mettere tra i "misteri" o a ridicolizzare, chi con coraggio tenta nuove strade per cercare risposte; tenendo ben presente il fatto che purtroppo in simili situazioni "misteriose", trovano buon terreno una folta schiera di imbroglioni, che tendono a screditare anche il lavoro serio portato avanti da onesti ricercatori.

Siccome che i fenomeni di seguito riportati hanno come comune denominatore aspetti scientifici nei campi delle frequenze e dell’energia, risulta interessante citarne per lo meno l’essenza principale.

Il più conosciuto tra questi fenomeni, è senza dubbi il fenomeno "Ufo", il quale è stato riconosciuto come tale dalla nostra società contemporanea a partire dal lontano 24.06.1947, quando l’allora uomo d’affari USA Kenneth Arnold avvistò dal suo aereo privato per la prima volta una formazione di nove "piatti volanti" sulle alture del monte Rainier.

Nella realtà andando a ritroso nel tempo in effetti il più antico resoconto testimoniale circa la presunta osservazione di corpi volanti e/o fenomeni aerei sconosciuti, risale sin dagli albori della storia dell’uomo su questa Terra; infatti, dai testi più antichi ci pervengono testimonianze su fenomeni aerei e/o celesti a dir poco inquietanti, i quali ci fanno seriamente dubitare di essere soli nel silenzio dell’ Universo; e viene da chiedersi se sia mai possibile che tutti i racconti e cronache raccolte ormai a migliaia in tutto il mondo, siano solo dei racconti fantastici, fatti da narratori deliranti?

Dunque il fenomeno "Ufo" potrebbe essere un fenomeno senza tempo! Ma se così fosse, come e quanto ha influito questa presenza nello svolgimento della storia umana?

Da indagini fatte dai Governi delle grandi Nazioni del mondo sappiamo che un possibile contatto con civiltà extraterrestri, per noi terrestri avrebbe un impatto sociologico, religioso e politico estremamente traumatico e rivoluzionario; e questo potrebbe essere il motivo principale per cui tante verità che potrebbero aiutare il nostro avanzamento scientifico, vengono ancora mantenute "Top secret" da tanti Governi potenti di questa Terra.

Un altro fenomeno interessante da osservare, è quello denominato dei "Crop circles"; infatti ormai nelle vicinanze di Stonehenge e di Silbury Hills, nel sud dell'Inghilterra, non passa giorno che non appaia almeno un disegno nei campi di grano.

Tali fenomeni cominciarono ad essere rilevati fin dal 1972, presentandosi come impronte di forme tipo: circolare, triangolare, a spirale, ovale, ad anello, ecc. con precisioni entro il cm.; con apparizioni generalmente tra maggio e settembre, e sempre di notte.

Le spighe di grano, all'interno dei cerchi, non appaiono spezzate o tagliate alla base, ma semplicemente piegate e sorprendentemente intrecciate tra loro; inoltre le spighe sono disposte tutte nella stessa direzione, come se fossero state prese in un vortice.

Le piantine di grano piegate all’interno dei "Crop circles" continuano a crescere orizzontalmente; analizzate al microscopio le molecole risultano aver subito mutazioni biochimiche e biofisiche nella loro struttura reticolare; e fatto sorprendente, portano tracce di "microonde" al loro interno.

La composizione dei cerchi è troppo complessa per potersi trattare di una colossale burla o opera di contraffazione, anche perché il fenomeno oltre che in Europa è presente in America, Russia, Giappone ed Australia.

Molte e diverse sono le interpretazioni di questo fenomeno; di sicuro gli autori dei pittogrammi intendono far vedere bene la loro opera. I simboli utilizzati maggiormente sono cerchi e triangoli che, come è noto, rappresentano la forza e la perfezione; in alcuni casi i disegni rappresentano teoremi geometrici, con le proporzioni tra le diverse superfici calcolate in modo da essere in rapporto tonale, esprimendo quindi delle note musicali e/o rapporti armonici. In altri pittogrammi si possono invece riconoscere il nostro sistema solare e le eliche del DNA o ancora le antiche lettere dell'alfabeto egizio e sumerico.

