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La
Grande Legge del Karma |
Da più di un secolo, la Teosofia ha molto contribuito a rendere popolare in Occidente la nozione di Karma, considerato come Legge di Causalità etica che insegna all’uomo a far fronte, senza la possibilità di barare, a tutte le proprie responsabilità, nella sua vita attuale o nelle incarnazioni future.
Abbiamo già visto che la
Reincarnazione senza il Karma non può essere spiegata con la logica. Ma per
fare capire bene il Karma non basta dire con San Paolo: “Quello che l’uomo
semina, quello raccoglierà”. Occorre precisare chi è quell’uomo che semina e
come si esercita questa giustizia.
In effetti, la mente occidentale
è satura da secoli dall’idea del peccato e dei concetti molto personali
dell’anima umana e di Dio.
Dio è generalmente considerato
come un Padre giusto e misericordioso,che punisce il peccatore e ricompensa
l’essere meritevole, facendo la grazia al fedele che si pente.
Con queste nozioni, troppo spesso
prese alla lettera, il Karma è assolutamente incompatibile. Arriviamo così a
confondere il Karma con una specie di legge del taglione, che esercita i propri
effetti in diverse incarnazioni: “occhio per occhio, dente per dente…tu
pagherai, domani o più tardi.”
Pensiamo: “il Karma mi punisce
per il male che io ho fatto nella mia vita passata. Il Karma mi ricompensa
nello stesso modo, per tute le mie buone azioni”.
Il Karma diventa una sorta di
fatalità che dobbiamo subire passivamente. E ci occupiamo di ciò che il Karma
porterà ancora per castigarci. Temiamo di creare del Karma cattivo, cerchiamo
di fare del Karma buono per il futuro.
Arriviamo persino ad immaginare
che esista una tariffa prestabilita per punire le colpe secondo la loro
gravità.
Finiamo addirittura per associare
il Karma ad una specie di persona onnipotente. Ringraziamo il nostro Karma per
la felicità che riceviamo – un po’ come una grazia di Dio. Saremo pronti a
chiedere vendetta al Karma per il male che gli altri c’infliggono.
Queste vedute, semplicistiche e
senza grandezza alcuna, che danno una tale importanza alla personalità effimera
dell’uomo di fronte all’universo, sono estranee alla vera Teosofia.
Il Karma è la grande Legge
Naturale di Causalità che esercita il suo dominio sull’Universo intero, e ne
mantiene l’unità e l’armonia, pur permettendo la sua evoluzione. In tutti i
suoi aspetti l’uomo vi è sottomesso, come tutti gli altri esseri del Cosmo,
rimanendo in relazione costante con loro.
L’uomo che vede nel Karma una
“legge del taglione”, vive nell’angoscia del peccato, del Karma cattivo, che lo
paralizza nelle sue imprese. Se sopravviene un dolore, si riconosce punito, di
un crimine passato; invece di far fronte coraggiosamente alla prova, è
schiacciato in partenza, perché pensa che non bisogna ribellarsi al braccio
della giustizia Karmica…
Con questa deplorevole passività,
l’essere non trae alcun beneficio dalle lezioni della vita.
Peggio ancora, l’individuo che
pensa di avere in mano una verità occulta se ne serve come di una chiave per
interpretare la vita degli altri, e farà sprofondare anche loro nell’ignoranza.
Forse rifiuterà di aiutarli lasciando che essi subiscano il loro karma…
Un giorno però sopraggiungerà il
dubbio perché, malgrado tutti i suoi buoni sforzi, gli sembrerà di non riuscire
a raccogliere nessun “Karma buono”.
In effetti, polarizzando il suo
pensiero sul peccato, aspetta soltanto il castigo, e non vede ciò che è buono e
positivo, persino in un avvenimento poco doloroso.
La grande attenzione accordata al
sé personale, che crediamo così costantemente giudicato dal Karma, come se
questo sé avesse una grande importanza nell’universo, ha anche delle
conseguenze nefaste: l’individuo può avere del Karma soltanto una visione
meschina, e la minima delusione assume per lui un importanza smisurata, mentre
non è, in realtà, che un avvenimento quasi insignificante nella storia
dell’Anima.
