D'IDEE
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Era arrivata dal nulla o forse era sempre stata qui.
La conoscevamo tutti per quel
suo sorriso pieno di luce e per quel dono che si portava appresso, ovunque
fosse: lei regalava idee, proprio così, ed era veramente un miracolo.
Chi aveva bisogno di un
consiglio le si sedeva accanto a raccontarle il suo problema: bastava
solo quello e subito la riposta cercata da tempo nasceva dal cuore.
Era una Donatrice di idee ma
non imponeva le sue: il dono consisteva in questa certezza che di colpo nasceva
nell'animo di ciascuno di avere in sé la risposta e per questa bastava parlare
con lei, aprirle il proprio cuore e scoprire che tutto ciò che serve è già
dentro di sé.
Così avevano fatto i nostri
genitori e perfino i nostri nonni: qualcuno addirittura pensava che non
avesse età, tanto indietro nel tempo si perdevano i ricordi degli incontri con
lei.
E le poche parole che diceva
e che accompagnavano la scoperta della propria ricchezza erano semplici, vere,
magiche, di quella magia che nasce soltanto se ci si mette in contatto con la
propria anima.
E lei lo sapeva fare ed era
un canale d'amore per chi le chiedeva ascolto. Il suo ascolto silenzioso e
le poche parole che diceva avevano la stessa luce dei suoi occhi.
Non so da dove arrivasse quel
bagliore ma c'era chi diceva venisse dalla sua capacità di stare con se stessa.
Riusciva a volersi bene, forse, e per questo poteva volere bene a tutti noi.
Ma proprio a tutti. La trovai
un giorno davanti alla porta di nonno Elia: era lì, come se aspettasse
qualcosa.
"Che cosa fai, Donatrice?", la chiamavano tutti così da tempo,
ormai.
"Aspetto nonno Elia"
E le domandai il perché: avevo otto anni ed amavo ancora fare tante domande.
"Per dargli un'idea"
Le chiesi su cosa volesse dargli un'idea, le chiesi perché.
E lei mi rispose "Ancora
non so" e poi mi disse che sentiva che il nonno aveva bisogno di lei, lo
sapeva, lo sapeva da sola, come sempre sentiva in anticipo che qualcuno aveva
bisogno di lei.
Lo capiva da come di colpo
una persona cambiava il suo modo di guardare e gli occhi diventavano
accoglienti. .
Lei diceva che ci sono attimi
in cui un uomo o una donna sentono il richiamo della propria anima ed allora si
accorgono di essere luce.
E se anche in quel momento un
pensiero cupo impedisce loro di dormire la notte, una disgrazia li assale, una
malattia avanza nella loro vita, se si riconoscono luce sono pronti per
crescere.
Così diceva
E così quello era il suo
lavoro, il suo dono, la sua vocazione.
Donare idee, aiutare a
riconoscerle dentro di sé e a farle diventare vita.
Quel giorno il nonno Elia era
pronto per morire ma non sapeva come fare per raccontarlo a sua moglie, così
impaurita dalla vita e dalla morte, così spaventata dalla malattia e dal
dolore.
Non sapeva come farle capire
che il suo passaggio sarebbe stato una festa, che lui era pronto per andare a
vedere la vita al di là di questa dimensione, era felice di dare una svolta
al cammino per il quale chissà quante altre volte avrebbe dovuto
ritornare qui.
Era pronto per vedere la
luce. Era sereno per questo ed avrebbe voluto poterlo dire con gioia a
chi gli stava accanto, per condividere l'entusiasmo del nuovo viaggio, la
malinconia dell'abbandono, la serenità della certezza.
Ma sapeva che la moglie non
avrebbe capito e gli avrebbe reso difficile il suo passaggio, anziché aiutarlo
a percorrerlo serenamente.
Per questo da giorni lui non
parlava più mentre lei gli piangeva accanto regalandogli ansia e sofferenza.
Per questo quando
Ma con
Tutto questo ricordò
attraverso le sue lacrime purificatrici e si accorse di quanto era stato felice
e dei doni che aveva raccolto per strada, nelle pieghe di ogni incontro, e le
carezze e le parole e i sorrisi: tutto questo ricordò ed allora si accorse che
un angelo era accanto lui e che la luce si stava accendendo davanti ai suoi
occhi e che un'altra vita lo chiamava dall'altra parte.
Il nonno Elia vide tutto
questo, sorrise alla Donatrice e poi rinacque, felice, nell'altra dimensione
che lo stava attendendo. Io vidi tutto questo e rimasi incantata dalla grandezza
di quella donna capace di donare agli altri la gioia di essere se stessi e di
riconoscersi anime di luce. Così decisi di stare con lei e appena potevo mi
mettevo al suo fianco, amandola come un cucciolo che cerca la madre, come una
briciola di luce che riconosce la fiamma e vuole perdersi in lei.
E crescendo appresi da lei la
forza di una carezza, la tenerezza di un silenzio, la bellezza dell'ascolto.
Non c'era mai giudizio, e la gente si apriva con lei perché sapeva di essere
accettata per quello che era, perché con
E così Aurora pianse tra le
sue braccia quando Stefano l'abbandonò ma riuscì a capire che quella
separazione sarebbe stata per lei l'inizio di una vita diversa, la crescita che
non aveva voluto accogliere quando se ne stava nascosta all'ombra del principe
azzurro.