Ancora un’altro fenomeno, al quale la nostra scienza non è in grado di dare risposte per codificarlo, è quello delle luci di Hessdalen in Norvegia; dove a partire dall'inizio del Dicembre 1981 vennero riportate centinaia di osservazioni di strani fenomeni luminosi per i quali nessuno, né profano né esperto, era in grado di offrire spiegazioni scientifiche soddisfacenti.

Tali fenomeni cominciarono ad apparire come luci di diversa grandezza ed intensità, che volavano tra i versanti delle montagne, muovendosi con un ampio ventaglio di velocità, con fermate istantanee, e con movimenti ed accelerazioni imprevedibili.

Molti degli oggetti non erano stati descritti con una forma ben definita, ma altri invece erano stati descritti come aventi forme ben definite ovoidali e sigariformi, spesso con una specie di strana luminosità diffusa.

La maggior parte dei rapporti descriveva luci notturne, ma erano state riportate anche un paio di osservazioni diurne. Su molti degli oggetti osservati erano state viste potenti luci intermittenti bianche, comparabili alla luce di un flash elettronico, o ancora luci rosse pulsanti, ed in qualche caso anche fisse; da notare inoltre che in concomitanza di qualche osservazione, è stata segnalata anche l'interferenza con la ricezione TV.

Quando l'ondata delle osservazioni raggiunse il culmine nei primi mesi del 1982 e il pubblico norvegese seppe del fenomeno (tra l'altro grazie al buon lavoro di stampa, radio e TV), centinaia di persone interessate corsero a Hessdalen e si appostarono lungo l'arteria principale della valle, sperando di poter gettare un occhiata a questo fenomeno luminoso.

Certamente ci troviamo di fronte a una sorgente di energia di tremenda potenza, la quale, se fosse ben compresa, potrebbe essere riprodotta in laboratorio e successivamente imbrigliata a beneficio delle necessità tecnologiche umane, quali possono esserlo, ad esempio, nuovi mezzi di propulsione più ecologici ed efficienti.

Tali fenomeni tipo: Ufo, Crop circles, luci di Hessdalen, potrebbero in effetti riflettere la conoscenza di un’altra fisica già raggiunta su qualche altro pianeta dell'universo.

Tale possibile realtà, attende e sfida tutti gli uomini di studio che ancora, senza scandalismi inutili, sono disposti a partecipare alle avventure del nostro pensiero cosciente, e speriamo anche intelligente.

La legge universale comunque in più occasioni ci ha già insegnato che l’uomo non potrà mai godere a pieno delle bellezze del creato, se non imparerà prima ad essere umile, onde poter interiorizzare le leggi semplici e fondamentali che tengono insieme e sono anche la causa di questo magnifico ed armonico universo.

 

 

 

 

16A) Matematica e geometria cosmica

 

Sin dai tempi più antichi, matematici e filosofi hanno sostenuto tesi per cui matematica e geometria fuse insieme, sono il linguaggio con cui l’uomo tenta di rappresentare la poesia e l’armonia dell’universo. Galileo a tal proposito diceva: "il libro della natura è scritto coi caratteri della geometria".

Osservando la natura si scoprono espressioni d’eleganza e d’armonia ineguagliabili; le forme sono il primo aspetto intuitivo della realtà che l’occhio umano percepisce, il tratto che le definisce è generato da forze rigorose ed inequivocabili, che obbediscono a precise leggi matematiche e quindi geometriche.

L’uomo da sempre al suo interno sente l’esigenza di esaminare ed osservare i fenomeni che lo circondano, ciò che Galileo definiva la "sensata esperienza", per cui tale esigenza si concretizza in un metodo di interpretare la natura, alla ricerca di una comunanza tra un simbolo terrestre ed uno cosmico, nella regolarità di strutture che si ripetono tra macrocosmo e microcosmo.

In matematica uno dei concetti che più ha attirato ed in alcuni casi ha anche provocato sofferenza e morte, è la comprensione del concetto di "infinito"; che ha influenzato profondamente il pensiero di matematici, filosofi e religiosi di ogni epoca: a cominciare da Zenone, Pitagora e Archimede, ai cabalisti ebrei che per primi lo associarono all'essenza Divina; a Dante e Tommaso d'Acquino; a Galileo Galilei e Bernhard Bolzano; sino ad arrivare a Georg Cantor (1845-1918), padre della teoria degli insiemi; il quale trascorse parte della sua vita con una grave sofferenza psichica, si pensa in parte dovuta al suo lavoro, ed in parte anche dovuta purtroppo ai conflitti con altre personalità contemporanee del mondo matematico, che evidentemente non amavano il suo pensiero innovativo.