La legge di causalità è
estremamente semplice da capire nel mondo fisico. Ma la scienza è ancora molto
lontana dal poter spiegare la genesi di tutti i fenomeni che osserva.
Ugualmente, sul piano dell’etica,
il principio di Karma è semplice, ma soltanto un Maestro di Saggezza potrebbe
spiegare la genesi degli avvenimenti estremamente complessi di una vita umana.
Così l’apparente semplicità del
Karma è ingannevole, e l’ignorante si crede ben presto giustificato a trarre
delle conclusioni, mentre non ha neanche la più pallida idea delle esigenze
della vera etica, chiuso com’è nelle sue false nozioni del bene e del male.
Questa certezza ingannevole di
aver capito il Karma è, anch’essa, pericolosa: inibisce di primo acchito gli
spazi che sarebbero necessari per approfondire questa comprensione, di vitale
importanza nella pratica quotidiana della Teosofia.
Tutti i gruppi di uomini, dalla
semplice cellula familiare alla Nazione o all’insieme delle Nazioni, sono gestiti
da regole di comportamento, un codice morale che definisce ciò che è “bene” e
ciò che è “male”.
Ricompensa e punizione trovano il
loro collocamento nella vita di una società. Come mezzi di incoraggiamento o di
coercizione per incitare gli individui a rispettare il codice morale e a dare
l’esempio della “virtù”.
Sin dall’infanzia, consideriamo
molto presto che ogni sforzo richiede un salario. Se è nella buona direzione,
l’individuo merita un riconoscimento dal suo gruppo: l’autorità superiore
sancirà questo merito con una ricompensa che metterà in luce l’individuo nei
riguardi degli altri.
Se lo sforzo è invece
insufficiente, o fatto nella cattiva direzione, contrario alle buone norme, la
punizione sancirà questo demerito: l’individuo che si è escluso dal gruppo con
la sua cattiva condotta dovrà espiare, agli occhi di tutti, per riparare la
colpa e reintegrarsi nel gruppo.
Così, ricompensa e punizione si inscrivono in un
sistema morale che mira intenzionalmente a condizionare gli esseri, con la
promessa di un piacere o con la minaccia di una pena, giocando , cioè, con
l’emotività e con i desideri della personalità.
Al limite, la punizione diventa
persino una vendetta della società, che per un momento si è vista minacciata da
un criminale. Notate che generalmente la punizione non ripara il torto causato.
Tuttavia, la sanzione, che deve
avere un carattere educativo, può applicarsi, in tutta giustizia,
soltanto ad un essere nel pieno possesso della propria coscienza, che sa perché
lo si punisce.
Sembra quindi, senza fatica, che
ricompensa e punizione sono mezzi umani ispirati dalla psicologia e utilizzati
deliberatamente da giudici umani che si incaricano dell’integrità del gruppo
sociale nel quale si esercita la loro autorità.
Con questa analisi, è chiaro che
non si può paragonare il Karma con una legge di ricompensa del merito e di
ricompensa del demerito.
Non esiste nella Natura un
giudice umano, ne un Dio personale attento a sanzionare il bene ed il male, per
mantenere l’umanità sulla retta via.
Generalmente, gli avvenimenti
felici o infelici della vita sopravvengono senza che si possa discernere la
loro origine, che forse risale a diverse vite anteriori. Molto spesso il dolore
non può quindi essere interpretato, in tutta giustizia, come una punizione, poiché
la personalità attuale che lo subisce non ha coscienza del crimine che sarebbe
così punito.
Anche quando la causa della
sofferenza è conosciuta (nel caso di un ubriacone che delira), affermare che la
Natura infligge una punizione, equivarrebbe a prestarle dei sentimenti umani,
un giudizio, persino un desiderio di vendetta. In realtà, l’ubriacone raccoglie
l’esatta conseguenza delle sue azioni contro Natura.
L’essere umano che egli è può
magari avvertire il suo delirio come una punizione, e trovare nelle sue
sofferenze l’occasione di una riflessione sul proprio sbaglio, ma è evidente,
in questo caso, che lo sfacelo fisico è un risultato automatico, prevedibile,
nel quale non è intervenuto alcun sentimento, ne alcuna intenzione calcolata
dalla Natura per correggere l’uomo.
