الأردن رَسّـام

( Rassàm àl-Urdùn )

LA FONTE DEL CANTICO  DI FRATE SOLE

( O CANTICO DELLE CREATURE )

 

Nel nome di Dio l’Altissimo, Clemente, Misericorde

_________________

 

 

“ Tutto in Francesco ricorda i Sufi : Il Cantico del Sole, ritenuto come il primo poema italiano, venne composto dopo il primo viaggio del Santo in Oriente ed è quindi impossibile pensare che potesse essere maturato prima di allora, quando Francesco era solo il capo dei giovani trovatori di Assisi….” ( San Francesco d’Assisi e i Sufi – Mario Madìa )

 

Come il maestro sufi Attar, Francesco scambiò il suo vestito con quello di un mendicante. Vide in seguito un serafino con sei ali, un allegoria usata dai sufi per rendere la formula del bismillah. Gettò via le croci spinose che alcuni dei suoi monaci indossavano per mortificarsi. Questa azione sembra assomigliare alla pratica derviscia di rifiutare cerimonialmente una croce con le parole : “ Tu puoi avere la Croce, ma noi abbiamo il senso della Croce “, che viene ancora usata. Questo detto, per inciso, potrebbe essere l’origine dell’abitudine dei Templari, sostenuta dai testimoni, di “ calpestare la Croce “.

 

“Jal alad din Rumi, il capo dei Dervisci danzanti e massimo poeta in Persia, scrisse numerose poesie dedicate al Sole, il sole di Tabriz.

Chiamò addirittura una delle sue raccolte di poesie " la Collezione del Sole di Tabriz". Nella sua opera, viene continuamente usata la parola Sole.” ( San Francesco d’Assisi e i Sufi – Mario Madìa – )

 

Dopo tali premesse, prima di parlare della fonte del Cantico delle Creature, appare doveroso riportare integralmente il testo :

 

Il Cantico Delle Creature ( conosciuto anche come il Cantico di Frate Sole )

di San Francesco d'Assisi

 

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

C O M M E N T O

Vari autori hanno cercato di capire com’è nato questo Cantico, alcuni addirittura credono che non sia neanche opera di San Francesco.

La tesi più accreditata, in campo cristiano, è, in genere, quella del Celano, che immagina questo “ alleluia cosmico “ , composto, almeno in parte, tra sofferenze e tentazioni.

Angelo Conti, nel suo “ San Francesco “, ritiene che il Cantico è una parola d’addio che l’autore così commenta:

“ nessuno si è accorto che il Cantico del Sole è una parola d’addio…San Francesco era sceso dalla Verna, oramai cieco, il mondo era scomparso. Vuol ricordarlo liricamente, vuol tradurre ciò che del mondo è rimasto in lui: una visione musicale di fraternità “.

Esistono altresì commenti di altrettanti autori, noti e meno noti, che sarebbe impossibile riportarli tutti. Interessante, concludendo sui commenti altrui, è il lavoro sull’Officium passionis Domini di San Francesco, di D. Gagnan. Quest’autore fa una lunga digressione sul Cantico di frate sole, in senso “ crocecentrico ” : La croce è al centro di ogni realtà menzionata nel Cantico, anche se nessuno, in pratica, sia in grado di dimostrarne la plausibilità.

Detto anche "Canticus creaturarum" fu composto da Francesco, secondo la leggenda, due anni prima della sua morte (1226). Scritto in volgare umbro, il "Cantico" è uno dei più antichi monumenti della letteratura italiana. In prosa ritmica assonanzata, celebra le lodi del creatore attraverso l'esaltazione delle sue creature: l'acqua, il fuoco, ecc. sino alla stessa morte.

Notevole è il giudizio di P. Carli ed A. Sainati :

 

“ Le laudes creaturarum o de creaturis, note anche sotto la denominazione di cantico di frate sole, sono certo il più genuino e il più significativo monumento alla poesia francescana. Più che di versi, questo componimento ha forma di sequenza o di salmo; con larghi respiri di ritmo, e rime o assonanze liberamente disposte: ma la poesia è tutta nel concetto della fratellanza che lega, in Dio, tutte le cose create e nel sentimento di carità che infiamma l’anima verso ciò che esiste“…

 

Ma gli autori non citano neppure  il salmo dal quale trarrebbe ispirazione la poesia di Francesco.

Personalmente, interessato a tale osservazione, ho trovato riscontro nel salmo 148 di David, che in questa sede non riporto, in quanto ritengo determinante altra fonte che tra poco vedremo.

