I Dervisci

 Rotanti

 

 

 

I Dervisci danzanti o roteanti, fanno capo alla Confraternita  dei Mevlevi fondata a Konia, in Turchia, dal Maestro Rùmì.
La peculiarità di questa Confraternita, è la preparazione basata su di una musica colta fondata sul sistema dei makam, modi analoghi ai maqam arabi, ai datsgah iraniani e ai raga indiani.
La preparazione di un Derviscio danzante, si avvale di un periodo di penitenza minima di 1001 giorni, ove sono previsti anche digiuno e meditazione.
Il rituale prevede una danza rotatoria dove la mano sinistra è abbassata verso la terra mentre la mano destra è girata verso il cielo. Il danzatore diviene così il medium tra la terra ed il cielo.
La musica è dominata da strumenti poco conosciuti nel mondo occidentale, quali il Kudum ( piccoli timpani a percussione ) il nay ( fluato ) e halile ( piatti di rame ).

Queste danze, secondo i Dervisci Rotanti, sono il loro modo per allontanare la mente da ogni contatto con le cose terrene e per far si che le loro anime si allontanino dai corpi, così da potersi riunire a Dio.
Il rituale ha inizio con un lento assolo di preghiera al profeta Maometto. I danzatori si tolgono i neri mantelli e chiedono al Semazen il permesso di danzare; benedetti da lui, cominciano lentamente a volteggiare, con le braccia incrociate. A mano a mano che i giri si fanno più veloci i lunghi abiti di discostano dal corpo dei danzatori e le loro braccia si distendono. Il percorso descritto dai dervisci sul pavimento della sala simboleggia i movimenti dei pianeti intorno al sole: ciascun derviscio ruota intorno al proprio asse e al tempo stesso si muove nella sala. Il leader Semazen rappresenta il sole.
Mentre rotea il Derviscio appoggia il suo peso sul piede sinistro e  la rotazione acquista velocità,  mentre la gamba destra dà slancio . Per evitare il capogiro, il derviscio tiene la testa leggermente inclinata verso destra e gli occhi fissi sul palmo della mano sinistra.
La musica sufi della setta Mevlevi, per le sue caratteristiche spirituali e meditative, aiuta i credenti ad avvicinarsi a Dio. Rûmi non diede origine alla danza religiosa presso i Sufi, poiché essa gli preesisteva, ma le diede enorme importanza.

Così scriveva: "Molte strade portano a Dio. Io ho scelto quella della danza e della musica.”
Il canto cerimoniale è basato soprattutto su poemi tratti dal Masnavi o da altri scritti di Rûmi. La trama contiene due concetti dervisci di base: il raggiungimento dell'estasi attraverso la danza e il ruolo potentissimo della danza nell'ottenimento di questo stato. La voce di un flauto solitario li riporta lentamente alla realtà.
Ciascun aspetto della cerimonia Mevlevi ha un valore simbolico, a partire dai più piccoli dettagli degli abiti. La lunga veste bianca del Derviscio rappresenta il suo sudario, il mantello nero la sua
tomba, l'alto cappello cilindrico la sua pietra tombale.
Ci sono poi altre Confraternite i cui adepti raggiungono lo stato estatico mediante esercizio respiratorio di iperventilazione. Ciò sarebbe dovuto ad iperossigenazione dei ventricoli cerebrali (ciò che accade ad es. nelle classiche forme di Dikr ), ma si tratta di una sensazione non sovrapponibile, come alcuni pensano, con l’estasi della danza Mevlevi.
Volevo tuttavia aggiungere, concludendo, che questo mio piccolo sunto ( ricavato da una non recente intervista giornalistica ad un gruppo di Dervisci Danzanti che si esibì a Lamezia Terme nel Luglio del 2003, reduce da altre esibizioni sempre in Italia ), sia del tutto insufficiente e inadeguato per poter rendere un idea molto più vasta.
Si tratta solo di una nota segnalativa di una realtà capace di avvicinare questo mondo a Dio.
Poiché la casa madre di tale Confraternita è In Turchia, sarebbe bene, attraverso una Confraternita Sufi legalmente riconosciuta in Italia , prendere contatto con i Mevlevi, per avere ogni ragguaglio necessario.

 

 

 

Mario Madia

mariomadia@supereva.it