Infatti curiosamente Cantor in tutti i periodi precedenti ai suoi malesseri, egli lavorava alla teoria degli insiemi; concetto matematico noto come "l’ipotesi del continuo di Cantor", che contiene un numero infinito di elementi indicato con "alef", che è la prima lettera dell'alfabeto ebraico. Tale concetto matematico è rappresentato dalla sottostante equazione matematica della quale ancora oggi si ignorano le sue proprietà e conseguenze:

2 alef0 = alef 1

 

Se l'infinito fino al XIX secolo è considerato un concetto problematico, assurdo, in grado di minare le fondamenta della matematica, Cantor per primo supera questo scoglio psicologico concependo un infinito quasi a misura d'uomo, su cui poter operare tramite formule.

A suffragio dell'opera di Cantor, successivamente arrivarono i lavori di Kurt Godel e Paul Cohen, considerati gli eredi di Cantor, i quali spaziarono da interpretazioni filosofico e religiose, a problemi di logica matematica; legando la ricerca dell'infinito come la grande avventura umana che, per una volta vede scienza e fede vicine in un percorso di ricerca comune.

In pratica Godel utilizzò il ragionamento matematico, per esplorare il ragionamento matematico stesso. Questa idea di rendere introspettiva la logica matematica, si rilevò tanto potente da portarlo a formulare il famoso "Teorema di incompletezza di Godel", che dice:

"Tutti gli assiomi coerenti dell’aritmetica contengono proposizioni indicibili".

Paradosso che trae origini dall’ antico enunciato della filosofia Greca, dove Epimenide che era un Cretese, pronunciò questa citazione immortale:

"Tutti i Cretesi sono mentitori".

 

Frase che può essere interpretata in due modi diversi, ma ugualmente logici:

  1. "Io sto mentendo, quindi questo enunciato è vero".

B) "Questo enunciato è falso, in quanto sono un mentitore".

 

Il concetto rivoluzionario di logica matematica elaborato da Godel, da dove si evince l’antico conflitto tra finito ed infinito, che ritroviamo tra i numeri razionali ed irrazionali; trova delle interessanti similitudini nei lavori svolti in altri campi come quello musicale di Bach, il quale in una sua fuga arriva a spostarsi di un’ottava superiore senza che l’ascoltatore noti i cambi di tonalità; ed in quello della pittura di Escher con i suoi strani anelli infiniti.

Da tutti questi lavori si evince fortemente l’ipotesi del senso del continuo, già elaborata da Georg Cantor; la quale porta a concepire una spirale di infiniti anelli superiori, da Cantor chiamati gli"alef".

Parallelamente ai lavori sulla ricerca della comprensione del concetto di "infinito", si sovrappongono i lavori alla ricerca della forma geometrica che più si richiama alla fisica universale, che ritroviamo in alcune geometrie usate da alcuni popoli antichi per costruire i loro monumenti (vedi punto 14A), come la stella tetraedrica; ben rappresentata nelle Piramidi, soprattutto quelle di Giza e di Teothiuacan, che presentano ripetutamente l’angolazione di 19,5°, detta anche costante tetraedrica

La forma tetraedrica è composta da due piramidi sovrapposte, che sono la rappresentazione a tre dimensioni della stella a sei punte, detta anche sigillo di Salomone; ascrivibile in un cerchio che tocca tre volte a 19,5° nord, e tre volte a 19,5° sud dell’equatore. In pratica la stella tetraedrica è formata da due triangoli opposti, sovrapposti e riportati in tre dimensioni; essa rappresenta un’unità perfetta ed equilibrata formata da due metà, che rappresentano anima e materia, geometria statica e geometria dinamica, vita e morte ecc.

In tale visione geometrica dell’universo, il significato della freccia del Tempo ad un senso solo, indicata nei due coni del Passato e del Futuro nel punto 4A, rappresentanti la Relatività ristretta di Eistein; potrebbe non essere più valida; nel senso che in una visione "quantistica" del Tempo, come descritto nel punto 11A, esso potrebbe essere visto come una nostra illusione di successione sovrapposta di avvenimenti, ferma al centro delle due Piramidi.