Comunque errerebbe, a mio avviso, chi credesse il Cantico, un commento del predetto salmo che, d’altra parte, per la vigorosa personalità che lo pervade nell’idea e nel sentimento e nel tono marziale, non pare si presti facilmente ad essere contraffatto. In David non è l’incantesimo di un’anima che si perde o si vuol perdere nella contemplazione di Dio ; e la voce dell’uomo temprata a tutte le fatiche e naufrago di tutte le tempeste, che, in seguito alla vittoria riportata sui nemici, rivolge al Signore un inno di riconoscenza che cela in sé la gioia e l’orgoglio del trionfo.

   

Tornando alle nostre modeste conoscenze, già sopra menzionate, potremmo facilmente pensare ad una fonte comune, nota sia a Rumi che a San Francesco, questa fonte, amici cari, è la Bibbia.

Forse molti non lo sanno, ma è così, chi conosce il Corano, deve, per forza di cosa, conoscere bene la Bibbia : così, leggendo il Cantico di Francesco, ho rivisto, in modo armonico e sintetico, un brano del cap. III del libro di Daniele, e, precisamente, di quel passo che va dal verso 52 al verso 82 ( i versi citati, proseguono in ordine, per cui non verranno ri-segnalati di volta in volta ). Si tratta dell’inno di ringraziamento di Anania, Misael e Azaria che, salvati dall’angelo del Signore, dalle fiamme dove erano stati condannati per ordine di Nabucodonosor, in un impeto di fede insostenibile, rendono grazie a Dio con questo inno :

 

     Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,

       degno di lode e di gloria nei secoli.

       Benedetto il tuo nome glorioso e santo,

       degno di lode e di gloria nei secoli.

       Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,

       degno di lode e di gloria nei secoli.

       Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,

       degno di lode e di gloria nei secoli.

       Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi

       e siedi sui cherubini,

       degno di lode e di gloria nei secoli. “

 

( La Bibbia di Gerusalemme, ed EDB )

 

Benché il mio latino sia molto limitato, approssimativo e risalente ai tempi del liceo ( si parla di trentacinque anni fa…), riporto di seguito la versione tratta ( copiata )dal testo della Bibbia di Teodozione, che aiuta rendere ancor meglio le analogie che tra poco andremo a rilevare.

 

 “ Benedictus es Domine Deus patrum nostrorum,

   et laudabilis et gloriosus et superexaltatus in secula:

   et benedictum nomen gloriae tuae sanctum, et lauda-

   bile et superexaltatum in omnibus seculis.

   Benedictus es in templo sancto gloriae tuae ; et

   superlaudabilis et supergloriosus in secula.

   Benedictus es qui intueris abyssos, et sedes super

   Cherubin ; et laudabilis et superexaltatua in secula « .

 

Fino a questo punto, ben poca cosa, a tutta prima, sembrerebbe avere relazione col «  Cantico delle Creature « . Si noti, nondimeno, il tono di quel “ benedetto

( benedictus ), che, a quanto pare, altro non è, se non l’eco fedele della sequenziale espressione “ Laudato si,  mi Signore “…Ma continuiamo in quanto pazientemente esplorato :

 

     Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,

       degno di lode e di gloria nei secoli.

       Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,

       lodatelo ed esaltatelo nei secoli “

 

I versi “ rendono “ meglio comunque, in latino :

 

     “ Benedictus es in firmamento coeli et laudabilis et

       gloriosus in secula « 

 

 che richiama alla memoria i versi del

«  Cantico « :

         

      “ Laudato  Si, mi Signore, per sora luna e le stelle:

        in celu l’ai formate clarite et preziose et belle “.

 

Si noti a proposito che l’espressione latina “ in firmamento coeli “ , concisa solenne e lapidaria, è rifatta  nella flebile  e vaga musicalità del verso “  in celu l’ai formate clarite et pretiose et belle “ .

La preghiera di Anania, Misael e Azaria continua così :

 

       Benedite, angeli del Signore, il Signore,

        lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

        Benedite cieli, il Signore,

        lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

       Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,

 il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

       Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,

       lodatelo ed esaltatatelo nei secoli.

       Benedite, sole e luna, il Signore,

       lodatelo ed esaltatelo nei secoli.”

 

Riportiamo il tutto in latino ( dalla versione in italiano ), in quanto pare vengano rese meglio le analogie tra le due opere che stiamo confrontando.