E’ vero che l’umanità fa parte di
una grande società di esseri viventi, l’Universo intero, e che esistono delle
norme da rispettare in tutti i campi: un igiene fisica, mentale, morale,
spirituale. Quindi ogni trasgressione delle regole di quest’igiene comporta
degli squilibri , su un piano o su un altro, accompagnati dalla sofferenza, che
traduce giustamente il fatto che un errore è stato commesso, come un segnale
d’allarme. Non possiamo interpretarla come una punizione ma, dal punto di vista
dell’uomo cosciente, come un avvertimento, come una lezione da imparare.
Capita però che alcune sofferenze
siano autentiche punizioni nel caso in cui l’individuo se le infligge da se, in
modo spesso incosciente e morboso. Ma nemmeno in questo caso si può affermare
che la Natura punisce o ricompensa.
Punizione e ricompensa emanano
dalla mente umana, e sono valutate e vissute dalla mente umana.
Il significato primario della parola Karma è Azione : si applica
ad ogni forma di azione, a tutti i livelli della Natura, da quello cosmico a
quello individuale.
Come abbiamo visto diverse volte, l’universo è come un grande essere
vivente che palpita al ritmo di innumerevoli cicli. La vita è all’opera
dappertutto, nell’universo, è in azione, attraverso le fasi necessarie di
creazione, conservazione, distruzione, seguite da rigenerazione o rinascita.
Non esiste un solo essere isolato dagli altri, e nessuno agisce senza
influenzare tutta la collettività.
In realtà, l’azione è interazione : agendo, il più piccolo degli
esseri prende parte alla vita dell’universo, vi esercita una costrizione, un
influenza – contemporaneamente su se stesso e sugli altri – che immancabilmente
causerà una risposta, una reazione di tutto l’insieme, su scala più o meno
grande, secondo la natura dell’azione.
La Coscienza, che è attiva su tutti i piani della Natura, prende nota,
per così dire, di tutte le azioni di tutti gli esseri, e adatta le reazioni
alla qualità di ognuna di esse.
Il Karma diventa così azione-reazione, il che sottintende che ogni azione
contiene automaticamente in se stessa la promessa di un insieme di conseguenze,
tenendo conto di tutto il contesto nel quale si è svolta l’azione, e delle sue
esigenze.
In questo modo, la Grande Legge di Economia della Natura (Karma),
conserva l’Unità e l’Armonia dell’insieme: riaggiusta incessantemente gli
effetti dell’attività degli esseri viventi per mantenere l’ordine cosmico e per
“spingere” l’evoluzione sulla sua Via.
Notiamo che quest’ordine cosmico non è un organizzazione stereotipata, e
che la legge naturale non tende a riportare inflessibilmente un armonia statica
nella quale ognuno reciterebbe eternamente lo stesso ruolo. Al contrario, la
spinta della vita tende a trasformare senza sosta le forme, per raggiungere
delle espressioni più perfette: il sottile gioco degli equilibri permette di
mantenere un armonia dinamica, favorevole al progresso di tutti.
La Teosofia insegna che la Coscienza è presente nel più piccolo atomo che
agisce secondo il suo livello e conserva nella memoria la traccia delle sue
esperienze; persino la cellula acquisisce una coscienza propria della sua
specie, e, secondo la Teosofia, un certo libero arbitrio che le permette di
agire entro i limiti della legge stessa.
Ciò indica che l’universo non è una macchina dove tutto si produce
meccanicamente, automaticamente.
L’immensa memoria degli avvenimenti del passato è costantemente in azione
per condizionare strettamente il presente: nulla accade se non seguendo delle
strade già esplorate e tracciate da innumerevoli esseri.
Il passato ha quindi la tendenza a ripetersi o, piuttosto, il presente
non può mai innovarsi se non sulla base del passato che lo condiziona
fortemente. Ma non vi è condizionamento assoluto nemmeno nel mondo fisico.
Sebbene in un grande universo siano apparentemente possibili innumerevoli
avvenimenti, in realtà, ad ogni istante, la possibilità di realizzazione per
ciascuno di essi è lontana dall’essere identica per tutti. Si manifestano gli
avvenimenti che sono più probabili (in conseguenza alle cause passate), a meno
che la Volontà di uno o di diversi esseri intelligenti intervenga per aumentare
la probabilità che altri avvenimenti hanno di prodursi: vediamo intervenire qui
il ruolo dell’uomo, per il quale non vi è fatalità che non possa scongiurare con
propri sforzi, grazie alla sua conoscenza delle leggi della vita.