E Maria Luce le raccontò
piangendo le pene dell'incomprensione che aveva trasformato la sua bella
amicizia con Angela in un imbarazzo costante tra due cuori che si amavano e due
personalità che avevano imparato a non accettarsi più. E
Ognuno la cercava, ognuno la
trovava perché per ognuno lei c'era. La chiamavano
Ma poi un giorno arrivò il
Venditore: veniva dalla città e aveva un bell'abito. I capelli pettinati e la
camicia candida, sembrava uscito da un rotocalco. Aveva affittato una bottega
proprio nella piazza e dopo poche ore già risplendeva un'insegna
"Venditore d'Idee". Noi tutti corremmo a vedere perché volevamo
capire.
"Vendo idee per poche lire", diceva sorridendo a destra e a manca. Ma
il suo sorriso era opaco e negli occhi non c'era la luce: nessuno però sembrava
farci caso e tutti lo guardavano a bocca aperta.
"Vende Idee- diceva la gente, lui vende le Idee, un po' come fa
Così dicevano tutti. Già, la gente crede che abbia valore solo ciò che ha
prezzo. Di fronte al listino del venditore, la gratuità della Donatrice non
valeva più nulla..
"Due idee al prezzo di una!", urlava talvolta il venditore, facendosi
paonazzo quando alzava la voce perché tutti lo sentissero. E vendeva,
vendeva in continuazione, sempre di più e tutti bevevano avidamente le
sue parole.
Io soltanto non andavo a
parlare con lui, restavo accanto a lei e mi bastava guardarla negli occhi per
raggiungere il suo cuore e capire nel mio cuore che era giusto così. Il
Venditore aveva ricette per tutti, è vero, ma erano tutte uguali e rispondevano
a criteri di mercato. "E' meglio fare così se si vuole ottenere cosà"
. E in effetti erano soluzioni intelligenti e logiche.
Ma successe qualcosa di
terribile: nel giro di poco tempo nessuno più sapeva essere se stesso. Ognuno
aveva abbandonato il sentiero per il quale era arrivato in questa vita e
ciascuno viveva ormai solo più alla periferia di se', appagato da soluzioni
apparentemente vincenti.. E i fiori smisero di cantare nel nostro paese che
diventava grigio ed asfaltato di rabbia e di fretta.
Il Venditore d'Idee ne stava
facendo un regno di opportunismo e falsità. Ma nessuno ormai poteva fare
a meno di lui, perché nessuno più si ricordava di se stesso e della sua forza
presente e della sua luce. Nessuno più sapeva fare un passo senza comperare
un'idea e anche se tutto andava a rotoli, se la gente aveva sepolto il seme
dell'amore e non si ricordava più dove, nonostante tutto questo tutti
dipendevano da lui e lo amavano perché non ne potevano più fare a meno.
E
Ed un giorno infatti bussò
alla nostra porta una donna molto bella che da tempo desiderava un figlio ma il
venditore gli aveva suggerito di non sciupare il suo corpo: per questo era
andata nel paese della Scienza e lì le avevano dato un vaso con dentro
dell'acqua. "Tuo figlio nascerà qua dentro-le avevano detto, si formerà
dentro a questo vetro e quando sarà ora di venire alla luce basterà mettere in
cima al contenitore una tettarella e da lì, nel suo vetro potrà succhiare il
latte. Tu non ti sciuperai, il tuo seno rimarrà bellissimo, il tuo ventre
resterà piatto e tu sarai bellissima.” Lei aveva accettato perché quello che
dice il venditore è saggio e per nove mesi aveva guardato suo figlio crescere
dentro a quel vetro e da due gli dava da mangiare in quel modo strano. Dal suo
contenitore non era mai uscito, anche perché era un vetro speciale che si
dilatava giorno dopo giorno. E lei non aveva mai potuto abbracciarlo né
accarezzarlo nè sentire il calore della sua pelle, il sapore delle sue lacrime,
il profumo delle pieghe dietro al collo, la morbidezza della peluria sulle sue
gambine.
E quando bussò alla nostra
porta lei aveva uno sguardo vuoto e quella strana culla tra le braccia.
"Non ho mai sentito il calore della sua pelle. Non l'ho mai potuto
abbracciare" e mentre diceva queste parole il suo corpo vibrava.
E la donna pianse e ad ogni
lacrima della madre il bambino si dibatteva nel suo grande contenitore mentre
gli occhioni senza luce diventavano un lago e la sua bocca spasimava succhiando
la parete fredda che lo divideva dall'amore.
E poi, di colpo, il bimbo
riuscì a dilatare a tal punto il contenitore da romperlo tutto e d'un tratto il
corpo della madre rannicchiato tra le braccia della Donatrice divenne quella
culla che già da tempo era senza saperlo.
E da quel giorno la donna si
fece sempre più bella ed il figlio cresceva additato da tutti .
Ed un' altra persona bussò
alla nostra porta ed un 'altra ancora e presto tutti ritornarono alla Donatrice
perché volevano ricordarsi dove avessero sepolto il seme dell'amore.
E il Venditore rimasto solo
un giorno venne a trovarci anche lui.
Solo così avrebbe smesso di
giudicare, dare consigli agli altri e insegnare ad essere furbi.
Solo così avrebbe capito che
l'unica verità è quella che ciascuno ha nel proprio cuore.
Susanna Garavaglia