 

   “ Benedicte omnia opera Domini Domino :

     laudate e superexaltate eum in secula.”

 

( Come si fa a non ricordare : “ Laudato Sì, mi Signore, con tutte le  Tue creature “ ? )

 

    Benedicte, Angeli Domini Domino :

     laudate e superexaltate eum in secula.

     Benedicte coeli Domino: laudate e superexaltate

     eum in secula.”

 

 concentriamo ora l’attenzione alle parole che seguono

 

     “ Benedicte aquae omnes, quae super coelos sunt,

       Domino : laudate e superexaltate eum in secula. »

 

 che riecheggiano i versi  :

< Laudato Si, mi Signore, per sor’ acqua, la quale è molto  utile et humele et preziosa et casta  >

 

Laddove si nota che la solenne e impenetrabile risonanza di quell’

“ acquae omnes quae super coelos sunt “, si stempra nella espressione esegetica

“ utile et humele et preziosa et casta “ che rende accessibile agli animi semplici la serenità magica del mistero di quelle “ acque omnes quae super coelos sunt “

 

L’inno prosegue:

 

   “ Benedicite omnes virtutes Domini Domino:

     laudate et superexaltate eum in secula.

     Benedicite sol et luna Domino:

     laudate e superexaltate eum in secula “.

 

Qui la luna e il sole inneggiano simultaneamente al Signore. Nel Cantico delle Creature, invece, dove non è un fedele che rende grazia a Dio ma un predicatore che istruisce la folla, il sole viene spiegato e rappresentato “ Bellu e radiante cum grande splendore e considerato a parte, mentre la luna è ricordata insieme con le stelle, per rendere chiaro il contrasto fra il giorno e la notte e rappresentare il mistero degli elementi più visibili e pittorici.

 

E ancora :

 

 “ Benedicite stellae coeli Domino:    

   laudate e superexaltate eum in secula.

   Benedicite omnis imber et ros Domino,

   laudate e superexaltate eum in secula « .

 

 Benedite, stelle del cielo, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, piogge e rugiade, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.”

 

 

Francesco, all’incontro si esprime :

     Laudato si mi Signore, per frate vento et

       per aere et nubilo et sereno omne tempo,

       per lo quale a le tue creature dai sostentamento”

 

Daniele :

 

    Benedite, o venti tutti, il Signore

      lodatelo ed esaltatelo nei secoli “.

 

Nondimeno, le variazioni atmosferiche le quali sono fonte di vita per gli uomini, in modo più immediato e più chiaro e distinto sono manifestate dal latino :

 

      Benedicte ignis et aestus Domino:

        laudate et superexaltate eum in secula.

        Benedicte frigus et aestus Domino:

        laudate et superexaltate eum in secula.

        Benedicte rores et pruina Domino :

        laudate et superexlatate.

        Benedicte gelu et frigus Domino :

        laudate et superexaltate eum in secula.

        Benedicte glacies et nives Domino:

        laudate et superexaltate eum in secula ».

 “ Benedite, fuoco e calore, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, freddo e caldo, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, rugiada e brina, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, gelo e freddo, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.”

    

 

Fin qui le variazioni atmosferiche. Segue il mistero del tempo e delle stagioni;

 

 “ Benedite, notti e giorni, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, luce e tenebre, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

   Benedite, folgori e nubi, il Signore,

   lodatelo ed esaltatelo nei secoli.”

 

        Benedicte noctes et dies Domino :

         laudate et superexaltate eum in secula 

         Benedicte lux et tenebrae Domino :

         laudate et superexaltate eum in secula.

         Benedicte fulgura et nube Domino :

         laudate et superexaltate in secula « .

 

E’ qui la visione panoramica di tutto il creato ; la cui poesia brilla ed erompe nelle parole di coloro che, sul punto di morire, hanno risentito nelle vene pulsare la vita per un miracolo divino che dimostra come tutti gli elementi traggano origine da Dio e per l’impeto distruttore, e per l’azione ristoratrice.

Chi scrive, in fondo, è concorde con Angelo Conti, anche se quest’ultimo sarà giunto alle proprie conclusioni per intuizione.