Notiamo anche che ciò che chiamiamo generalmente “miracolo” è in realtà
un avvenimento possibile (permesso dalle leggi della Natura) ma così poco
probabile in condizioni “ordinarie”, che in pratica noi non lo constatiamo mai.
La Volontà del Taumaturgo aumenta le probabilità dell’avvenimento,
modificando le condizioni in modo che si realizzi attraverso delle Leggi
Naturali che normalmente non sarebbero intervenute.
In numerosi campi, osserviamo che i processi messi a punto
dall’evoluzione hanno tendenza a ripetersi instancabilmente; ma il contenuto di
un fenomeno ciclico non è mai rigorosamente lo stesso: se il “passato” viene a
ripetersi, lo fa in condizioni presenti che non sono mai le stesse
dell’origine. Il presente è il punto di convergenza di innumerevoli linee di
influenza del passato, che interagiscono creando, attimo dopo attimo, delle
condizioni progressivamente nuove.
Così, il passato non si ripete mai identico: le fluttuazioni che
avvengono aprono la via ad un possibile cambiamento, progresso o regresso, a
seconda dei casi.
Anche a livello delle cellule, non vi è condizionamento assoluto: la
Teosofia, come abbiamo visto, concede ad esse un certo “libero arbitrio”. Si
riproducono (in generale) sempre identicamente, ma con un margine possibile di
fluttuazioni. di qui, le mutazioni che osserviamo. Queste piccole variazioni
possono comportare cambiamenti spettacolari, e dar luogo a nuove specie
viventi.
Se anche la cellula non è condizionata al 100%, possiamo supporre che non
lo siano neppure le associazioni di cellule (tessuti, organi, ecc…)
Di fronte all’incertezza che constatiamo nell’osservazione dei fenomeni
possibili, il pensiero scientifico cerca di valutare la probabilità della loro
apparizione. E a livello atomico, abbiamo sostituito all’idea delle traiettorie
ellittiche degli elettroni quella di zone ad alta probabilità di presenza
attorno al nucleo, secondo il loro grado di energia.
E’ evidente che appena il pensiero interviene con la Volontà, la
probabilità che un avvenimento si ripeta può variare considerevolmente. L’uomo
crea le sue abitudini: ne diventa schiavo; ma può, in ogni momento, decidere di
cambiare, e farlo. Neppure per lui, e meno che per qualsiasi altro essere della
Natura, vi è condizionamento assoluto.
Il Karma è all’opera in tutti i regni della manifestazione, vale a dire
ovunque evolvono delle coscienze all’interno delle forme di sostanza.
Lo Spirito – l’Eterna sorgente di ogni coscienza – non evolve e non è sottomesso
al Karma, ma tutte le espressioni particolari di questo potere, focalizzate
nelle forme che prendono in prestito, sono governate da questa legge. In
effetti, il Karma modella tutte le forme, dalle più materiali alle più
spirituali, e condiziona il loro sviluppo: il più elevato degli Arcangeli è,
nella sua espressione divina, il risultato di un evoluzione in cui il Karma non
ha cessato di agire.
Ogni manifestazione è una realtà, è un processo di emanazione
dall’interno verso l’esterno, dal piano causale (dove esistono gli archetipi
ideali di ogni forma) fino al piano oggettivo, passando attraverso il mondo
astrale intermediario e dinamico, dove si elaborano le immagini precise che
permetteranno di costruire la forma che alla fine sarà percepita.
Lungo tutta la catena, dal mondo spirituale al mondo fisico,il Karma è
quindi in azione, e interviene ad ogni fase, per condizionare e modellare la
forma definitiva.
Prendiamo il semplice esempio di una quercia: la ghianda contiene, in
potenzialità, innumerevoli forme possibili delle quali una sola sarà prodotta,
a causa delle costrizioni dell’ambiente, (suolo, umidità, luce, ecc..)