La stella tetraedrica è anche ascrivibile alla forma del campo energetico dell’essere umano e/o di ogni altro essere biologico, ed anche non biologico, esistente nel cosmo; a cominciare dalla struttura molecolare del carbonio, che non a caso rappresenta la forma della molecola base su cui si è sviluppata la nostra vita biologica qui sulla Terra.

L’origine del campo magnetico di un pianeta o di un corpo celeste qualsiasi, è dovuta dalla quantità d’energia imprigionata nella sua massa, maggiore è la massa e maggiore è l’energia; la quale poi è orientata in base alla posizione della sua stella tetraedrica.

Nell’uomo si uniscono due realtà in perfetto equilibrio tra di loro, che si possono anche vedere come due Piramidi rovesciate, riferite: una alla realtà spirituale destinata alle energie più nobili e/o sottili, rappresentata dalla piramide rivolta verso l’alto; e l’altra alla realtà materiale destinata a ritornare alla Terra, rappresentata dalla piramide rivolta verso il basso.

Abbiamo quindi visto che la forma geometrica della stella tetraedrica è presente in tutti gli elementi esistenti nell’universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, ed è basata sul valore di 1,618, che è comune a tutti gli oggetti che hanno un movimento spiraliforme; infatti se analizziamo tale figura geometrica, noteremo che essa è presente a cominciare dagli Spin delle stringhe energetiche, alla molecola del DNA, ad alcune conchiglie del mare, ai fiori del girasole, alle corna di alcuni animali, al moto dei cicloni, sino ad arrivare ad alcune galassie.

La forma a spirale la troviamo anche negli studi dei grandi matematici di tutti i tempi, a partire da Archimede, con la sua forma definita "spirale uniforme", sino ad arrivare alla forma a spirale definita logaritmica, già studiata nel 1638 da Cartesio.

Diversamente dalla spirale d’Archimede, che ha un punto d’inizio, la spirale logaritmica prosegue indefinitamente sia verso l'interno sia verso l'esterno; la curva si avvolge intorno al polo senza mai raggiungerlo; per cui il centro della spirale logaritmica osservata con un ingrandimento appare costantemente come una spirale infinita, la stessa che si vedrebbe continuando la curva nel verso opposto, che cresce fino a raggiungere e dimensioni di una Galassia e oltre......

La spirale logaritmica è una figura che Aristotele avrebbe spiegato come uno spazio divisibile all’infinito, in quanto che il risultato della divisione è sempre una grandezza ulteriormente divisibile, la quale non si modifica salvo che per la sua dimensione.

La spirale logaritmica è pure riferibile alla sequenza dei numeri di Fibonacci (Pisa, 1180-1250), la cui scoperta ed applicazione risale all’anno 1202. Essa si compone di una serie di numeri a termini interi come: 0,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144,233…, posti in relazione tra di loro, in quanto che ogni termine successivo è uguale alla somma dei due immediatamente precedenti. La particolarità di tali numeri è che il rapporto tra due termini successivi, si avvicina molto rapidamente al numero decimale 0,618; definito come il rapporto della sezione aurea, considerata come legge universale dell'armonia.

Tale legge può essere rappresentata in forma matematica e geometrica anche come la divisione di un segmento in 2 parti, le quali stanno tra loro come la maggiore sta al segmento intero; da tale rapporto nasce un numero che definisce la relazione di proporzionalità tra le due parti, anche ascrivibile ad uno dei Teoremi di Euclide, che dice: "il tutto sta ad una parte, come la parte sta al restante".