Bisogna tornare alla Verna, allorché Francesco dimorava nel romitorio che porta il nome di questo luogo : come avevo accennato all’inizio dell’articolo, al santo apparve un serafino con sei ali ( reminiscenza sufica ). A quell’apparizione il servo dell’Altissimo, si sentì ripieno di una ammirazione infinita. L’angelo era confitto a una croce ma lo sguardo che volgeva a Francesco, era bellissimo e dolce, così che il santo era invaso da gioia e allegrezza. Il suo animo, a questa visione, era triste e lieto allo stesso tempo, e cercava di scoprire il senso di questa visione.

Mentre era in questo stato, fu che prese le stimmate…Gesù gli era già apparso bellissimo a Greccio, gli riappare ora sulla Verna, bellissimo e sofferente. Gli eventi sembrano concordare con quanto, Tommaso da Celano, ci racconta nella “ vita secunda “, parlando di San Francesco, ci racconta che il santo, sul finire del suo soggiorno sul monte della Verna, un giorno chiamò un confratello dicendogli : “ Portami carta e calamaio, perché voglio scrivere le parole e le lodi del Signore, come le ho meditate nel mio cuore “. Al frate, consegnò uno scritto, del quale non se ne conosce il contenuto, raccomandadogli di custodirlo fino al giorno della sua morte. Immediatamente, il confratello fu libero da ogni tentazione, e lo scritto, conservato, ha operato in seguito cose meravigliose. Questo è quanto racconta il Celano ; ma lo stato d’animo di Francesco, vuoi per le sue condizioni di salute, vuoi per quanto ebbe modo di vedere alla Verna, predispose sicuramente il santo alla stesura del Cantico, il cui tenore, riflette in pieno lo stato d’animo che qui, abbiamo cercato di comprendere. Che poi Francesco conoscesse e si rifacesse a testi di altri autori spirituali o delle Sacre Scritture, cambia poco la sostanza del nostro discorso e l’originalità della lode di Francesco : è ovvio, e non c’è da meravigliarsene, che in lui riecheggiassero frasi della teologia patristica, che erano diventate patrimonio comune della religiosità cristiana…

In Daniele, tutto è detto dell’acqua, della neve, del fuoco, del calore, del gelo della pioggia, della rugiada.

Nel Cantico delle Creature, invece, dove tutto è un presupposto logico, necessario per conquidere le folle, tutto ha bisogno di un predicato che abbia una determinata attrattiva.

Ecco perché la sor’acqua è “ molto utile et humele et preziosa et casta “ e  il frate focu è “ bellu et iucundo et robusto et forte “. Si noti ancora che, non senza un motivo, di carattere, eminentemente psicologico, mentre del Cantico delle creature si predica :

 

   “ Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre terra,

      la quale ne sustenta e governa,

      e produce diversi frutti, coloriti fiori et herba “

 

Nell’ inno di Daniele si prega :

 

     Benedicat terra Dominum: laudet e superexaltet

       eum in secula.

       Benedicite montes et colles Domino :

       laudate et superexaltate eum in secula.

       Benedicite universa germinantia in terra Domino :

       laudate e superexaltate eum in secula.

       Benedicite mària et fulmina Domino :

       laudate et superexaltate eum in secula.

       Benedicite cete et omnia quae moventur in aquis Domino :

       laudate e superexaltate eum in secula.

       Benedicite omnes volucres coeli Domino:

       laudate et superexaltate eum in secula.

       Benedicite omnes bestiae et pecora Domino :

       laudate et superexaltate eum in secula.

       Benedicite filii Hominum Domino :

       laudate et superexaltate eum in secula “.  

 

   Benedica la terra il Signore,

     lo lodi e lo esalti nei secoli.

     Benedite, monti e colline, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, creature tutte

     che germinate sulla terra, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, sorgenti, il Signore,

     lodatelo ed esaltatatelo nei secoli.

     Benedite, mari e fiumi, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, mostri marini

     e quanto si muove nell’acqua, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, uccelli dell’aria, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

     Benedite, figli dell’uomo, il Signore,

     lodatelo ed esaltatelo nei secoli.”

In una parola, nel Cantico delle creature, vi è sempre un predicato che, naturalmente, ha il compito di asserire qualcosa del soggetto: in Daniele, invece, si tratta sempre di un soggetto che tutto dice, senza predicato.

Di conseguenza, con tutto il rispetto per un autore del calibro di Momigliano, siamo costretti ad asserire che non ci sembra vero quanto egli dice, nei riguardi del Cantico delle creature dove secondo il modo di vedere dell’eminente critico, “ tutto sembra tradire la mano non di chi torna sull’opera altrui, ma di chi scrive per ispirazione propria “…..