Risalendo più in alto, l’archetipo ideale della quercia esiste sul piano
Causale, al di là del piano Astrale, sul quale si elabora in seguito un
prototipo dell’albero che si manifesterà alla fine sul piano Fisico, come una
quercia particolare.
Cos’, alcuni orientali considerano che ogni pianta ha il proprio Karma e
che la sua crescita è il prodotto del Karma: con la Teosofia bisogna capire che
nulla avviene a caso, ma che ogni manifestazione obbedisce ad un
programma, eseguito da forze viventi, da coscienze più o meno risvegliate
dall’alto al basso della scala gerarchica.
Ciò che è vero per la quercia è pure vero per l’uomo, ma l’avventura
umana è infinitamente più complessa, a causa degli effetti dei suoi pensieri e
dei suoi desideri sulle forze naturali che elaborano dapprima il prototipo
astrale del bambino, quindi il suo corpo fisico.
Siccome ogni forma composta ha
solamente un esistenza provvisoria, e finisce per scomporsi o per subire una
metamorfosi, il processo di distruzione è anch’esso programmato ed eseguito da
forze naturali, guidate dalla Legge del Karma.
I tre mondi (fisico, astrale, animico) conservano nella memoria le tracce
dell’essere che fu: questi elementi contribuiranno in seguito a costruire un
nuovo essere nel mondo delle forme. Ancora Karma.
Con l’uomo l’avventura postuma segue anch’essa un programma Karmico (come
vedremo ulteriormente), e nulla si perde di ciò che è stato: l’Uomo Spirituale,
l’Anima, trattiene tutto ciò che contribuisce a fortificarlo, il piano astrale
conserva nella memoria potenziale l’insieme dei tratti e delle tendenze della
personalità defunta, e la terra conserva la materia del corpo disgregato, che
verrà riciclata.
Al momento della nascita successiva, l’alchimia dei processi naturali
integrerà nel nuovo essere tutti gli elementi del passato che sono compatibili
con le condizioni particolari dell’incarnazione.
Il Karma ricicla il passato adattandosi alle costrizioni del presente e
sfruttandole.
Nella Bhagavad Gita, il mondo viene paragonato ad una giostra dove le
creature girano (legge dei cicli) senza che possano opporvisi. E’ la potenza
magica dello Spirito, che potremmo chiamare la Volontà Divina della Natura, che
mantiene il giro della ruota cosmica, ma ogni essere porta il suo contributo, a
qualunque livello si trovi.
Ad ogni grado, le innumerevoli coscienze in azione esprimono, a modo
loro, la spinta della vita, che tende alla diversificazione delle forme e
all’esperienza e all’emancipazione della coscienza.
Ovunque, nel cosmo, l’intelligenza è all’opera, dalle gerarchie più
elevate di esseri spirituali che guidano l’evoluzione dei sistemi di mondi,
sino alle espressioni più rudimentali di coscienza, come nei regni chiamati
Elementari, che registrano le influenze ricevute reagendo in funzione di queste
nel reparto della Natura a cui appartengono.
In quest’ottica, la Legge Cosmica del Karma gestisce la marcia evolutiva
dell’universo attraverso l’azione di innumerevoli gerarchie di Esseri
coscienti, o semi-coscienti, che operano nei mondi fisici, astrali e
spirituali.
Cos’, il Karma, non è una legge cieca di azione-reazione: l’universo è
polarizzato tra Spirito e Materia. I meccanismi della vita riflettono, a tutti
i livelli, questa polarità, e permettono quindi un evoluzione ascendente che,
attraverso l’azione di miliardi di esseri, diventa sensibile ed evidente nel
corso del tempo.
Nei regni inferiori, gli esseri progrediscono per impulso naturale. Al di
sopra del regno umano, le gerarchie di intelligenze altamente evolute
(Arcangeli, Architetti dell’Universo, Dhyan-Chohan, ecc… ) vegliano
sull’esecuzione dei piani dell’universo, gestendo, per così dire, la Legge
Cosmica del karma.
A suo livello, l’uomo è un essere unico: possiede, per lo meno in germe,
l’intelligenza creatrice, con poteri divini che potrebbero renderlo pari ad un
Arcangelo; Ma egli vive chiuso in un corpo simile, in molti punti, a quello di
un animale, senza nemmeno beneficiare dell’istinto dell’animale. La sua
ignoranza del posto che ha nell’universo, dove tutto è regolato dall’economia
del Karma, gli determinerà delle conseguenze notevoli che andremo ad esaminare
in seguito.