Esempio dimostrativo con: "a" come la lunghezza del segmento intero, e "x" come la parte maggiore del segmento diviso in due, da cui ne deriva la seguente equazione:

 a : x = x : (a - x)

 

e poiché nelle equazioni il prodotto dei medi è uguale al prodotto degli estremi si ottiene:

 

x² = a (a - x)

 

Se si pone a = 1 , si ottiene l'equazione di 2° grado:

 

x2 + x – 1 = 0

 

Ne deriva che la lunghezza della parte maggiore nella divisione del segmento di lunghezza a = 1, è data dal valore positivo di x, e cioè:

 

x = + 0,618

Da sottolineare il fatto che l’equazione è possibile impostarla in due modi diversi ed equivalenti, scambiando i medi con gli estremi: (1) a:x = x:(x-a), (2) x:a =(x-a):x, ovviamente i rapporti nei due modi sono diversi. I risultati saranno uno inverso dell'altro, mantenendo comunque lo stesso significato di logica matematica; per cui nel primo modo si ottiene 1.618, mentre nel secondo modo si ottiene 0.618.

Di qui a dedurre che attraverso l’impiego di un rettangolo e di un quadrato secondo la serie di numeri di Fibonacci, e di un compasso puntato in un vertice dei rispettivi quadrati, risulta possibile costruire una linea continua allo stesso modo di un braccio di spirale di una galassia.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito; ma da tali antiche e moderne asserzioni sembra proprio che dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, tutto sembra regolato da perfezioni matematiche, da precisi calcoli predefiniti, applicati dalla piccola chiocciola che vive nel sottobosco, all’immensa galassia a spirale che contiene miliardi di stelle.

 

 

 

17A) Un modo innovativo di vedere l’universo

 

Quando Thomas Edison nel 1879 inventò la lampadina le azioni delle imprese del gas si abbassarono, Leonardo da Vinci studiò in segreto per decenni le macchine volanti, il famoso astronomo Simon Newcomb agli inizi del 900 sosteneva che non poteva esistere un’energia capace di far compiere grandi distanze a macchine volanti, la rivista scientifica "Nature" nel 1924 recensiva il libro del Professor Oberth sui razzi negli spazi interplanetari; e così via….nella storia dell’uomo l’elenco delle recensioni negative verso il pensiero innovativo è immenso.

Il pensiero innovativo è frenato non solo dall’ egoismo umano che porta ognuno a difendere le proprie posizioni acquisite, ma anche dalla nostra pigrizia intrinseca, e dal fatto che noi usiamo basare tutta la fisica mettendo al centro la nostra condizione di vita su questa Terra, che percepiamo tramite i nostri sensi.

Nonostante questo con un po’ di fantasia e coraggio cercherò di esporre un modo innovativo di vedere l’universo, che di conseguenza porta anche a concepire la teoria del "Tutto" da una prospettiva diversa, la quale quando sarà rivelata nella sua immensa semplicità e bellezza, il gioco infinito in cui materia ed energia si confondono in tutte le loro forme, a cominciare dalla rotazione lenta delle galassie sino alle disordinate fughe di elettroni, ci appariranno come semplici evoluzioni della struttura del "campo primordiale".

Sicuramente non si ha qui la presunzione di riuscire dove un grande uomo di scienza come Einstein non è riuscito in venti anni di lavoro, ma forse la non solubilità del problema non risiedeva nell’essenza della teoria stessa, bensì nei mezzi per definirla, che sono la nostra fisica e la nostra matematica, e nel modo di concepire l’universo.

Non per nulla grandi uomini di scienza contemporanei come Stephen Hawking e Gerard’t Hooft nei loro ultimi studi ipotizzano per il prossimo futuro dei grandi cambiamenti nelle strutture base che reggono la nostra fisica e di la nostra matematica, le quali non sono sbagliate nella loro essenza, ma hanno il limite di essere utili solo per analizzare e rappresentare concetti vicini al nostro modo di vivere, e quindi non ancora sufficienti per rappresentare il "Tutto".

In particolare il fisico Gerard’t Hooft ipotizza che la geometria spazio-temporale e la distribuzione della materia in essa sarebbero definite da informazioni univoche che contengono tutte le caratteristiche dell’ universo; per cui la natura in tale ipotesi scientifica viene considerata come la madre di tutti i super-computer.

La meccanica quantistica, lo studio del "caos", e la teoria delle superstringhe già ci hanno messo sulla buona strada per "capire"; il problema è che tutta la nostra scienza è ancora troppo "divisa" per riuscire a fare il passo successivo.