Non è certo delusione la mia, nei riguardi di San Francesco, anzi, autentica ammirazione e gioia, nel contempo, di vedere confermate le mie tesi. Francesco ha avuto senza dubbio, come ho già detto, contatti con qualche Confraternita sufi, attraverso la quale ha poi elaborato il proprio pensiero, nella speranza di potere al meglio, servire l’Altissimo.

Il suo Cantico, sebbene tragga ispirazione dalla Bibbia, resta esclusivamente suo, sia per l’adattamento, che gli sarà costato uno sforzo non indifferente, sia per la sua stesura, alla portata di tutti.

Proseguendo nell’esame di quest’opera, ricordiamo che Francesco declama :

 

 “ Laudato si mi Signore, per quelli che perdonano

  per lo tuo amore e sostengono infirmitate e tribolatione.

  Beati quelli che sosterranno in pace, ka da te, Altissimo,

  sirano   incoronati “

 

Laddove i versi non sembrano che una parafrasi di uno dei tanti brani del  “ Discorso della Montagna “  ( Mt. V. 4,10 ) :

 

      Beati gli afflitti,

        perché saranno consolati.

        Beati i miti,

        perché erediteranno la terra.

        Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

        perché saranno saziati.

        Beati i misericordiosi,

        perché troveranno misericordia.

        Beati i puri di cuore,

        perché vedranno Dio.

        Beati gli operatori di pace,

        perché saranno chiamati figli di Dio. “

 

Vecchio e nuovo Testamento si fondono, dunque, attraverso rifacimenti, parafrasi e reminiscenze che, essendo in molte, nulla possono avere di proprio, se non l’elaborazione mnemonica, animata dal desiderio di trasfondere negli altri la propria fede nella religione cristiana…

L’impronta sufica è comunque evidente nell’annullamento dell’ego e nella contemplazione di Dio.

Francesco, comunque, in un atto di ulteriore umiltà, ha voluto far sì che il Cantico restasse ad esempio per tutti, non potendo parlare di un’opera d’arte o di poesia, ma un componimento di carattere morale e religioso, quanto più assimilabilmente possibile.

Francesco infine, non dimentica d’insinuare nel modo meno crudele possibile, il motivo della morte per indirizzare gli animi a sempre più miti consigli, per tirare innanzi, alla men peggio, questa così povera

vita :

 

 “ Laudato sì, mi Signore, per sora nostra morte corporale

   da la quale nullo homo po’ skappare “…..

 

Disposto così l’animo alla meditazione, col ricordo dell’ineluttabile, il predicatore non rinunzia ai metodi energici e continua :

 

    “ Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali “

 

Ma, secondo i canoni dell’estetica aristotelica, ogni opera si conclude nella Catarsi ( e queste norme erano ben note ai sufi… ), per cui è necessario che l’animo sia sgombro da tutto ciò che non sia sereno, alla fine di ogni opera. Ecco pertanto, l’eco delle parole di Gesù, quale ineffabile consolazione ad ogni affanno :

 

    “ Beati quelli che se troverà ne le tue sanctissime

       voluntati : ka la morte nol farrà male “.

 

Alla predica non manca neppure la conclusione di prammatica, secondo la consuetudine dei frati :

 

    “ laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate

       servitelo cum grande humiltate “

 

Volevo comunque, prima di fare una breve conclusione, citare un ultimo autore dei miei tempi del Liceo : Francesco Flora, il quale nel primo volume della “ Storia della Letteratura italiana “, si legge tra l’altro :

 

   Se il Cantico di Francesco dev’essere considerato una preghiera, on daremo a questa il significato consunto: la purezza poetica  del Cantico mostra che la preghiera a un punto non è che un desiderio intenso sorretto da una fiducia umana nel divino delle cose, una partecipazione innocente dell’armonia universale del        mondo, senza pur indagare le leggi con animo razionale e logico,   ma beandosi del suo ritmo e del suo canto “.

 

Tante e tale è la suggestione che conquide l’animo del critico che si abbandona nel Nirvana delle sue parole e il suo stesso sentimento egli attribuisce a San Francesco che, attratto da ben altri fini, non ebbe, probabilmente, il tempo d’ispirarsi a ripetere le poesie altrui né il pensiero di affidare, a qualche pratico della vita e degli studi, il compito di farsi decantare poeta, per evidenti fini letterari o per scopi politici.

 

                                                                                                                                                                      

 

 

Mario Madia

mariomadia@supereva.it