Il Karma esprime la Volontà Divina della Natura nella vita dell’intero
universo. Con la sua volontà individuale l’uomo può fare la scelta sia di
sottomettervisi e di lavorare con essa, sia di sottrarvisi lottandole contro e
di vedere tutte le forze naturali che spingono all’evoluzione coalizzarsi progressivamente
contro di lui.
Sin dalla nostra infanzia siamo
abituati ad una “giustizia comprensiva”: mediante una piccola penitenza, le
grosse colpe finiscono con l’essere perdonate; gli errori degli uomini adulti
sono cancellati dal sacrificio di un Salvatore. Inoltre le leggi sociali
riescono spesso ad essere raggirate da individui scaltri e disonesti. E molta
gente percorre la propria esistenza in mezzo a compromessi di ogni sorta,
cercando di barare con la vita.
In queste condizioni, la Legge
del Karma, che è assolutamente inevitabile, può facilmente essere risentita
come una legge severa ed implacabile. Non si bara con il Karma.
Notiamo le parole “compensazione e
retribuzione”, che suggeriscono il
ripristino di un equilibrio e la messa in causa dell’essere che è all’origine
dello squilibrio: egli riceve gli effetti che gli sono dovuti, per portarlo a
ristabilire l’armonia, o per incitarlo a progredire sulla stessa via, se è
armoniosa.
Una causa seminata produrrà
infallibilmente i suoi effetti: il tempo che trascorre prima della loro
manifestazione non ne riduce affatto l’ampiezza. E’ inutile implorare una legge
universale che non obbedisce a sentimenti, e non ha orecchie.
La magia nera può senza ombra di
dubbio ritardare l’effetto del Karma lottando contro i processi naturali che
consentono il manifestarsi di quell’effetto – creando quindi un Karma
supplementare ancora più grave – ma nulla può cancellare la causa, che darà i
suoi frutti presto o tardi. In quel senso, la legge del Karma è implacabile.
L’unico passo possibile ed utile
per l’individuo consiste nello sforzo di trasformare se stesso per essere
capace di assumere con coraggio ed intelligenza gli effetti del Karma passato,
quando sopraggiungeranno, al fine di trarne le lezioni e di farne un trampolino
per un progresso decisivo.
Infallibilmente, l’Ego Immortale
di un criminale si ritroverà – nella vita presente o in un'altra – nelle
condizioni in cui la sua personalità terrena dovrà assumere le conseguenze del
suo crimine passato.
La giustizia umana non può, in
nessun caso, sostituirsi alla giustizia Karmica che è la sola ad avere i
procedimenti giusti per ottenere la compensazione del crimine commesso.
Punendo il criminale –
soprattutto giustiziandolo con la pena capitale – gli uomini non fanno altro
che aggiungere un crimine ad un altro, addossando così alla società la
responsabilità Karmica di quell’atto.
Con il braccio della giustizia,
la società ha il dovere di proteggere gli individui e di impedire ai malfattori
di nuocere. Come dice H.P.Blavatsky nella Chiave della Teosofia, la legge umana
può usare misure restrittive ma non punitive. Dovrebbe mirare anche a rieducare
il criminale, per cercare di reintegrarlo nei ranghi della società, ogni volta
che fosse possibile.
Esaminando le cose in una prospettiva
personale, con una visuale ristretta, potremmo vedere nella legge del Karma una
maledizione che costringe l’uomo a soffrire senza sosta nelle incarnazioni
successive.
In realtà, la Natura non è una
specie di dio sanguinario, un dio che stritola le sue creature dopo averle
create per un esistenza irrisoria, e il Karma non è una legge vendicativa che
schiaccia il colpevole: gli effetti delle cause seminate un tempo, si
distribuiscono sempre nella vita degli esseri in maniera tale da poter essere affrontati.
In questo senso, la legge della Natura appare misericordiosa: se tutto il Karma
tenuto in sospeso si precipitasse sull’uomo in un solo istante, egli non
sopravviverebbe.
