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SIGNIFICATO DEL NOME "TEOSOFIA" E DELL'EMBLEMA DELLA SOCIETA' TEOSOFICA |
SIGNIFICATO DEL NOME "TEOSOFIA"
"Teosofia" è una parola di origine greca composta da Theos = Dio e Sophia = Sapienza, usata dagli antichi autori per indicare una sapienza derivante dall'ispirazione o intuizione diretta della verità.
Il termine venne usato da S. Paolo nella prima epistola ai Corinti (2,7), che risale all'anno 50 d.C., dove dice: "...parliamo della sapienza di Dio nel mistero ("lalumen theosophias en mysterio"), preordinata da Dio, prima dei secoli..." evidentemente con allusione alla sapienza dei concetti universali di Platone (427-347 a.C.) secondo il quale, dietro il mondo in perpetuo cambiamento esiste il mondo immutabile delle Idee o Principi esistenti nella Mente Divina che si possono cogliere mediante l'intuizione intellettuale o nell'estasi mistica.
Il termine "Teosofia" era corrente tra i neoplatonici, spesso citato da Porfirio (233-305), biografo di Plotino, nell'opera "De Abstinentia", nell'epistola "Ad Abonem", ecc.
Il termine fu usato con lo stesso significato da Giamblico nell'opera "De Mysteriis", da Dionigi nella "Theologia Mystica" che tanta influenza ebbe nel pensiero medievale a cui si ispirarono teologi, mistici e filosofi per secoli, tra i quali ricordiamo Bonaventura ("Itinerarium Mentis in Deum"), Bernardo di Chiaravalle, Meister Eckart, Taulero, Cusano, Ruysbroeck, Marsilio Ficino, Paracelso, Boehme, Gichtel, Saint-Martin, ecc. come pure i Sufi, mistici islamici di chiara origine neoplatonica, come Ferid ed-Din Attar (1230).
I promotori della Società Teosofica nello scegliere il nome ed il programma dell'Associazione si sono ispirati al significato della Teosofia, come risulta dalla storia della filosofia e in particolare dalle fonti neoplatoniche.
Infatti la parola "Teosofia" non è un'invenzione moderna, ma risale ai primi secoli della nostra era.
Helena Petrovna Blavatsky attribuisce l'uso di questo termine ad Ammonio Sacca (160-243), fondatore della Scuola di Filosofia Eclettica di Alessandria d'Egitto, il quale ebbe tra i suoi discepoli Plotino (206-270), Origene, Clemente ed altri eminenti continuatori del suo pensiero.
L'EMBLEMA DELLA SOCIETA' TEOSOFICA

L'emblema della Società Teosofica è composto da un numero di simboli usati sin dai tempi più antichi per esprimere alcuni profondi concetti spirituali e filosofici relativi all'Uomo e all'Universo.
Questi simboli si trovano in varie forme nelle grandi religioni del mondo e la loro universalità è dimostrata dal fatto che li troviamo anche presso le culture lontane tra di loro nel tempo e nello spazio, perciò si devono attribuire ad una tradizione preistorica universale, profondamente radicata nella coscienza dell'Uomo a livello archetipale.
I due triangoli equilateri intrecciati, considerati nella religione ebraica come "Sigillo di Salomone" o "Stella di David" rappresentano il triplice aspetto divino nella duplice manifestazione: Il triangolo bianco con il vertice verso l'alto rappresenta nel Cristianesimo le Tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo; nell'Induismo: Brahma, Vishnù e Shiva (Creatore, Conservatore e Trasformatore), mentre nella religione egizia antica rappresentano Oro, Iside e Osiride.
Il triangolo equilatero con il vertice in basso (nero), riflesso del precedente, rappresenta la discesa del divino nella materia: Sé inferiore, Manas (concreto), astrale e fisico.
I due triangoli perfettamente intrecciati rappresentano l'equilibrio tra il Sé Superiore e il Sé Inferiore.
La Croce Ansata, detta in egizio Ankh = Vita, è un simbolo che risale alla più remota antichità poiché lo troviamo sui monumenti dell'antico Egitto.
La Croce Ansata indica la resurrezione dello spirito dalla materia o il trionfo della vita sulla morte.
Il concetto della "resurrezione" lo riscontriamo in tutte le grandi religioni del mondo.
Il Serpente è il simbolo della saggezza.
Gli indiani lo chiamano "naga", cioé serpente, ma anche "saggio" e così pure Gesù disse ai discepoli di essere "saggi come serpenti".
Il serpente che si morde la coda formando un cerchio è il simbolo dell'eternità, il principio e la fine, l'alfa e l'omega, la causa e l'effetto.
Il simbolo del serpente con il suo modo di avanzare sinusoidale allude alla natura vibratoria dell'etere cosmico.
La Svastika (parola sanscrita che significa: su = benedetto + astika = essere, dal verbo "as" quindi "che sia prospero".
Tale simbolo usato dai buddisti e jainisti come pure dalle altre religioni dai tempi più remoti è considerato un talismano o portafortuna.
Ovviamente non ha alcun rapporto con gli eventi politici recenti o passati.
La direzione del movimento allude rispettivamente all'evoluzione, alla creazione, alla dissoluzione.
Il Monogramma che sovrasta l'emblema della Società Teosofica rappresenta le tre lettere sanscrite "A U M" e si pronuncia "OM" o anche "AUM" ed è la sillaba sacra che indica il Logos creatore dell'Universo.
In tibetano la stessa sillaba si pronuncia "HUM" e fa parte dei "mantram" ed inni sacri indiani e tibetani.
L'iscrizione intorno all'emblema: "Non vi è religione superiore alla verità" è un'impropria traduzione del motto del Maharajah di Benares: "Satyat nasti paro dharmah", dove la parola "dharmah", intraducibile nelle lingue occidentali, è resa con "religione" ma indicherebbe piuttosto "il dovere religioso" o "il dovere morale".
Antonio Girardi
Segretario Generale della Società Teosofica Italiana
Mail: sti@teosofica.org