Purtroppo ancora una volta il vecchio detto Latino "Dividi et impera" risulta essere vero ed attuale; infatti come descritto nel punto 6A, la nostra fisica fa un grande lavoro per "dividere" in categorie le varie stringhe energetiche che compongono l’universo ma troppo poco si concentra per capire gli scopi delle funzioni svolte da tali stringhe nel creato; tanto che una grande quantità di risorse è investita per costruire acceleratori di particelle con l’intento di scindere alcune di esse per ottenerne altre di natura "più piccola"; senza con questo capire che proprio per lo stesso paradosso che accompagnò la corsa tra "Achille e la tartaruga" noi possiamo continuare a "dividere" di tutto: segmenti, rette, stringhe energetiche ecc. all’infinito senza mai poter raggiungere la più piccola "particella" fondamentale del creato.

La strada da seguire per espandere i confini del nostro "capire" e "sapere" avrebbe probabilmente più successo se passasse attraverso l’analisi dei vari "perché" dei rapporti armonici esistenti tra le frequenze che compongono tutto il creato; consapevoli del fatto che oltre alla parte sensibile alla nostra natura, vi è una parte che non percepiamo, o meglio che solo pochi uomini dotati di particolare sensibilità riescono a percepire, e che usiamo definire come "Altrove o altre dimensioni"; le quali esistono e convivono già perfettamente "inglobate" in quella che è la nostra realtà di esseri viventi e non viventi, in questa bellissima ed armoniosa "eterna ghirlanda brillante" in cui tutto è vita e dove, come già sosteneva Einstein: "il vuoto non esiste".

Ma cominciamo dall’inizio. La teoria del "Big-Bang", vedi punto 2A, enuncia che "Tutto" cominciò da un minuscolo puntino con densità e temperature vicine all’infinito, il quale in una frazione di secondo si è espanso dando vita all’universo primordiale, che per alcuni è un universo con un inizio ed una fine e per altri invece è un universo ciclico oscillante. Tale ipotesi definita del "Big Bang" presenta una grande quantità di lacune, che non sto qui ad elencare, non per ultimo la mancata spiegazione su cos’è la "materia oscura"; per cui tale ipotesi del "Big-Bang" potrebbe essere considerata superata.

Con ogni probabilità i fattori che più ci hanno sviato dalla visione della realtà sono riconducibili al nostro modo di concepire le "particelle" che compongono il "Tutto", ed anche al nostro modo di concepire il tempo, vedi punto 11A, legato al fluire degli avvenimenti. Nell’ipotesi qui descritta di universo, concepito come un enorme computer olografico, la dimensione fisica tempo è vista come un "coefficiente di efficienza" per lo spostamento di pacchetti informatici.

Questa innovativa visione dell’universo comporta la riformulazione della sua struttura di base, dalla visione relativistica di Einstein dove il tempo interagiva direttamente con la struttura dell’universo ad una visione dove riaffiora il vecchio concetto di "etere", messo da parte dalla "relatività", e già utilizzato anche nella visione di universo descritta da Gregory Hodowanec in "Rhysmonic Cosmology", vedi punto 13A.

Tale ipotetica visione innovativa di universo, pone alcune domande di carattere scientifico e filosofico, alle quali proverò dare delle risposte:

Cos’è l’universo,e come facciamo noi ad esistere?

L’universo per poter esistere può essere solo un sistema fuori dal tempo e perfettamente in equilibrio su se stesso, in quanto se non fosse così sarebbe già esploso od imploso, per cui la somma di tutte le "tensioni" esistenti al suo interno deve essere uguale a zero. L’ambiente in cui noi viviamo invece è caratterizzato da una situazione di instabilità, che possiamo immaginare come l’effetto che crea un sasso gettato dentro un enorme stagno. Tale situazione di instabilità porta con se un "clock" che noi erroneamente ancora oggi interpretiamo come una grandezza fisica chiamata "tempo"; ed ha avuto inizio circa 13.700.000.000 dei nostri anni solari addietro, causata probabilmente da un’onda che ha riprodotto in forma molto compressa l’armonia già esistente nell’etere del sistema di universo stabile; producendo ciò che noi definiamo come "stringhe energetiche", che in questa ipotesi di universo vengono interpretate come "stringhe informatiche".

L’effetto primordiale di tale perturbazione, potrebbe essere anche visto come l’effetto sonoro che ultimamente è stato registrato tramite l’ascolto della radiazione cosmica, (vedi rivista Scienze di marzo 2004).