Continuamente ricollocato in situazioni precedentemente male intraprese,
o in circostanze nuove delle quali deve decifrarne il senso, l’essere umano
riceve nella sua vita tutte le occasioni necessarie per imparare le lezioni
trascurate, per correggere gli errori, ristabilire o rinforzare l’armonia, e
progredire verso l’incarnazione del Divino in lui.
Se il
Karma non lascia nulla al caso e mantiene l’uomo prigioniero nella rete da lui
stesso intrecciata – vita dopo vita – la medesima legge permette anche al
prigioniero di liberarsi, se compie gli sforzi necessari.
Nella Bhagavad Gita, Krishna afferma al suo discepolo che egli è nato con
un Destino Divino. Ed è il destino di tutta l’umanità: in realtà, la legge del
Karma, applicata all’uomo pensante, riaggiusta costantemente la sua traiettoria
in funzione di questo destino divino.
Se è vero che una parte della nostra natura è trascinata più o meno a
ripetere le esperienze passate, a causa delle influenze impresse dal nostro
essere pensante nella massa degli elementi viventi che compongono i nostri
veicoli inferiori, la nostra parte spirituale esige che avvenga un
riaggiustamento – attraverso la sofferenza o la nostalgia di una realizzazione
più nobile.
Nell’Oceano della Teosofia, W.Q.Judge fa capire bene che l’infelicità
individuale non deve interpretarsi unicamente come la conseguenza Karmica di
azioni “cattive” delle vite anteriori, ma può trattarsi di una disciplina
assunta dall’Anima per eliminare i difetti delle sue personalità, o per
acquisire forza d’animo e compassione. Questa sfumatura è importante, perché
l’uomo non è condannato eternamente a subire la legge del Karma: il suo destino
divino gli richiede di penetrare tutti i segreti del suo essere intimo e
favorire coscientemente il suo risveglio spirituale, aiutandosi con questa
conoscenza e facendo della legge la propria complice ed alleata, servendo
contemporaneamente la Natura nel suo movimento evolutivo.
La Voce del Silenzio insegna: “Aiuta
la Natura e lavora con essa; e la Natura ti considererà uno dei suoi creatori e
ti renderà obbedienza”. Questa
è la vera Magia Bianca dei
Maestri di Saggezza che hanno penetrato i segreti del Karma e che ne rispettano le
ingiunzioni in ciascuna delle loro azioni, operando nel contempo potentemente
per il bene reale di tutti gli esseri.
Ma cosa significa, nel contesto universale, buona azione o cattiva
azione?
Possiamo affermare che una “Buona Azione” è quella che va nel senso
dell’evoluzione e del risveglio dell’essere, prendendo il presente imposto dal
Karma, mobilitando tutti i mezzi di azione, di pensiero e di amore dei quali
l’essere dispone, senza dare un senso egoista all’azione o ai suoi frutti. La
Buona Azione serve sia agli scopi dell’Ego Immortale (preparando la sua
personalità terrena a rispondere alla sua ispirazione) sia gli interessi reali
della collettività alla quale l’uomo appartiene.
Invece la “cattiva azione” va contro l’evoluzione, rinforzando l’egoismo,
l’ignoranza, l’incomprensione e l’ostilità degli esseri.
Adottando il punto di vista della personalità, il se mondano alla ricerca
della felicità terrena, abbiamo la tendenza a considerare come Karma buono gli
eventi che consolidano la situazione terrena, o eliminano una minaccia. Al
contrario, mettiamo sul conto del Karma cattivo malattie e rovesci di fortuna,
prove e avversità. Insomma, ciò che è piacevole è calcolato come Karma buono e
ciò che è spiacevole come cattivo.
Dal punto di vista dell’Anima in evoluzione, le cose prendono un aspetto
del tutto diverso. Ogni evento ha la sua giustizia, la sua utilità. Ognuno può
essere sfruttato per saldare un conto sospeso nel passato, per preparare una
trasformazione progressiva della personalità, per apprendere delle lezioni
indispensabili.