Noi quindi potremo essere il frutto di una perturbazione avvenuta all’interno di un sistema fuori dal tempo, perfettamente equilibrato e stabile su se stesso.

Che natura e forma geometrica potrebbe avere questo universo?

L’universo potrebbe essere visto come un enorme sistema "informatico olografico" funzionante tramite un sistema binario avente come struttura base un reticolo, definito come "etere" o anche come "ragnatela di linee dell’universo" (vedi disegno a fondo capitolo), che rappresenta la struttura "hardware", il quale potrebbe essere costituito da un intreccio di fili sottilissimi formati da un "plasma informatico", con un angolo di intersezione tra di loro a tre dimensioni di 19,5° (detta anche costante tetraedrica vedi punto 16A).

Osservando ogni cella geometrica che crea tale intreccio di fili è possibile arrivare alla identificazione della geometria statica di base fatta a forma di doppia piramide rovesciata con un punto di unione al vertice delle due piramidi.

La forma geometrica di insieme di tale universo potrebbe essere quella di un enorme anello (vedi disegno a fondo capitolo dell’eterna ghirlanda brillante), dove ogni linea dell’etere alla fine del suo percorso "torsionale" ed "anulare" si ricongiunge con se stessa, generando il "continuo" che ci riporta al concetto di "infinito", vedi punto 16A.

Che tipo di onda ha generato l’ instabilità all’interno del sistema universo stabile?

Siccome l’etere stabile dell’universo è un sistema che con ogni probabilità si regge sulle basse frequenze, l’onda di perturbazione che ha generato la zona di instabilità non può essere che un’onda a bassa frequenza tipo 1,855 Hz, od un suo sottomultiplo.

Da notare che il termine "bassa frequenza" è un termine che noi coniamo in base all’osservazione della nostra essenza di vita, la quale si svolge in un ambiente molto compresso e quindi in alta frequenza; la "normalità" e/o il "motore" dell’universo in realtà sono rappresentati da quello che noi chiamiamo" basse frequenze".

L’onda di instabilità è unica, oppure è oscillante e quindi continua?

Se l’instabilità porta con se la creazione della vita come noi la conosciamo, con i suoi processi dualistici evolutivi che si trasmettono in avanti come memoria dell’esperienza acquisita. In un sistema fuori dal tempo con oscillazione continua, la vita "cosciente" avrebbe ormai dovuto raggiungere livelli di perfezione assoluta; il che evidentemente non è ancora avvenuto, altrimenti non sarei qui a scrivere queste cose.

La situazione di instabilità come si manifesta nella struttura base dell’etere stabile?

La tensione esistente nella situazione di instabilità, porta a generare una variazione della forma di base dell’etere definita come "geometria statica" avente le due piramidi rovesciate unite al vertice, verso una forma di base dell’etere definita come "geometria dinamica" con le due piramidi rovesciate unite una dentro l’altra (vedi figura geometrica della stella a sei punte), la quale si potrebbe leggere anche come una sovrapposizione della figura statica dell’etere. Tali "pixel dinamici" rappresentano i mattoni che potrebbero costituire le "stringhe informatiche"; le quali nel rispetto della natura dualistica dell’etere potrebbero andare a formare ciò che noi definiamo come "quark" ed "elettroni", i quali non dovrebbero essere più visti come particelle, ma come due ambienti aventi "sonorità" diverse, che ad esempio in musica si usa a definire come "distensione" e "tensione", o ancora "assonanza" e "dissonanza", e che la nostra attuale fisica definisce come "positivo" e "negativo".

Cos’è che ci porta a identificare la forma geometrica della cella base o "pixel" dell’etere?

Osservando il nostro passato vediamo che la forma geometrica piramidale è fortemente radicata nella struttura base del nostro pensiero, vedi punto 16A, infatti tutti i popoli antichi, anche non in contatto tra di loro, hanno eretto piramidi in tutto il mondo come mezzo espressivo della loro fede verso i loro Dei.

Essendo il pensiero di quei popoli ancora spontaneo, si potrebbe ritenere che questa loro propensione rispecchi un riflesso incondizionato del loro sub-conscio verso la rappresentazione della struttura geometrica piramidale primordiale; la quale con il prolungamento delle proprie linee generatrici ci potrebbe portare ad identificare la struttura geometrica dell’etere, che si ripete poi nella natura in diverse forme anche a livello di equilibrio così detto "cellulare".

Cos’è che ci porta a identificare la natura dell’etere in modo dualistico?

Nella natura succede mai nulla per "caso" in quanto alla base del "Tutto" vi è la presenza di un’intelligenza intrinseca semplice ed armoniosa (software), la cui struttura ben definita che la caratterizza (hardware), potrebbe avere una sua forma geometrica di base (pixel), che si ripete poi in tutto l’universo dal micro al macro cosmo.

Osservando la natura notiamo che l’universo è pieno di forme speculari e/o doppie, noi ad esempio abbiamo tanti organi doppi come: occhi, orecchie, narici, braccia, mani, seni, polmoni, reni, testicoli, gambe, piedi ecc.

Il dualismo, oltre che nel nostro corpo, si ripete in molteplici altri campi della natura, come nei concetti di: tensione e distensione, particella ed anti-particella, maschio e femmina, buono e cattivo, male e bene, compatibile ed incompatibile, positivo e negativo, destra e sinistra, sopra e sotto, zero e uno, dentro e fuori, ecc.

Per cui si potrebbe dedurre che l’universo, la natura, la nostra mente, i computer, funzionano tutti in modo dualistico e/o binario; tale fatto ci potrebbe portare a supporre che anche il così detto "etere" potrebbe avere una struttura geometrica di base di tipo binario.

Cosa rappresenta il concetto di dualismo in questo universo?

Il dualismo si può interpretare come il meccanismo che permette alla vita in generale di arrivare a maturare esperienza durante il primo tratto di vita nella zona di etere instabile e compresso. L’importante qui è "capire" ed interiorizzare la parte utile e buona dell’esperienza, in quanto compatibile con il software del sistema universo in cui viviamo. Un universo senza dualismo potrebbe essere solo o tutto bene o tutto male; il che ci porta a pensare che se l’eterna ghirlanda brillante esiste con un hardware dell’etere di tipo dualistico, è perché il suo software è già da sempre perfettamente ottimizzato ed equilibrato sull’armonia dell’esistere; se così non fosse l’universo si sarebbe già annichilito.

Cosa rappresenta la componente torsionale nella struttura dell’eterna ghirlanda brillante?

La componente di "tensione torsionale", presente nell’hardware del sistema universo, potrebbe rappresentare il fattore che consente al sistema di essere "dinamico e creativo"; per cui si potrebbe ritenere che se non ci fosse questa componente, l’universo sarebbe comunque perfetto ed armonico, ma suonerebbe sempre la stessa sinfonia.

Nella zona di universo instabile che noi percepiamo con i nostri sensi, la "componente di tensione torsionale" potrebbe essere quella che ritroviamo nella forma a spirale dagli spin alle galassie; e potrebbe essere anche la responsabile della creazione di tutte le forme di "arte" del creato, dai petali di una rosa, ad un tramonto meraviglioso, al nostro giro armonico musicale ecc.

Che "solidità" ha questo universo?

Il concetto di solidità e/o consistenza della materia è il fattore che più ci ha sviato dal capire ciò che in realtà siamo. Se potessimo calarci con un potente microscopio atomico in qualsiasi tipo di materia vedremo anzitutto degli enormi spazi vuoti, con qua e là delle "stringhe informatiche" che si comportano come degli strumenti musicali a corde, che colloquiano tra di loro per mezzo dei loro armonici superiori. L’essenza della "stringa informatica" non ha consistenza "materiale", ma ha una consistenza "informatica"; per cui ne deriva che la cosa più concreta del nostro essere sono i nostri pensieri ed i nostri sentimenti. Noi e tutta la natura siamo nella realtà delle "illusioni materiali", con una consistenza in tutto ciò che è "esperienza di vita". Un informatico direbbe che l’hardware è un illusione mentre la vera consistenza è nel software

Cosa intendiamo per vuoto e spazio?

In questa ipotesi scientifica di universo, lo spazio viene rappresentato dalla struttura dell’ etere dell’universo stabile ed instabile, quindi come già sosteneva Einstein il vu