Mettendosi dal punto di vista intermedio, quello dell’uomo terreno
desideroso di risvegliarsi alla vita spirituale, dovremmo forse chiamare arma
buono tutto quello che stimola questo risveglio, anche se si tratta di un
fallimento o di una prova dolorosa, che permette alla fine di accedere ad una
comprensione profonda della vita e Karma cattivo tutto quello che ritarda
questo risveglio, questo impegno al servizio di una causa universale.
Ma non bisogna dimenticare che questo punto di vista è molto relativo e
di un utilità temporanea. A volte, un lungo giro attraverso vie tenebrose,
sembra necessario per risvegliare un individuo e per condurlo a cambiare tutto
nella sua esistenza.
Come insegna la Bhagavad Gita: “Ogni azione, senza eccezione, culmina alla fine nella conoscenza
spirituale.”
Quando sopraggiungono gli avvenimenti, non abbiamo più il potere di
arrestarli. Non possiamo niente contro il Karma che precipita:l’effetto delle
cause che abbiamo seminato ci condiziona totalmente in quel momento. Bisogna
accettare l’avvenimento. Ma noi abbiamo il libero arbitrio – in teoria. Vale a
dire che possiamo scegliere il comportamento che avremo di fronte
all’avvenimento. Possiamo lasciarci schiacciare dall’angoscia (o diventare
pazzi di gioia), oppure rimboccarci le maniche e cercare di sfruttare
efficacemente e con intelligenza la situazione che ci viene imposta.
Siamo liberi di farlo, in teoria. Sfortunatamente, nella maggioranza dei
casi (ma non in tutti), il nostro comportamento è programmato dalle nostre
abitudini passate: non facciamo uso del libero arbitrio, e reagiamo
automaticamente. In questo modo, la concatenazione degli avvenimenti della nostra
vita diventa quasi prevedibile, a un termine più o meno lungo, mentre abbiamo
il sentimento illusorio della liberta. Bisogna quindi imparare a liberarsi dai
nostri automatismi. Ciò richiede una vigilanza sostenuta: è a questo prezzo che
l’uomo fa veramente uso del suo libero arbitrio, impegnandosi in azioni
veramente “auto-indotte” e “auto-determinate”.
La vera libertà non consiste nel poter fare qualunque cosa di quello che
desideriamo – come vorrebbe un bambino capriccioso. La vera libertà suppone che
riconosciamo in modo lucido le diverse influenze e costrizioni che ci
sollecitano (desideri della personalità, influenze del mondo esteriore,
aspirazioni e suggerimenti della coscienza) e che scegliamo, in quell’insieme,
solo quelle alle quali obbediremo, costi quel che costi.
La nostra responsabilità si
estende ovunque possano estendersi gli effetti del nostro pensiero, cioè,
nell’Universo intero. In pratica, nulla ci capita – anche se è “colpa degli
altri” (apparentemente) senza che la nostra responsabilità sia impegnata.
Si dice che l’individuo diventa responsabile verso l’età di 14 anni
(quando l’Anima ha preso possesso del suo strumento fisico e di quello
astrale). Ma la morte del corpo non interrompe gli effetti del pensiero
dell’uomo sui suoi simili e sulla Natura. Tutte le energie vili ed egoiste che
egli è riuscito a generare durante la sua esistenza andranno a liberarsi
nell’atmosfera psichica della terra e ad inquinarla, influenzando gli esseri
sensibili.
Al contrario, l’Amore degli esseri esercita un influenza benefica e
potente che la stessa morte non può interrompere. E persino in sogno, un
individuo può agire su di un altro, a sua insaputa.
Da quanto detto si evidenzia la necessità del controllo dei pensieri,
delle emozioni e dei desideri, di cui siamo responsabili Karmicamente.
Potremmo dire che uno degli scopi della nostra evoluzione è di fare di
noi degli esseri totalmente coscienti delle nostre responsabilità, su tutti i
piani del nostro essere.
Come abbiamo visto, è escluso che si possa sfuggire al Karma: ogni forma
di vita è sottomessa ad esso. Ma per noi si tratta di esaurire gli effetti
Karmici delle cause che abbiamo seminato per ignoranza, per liberare il potere
Divino in noi, e diventare, in qualche modo, l’espressione stessa della volontà
della Natura o, se preferiamo, gli agenti della Legge Karmica Universale, come
lo sono i Maestri di Saggezza.
Giuseppe Bufalo